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Vignaioli di Langa scendono a Roma

ROMA – Nella suggestiva cornice dello storico hotel Columbus, a due passi dalla basilica di San Pietro, è andata in scena la prima edizione di “Vignaioli di Langa”. I numerosi fan del nebbiolo di Roma e dintorni per un’intera giornata hanno potuto mettere “naso e cuore nel bicchiere” (per dirla alla Franco Ziliani) e godere delle sfumature e del fascino dei vini di quest’angolo magico di Piemonte.

Tiziana Gallo – l’organizzatrice – è appassionata, competente, ben “ammanicata” (nel senso buono del termine, cioè di persona che gode di numerose conoscenze e contatti professionali) e ormai gli eventi “vinosi” a sua firma sono una garanzia. Tanto per il pubblico, che accorre a frotte contando su una selezione curata e non omologata di aziende, quanto per i produttori, che possono interagire con interlocutori curiosi e con un cospicuo numero di operatori di settore. E così, dopo il successo delle due edizioni di “Vini Naturali a Roma”, anche “Vignaioli di Langa” si può catalogare come una delle manifestazioni enogastronomiche più riuscite della capitale.

L’affollamento è stato costante ma sostenibile, nonostante gli spazi a disposizione non fossero enormi (ma il prestigio e la bellezza della location imponevano comunque un compromesso).  L’idea alla base dell’evento, come spiega la stessa Tiziana, era quella di << condividere, conoscere e apprezzare due grandi vini dell’enologia italiana, barolo e barbaresco, attraverso la degustazione di due annate di prestigio come la 2006 e la 2007>>. E di farlo attraverso una selezione di produttori che in qualche modo potessero essere degni rappresentanti della vera anima agreste delle Langhe, dove << la conduzione familiare dell’azienda, il fare il vino in prima persona e in famiglia, l’artigianalità e il rispetto della tradizione, rappresentano i valori principali da condividere con il consumatore>>.

In realtà, anche se barolo e barbaresco hanno recitato il copione previsto per gli attori protagonisti, i vignaioli di Langa hanno reso ancor più bello e interessante l’incontro, portando sui banchi  Dolcetti e Barbere, Nebbioli e bianchi langaroli, pelaverghe e freise (passatemi i plurali). Un tripudio di colori, odori e sapori che almeno per un pomeriggio hanno portato anche quaggiù uno spaccato autentico e genuino di una delle più belle e vocate terre da vino del mondo!

Meriterebbero una recensione tutte le aziende partecipanti (che potete leggere qui), ma alcuni dei vini sono stati già abbondantemente e ottimamente trattati su queste pagine (vedi qui o qui). Mi limito quindi a qualche nome nuovo pescato fra quelli che mi hanno più emozionato (in ordine alfabetico).

AURELIO SETTIMO – Barolo Rocche 2006
Piccola realtà di La Morra, condotta dalla giovane Tiziana. Le Rocche dell’Annunziata sono una delle vigne celeberrime del comprensorio. Il barolo 2006 che ne deriva è elegante, fine, con un bel respiro floreale impreziosito da rimandi balsamici. In bocca è contrastato, grintoso ma fresco, spontaneo ma di bella struttura, e con un lungo finale di spezie e frutti. Molto buono anche il Barolo 2006 “base”, appena un po’ più rustico.

MARCO E VITTORIO ADRIANO – Barbaresco Basarin 2007
Azienda familiare tradizionale ma gestita con intelligente modernità dai fratelli Adriano. Il barbaresco assaggiato proviene dal cru Basarin, che ospita alcuni dei vigneti più ripidi e meglio esposti della zona. Bevibilità e freschezza dei profumi sono un filo conduttore di molti vini degli Adriano, e si confermano anche in questo barbaresco, veramente piacevole e con un rapporto qualità/prezzo da encomio. Buono anche il Basarin Riserva 2007, ottenuto dalla porzione centrale del cru, più corposo e profondo ma ancora un po’ contratto.

CASTELLO DI VERDUNO – Verduno Pelaverga 2009
Coltivano alcuni dei migliori appezzamenti nel comune (come il celebre Monvigliero). A solleticare la mia curiosità enofila, più che gli ottimi Barolo e Barbaresco, è stato un fantastico Pelaverga, che solo da queste parti raggiunge tali risultati. Ti sorprende con una sbuffata pepata che rimanda ai migliori Syrah, per poi conquistarti definitivamente con la sua semplicità e godibilità. Sfiziosissimo!

TEOBALDO  CAPPELLANO – Barolo Pié Rupestris 2005
Su Cappellano, i suoi grandi vini e il celebre Barolo Chinato non devo aggiungere nulla. Il Pié Rupestris è teso, sottile, ancora molto giovane e dal tannino incisivo, ma già buonissimo.

CASCINA DELLE ROSE – Barbaresco Rio Sordo 2007
Piccola azienda a gestione familiare che negli ultimi anni sta affilando una serie di produzioni qualitativamente tutte molto valide. A parte la Barbera d’Alba, tra le mie preferite nella tipologia, il campione di casa è il Barbaresco ottenuto dal vigneto Rio Sordo, capace di coniugare carattere ed eleganza. Naso delicato, sottile, con una speziatura appena accennata. Bocca tesa, fresca, equilibrata e già molto godibile.

CASCINA ROCCALINI – Barbaresco Roccalini 2007
Piccolissima realtà produttiva appena entrata sul mercato, ma che ha dalla sua vigneti e una materia prima di eccellente qualità (visto che le uve fino al 2004 venivano acquistate da Bruno Giacosa). Il Barbaresco in assaggio è di grande impatto, molto succoso, con tannini fitti ma decisamente ben lavorati. Pecca ancora nelle sfumature, ma è senz’altro un buon inizio. Da seguire con attenzione.

CANTINA RIZZI – Barbaresco Rizzi 2006
Una garanzia i Barbaresco di questa azienda, che può vantare appezzamenti di vigna in alcuni dei più vocati cru della denominazione (Pajoré, Nervo Fondetta). Il Rizzi 2006 proviene dall’omonimo cru, “monopole” aziendale. E’ morbido ed elegante, profondo, complesso, con tannini di mirabile estrazione e un finale lungo e pulito. Fuoriclasse della tipologia.

VAJRA – Langhe Bianco Petracine 2009
Azienda condotta con professionalità ed amore da Aldo Vajra e sua moglie Milena. Un attento lavoro in vigna e una selezione maniacale delle uve sono alla base di prodotti di grandissima qualità. Una menzione a parte voglio darla a questo vino bianco, un progetto di riesling su cui l’azienda sta lavorando addirittura dal 1984! Una scommessa folle ma ben riuscita, che sta dando oggi un vino piacevolissimo da giovane, ma capace di regalare insospettate emozioni negli anni.

VIGLIONE GIULIO – Barolo 2004
Contadino semplice e schivo, lontano dai clamori mediatici. Non ne avevo mai sentito parlare, e l’ho provato dopo aver letto la splendida recensione che ne fa Giovanni Bietti sul suo recente libro dedicato ai vini naturali. I suoi Barolo (presenti nelle versioni 2006-2004-2003) hanno un’impostazione molto tradizionale e colpiscono per spontaneità espressiva e naturalezza di beva. Il migliore, a mio avviso, è stato il 2004, che rispetto agli altri aveva una maggiore eleganza al naso e un migliore articolazione al palato.

(l’immagine dell’hotel columbus è stata presa dal blog Esalazioni Etiliche)

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