Cahors AOC Le Vin Noir 2008 – Maison Rigal

Di • 4 Feb 2011 • Rubrica: diVini, L'appunto al vino Un commento
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Sottozona/Cru: Vallée du Lot – Parnac – Cahors – France

Vitigni: Malbec

Data assaggio: gennaio 2011

Il Commento:

Nero. Assoluto. Tinge che è un desìo e non ci pensa proprio a diventar purpureo, manco se lo schiacci ai bordi del bicchiere. Preferisce il nero, lui. Denso, inchiostrato, supponente, la luce non ha scampo. Into the black.

Prima sorpresa: il naso. Profondissimo, viscerale, succo di frutti neri del bosco (what else?), liquirizia, spezie fini, humus e violetta, pietra. Generoso, intenso, fiero, primattore, austero senza una sbrodolatura. In una parola: coinvolgente.

Seconda sorpresa: la bocca. Straordinaria complessità, grande estratto ma grande bevibilità, freschezza étonnante, progressione, avviluppo, tannini poderosi e melodiosi, maturità perfetta, nitidezza, bella gioventù, lunghissimo e pulitissimo finale, risvolti sentitamente minerali. Ecco qui ben esemplificato il “paradosso nero” di Cahors: un vino nero che ti incanta, un vino estrattivo che ti incanta, un vino alcolico (ma neanche troppo) che ti incanta. Peggio, anzi, meglio di così!

Equilibrio, razza e selvatica sensualità, dentro a un bicchiere appagante che non dimentichi, con un prezzo che non so.

La Chiosa:

Sarà che i francesi ormai ci sono abituati  – la storiella ha “appena” 700 anni- a chiamare vins noirs i Malbec del Cahors, ma stavo pensando che errore ingenuo potrebbe essere per un produttore italiano, sotto questi chiari di luna, azzardare un “nero” in etichetta, inteso come nome-bandiera. Magari addirittura assegnandolo chessò ad un Brunello (ironia di un nome che già ammicca allo scuro): un suicidio, quantomeno mediatico (o forse no?). Sai il critico teoricamente erudito che storcimenti di naso!? Sai l’enofilo “sostenuto” che risate!?

E invece ecco qui, dall’appartato Cahors, la fiera rivendicazione di un “diritto”, formale e sostanziale, sbattuto in un’etichetta e dentro la bottiglia. Eppure non trovo una ragione che sia una a giustificare una presa di distanza, quando non uno sberleffo, di fronte ad un vino così: concentrazione naturale, energia naturale, giovanile irruenza, incanalate negli alvei di una libera espressività senza filtri.

Irresistibile il Vin Noir ’08 di Rigal, davvero. Un vino elaborato addirittura secondo le vecchie metodiche dei luoghi, con le uve diraspate che vengono riscaldate e introdotte in fusti pressoché piccoli e nuovi per poi essere in una prima fase movimentate facendo rotolare il fusto su se stesso tre o quattro volte al dì. Infine il mosto, travasato sempre in piccole botti, viene messo ad affinare per il tempo necessario. Ancestrale quanto volete ma che personalità, che ardore, che vitalità ‘sto vino nero!

E con questo cosa voglio dire: che il colore quando è di casa è di casa, che la concentrazione quando è naturale è naturale, che la caratterizzazione quando è straordinaria è straordinaria, checchennedicano cromatismi, enologia, preconcetti & pregiudizi. Pensa te che bello sarebbe riuscire a comprendere che le risposte ad una sollecitazione sensoriale hanno le loro sedi deputate. Per il vino, ad esempio, riconosco le ragioni primarie della natura e del bicchiere. Bei “posti” quelli, per capire di cosa si parla. Tutto il resto…..

Le immagini sono tratte dal sito www.rigal.fr

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