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La Doc Orcia: passato e presente in attesa del nuovo disciplinare

BUONCONVENTO (SI) – Quando si dice “Il peso dei fratelli maggiori”. Storia familiare non facile quella della Doc Orcia una denominazione i cui mastodontici e rumorosi vicini di casa, il Brunello di Montalcino ed il Nobile di Montepulciano, fanno da barriera rendendo tutta la storia, come dire, un po’ più complicata. Ma c’è chi nelle difficoltà sa tirare fuori i denti e le unghie, e di allentare la presa non ci pensa nemmeno! Come il Consorzio del Vino Orcia, ormai attivo da dieci anni, che continua instancabilmente il suo lavoro di promozione, non solo del nettare di Bacco ma di un intero territorio, che di sé ha tanto da raccontare. L’area in cui insiste la zona di produzione dei vini a Denominazione di Origine Orcia è entrata fra i siti di rilevanza mondiale tutelati dall’Unesco. Il territorio si estende su un’area piuttosto vasta che comprendente i tredici comuni di San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Giovanni d’Asso, Trequanda, Buonconvento, e parte dei comuni di Abbadia San Salvatore, Chianciano, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Torrita di Siena, Chianciano Terme e Sarteano. Questa sua vastità regala terreni significativamente differenti da un punto di vista pedo-climatico, punto a favore nella produzione vitivinicola che può quindi fregiarsi di una grande personalità. Ad incidere, inoltre, l’altitudine dei terreni che va dai 250 ai 600 s.m.l. Assai rilevante anche la composizione litologica, che varia da zone argillose – Buonconvento e Torrita di Siena – a zone miste composte da sabbia e tufo – San Giovanni d’Asso e Trequanda – fino a terreni fatti di sabbia e ciottoli con presenza di fossili. Non mancano terreni tufacei presenti nei comuni di San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia.

La varietà più diffusa a bacca rossa è il sangiovese affiancato da canaiolo nero, colorino e foglia tonda. In percentuale minore sono coltivati anche le classiche varietà internazionali come il cabernet sauvignon, il cabernet franc, il merlot, il syrah ed il petit verdot. Per ciò che riguarda i vitigni a bacca bianca, inoltre, oltre ai tradizionali trebbiano toscano e malvasia, troviamo soprattutto chardonnay e sauvignon.

Abbiamo conosciuto più da vicino questa Doc grazie all’evento Divin Orcia tenutosi a settembre a Buonconvento nella sua sesta edizione. Con questo appuntamento, oltre a dare risalto ai vini, in degustazione per la stampa e per il pubblico finale e presentati all’interno del Museo della Mezzadria di Buonconvento, si è voluto anche promuovere il territorio con il coinvolgimento dell’Apt Terre di Siena Chianciano e Valdichiana e delle Terme di Chianciano: “Una bella testimonianza di cooperazione nella Provincia di Siena, che ha portato nel complesso ad ottimi risultati: folto pubblico di enoappassionati, educational giornalisti, pranzi e cene con le migliori materie prime del territorio, degustazioni guidate da famosi giornalisti e tanto interesse intorno all’Orcia, proprio nell’Anno del Mezzadro, dichiarato dalla Regione Toscana”.

A parlare lo storico presidente Donatella Vannetti alla quale abbiamo anche chiesto di raccontarci un po’ di passato, di presente e di futuro della Doc Orcia: “La Doc Orcia ha un’origine politica. Nacque nel 2000 per volontà dei 13 comuni della parte meridionale della Provincia di Siena, in particolare l’area incastonata tra le zone vinicole del Vino Nobile e del Brunello, e comprensiva del territorio del Chianti. La Val d’Orcia in particolare e le altre zone rientranti nella Doc, dopo la fine della mezzadria avevano risentito dell’abbandono e della caduta di produttività. Ecco che l’istituzione di una Doc in questa vasta area, voleva stimolare la rinascita di un’agricoltura di reddito. Dalle mappature attentamente fatte dalla Provincia di Siena questa zona risultava altamente vocata. Ovviamente gli accordi politici, anche se sani e di buona volontà, devono tener presente gli aspetti commerciali, i progetti sullo stile dei vini e la coerenza delle espressioni della Doc. Obiettivi, però, non certo facili da raggiungere in un territorio così vasto e diverso. E certamente l’iniziale disciplinare flessibile (Orcia Rosso minimo 60%), oggi difficilmente regge ad un sistema così esigente ed in crisi come quello del vino. Proprio da queste riflessioni e dalla volontà di crescere, è nata l’esigenza di aver un nuovo disciplinare. Nel nuovo disciplinare, che ci auguriamo venga attivato entro quest’anno, accanto alla tipologia “Orcia” rosso che resterà invariata, troveremo l’Orcia Sangiovese e l’Orcia Sangiovese Riserva, con un 90% minimo del vitigno rosso toscano per eccellenza affiancato da canaiolo nero, colorino, ciliegiolo, foglia tonda e malvasia nera”.

Un traguardo sicuramente importante oltre che necessario, che ci auguriamo possa rendere anche la Doc Orcia rappresentante indiscussa della più schietta tradizione vitivinicola toscana.

La prima immagine è tratta dal sito rivistasitiunesco.it

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