Il Vino Libero: il Paradiso di Manfredi

Di • 9 Mar 2011 • Rubrica: diLuoghi, In cantina 4 commenti
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Non è possibile tornare indietro; questa è una delle certezze chi si palesano man mano che gli anni passano e lo stato della consapevolezza vela l’intuizione limpida e la spontanea ingenuità dello spirito umano. Eppure lo scorrere della vita arricchisce, l’esperienza dona felicità e saggezza. Il percorso che porta alla conoscenza del vino segue una strada parallela. Con gli anni si acuiscono le doti di assaggiatore e l’erudizione sul mondo del vino diventa più profonda; una raggiunta saggezza che permette di disquisire della viticoltura con capacità e autorevolezza.

Ma quando incontri Florio Guerrini vorresti non aver mai imparato niente sul vino, cancellare con un colpo di cimosa la grammatica degustativa scritta sulla lavagna della tua memoria. Florio è il genero di quel Manfredi Martini il quale, insieme ad altri pioneristici produttori, costituì il Consorzio del Brunello di Montalcino; uomini convinti dell’estrema qualità che il sangiovese esprime su questa terra e intenzionati a tutelarne l’identità. Da quando Florio ha preso in mano l’azienda chiamandola il Paradiso di Manfredi di cose ne sono cambiate a Montalcino.

Soprattutto in termini numerici: vitigni piantati in moltitudine e vigne estese a dismisura sono gli elementi che più risaltano agli occhi. Con Florio invece sembra che la trasformazione di un territorio sia un fatto remoto, distante da qua, dal Paradiso. Proprio questo nome fu dato dal prete che abitava la casa della famiglia Martini a questo pezzo di terra dal quale, nelle belle giornate, è possibile vedere la Torre del Mangia a Siena. Al Paradiso, in effetti, la viticoltura è da sempre praticata. Siamo nel nucleo originario del vigneto ilcinese: davanti la collina di Montosoli, sotto la zona delle Chiuse dove nacque la celebre Riserva di Biondi Santi, intorno i Canalicchi. Forse è per questo quotidiano rapporto con il vigneto che, quando Florio parla, le parole pronunciate dissestano la normale strada dialettica delle visite in cantina per portare l’ascoltatore in spazi semantici nuovi e inusitati.

È a questo punto che vorresti voltarti indietro e non aver mai imparato ad analizzare il vino attraverso un linguaggio codificato e comune ai più. La semantica di Florio è densa di spiritualità ma al contempo radicata alla terra. A partire dalla descrizione del vigneto dove ogni vite è un individuo con la propria energia e attitudine. I ceppi che hanno espresso un comportamento particolare durante l’annata vengono segnalati da un nastro bianco: sono sotto osservazione. Il Paradiso di Manfredi non ha mai conosciuto interventi di tipo chimico, l’equilibrio delle piante è frutto della interazione tra le viti, il clima e la terra.

Il suolo è ricco di elementi fossili, vere e proprie conchiglie che disfacendosi donano il giusto nutrimento alle piante. Le uve vengono raccolte dopo averle assaggiate. In cantina Florio definisce la fase fermentativa, avviata in modo spontaneo “macerazione naturalmente prolungata”; è il vino stesso a suggerire il momento della svinatura attraverso i suoi profumi. L’invecchiamento è affidato a grandi botti di rovere di Slavonia. Il vino non subisce alcun intervento se non travasi. Ancora una volta Florio trova un termine desueto ma illuminante “Il vino qui è libero”. Energia, libertà, piacere sono diventate espressioni reali quanto sesto d’impianto, fermentazione e degustazione organolettica. Il Brunello del Paradiso di Manfredi sembra connesso con il suolo e con l’anima di chi lo produce. È vino capace di suscitare profonde emozioni, se saputo interpretare e conoscere. Per descriverlo occorre una grammatica nuova che stiamo imparando da Florio.

Chissà se fossi partito di qua, venti anni fa, se avessi iniziato un percorso di conoscenza con chi ha avuto un quotidiano scambio di percezione attiva con la natura, con il vino e con chi è venuto prima di noi. Già, dimenticavo: è impossibile tornare indietro.

Le degustazioni di Brunello

Annata 2005

Colore limpido e brillante, con note di erbette aromatiche e scorza di agrumi. Frutto in bocca con dolce apporto tannico. Armonico e succoso

Annata 2004

Colore concentrato e denso. Chiuso il naso in virtù di evidente giovinezza. La bocca è di un’incredibile complessità. Anche qui tannino di dolce naturalezza e vena acida energica e libera (grazie Florio)

Annata 2003

Colore integro e luminoso. Naso di frutta rossa ma anche muschio e rosmarino. In bocca è leggiadro, armonico, già equilibrato. Una freschezza sensibile ne amplifica la bevibilità

Annata 2004 Riserva

Bellissimo rosso rubino, pieno di vitalità. Il naso è composto, profondo, frutta e quasi balsamico. Un corpo pieno, sapido e verticale. Grande espressione di sangiovese.

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4 commenti »

  1. caro Fabio,
    non è mai troppo tardi… Come ben sappiamo, il tempo è molto relativo… magari non si può con il fisico, ma la mente è libera di tornare bambina pur se arricchita da anni di conoscenza. Anzi… a volte ne avrebbe bisogno e certamente anche desiderio!

  2. Grande Fabio e grande Florio una bella Penna per un grande Vino figlio di un uomo degno di questa parola, ciao Lido.

    Ps. hhhooo le foto però vanno bene bravo….

  3. Voglio bene a Florio e al suo Paradiso. Un giorno, nella hall del Continental di Siena, me l’ha presentato Gianno Brunelli (che con la sua memorabile generosità me ne decantava il vino). Conoscevo di già il Brunello del Paradiso di Manfredi e lo apprezzavo moltissimo; non avevo però mai incontrato l’uomo che lo faceva e un po’ goffamente gli ho detto una cosa che pensavo, cioè che secondo me l’etichetta non era all’altezza dello stupendo contenuto…
    Ora vorrei che Florio sapesse che non ho cambiato idea sul vino, semmai guardo all’etichetta come a una testimonianza d’affetto di Florio e della sua famiglia verso Montalcino e quella terra da cui egli produce tanta bontà.

  4. Bello. Leggendo della degustazione mi è venuta voglia di aprire un brunello del paradiso. Così capace di coniugare freschezza, acidità, succo. Bello davvero.

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