Dov’è finito il metano?

Di • 18 nov 2010 • Rubrica: Attualità e idee
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Non spaventatevi e non stupitevi per il titolo. Questo articolo è strettamente legato al vino. E anche molto! Non solo, però. Non è uno dei miei soliti racconti di “fantavino”, ma si basa su dati astronomici veri e inconfutabili riportati dalla NASA, come vi dimostrerò tra poco.

In data 13 settembre 2010, la NASA ha annunciato che il telescopio spaziale Spitzer ha scoperto un pianeta grande come Nettuno attorno a una stella nella costellazione del Leone. Il suo nome in codice è GJ 436b. Fin qui niente di speciale, dato che ormai si contano a centinaia i pianeti che vivono insieme a stelle della nostra galassia. Il problema di questo nuovo oggetto è che gli manca qualcosa. Diversamente dai pianeti simili a lui, si è notata una presenza trascurabile di metano (CH4). Eppure dovrebbe possederne nella sua atmosfera almeno 7000 volte di più. Dove è finito?

L’idrogeno e il carbonio sono abbondanti in corpi celesti di queste dimensioni e tendono a riunirsi formando appunto CH4. Esiste inoltre un’anomala abbondanza di monossido di carbonio (CO). Gli scienziati della NASA sono molto imbarazzati perché non si riesce a trovare un fenomeno o un meccanismo fisico-chimico che spieghi questa carenza di un elemento tanto importante e frequente. Essi ipotizzano che parte del metano possa essersi trasformato, a causa dei raggi ultravioletti provenienti dalla stella, in etilene (C2H4). Inoltre, parte del CO verrebbe trasportato da forti venti verticali verso l’esterno del pianeta e rimpiazzerebbe il CH4. Ma non ne sono molto convinti… Addirittura pensano che la mancanza di metano possa essere collegato in qualche modo a fattori di tipo biologico. Sulla Terra, infatti, il metano è un sottoprodotto della chimica organica degli esseri viventi ed è quindi un segno di “vita”. Non per niente una missione spaziale particolare (la Kepler) cerca metano su oggetti rocciosi delle dimensioni della Terra come possibile prova dell’esistenza di un sistema biologico. Insomma, la NASA sta navigando a tentoni e con le idee confuse. Potete trovare l’articolo originale qui e verificare quanto ho riportato

Come vedete, questa volta ho detto solo e soltanto la verità. Tuttavia, come sapete, di astronomia me ne intendo un poco e magari, qualche volta, anche più degli esperti della NASA. In particolare, ho studiato a lungo i pianeti del Sistema Solare e per me sono come fratelli maggiori.

Mi sono quindi messo a fare un po’ di calcoli e a buttare giù qualche formula. I dati erano in fondo semplici: il metano (CH4) spariva a ritmo incalzante e inoltre vi era la presenza indiscussa di ossido di carbonio (CO) e di etilene (C2H4). Per di più si erano osservati strani lampi di luce, come se si innescassero fiammate improvvise. Ho riflettuto per qualche giorno e alla fine la soluzione mi è apparsa semplice e ovvia, anche se piuttosto sconvolgente per il mondo del vino.

Seguitemi nel semplice ragionamento che ho fatto (non è difficile). Prendiamo del metano (CH4) e immergiamolo in un ambiente ricco di CO e di C2H4. Avremo la semplice relazione:

CH4 + CO + C2H4 = ?

Che cosa si otterrà come risultato finale, tenendo anche conto dei lampi di luce osservati? E’ presto detto, si otterrà acetilene (C2H2, che brucia facilmente a contatto con l’ossigeno) e un composto da tutti voi conosciuto molto bene!

CH4 + CO + C2H4 = C2H2 + C2H5OH

E sì, cari amici, proprio lui, il ben noto e terribile ALCOL ETILICO!! Ecco dov’è finito il metano mancante: si è trasformato in alcol. Le ripercussioni di questa eccezionale scoperta (non fatemi i complimenti… è un dovere per me) sono sia positive che negative. La stella si trova a “soli” 33 anni luce da noi. Una distanza enorme per i mezzi terrestri, ma piuttosto piccola per le astronavi del prossimo futuro. Sarebbe bene passare all’azione: con tutto quell’alcol, magari trasformatosi anche in vino (non so dirvi di quale qualità) sarebbe bene che le autorità pensino già a mandare in loco una quantità enorme di forze dell’ordine e di etilometri. Sapete come sono gli astronauti. Sempre soli e senza svaghi, si getterebbero a pesce su una quantità così abbondante di prodotti alcolici. E farebbero una figuraccia verso gli alieni che li potrebbero vedere. Un pianeta etico e morale come il nostro non merita questa presentazione così squallida!

Fin qui tutto bene (magari porterebbero lassù gli etilometri terrestri). Tuttavia, c’è anche un rischio. Se fossero gli stessi alieni a innescare la reazione che ho descritto precedentemente, si potrebbe pensare che conoscano molto bene il vino e ne avrebbero a disposizione una quantità impressionante (Nettuno è molte volte più grande della Terra). E se decidessero di commercializzarlo in giro per la galassia e magari anche qui da noi? Loro non sarebbero soggetti all’etilometro (come si può leggere in qualsiasi trattato intergalattico) e potrebbero invadere il nostro paese scompaginando e rivoluzionando il già critico mercato odierno. Il loro vino sarebbe venduto a prezzi stracciati, facendolo praticamente fare da un gigantesco pianeta, che notoriamente ha un costo di manodopera veramente irrisorio.

Accidenti, ragazzi, un bel problema!

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