Sottozona/Cru: Maso Strasser – Varna (BZ)
Vitigni: Grunen Veltliner
Data assaggi: agosto 2011
Il Commento:
Sussiste qualche dubbio sulla reale comprensione (sul reale “peso”) di termini quali “stilizzato”, “rarefatto”, “sottile” assegnati ad un vino? Bene, il mio bicchiere di oggi si fa paradigma, più di tante parole. In tal senso ci dà una risposta. Di più, dal momento che sposta decisamente verso l’alto l’asticella della sensibilità interpretativa e della percezione: qui un’altra frontiera di rarefazione; qui un altro traguardo di sottigliezza. Indi per cui, una risposta “più” risposta di altre.
Con l’incantesimo di profumi apparentemente fragili, eppure capaci (l’ossigenazione gli darà conforto) di tratteggiare un quadro deciso, infiltrante, dove la matrice rocciosa e agrumata si farà “delicatamente” prim’attrice. E dove la polposità di un succo trattenuto negli accenti verrà propiziata dall’altisonante freschezza acida, a regalare un sorso snello, affusolato, mirabilmente “verticale”, dal portamento teutonico, senza sbrodolature e senza appesantimenti. Una droiture incredibile, una luminosa purezza, un affondo rimarchevole nel segno della sapidità, su ritorni di scorza d’arancia e pompelmo. Sì, è un vino di montagna, decisamente. Anzi è un vino “montagna”, tout court. Di roccia e vertigine. Da scalare senza pentimento a soli 13 euro.
La chiosa:
Esposizioni propizie, altimetrie significative ( 700 m slm), terroir elettivo d’Alto Adige (Valle Isarco). Uniti ad una consapevolezza tecnica messa al servizio della luminosità del tratto gustativo. Una mano ispirata quella della famiglia Baumgartner, su tutte le tipologie prodotte, per bianchi che fanno della levità, dell’equilibrio, della silhouette agile la loro ragion d’essere. E che per questo si fanno fieri portavoce di una aggiornata sensibilità nel ridisegnare vini futuribili, “aggrappati” all’anima di una terra ma concepiti “in sottrazione”, per amplificare solo l’essenza e non l’orpello. Sono vini coraggiosi questi qua, da non lasciare niente al caso, men che meno alle eventuali incertezze di un terroir, ché ha da essere forte, “marcante”, decisivo. Solo allora quel “gusto spogliato” si farà prodigo di vibrazioni, quindi intrinsecamente ricco. Ecco, al vecchio Maso Strasser la strada porta lì.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









