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Il rilancio di Tenimenti Angelini (con accento catalano)

Se forse pochi sanno che in una farmacia marchigiana nacque la Tachipirina, medicina che accompagna per un lungo tratto i giorni e le notti di bambini e genitori, ancora meno probabilmente sapranno che in una farmacia marchigiana furono battezzati anche i Tenimenti Angelini: fu lì infatti che si posero le basi nel 1919 perché la passione per il vino di Francesco Angelini si trasformasse poi in una rilevante attività articolata nella molto classica  triade toscana del Chianti Classico (Fattoria San Leonino, 45 ettari di vigneto), Montepulciano (Tenuta Tre Rose, 70 ettari dei quali 55 a Vino Nobile) e Montalcino (Val di Suga, 55 ettari).

Passione, hobby o business? Con tre aziende di ragguardevoli dimensioni piazzate nei territori più vocati di Toscana il quesito deve essere circolato insistentemente e con questo dubbio sempre più presente è iniziata la marcia di avvicininamento a Jorge Ballesté Doldi, spagnolo (anzi, catalano) ma con un secondo cognome che tradisce sangue italiano nelle vene, dinamico manager e amministratore delegato in un settore del gruppo assai lontano dal succo dell’uva, quello di assorbenti e pannolini. Ma soprattutto vecchio amico e collaboratore del nipote del fondatore, Francesco Angelini “junior”.

E se chiami un manager a lavorare su una realtà economica è difficile che lui prima o poi non ti chieda, magari poggiando il bicchiere durante una cena: si, va bene, ma cosa vogliamo fare di queste aziende, un business o delle belle residenze di campagna? Ed è da questa domanda che è iniziato il rilancio “alla catalana” di Tenimenti Angelini. A chi gli chiede la dimensione degli investimenti Ballesté risponde: “Mai mettere un tetto ad un piano industriale, diceva Milton Friedman, che aveva studiato a Chicago, e dove ho fatto apprendistato anche io”, lasciando intravedere un discreto impegno finanziario. “Al primo punto, è previsto l’allargamento del portafoglio di aziende a coprire le principali Doc italiane: Barolo, Valpolicella… le offerte non mancano, devo ammettere… Chi? Non fatemi dire, siamo ancora nelle fasi diciamo riservate. Noi puntiamo comunque ad aziende di grande tradizione e spessore”

In realtà una importante acquisizione c’è già stata nell’aprile dello scorso anno: quella di Puiatti, storica azienda del Collio friulano gestita da Giovanni, figlio del grande Vittorio Puiatti. Questo omone gioviale e pieno di verve comunicativa oggi non è solo il rappresentante della sua realtà ma un vero e proprio front man del gruppo. “Le donne mi hanno lasciato sullo scaffale!”, dice ridendo. “Senza moglie, senza figli, ho valutato l’offerta che mi veniva da un gruppo forte e con importanti progetti, ed eccomi qua.” E si intravede una vita improntata al lavoro ma anche al piacere. E rimanendo in ambiti “bianchisti”, si segnala anche il ritorno alle origini marchigiane con Collepaglia, 60 ettari nei Castelli di Jesi ed una cantina avvenieristica in costruzione

In atto anche una forte ristrutturazione delle agenzie di rappresentanza che sono già passate da 30 a 73 nella sola Italia, nonostante export pesi molto, attestandosi fra il 60 e il 70% del milione e mezzo di bottiglie complessivamente prodotte.

I vini dei Tenimenti

Piacevolmente saporite e fragranti le bollicine da metodo classico “breve” (18 mesi sui lieviti) portate in dote da Puiatti, sia quella l’Extra Brut Ribolla Gialla che l’Extra Brut Rosé da pinot nero (protagonista degli spumanti più importanti dell’azienda). Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2010 di Collestrada appare ancora troppo giovane per poter essere giudicato; qualche rigidità e ispidità ancora da smussare nel Chianti Classico 2008 di San Leonino, mentre la Riserva Monsenese 2007 gioca le sue carte su potenza e concentrazione di frutto, imbrigliate in un bell’equilibrio gustativo. Il Vino Nobile di Montepulciano 2008 di Tre Rose è un vino dai profumi suadenti e diretti di confettura di amarene ma è molto interessante soprattutto, dopo essersi “pulito” da qualche nota riduttiva, il Vino Nobile di Montepulciano Simposio 2007, da prugnolo gentile in purezza, che è compatto, salino, dalla bella speziatura e finale vibrante. Prova positiva per i Brunello di Montalcino di Val di Suga: il 2006 è ampio, elegante, leggermente mentoso; ed è in grande forma il 1993 che oltre alla ciliegia sotto spirito sa mettere in mostra belle sensazioni di sottobosco.

Nelle immagini: Roberto Visentin e Giovanni Puiatti, Jorge Ballesté, Giovanni Puiatti con Vito Mollica, chef del Four Season di Firenze

2 Comments

  • ag ha detto:

    Ma vino (vero) e piani industriali “ai quali non mettere un tetto” vanno d’accordo”?

  • Riccardo Farchioni ha detto:

    Ossia esiste un teorema di impossibilità per un grande gruppo di fare un vino vero (supponendo di essere d’accordo su cosa esso sia)? L'”industriale” è relativo alla citazione di Friedman, naturalmente.

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