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Storie di Borgogna: Confuron-Cotetidot

di Claudio Corrieri*

Parlare, o meglio, scrivere del Domaine Confuron Cotetidot non è un affare semplice. Non come lo sono i vini perlomeno, se ci riferiamo alla straordinaria, istintiva loro bevibilità; vini talmente appaganti da farti innamorare per sempre della Borgogna in tutte le sue sfumature, ispirati come sono dalla “mano” elegante e naturale di Yves Confuron, enologo-consulente di Domaine de Courcel a Pommard e proprietario con il fratello Jean-Pierre, enologo lui stesso,  del Domaine Confuron-Cotetidot. Non c’è dubbio che si parla di aziende storiche, non c’è dubbio che si parla dei vertici della produzione borgognona e di vini molto ricercati dagli amatori, quali esempi illuminanti di vinificazione tradizionale e coerenza con i terroir di origine.

Ma veniamo al Domaine, che ha sede a Vosne-Romanée, proprio al confine del paese con le vigne più prestigiose dell’appelation (Romanée St Vivant tanto per dirne una, una “vignettina” assai quotata che se ci fosse la possibilità di comprarla costerebbe solo 12 milioni a ettaro!!). Il nome Confuron-Cotetidot deriva, come molti altri casi di doppi cognomi in Borgogna, dal matrimonio di Bernadette Cotetidot e Jacky Confuron avvenuto nel 1964, i quali, unite le proprietà, hanno dato vita a un nuovo Domaine, appunto Confuron-Cotetidot, oltre che a due figli, Yves e Jean-Pierre. Negli anni Jacky ha messo su un patrimonio di vigneto per un totale di 11 ettari, tutti di proprietà, fra Grand Cru, Premier Cru e Village, lasciando in eredità ai figli ottime parcelle di varie appelations, sia per esposizione che per età delle piante. La cura e la dedizione in campagna, secondo approcci poco interventisti e rispettosi dell’ambiente (senza peraltro assumere posizioni estremiste o dogmatiche), ha permesso il mantenimento di terreni senza uso di sistemici o prodotti di sintesi e invogliato le radici a cercare in profondità le sostanze nutritive e minerali. I figli ci hanno poi messo del loro, sia grazie alle selezioni massali che ai chirurgici reimpianti, oltreché alle selezioni drastiche praticate in vigna (fino a 4-5 “occhi” al massimo per pianta e produzioni, a partire dal 1999, attestatesi alla modestissima quantità di 25 ettolitri per ettaro!)

Le vendemmie sono portate all’estremo, con raccolte effettuate al massimo grado di maturazione dell’uva, con rischi impliciti per eventuali piogge o perturbazioni settembrine. Ma se pensiamo ai suoi vini del 2007, annata generalmente data per debole, magra e immatura, dove i Confuron-Cotetidot hanno raccolto addirittura dopo la Romanée Conti, possiamo cogliere il senso tutto di una scelta: qui vini maturi, polposi, tannici e di grande acidità, classici ma  finemente estratti, equilibrati e corposi.

In cantina non si deraspa, si fanno prolungate macerazioni a temperature controllate (ma non troppo), pochissime follature e si utilizzano legni soprattutto di 2° e 3° passaggio e fino a un terzo rinnovati ogni anno, garantendo ai vini un affinamento variabile dai 18 ai 24 mesi, a seconda dei cru. Si va in bottiglia senza filtrazione per poi far attendere ancora qualche mese per l’uscita sui mercati.

Noi, curiosi, siamo andati a fare una visita alla cantina, artigianale e tradizionale quanto basta, senza esibizioni di tecnologie o di architetture roboanti ma intrisa di un’anima contadina seducente. Nonostante la proverbiale poca predisposizione al contatto umano di Yves e la sua apparente espressività -o meglio inespressività- malinconica con cui riceve i visitatori, in realtà dimostra un umorismo e una dialettica naturalmente piacevoli, tanto che alla fine si esce soddisfatti di aver parlato con un testimone autentico di Borgogna.

I nostri assaggi effettuati dalla botte ci hanno confermato le bevute pregresse, effettuate fra passionisti, di alcune delle sue più belle bottiglie provenienti da cru prestigiosi di Vosne-Romanée (Les Suchots) e  Nuits St Georges (Aux VignesRondes): estrazioni importanti senza che ne soffrano finezza e profondità, colori ricchi ma tipici, aromi identificativi del territorio, equilibri acido-alcolici assicurati.

Gli assaggi iniziali sono dedicati ai Village, ottenuti con assemblaggi di selezioni di più parcelle coltivate nel comune corrispondente alla denominazione:

Vosne-Romanée 2009: in evidenza gli aromi floreali e speziati appena “soffiati” dal bicchiere, con un attacco ruvido in bocca, dai tannini appena astringenti. Forse la temperatura fredda della cantina non fa il gioco voluto, ciò che ne accentua le caratteristiche amarognole-tanniche.

Nuits Saint Georges 2009: profumi netti di mirtillo ma soprattutto humus e sottobosco; carattere tannico maschile, tatto avvolgente e succoso. Finale contrastato fra acidità e frutto.

Gevrey-Chambertin 2009: avvolgente, caratteriale, con profumi più sul fiore che sulla frutta, notevole speziatura, amplificata dall’uso dei raspi in vinificazione. Bell’attacco al palato, sviluppo fresco e acido, finale lungo e modulato.

Chambolle Musigny 2009: il vino è scomposto in questa fase e fatica a regalarci l’espressività e la finezza tipiche dell’appelation. Il legno marca molto. Yves ci rassicura che è sempre così, lo Chambolle è il vino più lento a rivelarsi. Meno male!

Si passa poi a cru, e l’affare si fa importante:

Gevrey-Chambertin 1er Cru Craipillot 2009: Grande! Al naso una espressività netta e precisa, dove si distinguono la violetta, la rosa, la pesca e spezie rinfrescanti come zenzero, ginger e pepe verde. L’attacco in bocca non delude grazie a una acidità sostenuta e ad un finale dai tannini fini e dolci, dalle sensazioni prolungate ed invitanti. Più finezza che struttura, e nonostante Crapaillot non sia un cru eccellente, posto a ridosso del confine del paese su terreni poveri e con poca terra, questo vino risulta oltremodo tipico ed appagante.

Pommard 1er cru Arvelet 2009: da una pièce nuova, esprime con decisione note caramellate ma anche ematiche, di terra e sottobosco. In bocca tannini duri e scontrosi, con finale corto e asciugante. Yves giustamente ci conferma che quando introduce delle barrique nuove  si possono avvertire degli squilibri, ma nell’assemblaggio finale cercherà di porre rimedio.

Nuits-St-Georges 1er cru Aux Vignesrondes 2009: ci arriva da un vigneto situato nel comune di Nuits lato Vosne-Romanée, quindi vini meno rigidi e meno tannici che non quelli provenienti da Premeaux (della denominazione infatti fanno parte anche alcuni cru del comune di Premeaux). Equilibrato e sostenuto, ci illumina per profondità, struttura e al tempo stesso finezza.

Gevrey Chambertin Lavaut St.Jacques 1er cru 2009: magistrale interpretazione di un “climat” più espressivo in bocca che al naso, con una dolcezza e un’acidità che si bilanciano e si contrappongono armoniosamente. Finale lunghissimo.

Vosne-Romanée 1er cru Les Suchots 2009: da un territorio d’eccezione, posto  fra due Grand Cru come Romanée St.Vivant ed Echezeaux. Analoga geologia dei terreni: poca terra, medio impasto argilloso-calcareo. Esposizioni est sud-est. Appena ridotto al naso, dopo leggera aerazione si apre su note di frutto maturo che richiamano pesca, fragola e cassis, poi floreali di rosa e viola, infine speziate. In bocca impatta con una notevole energia, con una  acidità rinfrescante, con un volume ampio e tridimensionale e con distintive sensazioni saline e minerali. Finale lungo e coinvolgente, dai tannini frementi e succosi. Che classe!!

Charmes-Chambertin Grand Cru 2008: in una annata non eccelsa, il valore dei territori a Grand Cru  ha il suo peso nel dare alla vigna prima, e al vino poi, doti di equilibrio e carattere. In effetti ci troviamo di fronte a un bel vino, fresco, teso e potente, che ovviamente darà il meglio di sé fra qualche anno. Il cru di provenienza rivaleggia con Chambertin e risulta essere un prolungamento di Griotte-Chambertin, con terreni misti argillo-calcarei ricchi in ferro, ciottoli di grossa dimensione e uno spessore di terra di mezzo metro, là dove le radici si sono ben allocate in profondità. Qui dimora il ceppo di vite più vecchio della Borgogna, piantato nel 1881! Questo Grand Cru, da un vigneto di 65 anni, ha uno spettro aromatico ampio e profondo, netto e tipico, mentre in bocca risulta levigato, vellutato nonostante i tannini vigorosi, da bere fra una decina d’anni ma forse anche di più.

Che dire: la visita a questo Domaine mi ha lasciato una sensazione profonda e marcante, come quella di un amore romantico ottocentesco, mistico e insaziabile. E nel sorriso di Yves al momento del commiato, sulla porta della cantina, mi è parso di cogliervi la sapienza eterna della campagna, i saperi profondi della natura.

I vini di Confuron Cotetidot sono importati in Italia da Vinicola Balan.

La foto di Yves è stata tratta dal sito beauneimports.com

* Claudio Corrieri, oltre ad essere grande appassionato di vino, gestisce anche il ristorante In Vernice a Livorno che, manco a dirlo, ha una straordinaria cantina…

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