Barolo 2007, l’importanza di una scelta. Prima parte: Monforte d’Alba

Di • 26 ott 2011 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio 5 commenti
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ALBA (CN) – Puntuali come sempre, ma senza esagerare, con l’autunno in poppa (alla fine si è deciso: sta arrivando) ci permettiamo di rilasciare qualche impressione sulle ultime uscite di Langa. La complessità dei vini, con la necessità di un ascolto attento e reiterato, suggeriscono infatti di attendere prima di sparare il colpo, per favorire la “digestione” e mettere assieme così in maniera più organica, esaustiva e ponderata ciò che è scaturito sia dagli assaggi primaverili (grazie come sempre a Nebbiolo Prima, intelligente kermesse professionale che trova sede ad Alba nel mese di maggio) che da quelli estivi, ancor più estesi e maniacali, effettuati nel periodo giugno-agosto.

E siccome l’anno scorso era rimasto in canna il pezzo su Monforte d’Alba, quest’anno attacchiamo proprio da lì, per ricordare subito come una annata “di calore” come la 2007 abbia inciso e non poco sull’equilibrio (quantomeno in questa fase evolutiva) dei vini provenienti da una sottozona tipicamente fra le più potenti della galassia Barolo, lì dove materia, “pasta” tannica, temperamento ed attributi non sono secondi a nessuno. Non è raro così ritrovarsi sulle frequenze dei tannini “aguzzi”, dell’alcol impegnativo, della presa del rovere incerta. Nel contempo ecco trame gustative meno profilate e “diritte” bensì maggiormente attratte da una appagante presenza scenica. Insomma, avete presente quando tannini e alcol si impuntano e appaiono restii a “mettersi assieme”, magari legati da un frutto di piena e puntuale maturità? Ecco, proprio dalla zona più muscolare e strutturalmente dotata di Langa, queste diatribe sembrano quasi quasi più manifeste che altrove. A stimolare le differenze, per fortuna, un panorama composito di vigneti, cru e sensibilità interpretative in grado di rinfocolare la curiosità ad ogni nuovo assaggio, ricordandoci che stiamo pur sempre parlando  - checchennedicano gli andamenti stagionali – di uno degli indiscussi protagonisti del panorama enoico nazionale.

Se non altro, anche da Monforte, con le dovute eccezioni legate più agli estri enologici delle singole cantine che non alle influenze dirette delle stagioni (in più di un caso si ha l’idea che il protocollo di cantina non si adegui poi troppo ai suggerimenti dell’annata, ma si ostini a rimanere “fedele alla linea” nonostante tutto), scorgiamo una prontezza organolettica più accentuata rispetto al solito (uhei, riferendoci agli standard monfortini eh, che decretano sempre e comunque vini più lenti rispetto al main stream langarolo). Che se da un lato alimenta la sensazione di piacevolezza, dall’altro ci conferma che la vendemmia di cui stiamo parlando, dal punto di vista dei consigli per gli acquisti, sarà una di quelle per le quali l’importanza di una scelta potrà fare la differenza, perché gli ottimi vini ci stanno, non sono in fitta schiera ma ci stanno, però in generale non ci si potrà avvalere della profondità tannica, della tenacità e del tempo come per altre annate (2006, tanto per non cercare troppo lontano). Insomma, pochi picchi (che, ripeto, comunque ci sono) e un bel numero di buoni vini annunciano Monforte e la sua speciale forza comunicativa. E se solitamente è il tempo a domare la naturale prestanza tannica dei Barolo di queste terre, è anche vero che i vari “manici” potrebbero metterci del loro per accompagnare i vini secondo strade meno impervie in ragione della vendemmia con cui si ha a che fare, svicolando ad arte da certi cliché che forse non sempre sono buoni per ogni stagione (in sintesi: concentrazione, maturità spinta, tendenza alla sovraestrazione, rovere “elargito con manica larga”).

Ecco quindi una disanima assai articolata dell’universo Monforte, che intende procedere azienda per azienda, ovviamente in stretto ordine alfabetico. Qua e là potremo imbatterci  in suggestioni derivate da selezioni o Riserve di altri millesimi, in uscita quest’anno sui mercati. E non senza sorprese.

BARALE FRATELLI

Gli accenti rigorosamente austeri che cogliamo nei Barolo di Sergio Barale rinsaldano ad ogni vendemmia l’indissolubile legame con l’ortodossia enologica dei luoghi, che questa cantina fra le prime ha contribuito a delineare in tanti anni di storia. Ancora oggi “fedeli alla linea”, rappresentano un approdo sicuro per gli amanti dei rossi più essenziali, diretti e nel contempo evocativi del “sapere” langarolo di stampo classico. Sia pur impegnata prevalentemente sul fronte dei Barolo di Barolo, la produzione della casa non si fa mancare all’appello un esponente monfortino di rilievo.

Barolo Bussia 2007

Bella saldezza, bell’anima. Un tannino leggermente astringente non lede poi tanto il ritmo e il temperamento di un vino che cerca, e trova, sottigliezze e sapidità, giurando fedeltà al mandato territoriale affidatogli.

BOLMIDA SILVANO

In crescita di dettagli e focalizzazione, i vini di Silvano Bolmida (con l’accento sulla i) da qualche stagione in avanti sembrano ben intenzionati a mettere in secondo piano l’aura tecnica che li ha sempre permeati per concedere maggior spazio alla spontaneità e alla naturalezza espressiva. Propiziando così una brillante disanima dei cru di cui si fanno portavoce, annunciata da un tratto gustativo minerale e “sottoboscoso” assai riconoscibile e peculiare.

Barolo Vigna dei Fantini 2007

Spinta minerale marcata, “selvoso”, incisivo, dal tannino ruggente. Poca profilatura ora, ma bella saldezza costituzionale.

Barolo Bussia 2007

Nota metallico-ferroso-acciugosa, fra idrocarburi e florealità, umorale ma caratterizzante; più ordinato al palato, con una salvifica propensione alla misura, alla morigeratezza nei toni, alla sobria compostezza. Il tratto “selvoso” e balsamico regala invero qualche cupezza di troppo ai sapori, ma tannini fitti e saporiti depongono a favor di futuro.

CASCINA BALLARIN

Dai sette ettari vitati ubicati fra Monforte e La Morra (dove sta il quartier generale) la famiglia Viberti sterza decisamente dalla lunga tradizione della casa per disegnare Barolo risolutamente moderni nei tratti, figli di una viticoltura esigente e di una vinificazione “votata” alla pienezza. Sotto tutti i punti di vista (colore, naso e bocca).

Barolo Bussia 2007

Nel pieno rispetto dello stile aziendale, ecco un vino intenso già a partire dal colore, con la sua dolce infusione di rovere a spaziare e ad incidere e la sua levigata polposità da mettere sul piatto dei ragionamenti. Un po’ difficile per me scorgere disegno e terroir, quantomeno in questa fase evolutiva (per inciso, le uve provengono dalla parte bassa delle Munie), mentre appare piuttosto riconoscibile la mano del vignaiolo. Ma non deluderà di certo gli amanti dei toni morbidi e avvolgenti, magari generosamente “caffettosi”, sensazioni queste ultime di cui l’etichetta sa farsi prodiga dispensatrice.

DOMENICO CLERICO

La passione viscerale di Domenico Clerico, persona alla quale è difficile non affezionarsi, trasuda direi istintivamente dai suoi poderosi Barolo di Langa. Una energia scalpitante la loro, frutto di una viticoltura attenta e selettiva, di macerazioni brevi e di lunghi affinamenti nelle piccole botti (o piccolissime). E i colori intensi con cui si annunciano, soprattutto se “colti” in giovane età, non sono che l’anticamera di rossi potenti, materici, fitti, profondamente balsamici e speziati, che alla monumentale “prestanza fisica” delle prime fasi evolutive sostituiscono negli anni il dettaglio atteso, quando più intriganti e sfaccettati ti presenteranno gli umori di terra, tabacco e menta, aprendosi così ad equilibri tutti nuovi. Detto questo, se dalla terra di Monforte traggono la proverbiale loro forza comunicativa, non sono immuni da una “tendenza” super estrattiva condita da un uso del rovere assai disinvolto, ciò che ne allenta invariabilmente la mia immedesimazione.

Barolo Pajana 2007

Polpa, succo, intensità e generose infusioni di rovere annunciano un riconoscibile Pajana presenzialista. Non manca di tonicità, ché la struttura è salda, e il disegno stilistico risulta oltremodo “moderno”. L’irruenza tannica si fa sentire eccome, virando il gusto sui toni della liquirizia e del catrame.

Barolo Ciabot Mentin Ginestra 2007

Più sottolineato del solito: colore accentuato, ricchezza estrattiva, potenza, compressione di umori, legno. Certamente meno flessuoso di altre edizioni, certamente riconoscibile nello stile. Difficile scorgere luce e disegno ora.

Barolo Percristina 2004

Qui la sontuosità della materia (selezione maniacale dai Mosconi di Monforte) “se la gioca” con un rovere incisivo, dagli evidenti toni cioccolatosi, che tende ad asciugare il tratto gustativo e a togliere fragranza ed articolazione al sorso. Vino d’impatto, as usual, da attendere veriddio. Anche se, selon moi, un po’ troppo “ridondato”.

CONTERNO FANTINO

Vini che non devono chiedere mai, quelli di Guido Fantino e Claudio Conterno. Muscolari e incisivi, hanno spesso bisogno di tempo per distendersi e ammansirsi. Una vinificazione di stampo moderno ne assicura intensità e concentrazione. Molto buona, come al solito, la qualità del frutto, che richiama la generosità della Ginestra di Monforte (che è una sottozona, non un fiore!); più farraginosa a volte l’armonizzazione delle varie voci gustative. Assai istruttivo e chiarificatore, in tal senso, un congruo periodo di affinamento in bottiglia. I 2007 nel frattempo non sfuggono alla regola: coriacei ma poco flessuosi. Di più, dai tannini ruggenti.

Barolo Vigna del Gris 2007

Sostenuto, balsamico, potente, catramoso, iodato, su stria di fiori secchi e liquirizia. Buona sapidità, frutto dolce e cospicuo in bocca. Tannini oltremodo grintosi, che tendono oggi ad imbrigliarne lo slancio. Chiede tempo ma appare più “in palla” del celebre fratello Sorì Ginestra.

Barolo Sorì Ginestra 2007

Catramoso e boisé, non va per il sottile, e la monumentale stazza, sorretta da umori ferrosi e balsamici, non trova gli allunghi e i dettagli per via di un tannino irriverente, che piega su rotte amaricanti uno sviluppo gustativo comunque teso e sodo.

ALESSANDRO E GIAN NATALE FANTINO

Ecco qua una di quelle cantine da “attenzionare con attenzione”. Che per la cifra stilistica assunta, e nel contempo per la profondità e la naturalezza espressiva dei suoi Barolo, si sta ritagliando un ruolo da protagonista nel competitivo contesto produttivo langarolo. I vini dei fratelli Fantino, derivati da una viticoltura e da una enologia poco interventiste, sono sovente degli ottimi vini nonché dei fieri esponenti della regione Bussia (2004, 2005 e 2006 davvero eccellenti), di cui la sottozona dei Dardi rappresenta una delle parcelle più ispirate, prodiga di una distintiva mineralità che non di rado riesce a sfociare in una finezza nei tratti sobria ed intrigante. Intanto, alle incertezze piuttosto inusuali del nuovo 2007, risponde un convincente Riserva ’05.

Barolo Cascina Dardi Bussia 2007

Naso in riduzione, ancora da schiarirsi, dal profilo terroso, minerale e vagamente geranioso. Bocca coerente, svagata, come in debito di focalizzazione.

Barolo Riserva Cascina Dardi 2005

Grintoso e minerale, slanciato, netto, diritto, contrastato e incisivo: bel conseguimento, nonostante la “stretta” tannica di quel finale.

FENOCCHIO GIACOMO

Bella “mano” quella dei fratelli Claudio ed Albino Fenocchio, di un dettaglio e di una fermezza tutti classici. Ciò che ben si evidenzia nei magnifici cru a disposizione (Cannubi di Barolo e Villero di Castiglione) e in maniera ancora più eloquente nel Bussia di Monforte, le cui uve provengono dalla parte “sottana”. Fondo speziato e minerale, dinamismo, estrazione calibrata: tutte voci, e doti, che concorrono a una caratterizzazione di rilievo che ha già consentito di far nascere vini emblematici per la tipologia. L’annata 2007 placa un po’ le punte espressive. Il Riserva 2005 invece si insedia fra i migliori conseguimenti in circolazione di quella fresca vendemmia.

Barolo Bussia 2007

Fresco, arioso, mineral-iodato, seducente, di buona bevibilità, levigato senza sfiorare l’accademia.

Barolo Bussia Riserva 2005

Buona freschezza, anche floreale, su sfumature di mentuccia; agile, librato, scorrevole, succoso e profilato, certo non la complessità e l’espansione delle edizioni migliori (leggi 2004, tanto per non andare troppo lontano) ma è vino d’istintiva immedesimazione, non c’è niente da fare, che ti porta alla riprova.

FRATELLI ALESSANDRIA

Se la cantina oggi guidata dal talentuoso Vittore Alessandria continua a nobilitare da par suo alcuni dei cru più reputati di Verduno, ecco che dall’appendice monfortina delle Gramolere se ne esce con un vino che esalta la propensione alla dolcezza fruttata tipica del cru assieme a una leggibile freschezza acida, dote quest’ultima che solo il calore di una annata come la 2007 ricaccia in secondo piano, laddove alle evidenze del frutto fa da contraltare un’influenza del rovere più sottolineata ed un gusto più “pacioso” e largo nella trama.

Barolo Gramolere 2007

Materia dolce e matura: i profumi del nebbiolo più caldo ed esotico. Bocca piena, intensa e succosa, non il cambio di passo, semmai una cadenza fin troppo marcata di macedonia di frutta, con il legno (dolce pur esso) a ottundere e chiosare.

ATTILIO GHISOLFI

Grande meticolosità e bella persona: Gianmarco Ghisolfi coltiva con scrupolo e rara consapevolezza qualche ettaro di vigna nelle sottozone Visette (galassia Bussia) e Fantini (idem con patate). I suoi Barolo fondono in sintesi efficace “istanze moderniste” e carattere del territorio, propiziando una suggestiva palette aromatica, prodiga di accenti “boschivi” e balsamici, nel cru Fantini, e la tipica impronta minerale nel Bricco Visette.

Barolo Bussia Bricco Visette 2007

Polpa, succo, tonicità, rovere speziato: un vino grintoso e incisivo, anche se il legno tende a soffocarne gli slanci. Tannino buono, cospicuo e saporito, liquirizioso il finale, per un disegno non finissimo ma di carattere.

Barolo Riserva Fantini 2005

Liquirizia, menta, violetta, rovere tostato: bell’assieme, coeso, saldo anche se non espansivo come vorresti. Rovere ed alcol bussano alla porta. E pretendono ascolto.

GIACOSA FRATELLI

Beh, il raggio d’azione dei fratelli Paolo e Maurizio Giacosa negli anni si è decisamente esteso, e ben oltre la “natia” Neive. Senza che per questo però ne risultasse compromessa la coerenza interpretativa, da sempre improntata a uno stile classico e rigoroso. Ad esempio, sul fronte dei Barolo si lavora sia con vigneti di Castiglion Falletto che di Monforte, segnatamente della Bussia, con risultati più che confortanti dal punto di vista del temperamento, a delineare un tratto gustativo solitamente inflessibile e senza orpelli, a cui andranno concessi semmai tempo e bottiglia per sdilinquirsi in sfumature più preziose.

Barolo Bussia 2007

L’alcol conta ma la personalità è forte. Buon carattere, sapido e terroso. Qualche nota fresca e svolazzante nel frutto, tatto levigato, profilo gustativo ben accordato fra le parti, di calibrata dolcezza e tempra tannica. Insomma, un Bussia più aperto e colloquiale del solito.

ELIO GRASSO

La sensibilità interpretativa di Elio e Gianluca Grasso illumina la cifra stilistica -ad alto tasso di immedesimazione- assunta dalle tante belle versioni di Barolo sfornate negli anni da questa importante cantina dei Gavarini. In stretta ed ingenerosa sintesi: piena caratterizzazione dei singoli cru, attenzione ai dettagli, cura della forma. Ciò che non travalica mai sulla spontanea forza comunicativa, per Barolo che puntualmente riescono a onorare il mandato territoriale affidatogli piazzandosi di diritto fra i migliori alfieri liquidi di Monforte.

Nel frattempo, l’annata calda (2007) trasmette qualche impulso in tal senso ai rossi della casa (soprattutto al Ginestra) ma non impedisce al Chiniera di affermarsi fra le etichette più riuscite del comprensorio.

Barolo Gavarini Chiniera 2007

Tempra e sapore, robustezza e vigore. E un tannino incisivo che segna il palato e racconta la potenza della sua terra.  In bocca trova il sale e la mineralità tipica del cru, assieme agli umori di ciliegia, mentuccia, lavanda, cuoio e spezie. E’ una fresca succosità la sua, solo leggermente intaccata da “sterzate” più evolute. A suo modo, come sempre, un Monforte più stilizzato della media.

Barolo Ginestra Casa Maté 2007

Qui rovere ed alcol incidono maggiormente sul canovaccio dei sapori. Note di torrefazione e rigidezze assortite delineano un vino scontroso, remissivo al dialogo, certamente solido e robusto (potrei dire quasi “volumico”) ma in debito di scorrevolezza e flessuosità. Va atteso.

GIOVANNI MANZONE

Forse sarà per via della sua proverbiale timidezza, fatto sta che è difficile che la stampa di settore parli di Giovanni Manzone per quanto meriterebbe, tenendo conto che ci troviamo di fronte ad uno dei migliori vignaioli di Langa. Sarà, eppure i suoi vini sono esemplari per movenze, sfumature e concretezza, delineando un percorso stilistico coerente rappresentato con dovizia di particolari. E se i vari cru combattono con onore la loro battaglia alle prese con l’annata (2007), presentandosi compattamente equilibrati e senza eccessivi sforamenti alcolici o di maturità fruttata, ecco che il Riserva Gramolere 2005 pesca il jolly del privilegio: uno dei migliori assaggi dell’anno. Semplicemente.

Barolo Le Gramolere 2007

La suadenza fruttata di Gramolere, la nota “cerosa”, i ritorni di rabarbaro e i ricami fumé. Floreale, levigato ed elegante, non espansivo, non diffusivo come ti aspetteresti, ma simpatico. Un Monforte rotondo e garbato, che si lascia ben bere. E veicola da par suo l’intrigante dolcezza del cru.

Barolo Castelletto 2007

Speziato, mentolato, ordinato, senza fronzoli. Tannini ancora irrigidenti, asciutti, pragmatici, che un giorno potrebbero sciogliersi in salinità ed aprire le trame ad allunghi tutti nuovi.

Barolo Bricat 2007

Un po’ svolazzante il frutto ma buon fondo “mineraloide”; bocca ampia, generosa, accogliente, naturale nello sviluppo, assai ariosa, di discreta ma non eccezionale tonicità.

Barolo Riserva Gramolere 2005

Floreale, speziato, profondissimo, felpato, carezzevole. Un soffio. Nitido ed evocativo, di cristallina purezza, a cogliere la più genuina propensione alla freschezza del Gramolere. Ciò che mi riporta sull’uscio di casa.

PARUSSO

Riconoscibili fra cento (chiamatelo pure un tratto distintivo), i Barolo di Marco Parusso si muovono ormai da diverse stagioni -fra originalità ed omologazione- su una fisionomia organolettica singolare, annunciata da dichiarati stimoli esotici nel frutto (pesca, mango, papaja, a volte finanche “sangriosi”), ciò che li accosta ad altri esemplari della tipologia (ma non solo, da che questi sentori iniziano a spuntare in vini totalmente distanti dai Barolo e provenienti da diverse parti d’Italia), e da una “dimensione” tannica più morbida, tesa ad ingentilire con sapienza la beva. E se a me viene maledettamente a mancare una caratterizzazione nebbiolesca più ortodossa, è anche vero che nei casi migliori l’equilibrio e la piacevolezza restano assicurati.

Barolo 2007

Aperto e cordiale, su riflessi floreali e di macedonia di frutta esotica, è proprio gradevole a odorarsi. Buona tempra al palato, se non fosse per quel rovere impiccione che intende riappropriarsi degli spazi ostruendo in parte gli allunghi ad un finale insistito di liquirizia.

Barolo Bussia 2007

Frutto intenso, prim’attore, esotico e floreale, dal coté speziato; bocca tannica e grintosa, senza i dettagli e le sfumature che vorresti ma decisa e promettente, su netti ritorni di pesca.

Barolo Coste-Mosconi 2007

Qualche tratto vegetale (humus & sottobosco) reclama momentaneamente la scena, prima che il frutto tipicamente esotico “alla Parusso” si faccia avanti in modo più evidente con l’aerazione; sviluppo gustativo un po’ allentato nei sapori, come svagato: il vino scorre senza “ferire” mentre tu auspicheresti qualche “increspatura” in più.  Non sento troppa complessità, ecco che c’é. Emergono semmai la dolcezza dell’annata e del frutto; emergono i tannini del legno.

PECCHENINO

Al vigneto Le Coste, quantomeno ad una sua parcella, dobbiamo una primogenitura coi fiocchi, dal momento in cui le uve confluivano un tempo nell’originario Monfortino di Giacomo Conterno, prima cioè che quel monumento di Langa fatto vino diventasse un Barolo di Serralunga a tutti gli effetti. Dopodiché la sottozona ha goduto di alterne fortune, ed alterne attenzioni, rinvigorite da acquisizioni più recenti, tenuto conto che qui non mancano né belle esposizioni né  bei terreni.

Fra i recenti acquisitori la famiglia Pecchenino, da Dogliani, che approda sulla sponda langarola nebbiolesca proponendosi da qualche anno con un paio di Barolo caratteriali, profondi, naturalmente dotati di polpa e materia, in grado di sposare senza troppi pruriti velleitari un disegno calibratamente moderno con un apprezzabile dettaglio. Così è soprattutto per il Barolo San Giuseppe, alla terza uscita di sempre.

Barolo San Giuseppe 2007

Buona energia vitale per un tratto terroso ed empireumatico. E poi roccia, agrumi, fiori essiccati, che l’aria vede in parte rimontati dagli effluvi del rovere. Deciso, tannico, di materia soda e tanta, ha una certa virulenza dalla sua. E un buon temperamento.

Barolo Le Coste 2007

L’alcol brucia gli sforzi ad un vino alla ricerca di salvifiche sfumature. Diretto, senza fronzoli, di discreto contrasto, il frutto si concede qualche accento surmaturo mentre la rugosità tattile ne frena gli slanci.

PODERI ALDO CONTERNO

Per una volta non ho da scervellarmi in presentazioni: il nome della cantina, e la sua storia, ne pretendono poche. Così come, in fondo, di poche parole abbisognano i prestigiosi cru di cui può godere la proprietà, prevalentemente situati nella Bussia “soprana”, sottozona fra le più emblematiche del comune di Monforte (e delle Langhe tout court): Colonnello, Cicala e Romirasco la dicono lunga su potenzialità e privilegi. Versanti dai quali sono scaturite interpretazioni nebbiolesche memorabili (senza dimenticare Granbussia!), Barolo tenaci e profondi solo di recente “piegati” a tentazioni estrattive e roverizzate più sottolineate di un tempo. Nota a margine: non pervenuti quest’anno Colonnello e Romirasco ’07.

Barolo 2007

Spezie, polpa e generosità. Stile moderno qui, che non si “scioglie” troppo nell’eloquio. C’è ciccia, quella sì, ma il dinamismo appare solo discreto.

Barolo Cicala 2007

Un Cicala stranamente “attratto” dalle effusioni del rovere e dai suoi influssi tostati e boisé. L’energia e la ricchezza sono connaturate, d’accordo, ma in questa confezione l’articolazione e il dettaglio ovviamente ne risentono. Diamogli tempo, anche se appare assai distante, stilisticamente parlando, dal Cicala che conosco (e apprezzo) io.

PODERI COLLA

Dalla famiglia Colla (che può contare su uno dei grandi vecchi di Langa, il Beppe Colla della Prunotto delle meraviglie degli anni che furono) provengono vini curati di solida impostazione tradizionale, che spesso trovano nel Barolo Dardi una delle esemplificazioni più struggenti del “carattere Monforte”. Saldezza e potenza maritate. E la sapida mineralità delle parcelle migliori dell’arcipelago Bussia.

Barolo Bussia Dardi Le Rose 2007

Bella compattezza e continuità d’azione, speditezza e concretezza, sapore e capacità di dettaglio. Umori di erba bagnata, idrocarburo e terra -su ritorni balsamici- arricchiscono il sorso. Solo una certa rigidezza tannica ne blocca l’espansione decisiva.

PRUNOTTO

Il celebre marchio piemontese, da una quindicina di anni in mano, anche nella conduzione tecnica, alla Marchesi Antinori, dopo un periodo di alti e bassi caratterizzato da vini irreprensibili sul piano formale e un po’ addomesticati sul fronte del carattere, ritrova un brillante indirizzo espressivo nelle ultime versioni a dominante nebbiolo. Segnatamente nello storico Bussia (derivato dalla parcella Colonnello), che riannoda un discorso efficace con la limpida matrice sapido-minerale che sola appartiene al suo dna.

Barolo Bussia 2007

In chiaroscuro, fra malinconia e introspezione, serioso, di media tensione ma ispirato nei dettagli, sapido e fine nel comparto tannico, leggermente liquirizioso nella chiosa, non del tutto a fuoco nella trama ma dotato di freschezza ed apprezzabile spinta nel finale. 

ROCCHE DEI MANZONI

Generosamente materici e boisé, i Barolo delle generazioni nuove della famiglia Migliorini ricalcano gli stilemi dei rossi di più moderna concezione enologica: avvolgenti, pieni, maturi. D’impatto potremmo dire, anche se un uso più parsimonioso del rovere sarebbe auspicabile. Per favorire i dettagli.  O per (ri)scoprire quelle doti di eleganza da sempre connaturate nelle pieghe di un cru importante come Santo Stefano di Perno. Se stai agli attributi poi, ancor più potente e voluminoso appare oggi il celebre Vigna d’la Roul, proveniente dalla parte “soprana” dei Manzoni di Monforte.

Barolo Vigna d’la Roul 2007

Corpo e materia non mancano di certo, ma la confezione cucitagli addosso dal rovere è di quelle che stringono e comprimono, lasciando poco respiro al racconto. L’alcol non si tira indietro e vuol dire la sua.

Barolo Vigna Cappella di Santo Stefano 2007

Non dissimile dal precedente nelle movenze, materia e alcol stanno in primo piano mentre il disegno stenta a delinearsi. In questa fase fin troppo debitore degli influssi di un rovere infiltrante.

RUGGERI CORSINI

Non proprio il nome sulla bocca di tutti, quello di Ruggeri Corsini. Da una cantina a dimensione familiare, con una storia piuttosto recente alle spalle (1995) ma con un patrimonio viticolo (in parte) di una certa età, la famiglia Argamante va producendo Barolo fedeli ai caratteri del territorio, sposando efficacemente cura enologica e spontaneità espressiva. La trama di bocca dei Barolo in uscita quest’anno è un refrain assai ripetitivo per la vendemmia 2007: non aspettatevi tensioni mirabolanti quindi, casomai una piacevole distensione gustativa “dondolata” da frutto e alcol.

Barolo San Pietro 2007

Dal cru omonimo, dal suo versante più fresco, ecco un bel riflesso balsamico e floreale ad instradare un sorso rotondo e levigato nell’espressione del frutto. La “consapevolezza” tecnica non imbriglia più di tanto la sincera scorrevolezza. Manca di complessità, quello sì, ma non di equilibrio. Un certo garbo per essere un Monforte.

Barolo Corsini 2007

Polpa dolce di frutto, anche esotico, media diffusione e tonicità al palato. Solo discreto.

Barolo Bussia 2007

Buona “ciccia” qui, per un approccio incisivo e roccioso. Monfortino nell’anima, armonioso nel tratto gustativo e progressivo nello sviluppo (di contro più indeciso nei profumi), non sfodera una tensione propriamente insostenibile, tendendo ad allargarsi per lasciare più respiro e voce all’alcol. Eppure è vino centrato, apprezzabile.

JOSETTA SAFFIRIO

Da Sara Vezza, figlia di Josetta Saffirio, una particolare sensibilità verso l’ambiente e verso la cultura più profonda dei luoghi. Da cui discendono oggi una serie di Barolo espressivi, caratteriali, a volte centrati a volte meno, che trovano la loro culla nelle pieghe vocate del vigneto Persiera, appartenente alla sottozona Pressenda.

Barolo Persiera 2007

Naso non del tutto a fuoco ma buona fragranza nel frutto, tonico e vispo. Coerentemente, appare solo latente l’articolazione al palato, eppure la freschezza e la profilatura di quel finale in recupero lasciano ben sperare.

Barolo Francesco 1948 2007

Da una vecchia parcella del Persiera ecco un vino “scuro”, di cupezza e balsamicità, un po’ freddo se volete, compassato e rigido di tannino. Si concede malvolentieri, è poco flessuoso ma ci suggerisce pazienza. Per attenderne l’evoluzione e, con essa, le probabili schiarite.

SIMONE SCALETTA

Lo dico subito: non è la migliore versione di Chirlet, questo 2007. Anche se ne ripercorre la singolare fisionomia incantata e finto-semplice che il buon Simone Scaletta, appartato e serio vignaiolo con base ai Manzoni di Monforte, ci ha insegnato ad apprezzare e a riconoscere in questi ultimi anni. Alla spigliata nonchalance e alla conclamata facilità di beva mancano stavolta quei dettagli e quella filigrana tannica capaci di spostare più in là trame ed immedesimazioni. Eppure intatta ho la piacevolezza del sorso.

Barolo Chirlet 2007

Naso “svolazzante”, di un fruttato diretto e cordiale, rosso del bosco, senza troppe sfaccettature. Nella sua confidente semplicità, e per quei tannini docili, si lascia bere con desio.

SORDO GIOVANNI

Con epicentro e cantina a Castiglion Falletto, la famiglia Sordo giostra su diversi fronti baroleschi, spaziando da Verduno (Monvigliero) a Serralunga (Gabutti) senza farsi mancare una appendice monfortina, concretizzata dall’appartato cru Ceretta di Perno (altrimenti conosciuto come Srea o Cerretta). Manifattura sicura qui, a fronte di una caratterizzazione mai troppo decisa.

Barolo Ceretta di Perno 2007

Metallo & ferro, umorale, scorbutico ai profumi, dal coté affumicato. Ci stanno grinta e sapidità, non proprio la scioltezza nell’eloquio, pur riuscendo a fondere grip e freschezza in modo assai convincente. Certo è vino da attendere, e pure dritto ed “affusolato”.

STROPPIANA DARIO

Alle cure e alla passione di Dario Stroppiana (cantina, cuore e vigneti in Rivalta, the dark side of La Morra) è capitata in sorte questa importante, piccola parcella della Bussia Soprana, che altri non è se non il naturale prolungamento del Romirasco. Il blasone della sottozona reclama le dovute attenzioni, tante le potenzialità. Dario le va assecondando, mentre l’annata in gioco stempera gli accenti più profondi del tannino di Monforte in una silhouette più gioviale, “pronta e confortevole”, dai contorni nitidamente fruttati.

Barolo Gabutti Bussia 2007

Suadente, accogliente, alcolico, generoso, “abbracciante”, piacevole, cremoso, dal simpatico lato affumicato. Non troppo dinamico semmai, soprattutto negli allunghi.

 

TENUTA ARNULFO – COSTA DI BUSSIA

Stile tradizionale e prestazioni altalenanti (soprattutto sul fronte della presa del legno e della precisione esecutiva), nelle ultime tornate di assaggio questa cantina sembra avere impresso una maggiore caratterizzazione, anzi una maggiore compiutezza, ai suoi vini, che ossequiosi ringraziano con prestazioni più adeguate alle potenzialità della storica parcella Arnulfo (prossima al vigneto Visette) da cui traggono vita. Sorprendente, inatteso ma indubbiamente riuscito il nuovo Costa di Bussia.

Barolo Costa di Bussia 2007

Sfumato e intrigante, grande spinta, ottima profilatura, di dettaglio e sottigliezze, saldo e vivo nella progressione, dai riflessi mentolati e minerali.

MAURO VEGLIO

Interprete fra i più ispirati del fronte modernista, fronte il cui epicentro “cultural-enologico” gravita attorno a La Morra, Mauro Veglio difficilmente delude gli aficionados dal punto di vista della continuità e della coerenza qualitativa, anche se i suoi vini non brillano forse per particolare profondità quanto piuttosto per l’innegabile cura della forma, cautamente al riparo dalle tentazioni più “oltranziste” a suon di materia fitta, colore e morbidezza tannica. Dal Barolo prodotto con le uve del Castelletto di Perno, portate in dote dal suocero, ci proviene in genere un’interessante accelerazione sul piano del dettaglio e della sottigliezza, oltre che una impronta tannica decisa figlia legittima del cru di provenienza.

Barolo Castelletto 2007

Tratti un po’ scarnificati per un vino di “scheletro”, nervoso, irrequieto, non ancora ben inquadrabile al momento degli assaggi. A calmare quei tannini mordaci ci si prova qualche generoso sbuffo floreale. Buona anima qui ma anche una certa farraginosità, per uno sviluppo che tende all’asciuttezza.

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5 commenti »

  1. [...] Acquabuona ALBA (CN) – Puntuali come sempre, ma senza esagerare, con l’autunno in poppa ci permettiamo [...]

  2. [...] articolo originale: Barolo 2007, l’importanza di una scelta. Prima parte: Monforte d’Alba Share and [...]

  3. Che bello sentirvi parlare di Barolo.Mi mancava la descrizione dell’annata dei vini di Monforte.Continuate che siete veramente bravi. marcello

  4. [...] mercati. E non senza sorprese. Certo è che, ripetendo il refrain di cui alla puntata dedicata a Monforte, mai come in questa circostanza risulta importante la scelta. Per rintracciare quei vini [...]

  5. [...] puntate: Barolo Monforte 2007, Barolo La Morra 2007-prima [...]

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