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Slow Wine in Montalcino

di Claudio Corrieri

NdR: ecco qua il contributo di Claudio Corrieri, persona sensibile, grande “passionista” del vino, ottimo ristoratore in quel di Livorno (In Vernice) e Rosignano Marittimo (Lo Scoglietto) nonché collaboratore “slow fooddesco”

Montalcino (SI)- Sabato 13 Novembre, presso il Teatro degli Astrusi di Montalcino, è stata presentata al pubblico toscano la nuova Guida Slow Wine 2011, edita da Slow Food Editore, curata da Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni e realizzata grazie anche alla collaborazione di oltre 200 appassionati degustatori del “popolo” Slow Food.

In copertina, il titolo -”storie di vita, vigne, vini in Italia”- già preannuncia la volontà di descrivere una situazione reale, aderente ed attualizzata, del mondo vitivinicolo contadino odierno. A partire però “dal basso”: non le degustazioni nei consorzi o nelle strutture adibite alla raccolta e alla campionatura dei vini, con conseguente rilascio di classifiche e punteggi, ma visite in cantina a diretto contatto con i vignaioli. Per ca(r)pire e cercare di comprendere de visu i gesti e i modi, e tentare di offrire così ai fruitori del ”manuale” nuovo una panoramica possibilmente  fedele delle aziende visitate, al di là del valore dei vini. In effetti più che guida la definirei un manuale descrittivo di moltissime cantine e realtà geografiche storiche legate alla produzione vinicola del nostro paese. Un resoconto che racchiude e racconta 1850 aziende e offre il plus di una indicazione di merito, contraddistinta da una simbologia varia ma circostanziata, per sottolineare quelle aziende che hanno prodotto vini particolarmente buoni (senza tuttavia affidar loro dei punteggi) o coerenti con la filosofia di Terra Madre, di (eco)sostenibilità e di impegno contadino.

Viene indicata con la chiocciola la cantina “che ci piace in modo speciale per come interpreta valori organolettici, territoriali, ambientali e identitari, in sintonia con Slow Food”. Con la bottiglia la cantina che “ha espresso un’ottima qualità media per tutte le etichette presentate alle nostre degustazioni”. Con la moneta la cantina “che ha espresso un buon rapporto fra la qualità e il prezzo di tutte le etichette presentate alle nostre degustazioni”. Quanto ai vini, ecco che la menzione Grande Vino viene attribuita ”alle migliori bottiglie sotto il profilo organolettico”, mentre quella di vino quotidiano si riferisce alle ”bottiglie che costano fino a 10 euro in enoteca, dall’eccellente rapporto qualità prezzo”.Il vino Slow infine è “la bottiglia che, oltre a una qualità organolettica eccellente, riesce a condensare nel bicchiere caratteri legati al territorio, alla storia e all’ambiente”. In apparenza una chiave di lettura eccessivamente articolata per un lettore medio o un neofita, ma una volta presa confidenza con la legenda, fra monete bottiglie e chiocciole si intravede il taglio critico della Guida: cercare di valorizzare i territori del vino italiani e il mestiere di vignaiolo in rapporto alla autenticità e alla saldezza del legame che si instaura con la terra, al rispetto che gli viene garantito, senza peraltro escludere (o forse solo in parte) le aziende a vocazione più “produttiva” e “industriale”. Una Guida quindi che mette assieme amichevolmente i vignaioli legati alla loro terra in modo viscerale e linfatico, che non giudica ma consiglia e interpreta i loro desideri, che pone come proprio scopo la sostenibilità dell’ambiente in ottica  “Terra Madre” (il famoso motto di Carlin Petrinibuono, pulito e giusto”).

Tutti concetti emersi durante la presentazione di Montalcino, dove erano presenti fra gli altri il Sindaco di Montalcino, l’assessore all’agricoltura della Provincia di Siena (nonché produttrice ilcinese) Donatella  Cinelli Colombini, il presidente nazionale Slow Food Roberto Burdese, il curatore Giancarlo Gariglio (che ha introdotto le linee guida del lavoro e parlato delle aspettative per il futuro), i responsabili della Guida per la Toscana Stefano Ferrari, Fausto Ferroni e Vito Lacerenza (coloro cioè che hanno coordinato il lavoro dei collaboratori e selezionato le aziende sul territorio) e Fabio Pracchia, caporedattore Slow Wine e fine degustatore.

Un lavoro meticoloso e impegnativo, come ha ben esposto Ferrari, che ha evidenziato luci ed ombre delle varie denominazioni, in particolare nella zona di sua competenza, la costa Toscana, ma che ha fornito anche ottimi risultati in rapporto alle annate presentate e all’andamento dei mercati, in questa fase non certamente favorevole. Lacerenza invece, offrendo della sua esperienza una lettura più intimistica, ha sottolineato il buon rapporto che ha instaurato con i produttori visitati durante i mesi che hanno accompagnato la recensione della guida e soprattutto l’utilità e il piacere di ricevere informazioni e suggestioni non mediate. Un modus operandi questo che gli ha fatto compenetrare come non mai la cultura contadina dei luoghi e gli ha fornito ulteriori strumenti per comprendere meglio le infinite sfumature del pianeta vino. Fausto Ferroni ha sottolineato l’ottimo stato di salute della Toscana viticola  delle “Nobili Terre del Sud “ in rapporto ai temi ambientali, laddove ha riscontrato una qualità di altissimo livello ormai diffusasi anche nelle denominazioni “minori”; fatto che dovrebbe incoraggiare anche quei produttori ancora indecisi sulle scelte ad imboccare con convinzione una strada che ponga a fondamento il rispetto dell’ambiente e l’ecosostenibilità. Fabio Pracchia ha illustrato il grande lavoro redazionale che si è protratto per oltre un mese fra degustazioni, scelte e correzioni delle schede elaborate dai collaboratori, il quale ha permesso di rifinire e dare il taglio definitivo alla Guida, senza peraltro annullare l’impegno sul campo dei degustatori Slow. In chiusura Burdese, presidente nazionale Slow Food, ha ringraziato tutti invitando a una seria riflessione sul ruolo del vino nella società odierna, sul duro  lavoro della terra, sulla sensibilità della critica enologica, su un più ampio e complesso concetto di “Terra Madre” quale unico e insostituibile motivo ispiratore delle scelte contadine. Al fine di ritrovarsi in armonia con il proprio territorio e favorirne futuro e vita.

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