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Bordeaux Primeurs Experience. Tourner à droite: Saint Emilion 2010

Mercoledì, 6 aprile 2011

Temi: Risvegli/Gite scolastiche/Saint Emilion pot pourri

Risvegli

BORDEAUX (FRANCIA) – Non è che ci abbiamo preso gusto alle alzatacce mattutine, ma tant’è, se vogliamo rispettare tempi ed appuntamenti. Soprattutto se siamo consapevoli che per approdare sulla riva destra, nello specifico a Saint Emilion, per noi che partiamo da Margaux non è proprio un girar d’angolo. E’ là che la trance agonistica di Bordeaux Primeurs ci condurrà quest’oggi. A cominciare dalle 8 o giù di lì. Di mattina. D’altronde, prima degli assaggi cumulativi, ci attendono due “incerti” outsider, a nome Ausone e Cheval Blanc, ai quali “abbiamo concesso la grazia” di una visitina! Non intendiamo deluderli, cosa volete, e così per stavolta vada per la puntualità! Il che significa: (ari)sveglia alle 6.

Nel frattempo, la sbadataggine non ci ha fatto avvertire il solerte personale di Giscours circa i nostri velleitari propositi di partenze anticipate, cosicché stamattina -ben ci sta!- della colazione neanche l’ombra. Girovagare per cercare un bar nella placida campagna médocaine è impresa ad alta probabilità di insuccesso, ormai è un dato appurato. Se non che ecco spuntare, confusi e seminascosti fra riviste e giornali di una edicola di periferia, una macchina del caffè e un vassoio di croissant. Ma pensa te, uno pseudo-bar! Inatteso, salvifico: roba da sigilli alle porte, a dar retta alle nostre unità sanitarie locali. Non sanno però cosa si sarebbero persi, quelli della ASL: dei croissant buonissimi!

Là fuori, l’intensa luminosità di cui si fa portavoce il primo sole del mattino fa presagire di già una giornata simil estiva. Con temperature record e tutto il corollario di inattese sudorazioni, abiti inadatti, scarpe maleficamente pesanti. In compenso la campagna di Saint Emilion, e Saint Emilion stessa, ci regalerà colori stupendi. All’ingresso del paese poi, il mitico cippo in pietra di Ausone è in grado di stregarti di una luce speciale, di una luce tutta sua…..

Gite scolastiche/1 – Château Ausone

Ad attenderci, nientepopodimenoche, Alain Vauthier, il mitico proprietario di Ausone. La sua simpatia cortese e il suo savoir faire sottintendono franchezza, il che non mi dispiace affatto. Un tuffo al cuore la cantina di affinamento direttamente scavata nella celebre roccia calcarea di Saint Emilion. Da sola vale il viaggio (uhei, a proposito, immaginate che Saint Emilion, sotto, è tutto un brulicare di gallerie!). Fra le etichette satellite della famiglia Vauthier, un piccolo ricordo va a Château Haut Simard 2010 (St Emilion GCC), come al solito flemmatico, “freddo” e fin troppo compassato nei lineamenti, ma di buona sostanza. Si sale di quota quando ti accosti alla casa madre: il celebre second vin, Chapelle d’Ausone 2010 (St Emilion GCC), dimostra una bella profondità di frutto, è sensuale, balsamico, speziato. Bella la compostezza gustativa. Ottima l’intensità. Carnoso e voluttuoso, resta difficile “appuntargli” qualcosa, se non forse l’accademica perfezione.

Di superiore eleganza, pur fondando la sua personalità su un registro di sensuale pienezza fruttata, Château Ausone 2010 (St Emilion 1er GCC). E’ vino sodo questo qua, tecnicamente ineccepibile, che non strappa l’emozione pura ma la cui vivezza tannica (davvero fragranti e frementi quei tannini) prelude di già ad una felice evoluzione nel tempo. Per il resto, ne ricordo la composizione, che vede cabernet franc per il 55%, merlot per il 45%. Così come la produzione assai limitata: solo 18.ooo bottiglie. Detto ciò, a conti (e bicchieri) fatti, resta comunque difficile per tutti, qui a Saint Emilion, avvicinarne la qualità di frutto e la profondità.

Gite scolastiche/2 – Château Cheval Blanc

Non sono ancora le 9 ma a Cheval Blanc l’attività di accoglienza e degustazione viaggia già a pieno ritmo. Buyers e giornalisti, tanti, vengono ben distribuiti nelle ampie sale, accortamente organizzate su molteplici punti d’assaggio, tutti adeguatamente assistiti in modo da evitare code e interferenze. Non c’è troppo spazio per cercare un dialogo, così, in stretta ed ingenerosa sintesi, ecco i 3 alfieri liquidi di una mattina: Chateau Le Tour du Pin 2010 (recente acquisizione della casa, con vigneti prossimi a Cheval Blanc), in una versione di buona sinuosità e scorrevolezza, se solo pensiamo che è un vino a forte predominanza merlottata. Le Petit Cheval 2010 (St Emilion GCC), più denso e cicciotto, dall’accattivante vena balsamica, levigato (direi tornito) e solo leggermente vegetale, che lascia emergere il timbro del rovere solo nel finale. Cheval Blanc 2010 (St Emilion 1er GCC), pastoso, avvolgente, “disponibile al dialogo”, più in larghezza che in profondità, più accondiscendente e meno tenace di Ausone, certamente molto consapevole, ché dire curato è dire poco. Eppure resta sempre un bel bere, mannaggia a lui!

Saint Emilion 2010_ Pot pourri

Fra nomi ultracelebri e blasonati, ecco uno spaccato piccolo ma significativo degli château più à la page di St Emilion, riuniti in pacifica congrega in quel di Couspaude, alle porte del paese. L’annata 2010 viene, qui come altrove, osannata. Annovera una delle estati più asciutte e secche che si ricordino ma i vini sono mirabilmente dotati di una freschezza étonnante. Così a detta dei portavoce aziendali. Bicchieri alla mano, appare evidente la contraddittorietà fra una dimensione aziendale decisamente a misura d’uomo, tipica del Libournaise, per cui teoricamente “vocata” alla individualizzazione del proprio percorso stilistico, e una fisionomia organolettica fin troppo ricorrente, che spesso e volentieri ammicca ad un modello assai standardizzato e omogeneizzante, racchiudibile nel trittico: frutto maturo, tannini levigati, rovere de luxe.  Insomma, non ho trovato qui le vibrazioni di cui son capaci i vini provenienti dalla riva sinistra, checchennedicano le dimensioni monstre di certi château del Médoc. Certamente la padronanza tecnica è in prima linea, indiscutibile, confortante. Per l’emozione magari, rivolgersi altrove. Nonostante questo, due o tre vini di bel lignaggio vi dimorano. Senza contare poi l’unicità di Ausone e Cheval Blanc, che dalla massa si staccano. Senza contare che gli imbottigliamenti definitivi diranno la loro. E senza contare che alcuni prim’attori liquidi mancavano all’appello (Angelus su tutti, tanto per andar di scartino).

Balestard la Tonnelle 2010 (GCC)– L’alcol si sente, e guida le danze. Eppure al gusto non mi dispiace: per flemma, compostezza, calibro. Insomma, per assenza di ostentazioni.

Beau-Séjour Bécot 2010 (1er GCC)- Compattezza fruttata, allure moderna, coda speziata. Un filo di “laccatura” in via digestiva. Forte, determinato, non certamente agile, dalla sua può contare su tannini rinfrescanti. Ed è già un buon viatico.

Berliquet 2010 (GCC)– Largo e svagato, “respira” maluccio, palesando rigidità e asciugature. Al punto da dover confidare in un campione poco significativo.

Canon la Gaffelière 2010 (GCC)– Lo ritrovo a distanza di due giorni dal primo assaggio effettuato in cantina. C’è equilibrio qui, e una sensazione confortante di avvolgenza e di calore opportunamente trattenuto. Generoso, accogliente, pacioso. Senza troppa lordure appresso.

Cap de Mourlin 2010 (GCC)– Nota surmatura in agguato, anzi di più. Sfrangiato, largo, assai appesantito nei movimenti, appare più portato dall’alcol che non dalla tensione interna. Sperando in un campione “farlocco”, mi riprendo al ricordo di un Cap de Mourlin ‘96, pagato poco e goduto assai, durante un pranzo ispirato da Philippe Larmat, nella bellissima campagna del Berry, in compagnia della mia bella. Sono passati dodici anni, ma il ricordo persiste.

Dassault 2010 (GCC)– Come al solito esasperatamente estrattivo e marmellatoso, ecco un “super maremma” di stanza a St Emilion. Forte e robusto ch’è tutto dire. Ma solo “sbozzato” nelle forme.

Figeac 2010 (1er GCC)– Pieno, coriaceo, “boschivo” e corteccioso. Il rovere non manca, e tende a chiudere i pertugi. Una certa asciugatura tannica non depone a favor di allunghi. Da rivedere.

Clos Fourtet 2010 (1er GCC)–  Intenso, generoso, certo indietro nello sviluppo, ma forte e potente. Mancano profilatura e dettagli. Il futuro sarà più clemente (ed esplicativo) in tal senso.

Franc-Mayne 2010 (GCC)– Esprit moderno, un certo equilibrio anche se non la finezza. Generoso ma piuttosto statico.

Grand-Mayne 2010 (GCC)– Compatto, monolitico, di lacca e surmaturazione: convenzionalità nell’aere, anche asciugature. Farraginoso, difficilmente giudicabile.

La Couspaude (GCC)– Spunti eterei e laccosi. Approssimazioni e asciugature più che latenti. Giudizio da rimandare per il vino che gioca in casa.

La Dominique 2010 (GCC)– A doppia velocità: naso intrigante e sinuoso, di buon amalgama aromatico e buon coté speziato. Bocca dal frutto fin troppo maturo e dal passo come irrigidito, non propriamente disteso. Il futuro dirimerà la diatriba.

La Gaffelière 2010 (1er GCC)– Sanguigno, avvolgente, con il rovere che si fa infiltrante. Finale che picchia sul tannino, leggermente asciutto. Solo media la profondità.

La Tour Figeac 2010 (1er GCC)–  Naso sfocato ma gusto più vivace, caldo, grintoso, anche se non propriamente fine. Ha dei numeri.

Larcis Ducasse 2010 (GCC)– Secondo assaggio in tre giorni e piena conferma della riuscita: pienezza e sapore, continuità d’azione e compiuta (ma non compiaciuta) espressione fruttata, matura al punto giusto ed elegante nella trama. Il migliore del parterre.

Larmande 2010 (GCC)– Profumi mineral-tostati, non dissimili da un SuperTuscan di impronta ferriniana. Largo, fruttato, piacevole anche se poco originale. La vibrazione sapida nel finale mi ringalluzzisce.

Pavie-Maquin 2010 (1er GCC)–  Rovere de luxe, materia levigata, calibrata modernità ( ma sempre modernità); una certa accortezza nel non svicolare dagli alvei della compostezza. Buon equilibrio insomma, ché il vino ha materia e spunti, anche se l’emozione non dimora qui.

Troplong Mondot 2010 (1er GCC)–  Molto rovere e cospicua dote fruttata, matura matura. International style, abbondante in tutto, ma piuttosto forzato nelle trame.

Trottevieille 2010 (1er GCC)– Pastoso, accattivante, autorevole e generoso, fra schiettezza e solarità. Il frutto è un po’ disidratato, forse un pizzico di evoluzione di troppo sulle gambe, ma ora come ora ispira beaucoup. Insomma, la “vecchia trotta”!

L’ importante kermesse non mi ha impedito di mettere in pratica l’ingenuo proposito che avevo in mente fin dalla mattina: recarmi alla mitica piazzetta di Saint Emilion, quella della chiesa monolite, per gustarmi in santa pace un mega panino e una birra gelata. Detto fatto, sistemato ben benino sotto l’ombrellone di una piazza che è un bijou, con panino gigante farcito “à la parisienne” (jambon, cetriolini, velo di burro), birroccia chiara e fresca e 1/2 minerale Perrier, ho passato la mia mezzoretta silenziosa e assorta così come avrei desiderato. Inutile dire che la mazzata economica è arrivata dall’acqua. Ma non importa.

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