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Falerno del Massico Riserva Tuoro 2008 – Volpara

Sottozona/Cru: Tuoro – Roccamonfina – Sessa Aurunca (Caserta)

Vitigni: aglianico; piedirosso

Data assaggi: agosto 2011

Il Commento:

Nel percorrere le sue rotte “scure” (pure nel colore, nero melanzana) nessun particolare verrà tralasciato, tanta la chiarezza. D’altro canto l’ostentazione non abita qui. Casomai la naturale, incontenibile vitalità di un vino forte, d’animo e d’attributi, che intende parlar chiaro. La timbrica aromatica è intensa, caratterizzata, profonda: brace di camino spento, terriccio, “massicciata di ferrovia” e tanto pepe ad emergere da un fruttato maturo, ben “impresso”, senza sbrodolature, dai risvolti affumicati. Un afflato vulcanico poderoso in questo naso qua, apparentemente empireumatico, per la verità solo e soltanto fedele traduttore di una terra che non puoi non immaginare senza quegli umori, senza quegli odori. Ti illudi stia tutta qui, in un naso di carnosa (e carnale) consistenza. Di quelli che non dimentichi.

Al palato un’energia superiore. E una sapidità salmastra ad allungare le trame. Senza che mai si debordi, con un senso della freschezza e dell’equilibrio ammirevoli, nonostante le apparenze. Al punto da sembrare un vino quasi stilizzato nella sua luminosa rappresentazione. Nel frattempo la sua avvincente progressione ti conquisterà a nuove intimità. Ti parlerà di tannini sontuosi (ma ben estratti), erbe macerate e spezie fini. Ti lascerà con una scia di cenere e balsami.

E’ questo un vino che scuote e sorprende. A 15 euro sugli scaffali d’Italia, la “mediterraneità” la più mediterranea.

La Chiosa:

Non ho visitato Roccamonfina né ho potuto apprezzare mai la strana magia di vivere sopra il cratere di un vulcano; non ho mai visto le sue pendici vitate né i suoi castagneti. Il Massico per me esiste solo nelle pagine dei libri. O nei (troppo pochi) bicchieri che ho assaggiato (Masseria Felicia, Migliozzi, Trabucco….). Soprattutto rossi per la verità, che a mio sentire riescono ad esprimere qualcosa che vibra in più rispetto alla falanghina di quei luoghi. Non ho che una flebile eco, sottilmente evocativa, di ciò che è stato e ha rappresentato il mitico Falerno dell’antichità. Il vino per antonomasia. L’inizio di tutto. Ausoni, Aurunci, e poi Romani……. se ne escono da lì nomi di popolazioni oramai dimenticati, ancorati a qualche lontano appiglio didattico giovanile, quando il cervello (più ci penso e più me ne convinco) era mooooolto più reattivo di adesso. Nel Massico, appendice settentrionale di Campania, non lontano dal confine con il Lazio, il centro del mondo, pensa te!

Eppure, tutto questo bendiddio di storie e primogeniture non ha influito minimamente sull’intensità di una immedesimazione. Non subito perlomeno. Non nel momento santo in cui la scossa emozionale vibra di per se stessa, senza dipendenza alcuna. In quel momento ho riscoperto, una volta di più, il senso autentico della parola viscerale. Questo bicchiere te ne rende la misura esatta, per quanto immisurabile sia la “visceralità”. L’attrazione è stata subitanea. Senza passare dal cervello. Di visceri, appunto.

Solo più tardi, una volta rinvenuto, “passando” per gli Ausoni e gli Aurunci, ho avuto la sensazione bella di scoprire che da quelle parti, volendo, potrei sfiorare il mirto, il ligustro, il corbezzolo e il pungitopo. O incontrare la volpe, lo sparviero e l’indimenticato, misterioso toporagno.

6 Comments

  • Angelo ha detto:

    Bella recensione, con ci si può perdere allora un passaggio, così magari ci si rende conto che non v’è cratere da temere ma solo uno splendido ed emozionate paesaggio di cui godere, a Roccamonfina; l’Ager Falernus e Sessa Aurunca invece, dove l’azienda ha cantina e vigne, è tutta un’altra storia. 🙂

  • Alberto ha detto:

    Splendida recensione Sig. Pardini!
    Sono il nipote di Antonio e seguo dall’inizio la storia dei suoi vini, dove ci mette in pieno l’anima, ed è un piacere leggere come le emozioni suscitate da Tuoro Riserva diventano poesia!

    Ho provveduto immediatamente a condividere il suo articolo sulla pagina Facebook dell’azienda.

  • angelo ha detto:

    Ma perchè non usate una terminologia più semplice e accessibile, descrivendo le sensazioni gusto-olfattive con aggettivi e con caratteristiche che anche coloro che ora si avvicinano al vino possano comprenderle. Penso che chiunque neofita si sia spaventato di fronte ad una “massicciata di ferrovia” e all’empireumatico, che fa pensare più a un trattamento omeopatico per le patologie reumatiche, più che a un termine tecnico di enologia. Un modesto consiglio: parlate come mangiate o meglio come bevete!!! Tutto ciò non avvicina la gente al mondo del vino lo fa sentire come elitario e il “Tavernello” va a gogò.
    Saluti
    Angelo

  • Fernando Pardini ha detto:

    Gentile Angelo
    dimentichi pure queste mie farneticazioni. Non ci perda tempo. Si rivolga altrove per le parole che cerca. Ne ha facoltà e non mi sentirò offeso. A me resta la speranza che un giorno assaggi questo vino con interesse, con la voglia di assaggiarlo. E che magari le capiti persino di sentire qualche volta l’odore di una massiccciata di ferrovia (che ha un odore). Va a vedere che……
    Oppure, prima di assaggiare Tuoro, assaggi altri vini del vulcano. Chessò: Terra di Lavoro. Più propedeutico ancora, dal momento che è massicciata liquida!

    Quanto all’empireumatico un po’ di ragione ce l’ha, anche se il termine non l’ho inventato io. In effetti un po’ di turbamento lo provoca anche a me. Sì, mi impegnerò in proposito. Ce la posso fare a trovare altri aggettivi….

    cordiali saluti
    fernando pardini

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