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“Dunque, dove eravamo rimasti?” Tre vini inconsueti per le nuove “Visioni da Sud”

Che bello, che bella sorpresa! Ritornano le Visioni da Sud di Fabio Cimmino, e rientra Fabio fra le nostre pagine! Questa prosa “naturale” e quasi parlata, diretta, appassionata ci mancava proprio!

Tutti tendono a fare i bilanci in prossimità di fine d’anno, qualcun altro, memore, forse, dei trascorsi scolastici, a fissare un nuovo inizio ogni settembre. Io viaggio, ormai, con un calendario tutto mio. So solo che ogni tanto sento il bisogno di fermarmi, di saltare giù da quel treno in corsa che è la vita: la famiglia, il lavoro, le passioni (tante, direte voi, troppe?! Forse, semplicemente, vere!). Quando le tre cose non coincidono tutto diventa più difficile da gestire, tutto ti sembra andare troppo velocemente. Ogni tanto avverto la necessità, quasi fisica, di staccare, rifiatare. Poi, lentamente, il fuoco si riaccende, l’entusiasmo ritorna per riprendere il sopravvento. Per quelli come me si trasforma nell’unico mezzo espressivo in grado di produrre non una semplice valvola di sfogo ma gioia: la penna, la voglia irresistibile del racconto e della partecipazione.

Eccomi, dunque, ancora una volta qui, a parlarvi di vitigni dimenticati, territori inesplorati e, soprattutto, giovani produttori della mia Campania Felix. Un ventata di freschezza che ho scelto di voler condividere con i miei vecchi amici dell’AcquaBuona e, naturalmente, tutti i lettori.

Grecomusc’

Sono molto legato a questo vino e a questo vitigno (una ragazza mi citò persino nella sua tesi di laurea presso l’Università di Agraria di Portici, insieme con il professor Moschetti, consulente dell’azienda e, oggi, operativo in quel di Marsala!). Enzo Lonardo (Contrade di Taurasi), il produttore, c’ha creduto per primo e a quanto pare fino a questo momento è stato il solo. Millesimo dopo millesimo, i risultati in bottiglia sembrano continuare a dar ragione alla sua ostinazione e alla sua passione per questa uva dimenticata, simile al Greco ma dal Dna assolutamente differente, che arriva alla raccolta assumendo nei grappoli quell’aspetto rilassato cui deve il suo nome (musc’ significa moscio, molle). Penso di aver assaggiato tutte o quasi le vendemmie fino ad ora prodotte. Sempre molto interessanti, originali come ci si aspetta da un vitigno semisconosciuto, senza però (s)cadere nel caricaturale, nel fine a se stesso, nel voler risultare tale, inutilmente, a tutti costi. Un bianco di difficile inquadramento, per quanto peculiare e di una sua specifica riconoscibilità, ma di facile approccio e comprensibile a tutti nella sua diversità. Il 2008 sembra davvero essere stata la sua migliore interpretazione. Un’espressività compressa e allo stesso tempo complessa. Come può essere? Non lo so, ma è così. Tanti agrumi (spesso ne tracciano la cifra distintiva) ma anche note balsamiche, empireumatiche, sbuffi idrocarburici che ne esaltano le spiccate doti minerali. Che naso! Al palato entra coerentemente fresco, vibrante, saporito, incuneandosi verso una chiusura totalmente appagante anche se non lunghissima, basata sulla scorrevolezza della beva, su una piacevolezza immediata ed incondizionata. Fino a qualche tempo fa non era facile procurarsene una bottiglia e quando quest’anno l’etichetta è tornata alla ribalta delle cronache, premiata da una famosa guida, avevo sollevato qualche perplessità circa la reperibilità. Oggi il produttore mi rassicura non sia più così. La produzione attuale consente quella giusta risposta al mercato, pur sempre di nicchia, cui è indirizzata. Tra i 10 e i 15 euro in enoteca.

Nanni Copè

Giovanni Ascione, oltre ad essere collaboratore AIS-Bibenda nonché grande esperto e conoscitore di vini, è soprattutto un caro amico. Eccolo nella sua nuova veste di vigneron. Ha acquistato un piccola vecchia vigna a Castel Campagnano: pallagrello in prevalenza con saldo di aglianico e qualche filare di casavecchia. Nanni Copè è il soprannome che si era dato da bambino. In etichetta una Sagittario stilizzato, stesso segno zodiacale del sottoscritto, con una frase in calce che mi è piaciuta molto fin dall’inizio: “una vita, tante vite”. Nonostante si trattasse di un’etichetta esordiente il consenso è stato fin da subito unanime, tanto di critica che di pubblico. Le malelingue hanno insinuato che un ruolo non trascurabile sia da imputare alle sue influenti amicizie giornalistiche. Io ho avuto modo di assaggiare e riassaggiare il suo vino numerose volte e mi sono fatto naturalmente una mia idea. Penso obiettivamente, nonostante tutto, dal momento in cui non ho condiviso il massimo riconoscimento che molte guide hanno voluto riconoscergli. Sabbie di Sopra il Bosco 2008 Terre del Volturno IGT è il rosso di Giovanni: un gran bel vino, dal profilo dichiaratamente borgognone, fin dal colore rosso vivo che si concede alla luce attraverso le sue delicate trasparenze. Il naso ha un frutto integro, maturo, succoso al punto giusto, solo lievemente intaccato dalle note del rovere, che al primo anno di sperimentazione-affinamento ci può stare, come per stessa ammissione del produttore. Poi spezie e una mineralità “cinerina” dal timbro vulcanico che si sovrappone al fumè del rovere. Una naso estremamente elegante e apprezzabilmente complesso che proietta il degustatore fin dal prima snasata verso i vertici espressivi di certe nobili bottiglie italiane e francesi. È lo sviluppo al palato che non mi ha convinto fin dal primo momento. Il vino ha un centro bocca di volume proporzionato alle aspettative ma carente nel finale. Non che non ci sia affondo, profondità e lunghezza ma il tutto non sembra procedere con e nella giusta armonia d’insieme. C’è una sterzata amara ed un senso di incompiutezza che non mi fa esclamare ed emozionare come quando ti trovi, alora sì senza dubbi o tentennamenti, di fronte al capolavoro. Piuttosto che sia la prova generale che, dopo un frettoloso ma convincente assaggio del 2009,  mi conferma questa positiva sensazione. Allora provate e godetevi questo bellissimo 2008 , nell’attesa trepidante della nuova annata. Tra i 20 e i 25 euro in enoteca.

Primalaterra

Anche il Cilento ha un suo nuovo giovane protagonista. Primalaterra di Salvatore Magnoni sta a Rutino, in provincia di Salerno. Poco meno di due ettari di vigna, di recente (re)impianto, e diverse centinaia di ulivi, vecchie piante lentamente recuperate all’abbandono. Il frantoio è quello di Emilio Conti, a Vallo della Lucania, il migliore del meridione. In cantina la mano esperta ed i consigli di Bruno De Conciliis. Nel centro di Rutino un antico palazzo di famiglia da restaurare, trasformato e oggi parzialmente destinato ad elegante ed accogliente bed & breakfast. L’Aglianico del Cilento doc è robusto ed alcolico nello stile che contraddistingue molti altri validi esemplari cilentani. Varietale e territorio s’incontrano felicemente nel bicchiere. Il colore è scuro, denso e deciso, lascia intuire la materia ma non intimorisce. Profuma di frutta, tanta frutta. A seguire fiori e spezie. Non particolarmente complesso ma integro e ben delineato nella sua sobria progressione olfattiva. Al palato entra pieno, corposo, saporito. Solo nel finale frena chiudendo un po’ troppo frettolosamente. Quando le vigne avranno raggiunto maggiore maturità sono certo che il vino non potrà che ulteriormente migliorare. La seconda etichetta in gestazione prevede la sperimentazione, al fianco dell’aglianico cilentano, di un saldo di syrah. Chi mi conosce sa bene che preferisco i monovitigni e soprattutto sono sempre molto diffidente verso le uve foreste. In questo caso però mi sono dovuto ricredere. Il colore rispecchia l’intensità cromatica dell’aglianico pur con qualche accenno violaceo la cui matrice potrebbe essere tranquillamente ascritta ad un syrah. Anche il naso si arricchisce della nota esotica ed aromatica del vitigno francese, acquisendo maggiore eleganza e garbo. In realtà le due uve più che lavorare in addizione e sovrapporsi sembrano integrarsi compensando qualche reciproca debolezza. Risultato che appare ancor più chiaro e determinante al palato. Come per l’aglianico in purezza c’è buon volume e piacevole succosità. In questo caso però il finale si allunga e si distende imprimendo una migliore persistenza. Tra i 5 e i 10 euro in enoteca.

Campania Felix a tutti!

Le foto sono tratte rispettivamente da vinoway.it, internetgourmet.it, primalaterra.it

3 Comments

  • Ezio Pesarin ha detto:

    Caro amico,
    non ho letto l’articolo perché per ora non ne ho il tempo, però ho “battuto l’occhio” sulla parola “qualcun’altro”. L’errore di grammatica che ai miei tempi mi sarebbe costato un segnaccio blu è ripetuto due volte: nell’occhiello e nel testo.
    Mi piace la Sua prosa vivace e direi quasi gioiosa, ma un po’ di attenzione non guasterebbe. Scusi l’appunto, ma un settantenne qual io sono ama ancora la propria lingua.
    Colgo l’occasione per salutarLa e porgerLe i migliori auguri di Buona Pasqua.
    Ezio Pesarin

  • L'AcquaBuona ha detto:

    La redazione si cosparge il capo di cenere!

  • fabiocimmino ha detto:

    Anche io :-)))

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