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Parliamone: Rosso di Montalcino, le nuove annate. Vuoi vedere che….

In questi ultimi tempi si è fatto un bel parlare (ma forse anche un brutto parlare) del Rosso di Montalcino. E della reale legittimità/convenienza/opportunità della sua costituzione varietale. Se cioè non fosse il caso di rifondarla quella costituzione, per passare da sangiovese in purezza a qualcosa d’altro. Insomma, a detta dei “riformisti” ilcinesi, sarebbe salutare una rinfrescata in vista dell’attacco a certi mercati étrangères oggi assai refrattari verso la storica fisionomia “mono-sangiovesista” di cui il Rosso rappresenta uno degli esclusivi portavoce. In fondo -hanno pensato-, il presunto insuccesso non può che derivare da un demerito intrinseco del vino. La falla sta nella sua essenza, per come è fatto. Così, senza attendere che quei mercati comprendano concetti astrusi come biodiversità e diocenescampieliberi santifichino la differenziazione del gusto, tagliamo corto e veniamogli incontro noi: cambiamo!

Non più di una premessa concedo all’annosa discussione. Perché non voglio parlare (lo hanno già fatto in tanti, e approfonditamente, fra i colleghi del web) delle diatribe interne al Consorzio, che peraltro in sede decisionale ha visto prevalere la posizione di coloro che intendono mantenere le cose come stanno, ossia il Rosso di Montalcino da sole ed esclusive uve sangiovese. Men che meno intendo ripercorrere la storia di questo vino, cause e concause, sfoderando inutili velleità da saputello. Né inoltrarmi in claudicanti disamine su strategie del mercanteggio e su come si muovano attualmente i traffici enoici nell’universo mondo orbe terracqueo: se sia vero oppure no che il Rosso non incontri i favori del mercato, e se ciò dipenda esclusivamente dalla presunta “inattitudine” dimostrata dalla tipologia, o meglio dalla circostanza infelice(!) che vede questi vini “fatti” soltanto di sangiovese. Oppure, più semplicemente, ci sia dell’altro sotto. Tutti temi legittimi, per carità, certamente da approfondire. Ma io mi sento più indicato per altri approfondimenti. Per esempio a raccontare i diretti protagonisti: i vini. Per capire dai bicchieri se ci troviamo di fronte per davvero a una Caporetto organolettica e se, ancora per davvero, si annida qui tutta ‘sta presunta inadeguatezza “costituzionale”.

Bene, dopo i cento e passa assaggi effettuati quest’anno nell’ambito della tipologia, un’idea me la son fatta. E’ la mia (ma và?!), e telegraficamente ve la do: qualità MOOLTO più accentuata del solito. Quasi che i produttori avessero subodorato le future critiche e fossero corsi ai ripari con attenzioni tutte nuove; quelle che, inutile nascondercelo, sono spesso mancate in troppe, tante occasioni. L’annata in gioco, la 2009, potrebbe averci messo del suo, ne convengo, dal momento in cui ispira tantissimo la buona riuscita dei vini, ma voglio illudermi che ci sia qualcosa d’altro sotto “la scorza protettiva” di una buona annata, qualcosa che passi per il cervello (meglio ancora se dai cuori) dei produttori e delle teste calde di Montalcino e li porti a pensare sul potenziale gioiellino enoico che si stanno rigirando fra le mani, quale impagabile apripista in grado di costruirsi credibilità e prestigio grazie a una precisa identità (ha da essere conclamata e poco confutabile) e a prezzi calibrati. E dopo questo pensiero chiedersi se le rotte disegnate sono quelle giuste. Se gli sforzi compiuti fin qui, in cantina come nella comunicazione, sono stati adeguati. No, non siamo ancora propriamente arrivati a una meta. A una meta condivisa quanto meno. Ma i vini di oggi suggeriscono che un passo è stato fatto, e a loro modo offrono risposte. E le risposte, se stanno dentro a un bicchiere di vino, sono tutta roba buona per il futuro.

Così, dei cento e passa Rossi degustati, oggi ne propongo una quarantina, pensa te. Pescati fra i “tipi” cosiddetti raccomandabili, ovvero fra i buoni-molto buoni-eccellenti (sempre a parer mio, ovviamente). Altri ve ne sono, di fiera dignità. Davvero un bel numero da mettere sul piatto dei ragionamenti. Per sottolineare che si può fare. Che il Rosso di Montalcino può trovare oggi una dovuta connotazione (e collocazione), ben comprendendo al suo interno stili ed accenti ovviamente differenti, senza che vi si disperdano però le suggestioni apportate dal terroir o la timbrica varietale, al pari di quanto vanno dimostrando i blasonati (ed ingombranti) fratelli maggiori (leggasi Brunello). E che si possa magari sfatare anche un tabù, o un luogo comune: quello che vede nel Rosso un vino di breve gittata temporale. Intendiamoci, nulla da rimproverare ai vini di breve gittata temporale, soprattutto se “corroborati” da piccoli prezzi, ma non è più un evento raro incontrare Rossi di Montalcino ben resistenti alle insidie del tempo. Se ci aggiungi la giovanile fragranza e la generosità, la spigliatezza e la franca bevibilità, che qui sono doti fondanti (a proposito, di vini “furbetti” ne conto assai meno di un tempo), ecco che questa tipologia, assistita da una buona reperibilità e da prezzi in molti casi appetibili, può rendersi fruibile a diversi livelli, offrendo di sé molteplici chiavi di lettura e accordandosi così alle comprensibili esigenze sia dei mercati giovani e poco avvezzi alla caratterizzazione spinta (difficile non pensare a una effettiva, istintiva piacevolezza qui, basterebbe farla conoscere nel modo giusto!), che di quelli più maturi, dal momento in cui ci si smarca efficacemente dai deja vu organolettici più accomodanti e “internescionalstyle oriented.

Insomma, bicchieri alla mano (mica chiacchiere), vuoi vedere che……si può fare?

Nota preliminare agli appunti di degustazione: trattasi di vini in uscita sul mercato quest’anno, fondamentalmente della vendemmia 2009, con qualche immancabile eccezione (2008). Presentati in rigoroso ordine alfabetico.

Baricci – RdM 2009

Giuste proporzioni, equilibrio e un gusto ben indirizzato negli alvei della compostezza. Un vino compiuto quello di Nello Baricci, di sincera espressività e orgogliosa timbrica territoriale. Arioso e godibile, gastronomico ch’è tutto dire, ti lascia a malincuore su suggestioni di macchia mediterranea e  -come gli capita ormai di sovente- regola da par suo le gerarchie interne a scapito del Brunello (2006).

Belpoggio – RdM 2009

Carnoso ed esuberante nella dote di frutto, è vino ambizioso ma pure dotato sul piano strutturale. E se mancano i dettagli, non manca la forza comunicativa. L’impatto fruttato, nel frattempo, è ben contrastato da note di china e rabarbaro.

Brunelli Gianni Le Chiuse di Sotto – RdM 2009

Gioviale, “istintivo”, fresco e dinamico. Poco complesso mi dirai, e poco estrattivo, ma si beve che è un desìo!

Canalicchio Franco Pacenti  – RdM 2009

Bella rarefazione aromatica per un vino di “leggiadria e sentimento”. Ben bevibile, “librato”, delicato, poco aggressivo, naturale nello sviluppo, di felice integrazione tannica, riesce a cogliere l’anima più sfumata del sangiovese del Canalicchio. E te la dà. Uno dei migliori conseguimenti in Rosso di Franco Pacenti.

Caparzo  – RdM 2009

Buon rigore tipologico, intrigante ai profumi, buona articolazione e discreta profondità, tatto setoso, finale più largo e alcolico. Manifattura sicura e comprovata affidabilità.

Cerbaiona – RdM 2009

Dietro le velature olfattive si cela un carattere deciso, volitivo, finanche severo. Ha un buon passo però, e tanto sale in corpo. Solo i tannini si mostrano irriverenti, chiudendo i pertugi. In odor di Brunello.

Ciacci Piccolomini d’Aragona  – RdM 2009

Buona complessità aromatica, fruttato, godibile, pieno ma equilibrato, avvolgente e continuo nello sviluppo. Chiude ancora in dolcezza (tutta del frutto). In una parola: accogliente.

Col d’Orcia – RdM Banditella 2009

Bella rarefazione aromatica qui, umori di sottobosco e saggina in un gioco di sottintesi e mezze tinte. Gusto fresco e bell’equilibrio complessivo per un vino stilizzato e incisivo al contempo. Bel conseguimento, che lascia finalmente emergere la vocazione da grand cru dello storico Banditella.

Corte Pavone – RdM 2009

Netta connotazione varietale, espressiva, fedele alla linea. Dolcezza di frutto, scioltezza d’eloquio, freschezza, piacevolezza e una certa grinta gustativa delineano un vino finalmente centrato, assai distante dalle tentazioni muscolari e “colorate” tipiche dei Brunello di casa Loacker.

Cupano – RdM 2008

La dolcezza del frutto  – dai rimandi leggermente rosoliati- potrebbe far presagire a una certa stucchevolezza. Non è propriamente così, il vino mantiene bevibilità e buona dinamica: l’approdo (o l’amalgama) ne risulta piacevole.

Domus Vitae – RdM 2008

Combinazione dialettica di note più fresche (frutta esotica, agrumi) ed altre più evolute, conserva simpatia e tensione al gusto, anche se i legni tendono a comprimerne progressione e slanci.

Donna Olga – RdM 2009

Simpatico, “uvoso”, di leggiadria e compostezza, senza che smuova chissà quali ambiti di complessità. Molto gradevole però.

Donatella Cinelli Colombini  – RdM 2008

Naso sul frutto, maturo, aperto e ben scandito, qualche cenno più evoluto nelle retrovie. Sviluppo gustativo tonico e contrastato, con finale tannico e maggiormente attratto dalle “effusioni” roverizzate. Buona presenza scenica però.

Fanti San Filippo – RdM 2009

Approccio fresco e scattante, di apprezzabile fedeltà al carattere del vitigno; sensazioni di alloro e violetta; sapido e godibilissimo, sia pur non complesso. Un vino misurato, centrato e riconoscibile, viatico niente male per una cantina che di contro si distingue per Brunello fin troppo compiacenti verso lo stile internazionale.

Fossacolle – RdM 2009

Al rubino profondo risponde un naso intenso, pieno, viscerale, quasi vulcanico negli accenti; e una bocca decisa, grintosa, certamente ambiziosa, sicuramente incisiva. Con un po’ di tannini in esubero da ammansire.

La Cerbaiola Salvioni – RdM 2008

Naso da armonizzarsi ma gusto bellamente nervoso: fresco, scattante, puro e contrastato, trova brillante allungo ed intriganti ritorni salini. Un Rosso di grande personalità, più sfumato e meno “sottolineato” del celebre Brunello della casa, ma di apparentabile forza comunicativa.

La Fortuna – RdM 2009

Colore d’ordinanza, di buona brillantezza; naso intenso, pulito, netto, di frutti rossi e spezie, ben connotato; solido, saporito, un po’ di legno da digerire, un po’ di tannino da fondere, ma buon succo e spinta.

La Gerla – RdM 2009

Sergio Rossi, patron de La Gerla, ci ha lasciati da poco. Il suo Rosso ‘09, nel tradurre l’anima più candida del sangiovese del Canalicchio, offre la stura per ricordarne la serietà e il lavoro svolto a Montalcino in tanti anni di attività. Frutto maturo, melodioso, accomodante, sanguigno ed elegante: una garanzia di beva e garbo espositivo.

La Mannella – RdM 2009

Se il Rosso di Marco Cortonesi deve ancora trovare fondente e scorrevolezza, la pasta tannica, la tenacità e la verace terrosità che traspaiono dalle sue maglie depongono a favor di futuro, ispirando un senso di autenticità.

La Palazzetta – RdM 2009

A un colore naturale e  leggero nei toni corrispondono un naso vagamente vegetale e un gusto reattivo, salato, con alcol e acidità da fondersi al meglio ma con una freschezza e una tempra tannica tali da farne presagire di già l’indubbia valenza gastronomica.

Lambardi (Canalicchio di Sotto)  – RdM 2009

Molte trasparenze (sia cromatiche che gustative) e il proverbiale profilo snello, agile, profumato di agrumi e spezie, tutto ritmo e freschezza. Mano ispirata, stile consolidato e bevibilità contagiosa, as usual.

Le Chiuse – RdM 2009

Bel candore fruttato, confettura di fragole e sottigliezze. E’ un vino sussurrato questo qua, dal gusto tenero e diffusivo, molto puro, finto-semplice, da beva reiterata.

Le Potazzine Gorelli – RdM 2009

Buona materia prima, impianto tipico e serioso, umori di sottobosco e risvolti sapidi. Carnoso, equilibrato, di stoffa buona, solo ancora da sdilinquirsi nell’eloquio.

Lisini  – RdM 2009

Al naso chiede tempo, ma conviene concederglielo, perché al gusto è salino, scattante, austero e rinfrescante, e promette molto bene. Un vino di temperamento e sicura tipicità. Un vino da ascolto attento.

Mastrojanni – RdM 2009

Solido, austero, compassato, poco concessivo alle lusinghe del frutto, squadrato e tenace in odor di Brunello; massa tannica importante, un po’ irrigidente in questa fase ma che potrà ben sciogliersi nel futuro.

Molino di Sant’Antimo – RdM 2008

“Salmastroso”, minerale, nervoso, grintoso, di carattere, non va per il sottile ma i tannini sono sodi, e poi spinge con decisione, riuscendo a distinguersi.

Siro Pacenti – RdM 2009

Confettura di frutti rossi e freschezza aromatica offrono una connotazione pimpante e “giovanile” a questo naso; l’attacco di bocca è largo e pacioso, finanche aggraziato; nello sviluppo trova e sposa il nerbo tannico, concedendosi accenti più terrosi e austeri.

Pian dell’Orino – RdM 2008

Sul registro del sottobosco e della ghianda, qualche reminiscenza vegetal-balsamica d’accompagno; bella tempra al palato, di sapore e potenza. Tannini abbondanti, da sciogliersi.

Pieri Agostina – RdM 2009

Naso da sdilinquirsi nell’eloquio ma buona vibrazione sapida al palato, che è palato saldo e teso.

Pietroso – RdM 2009

Profumi “sollevati”, ottimamente sfumati, di impronta floreal-minerale; sviluppo equilibrato e davvero piacevole, non un mostro di complessità ma fine e intrigante.

Podere Canneta – RdM 2009

Nonostante gli stimoli esotici del frutto ( non propriamente ortodossi) il vino risulta piacevole, coordinato, succoso e saporito.

Podere Salicutti – RdM Sorgente 2008

Come spesso succede, se mi parli delle “creature” di Francesco Leanza, ecco un vino vibrante e caratteriale. Qui hai un frutto sanguigno ad instradare un sorso carnoso, sapido e intenso, di robusta intelaiatura e presumibile futuro. Qui hai una bella scia di alloro.

Poggio Antico – RdM 2009

Simpatico, scattante, coordinato, lineare nello sviluppo, a suo modo ineccepibile, “ciccioso” e gradevole. Non mi sorprendo che mi appaia più convincente dei Brunello della casa.

Poggio di Sotto  – RdM 2008

Eleganza e complessità vanno a braccetto, d’istinto, senza interferenze cerebrali. E’ un’idea di sangiovese pura e sfumata questa qua, intrigante fin dallo spettro aromatico: ciliegie confit, fiori secchi, erbe aromatiche, tabacco e spezie fini. E poi ancora tensione e succosità, sale e mineralità, freschezza e persistenza. Qualcuno direbbe: “un Brunello sotto mentite spoglie”. E no, rispondo io: “solo” un Rosso di Montalcino vestito degli abiti suoi. Emblematico.

Querce Bettina – RdM 2008

Buona solidità di impianto, frutto dolce di amarena, senza tracce di evoluzione, gusto tonico dagli accenti veraci. Non la finezza, ma una genuinità che non dispiace.

Quercecchio  – RdM 2009

Dolcezza e tenerezza fruttata qui; tutto accennato, senza forzature, senza strappi, semplice se vuoi ma di conclamata bevibilità. Gradevole scia di spezie.

SanCarlo – RdM 2008

Fondato sui registri austeri e poco fruttati, è vino senza fronzoli, vibrante, di bella freschezza acida, che ispira un confortante senso di autenticità.

Sanlorenzo  – RdM 2008

Buone proporzioni per un vino ben concepito, preciso, dolce il giusto, bilanciato. Casomai fin troppo “freddo” e compassato. Fin troppo consapevole. In fondo non gli appunti niente, se non una auspicabile maggiore caratterizzazione.

Santa Maria – RdM Colleoni 2009

Intenso e saporito, fragrante e vivo, incisivo e grintoso, sapido e contrastato, terroso e speziato: Marino Colleoni firma uno dei Rossi di Montalcino più buoni dell’anno, reclamando in silenzio, con i fatti, le ribalte migliori.

Solaria Patrizia Cencioni – RdM 2009

Svolazzante coté floreale, tutto in sottrazione, librato e scorrevolissimo: nato per la tavola!

Stella di Campalto  – RdM 2008

Timbrica ormai riconoscibile, di laminata eleganza e invidiabile naturalezza espressiva. Note salmastre, minerali e finanche “acciugose” accompagnano un frutto “sangiovesista” di cristallina purezza. Un vino evocativo, tonico e avvolgente, dal grip tannico importante e dal finale salato. Ad altissimi livelli.

Tenute Friggiali e Pietranera  – RdM Pietranera 2009

Profilato, dinamico e succoso, si lascia ben bere e riannoda efficacemente il discorso con l’equilibrio e la misura, segnando -insieme ad alcune altre etichette della casa- un beneaugurante ritorno alla compostezza, dopo gli eccessi materici ed estrattivi che hanno caratterizzato le recenti parabole espressive dei Brunello di Olga Peluso.

Val di Suga – RdM 2009

Buona maturità fruttata, dall’impronta calda e avvolgente; elegante e slanciato, si gioca efficacemente la carta della freschezza gustativa. Un Rosso di Montalcino ben tratteggiato, peraltro non nuovo a prestazioni di rilievo (2006 docet).

Villa I Cipressi – RdM 2009

Naso di buona profondità, frutti rossi e spezie; solido e polposo, con un filo di legno da digerire, tiene bene negli allunghi nonostante si affaccino note più evolute (noci e castagne). Leggero (ma sopportabile) esubero alcolico.

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