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Cenografia

Nell’intrigante cornice di Piazza dei Priori a Volterra si è svolta il 29 luglio la Cenografia, una cena evento all’interno della Festa della Luce. Dopo un pomeriggio di piogge estive che mi aveva fatto temere di non riuscire a partecipare all’evento se non con una muta da sub o i pantaloni da pescatore, il cielo si è rischiarato donando ai turisti presenti a Volterra un bellissimo tramonto dai colori tenui. Piazza dei Priori, un ristorante a cielo aperto, un palazzo medievale, uno schermo su cui proiettare immagini, partecipanti che diventano parte della scenografia.

I bicchieri sui tavoli sono colpiti da una luce blu e diffondono riflessi che ricordano quelli delle bacchette magiche delle fate,  le sedie bianche donano un’aria di eleganza sobria a tutta la scena.

La serata era dedicata ai 150 anni dell’unità d’Italia e anche il menù della cena aveva scelto i colori della bandiera italiana come filo conduttore. L’aperitivo, suppongo un Bellini – le mie papille gustative al buio sembrano non funzionare un gran chè – era accompagnato da uno spiedino di pomodorino, mozzarella e menta un connubio interessante soprattutto quello della mozzarella con la menta. Con la mia solita fortuna mi sono seduta praticamente di spalle all’area dove venivano proiettatate le immagini così dovevo decidere se mangiare, guardare o guardare e mangiare con il rischio di farmi andare tutto per traverso. Non resistendo alla tentazione ho scelto la terza possibilità con l’unica controindicazione che alla fine della serata avevo il torcicollo.

Un sole e una pioggia di pomodori hanno aperto la serata di narrazione proiettatata. Le immagini tramite giochi di luce si fondevano le une alle altre ma prendevano spessore e creavano un interessante gioco di forme e strutture con l’architettura stessa del palazzo che fungeva da telone. Così alle volte le reali bifore del palazzo sembravano diventare le bifore di un palazzo dell’immagine. La storia d’Italia è passata sotto i miei occhi con un susseguirsi di suggestioni in musica e parole che alle volte hanno dato un significato nuovo anche alla stessa idea che si può avere del nostro amato e odiato paese. L’arte, la storia e il folklore hanno scaldato gli animi anche quando una brezzolina fredda aveva cominciato a soffiare proprio lì in quel punto dietro il collo che fa rabbrividire fino alla punta dei piedi.

L’antipasto era composto da un formaggio di mucca rossa e miele, pomodorini secchi  sott’olio, uno sformatino di erbette e un grissino col prosciutto. Personalmente adoro tutti i generi di antipasti ma credo che questo in particolare abbia dato alla cena una marcia in più, sfruttando al massimo la fusione dei sapori e il contrasto tra dolce e salato. Il vino di accompagnamento era un Montescudaio rosso dagli aromi forti ma non troppo legnoso e l’acqua frizzante mi è servita per pulire il palato tra un assaggio e l’altro per poterli apprezzare appieno.  Nel frattempo la narrazione continuava con immagini provenienti dalle più importanti città italiane, Roma, Firenze, Venezia e Napoli per poi passare ai rossi degli affreschi pompeiani e agli affreschi delle tombe etrusche che anche sotto forma di giochi di luce hanno una vivacità veramente unica, che esprime una grande gioia di vivere e amore per la vita. Diversamente le immagini romantiche diffondono malinconia pur nella perfetta rappresentazione della realtà.

La lasagna al pesto e la pappa al pomodoro, meglio la seconda della prima, sono state allietate da musiche classiche e operistiche e immagini relative al folklore italiano. Inizia così la sezione dedicata a musiche  e balli tradizionali che accompagnano la storia del nostro paese in quella che era la dura vita rurale. Sipari si alzano e si abbassano, immagini sfilano per tutta la lunghezza del palazzo dando un’attimo di pausa al mio torcicollo: immagini di vita rurale, coppie di amanti e musici dalle fattezze alle volte inquietanti. E’ l’ora dell’entrata in scena del piatto della tradizione, come recita il menù, il cinghiale alle olive. Un buon secondo ma forse un po’ anonimo per i miei gusti e la carne era un po’ dura. Una pioggia di babà apre il momento più atteso da me e da tutti coloro che hanno il “dente dolce” (traducendo alla lettera un detto britannico): l’arrivo dei dolci. Panforte, cassata, pastiera napoletana arrivano in bocconcini sul tavolo per un viaggio gustativo nelle tradizioni dolciarie italiane che sinceramente apprezzo indistintamente, mentre un po’ di movimento di cuochi su un palco mi incuriosisce insieme alla mancanza del millefoglie tricolore inserito nel menù. I gruppetto di cuochi davanti agli occhi dei partecipanti crea un millefoglie tricolore a forma di stivale isole comprese. Una sorta di happening dolce che una volta preparato e fotografato non gli resta di essere sezionato e diviso tra tutti i commensali e finire così come era cominciato nel nulla. Il famoso e commovente “Va pensiero” accompagna una carrellata di immagini di personaggi famosi e la figura elegante e inconfondibile della Callas campeggia sullo sfondo.

Caffè e caffettiere salutano i commensali quasi a mezzanotte dopo una cena evento che non può essere dimenticata per le emozioni che hanno veramente integrato i cinque sensi in una cosa sola. Straordinario!

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