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Dolce Natale a Parigi

PARIGI – Fiocca neve sull’Europa, tanto al nord quanto al sud. Parigi è bianca. Profuma di crème caramel e marròn glacé. Metti un giorno da bambino, con il volto spalmato su una vetrina. Dall’altra parte torte e cioccolato, bignoline e macaròn.

La Ville Lumiere ha addobbato qualche piccolo slargo di alberi riciclati, fatti di bottiglie di plastica verdi e rosse. Mentre le vetrine scintillano dolci note che sa ben intonare. Crème caramel sempiterni, meglio se caldi. Soufflé (ricorderemo quello al Grand Marnier a “La Lorraine” – brasserie sul limitare dell’8 arrondissement a due passi dall’Arco di Trionfo, un’istituzione in fatto di coquillage, a nostro giudizio mai quanto Au Pied de Cochon).

Per patisserie e boulangerie è un tripudio di éclair (quelle deliziose tentazioni in pasta choux lunghe e affusolate colme di crema pasticcera, cioccolato, caffè o nocciola e poi glassate: un bignè che non vuole finire mai), tarte tatin monoporzione (con spicchi di mele o di pere), millefoglie (delicatissimo quello di Lenotre – padre anche di Opéra, altro dolcetto monoporzione da brivido, stratificato in biscotto alla mandorla imbevuto di caffè, crema ancora al caffè e ganache al cioccolato), babà (una delle specialità di Stohrer – come la eclair ma anche il Criollo e gli stuzzichini salati che salutano dalla vetrina della pedonale rue Montorgueil, a Les Halles).

Che dire poi del cioccolato caldo di Angelina, salon de thé amato da Proust e Coco Chanel, delizioso invito peccaminoso affacciato sui giardini delle Tuileries, voluti da Caterina dei Medici e oggi verde filo conduttore verso il Louvre. Da Angelina l’ora del tè è un rito consumato dapprima scegliendo l’accompagnamento dalla ghiottissima (e dico poco) vetrina del bancone, dove stanno allineati come bravi soldatini “Choc Africain” (un cubo in cioccolato fondente da leccarsi le dita), mousse, macaron che fanno così tendenza negli ultimi tempi (allo zenzero con violette candite in superficie, cioccolato e fragola, al pistacchio…), “Mont Blanc” da fare invidia al più incallito estimatore di marron glaces e dolci in cui la castagna indossa scettro e corona. Intarsiati di diamanti e gemme preziose, s’intende! Il cioccolato lo versano facendo leva dal rubinetto di una vecchia cisternina in rame del 1850, e poiché ogni tempo vuole assecondati i propri servigi, ci colmano fino all’orlo un moderno bicchiere in carta. Che fa chic ma non impegna. Come tocco finale una cannuccia e Rue Rivoli si trasforma da gelida via continentale a calda passeggiata metropolitana, un po’ come avviene a New York, sulla Quinta percorsa di fretta da impiegati raggomitolati attorno ad un lungo caffè ristoratore.

Amanti di macaron? Allora non dovete farvi sfuggire le boutique di Pierre Hermè – il guru del finger biscuit che sotto Natale propone macaron in versione foie gras, con ganache al cioccolato oppure rosa canina e fico.

E dato che siamo nati per peccare, e a Parigi tutto è lecito in fatto di gourmandises, un tuffo nel passato coloniale della gloriosa Francia da Mariage Frères è d’uopo. Beh, proprio necessario no, ma d’obbligo sì se volete assaggiare un tè fatto con tutti i crismi (hanno una carta di non facile consultazione: 600 differenti voci che il personale di sala, in perfetta mise coloniale, saprà aiutarvi a districare). Il maestro del tè preparerà per voi, al bancone, la teiera con acqua purificata, osservando differenti tempi d’infusione per ciascuna scelta.

Perché come dice Henri Mariage, il fondatore, “La sua preparazione è un’arte, dove si uniscono savoir faire e tradizione. Sposando la coscienza degli individui, è il più sicuro rivelatore della loro anima”. Messa a nudo di fronte al brunch composto di quattro differenti proposte, servite da mezzodì alle 18,30.

Luogo charmant, dove non perdere un giro di tè alla menta, è La Mosquée – angolo ritagliato al pubblico nella grande moschea parigina, con tanto di hammam e dolcetti tradizionali da acquistare a parte, all’ingresso, e portare nel salone in stile maghrebino, a due passi dai Jardin du Plantes.

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