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Life of Wine: la storia in degustazione

Il 2010 è stato un anno ricco di iniziative per il capoluogo toscano e tra queste la Biennale Enogastronomica Fiorentina – regia (o meglio direzione artistica) del giornalista e volto televisivo che più fiorentino non si può Leonardo Romanelli – ha ricoperto un ruolo davvero importante. Chicca della manifestazione per gli amanti del buon bere è stata “Life of Wine: viaggio nell’età del vino”, interessantissimo evento nell’evento che ha permesso la degustazione di 25 vini in una mini verticale di tre annate, da quella attualmente in commercio ad alcune storiche per non dire “archeologiche”.

Sulla scia di quanto avevamo proposto con “Come eravamo” durante l’ultimo Terre di Toscana  (non sarà mica che facciamo tendenza…?) questo tipo di degustazioni, per i veri appassionati di vini, sono quasi commoventi: ascoltare i produttori, ricordare chi c’era dietro quel vino e le annate che furono, assaporare il lato buono della “vecchiaia” sono cose che fanno bene al palato e al cuore.

Promotrice della kermesse Roberta Perna di Studio Umami la quale, grazie all’esperienza e ai locali del sommelier (oltreché bravo e premiato) più internettaro d’Italia ovvero Andrea Gori e la sua (o meglio della sua famiglia) premiata fiaschetteria da Burde, è riuscita a mantenere vivibili gli ambienti e al contempo a rendere conviviale l’atmosfera; gli intervenuti hanno potuto godere di cinque ore per gli assaggi e poi di una squisita cena, tipicamente fiorentina, fianco a fianco coi produttori.

Venendo al sodo, o meglio al liquido, le vecchie annate ovviamente hanno fatto la parte del leone: i vini, nella loro “magica” evoluzione, hanno stupito anche i palati più fini, soltanto in qualche raro caso hanno accusato il passare del tempo; le annate di mezzo talvolta sono rimaste schiacciate tra l’esuberanza e la tecnica della più recente e la finezza e complessità della più vecchia, ma è sempre stato un bel bere comunque, perBacco!

25 x 3 fa 75 vini da assaggiare in un ristretto arco di tempo considerando le chiacchiere varie dovute, cosicché un paio di produttori – Castello Banfi e Col d’Orcia – sono saltati, mannaggia! Dei rimanenti le impressioni del vino che più mi ha colpito dei tre proposti:

Antonelli – Sagrantino di Montefalco 1995: l’eleganza e la morbidezza che non ti aspetti nel sagrantino.

Badia a Coltibuono – Chianti Classico Riserva 1970: 40 anni e non sentirli, ancora presente il frutto accompagnato da fini terziari a corollario, elegante e con una buona spinta acida per una bella lunghezza.

Boscarelli – Vino Nobile di Montepulciano 1983: naso floreale, di frutta sotto spirito e terziari equilibrati, in bocca rivela dei tannini piacevoli e una buona acidità. Lungo.

Cantina Terlano – Nova Domus Terlaner 2004: aromi floreali e vegetali in evidenza corredati da note balsamiche e di miele; sapido, di buon equilibrio e lunghezza.

Cantine Dei – Vino Nobile di Montepulciano Riserva 1996: naso leggermente a favore dei terziari, in bocca bella freschezza e buona lunghezza. Un consiglio: bere con il sottofondo musicale della bravissima Caterina Dei, un cd ascoltabile anche dal sito aziendale.

Capannelle – Solare 1990: naso carnoso di pregevole complessità, bocca viva e ben corrispondente. Ottima anche la persistenza.

Casale del Giglio – Mater Matuta 2001: un produttore tra i più recenti e quindi presente con vini non molto datati. Naso ricco di frutta rossa matura e note dolci di cioccolato e spezie. Accusa un po’ in eleganza e lunghezza ma mostra una bella corposità e tannini fini.

Casanova di Neri – Brunello di Montalcino Cerretalto 1993: naso molto intrigante di frutta e note vegetali, caffè e cioccolata. La bocca rivela un equilibrio e una freschezza notevoli.

Castello del Terriccio – Lupicaia 1993: fruttato e vegetale, con terziari dove emergono note caramellate. Buona la corrispondenza, l’equilibrio e la lunghezza.

Castello Vicchiomaggio – Ripa delle More 2001: rispetto al 1990, solo sangiovese, cambia uvaggio e l’apporto di cabernet si fa sentire nei sentori più vegetali e balsamici dandogli maggior complessità. Idem in bocca e tannini fini ben percettibili.

Domini Castellare di Castellina – I Sodi di San Niccolò 1999: il sangioveto con un piccolo contributo di malvasia nera regalo un quadro ben variegato tra frutta, cuoio, note animali e spezie dolci. Bocca equilibrata e persistente.

Fattoria Selvapiana – Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 1999: austero ed elegante, la frutta e il leggero floreale sono ben accompagnati da terziari delicati. Vanta un bel corpo e una buona lunghezza a differenza del 1978, molto elegante ma un tantino esile.

Fazi Battaglia – San Sisto Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva 1993: un bianco che se degustato veramente alla cieca, senza vederne il colore, ingannerebbe tanti palati. Naso di sottobosco e terra bagnata, note di cioccolata e di chicchi di caffè colpiscono l’attenzione e fanno passare in secondo piano lontani ricordi di miele e burro. Molto lungo con un finale che ricorda toffee vagamente alcolici.

Claudio Fenocchio – Barolo 1986: frutta sempre presente, tannini fini, freschezza ed equilibrio ne fanno un vino molto elegante e di buona lunghezza.

Il Marroneto – Brunello di Montalcino 1981: gli anni hanno ben smussato le spigolosità tipiche del sangiovese grosso, la morbidezza e l’equilibrio generale le miglior virtù. Una bella spinta acida lo sostiene a lungo.

Le Vigne di Zamò – Malvasia Colli Orientali del Friuli 1995: colpisce per la buona mineralità e sentori che spaziano dal floreale a un delicato formaggio erborinato. In bocca è più tranquillo, nonostante un buona acidità non esubera in dinamismo e lunghezza.

Livio Felluga – Illivio Colli Orientali del Friuli 2001: è figlio di un’annata perfetta, il pinot bianco si esprime bene sia la naso che in bocca. La sapidità e l’acidità ne fanno presagire un futuro radioso per diversi anni ancora.

Montenidoli – Il Templare 1999: potenza dei bianchi toscani! Il naso rimane un po’ restio ad aprirsi ma in bocca il corpo, la struttura, la mineralità e la freschezza lo fanno apprezzare in toto.

Ruffino –  Chianti Classico Riserva Ducale Oro 2005: ebbene sì, ho preferito quest’annata alle due più vecchie 1995 e 1985, quest’ultima con un po’ di frutta in più e sentori di brett in meno avrebbe primeggiato poiché per il resto era sempre corretto. Del 2005 buona la complessità e la speziatura.

Salcheto – Vino Nobile di Montepulciano Riserva 1995: al naso evidenzia frutta matura, vegetale sul balsamico, una leggera nota animale e una dolcezza di fondo. Bocca rotonda e morbida si distende piacevolmente a lungo.

Tenuta di Capezzana – Villa di Capezzana Carmignano 1930: come non menzionare un vino di 80 anni! Colore tra il rosa antico e il mattone aranciato molto trasparente, naso etereo con ricordi animali e di fiori secchi. La bocca si gioca sulla finezza, corpo e tannini sono quasi spariti ma una buona acidità e i sentori di frutta lo rendono sempre piacevole. Da segnalare anche il 1983, frutta, accenni vegetali e terziari sono ben distribuiti su una certa dolcezza di sottofondo; elegante.

Tenuta di Ghizzano – Veneroso 1996: sostanziale indecisione col 1985, negli anni sono variati vitigni e uvaggi rendendo difficili i paragoni. Il 1985, con un contributo di malvasia, oltre alla frutta presenta note dolciastre di caramello che non vanno a disturbare una freschezza interessante, un po’ leggerino ma comunque di buona lunghezza. Il 1996 sostituisce la malvasia col merlot, i profumi si fanno più complessi con ricordi anche animali, una bocca vibrante si fa apprezzare anche per i tannini pregevoli.

Tenuta San Leonardo – San Leonardo 1999: gran bella annata assaggiata poco più di un anno fa (leggi qui) e che si conferma sempre in splendida forma. Le note vegetali e di frutta matura sempre ben presenti sono rifinite da una leggera speziatura e una dolcezza che talvolta ricorda la carota. Corpo e carattere dal cuore morbido ed elegante per un piacere lunghissimo.

Durante la mattina una qualificata giuria di giornalisti (Giampaolo Gravina, Fabio Pracchia, Riccardo Margheri, Fabio Turchetti, Sonia Donati, Michele Shah, Stefania Vinciguerra, Anna Di Martino) equamente ripartita tra maschietti e femminucce, ha avuto l’arduo compito di assegnare tre menzioni. Ebbene, la commissione, dopo attente valutazioni e immancabili discussioni a rimarcare l’elevato livello dei vini, ha premiato sei aziende tenendo conto come parametri la continuità di stile, l’espressività e la riconoscibilità dei vini nell’insieme delle annate presentate. Unica eccezione per un’azienda premiata per un vino davvero meritevole; queste le aziende “vincitrici”: Montenidoli, Tenuta San Leonardo, Capannelle, Tenuta di Capezzana, Il Marroneto e Badia a Coltibuono per il Chianti Classico Riserva 1970.

Nella terza immagine Leonardo Romanelli intervista Andrea Gori, nella quarta la premiazione di Serena Contini Bonacossi (Tenuta di Capezzana) e nella quinta quella di Emanuela Stucchi Prinetti (Badia a Coltibuono)

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