Barolo 2007, l’importanza di una scelta. La Morra – seconda parte

Di • 30 nov 2011 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio 3 commenti
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Dalla O alla Z ( meglio, alla V) continua qui la disanima del pianeta La Morra, punteggiata da considerazioni sui Barolo annata 2007 (ma non solo)  in uscita sui mercati quest’anno.

OBERTO MARCO – CIABOT BERTON

Agricoltura biologica della prim’ora, patrimonio viticolo di una certa età (alcuni vigneti veleggiano attorno ai 50 anni): la famiglia Oberto produce Barolo dal profilo fresco e dinamico non privi di dettagli più sottili, traducendo efficacemente la sobria eleganza dell’appartato versante di Santa Maria, qui espresso da tre vigneti che raramente nella loro storia sono stati onorati da una specifica etichetta. Tannini di contro incisivi e non sempre “accomodanti” (soprattutto nel cru Roggeri).

Barolo dai vigneti Roggeri, Bricco S. Biagio e Rive 2007

Colore leggero e naturale. Gusto conseguente, fresco e pulito, dal “respiro” candido e minerale, su risvolti di spezie, liquirizia, alloro e rosmarino. Discreta forza di penetrazione e apprezzabile articolazione per un vino giocato “in sottrazione”, di buona lena e “sentimento”.

Barolo Roggeri 2007

Dal potenziale interessante, si trova in una fase evolutiva contraddittoria, con tannino e acidità non del tutto amalgamati. Poco bilanciamento ora, occorre distensione. Ma i fieri contrasti di cui si innerva potrebbero deporre a favor di futuro.

LUIGI ODDERO E FIGLI

Libri di storia alla mano, Luigi Oddero può essere considerato uno dei grandi vecchi del vino di Langa. Per cinquant’anni anima, assieme al fratello Giacomo, della celebre Poderi e Cantine Oddero, dal 2006 si è svincolato dalla casa madre per dare vita a una azienda tutta sua, potendo contare su una parte del prestigioso patrimonio viticolo familiare, distribuito fra La Morra (dove ha sede la cantina), Castiglione Falletto (Rocche Rivera) e Serralunga (Vigna Rionda), e su una esperienza gloriosa da vinificatore di lungo corso. Purtroppo Luigi ci ha lasciati recentemente. I suoi Barolo continuano a parlare della loro terra (straordinario il 2004) e lo fanno adottando il linguaggio della autenticità.

Barolo 2007

Dal vigneto Rive-Parà di La Morra: trasparenze, qualche eccesso di timidezza, assetto finto-semplice, gusto carezzevole e sussurrato, “indole” poco estrattiva. Non troppo complesso mi dirai, ma da bere a secchi. Pura “melodia” alcolica.

RENATO RATTI

Pietro Ratti, fra un impegno istituzionale e l’altro, guida con mano sicura la celebre cantina familiare fondata dall’indimenticato papà Renato circa cinquant’anni orsono. Da un parco vigneti importante ricava dei Barolo che negli ultimi anni hanno imboccato decisamente la strada della “modernità”: centralità del frutto, non privo di risvolti esotici (mango, papaya, pesca), morbidezza tannica e dolci infusioni di rovere nuovo. Nei casi migliori non mancano di piacevolezza, equilibrio e accordatura fra le parti. Certe annate, come la 2007, hanno concesso forse troppo spazio ad alcol e legni (leggi Conca e Marcenasco). Più “impermeabile” agli eccessi il piacevolissimo Rocche pari annata.

Barolo Conca 2007

Colore intenso, impronta esotico/tropicale ai profumi, gusto compresso, massiccio, che evidenzia la cura nella confezione, forse non altrettanto le doti di dettaglio e dinamismo. Tannini “in pressing alto” e rovere piccante in via digestiva.

Barolo Rocche 2007

Buon amalgama fruttato, tendenza tenera e dolce, rovere sinuoso e ben presente, profumi di ciliegia confit ravvivati da umori di terra e sottobosco. Non la caratterizzazione “del secolo” ma bell’equilibrio d’assieme. Confortevole l’abbraccio dell’alcol.

ROCCHE COSTAMAGNA

Sei ettari nelle Rocche dell’Annunziata rappresentano l’insostituibile dote per gli eredi della famiglia Costamagna. Alessandro Locatelli ha idee chiare in testa: desidera vini debitori esclusivi del terroir e per nulla della tecnica. Non di rado l’intento viene soddisfatto. Meno equilibrati del solito i nuovi 2007, soprattutto nel comparto tannico, piuttosto irriverente.

Barolo Rocche dell’Annunziata 2007

Tratti balsamici e di erbe aromatiche, tenero, alcolico, più largo che teso. Tannini non propriamente maturi ne irrigidiscono la progressione.

Barolo Bricco Francesco 2007

Dalla parcella più alta del Rocche un vino solido, ricco e concentrato, con il rovere in fase digestiva. C’è potenza e determinazione, non troppa profilatura e dettaglio. Finale tannico.

SCAVINO PAOLO

E se il quartier generale (con le vigne storiche di proprietà del Bricco Fiasco) resta saldo e funzionale a Castiglione Falletto, Enrico Scavino, carismatico produttore di Langa, già da diversi anni ha focalizzato le attenzioni su molteplici versanti nebbioleschi, fra cui La Morra (Rocche dell’Annunziata), Verduno (Monvigliero), Barolo (Cannubi) e Roddi (Bricco Ambrogio), ed è in grado oggi di offrire una selezione assai ampia di vini accomunati da una intransigente fisionomia moderna (frutto in primo piano, rovere anche) e da una altrettanto intransigente cura della forma. Soprattutto in gioventù il “manico” enologico si sente eccome, al punto che i Barolo della casa tendono a nascondere fin troppo quei dettagli e quella caratterizzazione capaci di distinguerli con nettezza gli uni dagli altri.

Barolo Riserva Rocche dell’Annunziata 2005

Frutto esotico in evidenza (pesca & sangria) per un naso pulito e ordinato; bocca coerente, di bella struttura e dai tannini abbondanti. La scorrevolezza non è il suo forte ma la grana tannica è fine. Tocco sapido nel finale e legni da smaltire.

AURELIO SETTIMO

Nei vini di Tiziana Settimo, caparbia vignaiola langhetta, il respiro della classicità. Senza infingimenti, senza traiettorie strane. Vini “nudi”, espressivi, caratteriali, sicuramente da ascolto attento, per via di quella loro iniziale ritrosia all’armonizzazione dei profumi, soprattutto se colti in piena gioventù o se avvicinati da bevitori frettolosi che non vogliano attenderne una adeguata ossigenazione. E con una profondità tannica vibrante e raffinata, che sola appartiene a uno dei vigneti più prestigiosi della denominazione, Rocche dell’Annunziata. L’annata 2007 testimonia di un percorso stilistico coerente, in crescita di precisione e compiutezza, consacrando il Barolo di Tiziana ai massimi livelli nel panorama langarolo tout court. Gli risponde con autorevolezza un Riserva 2004 di archetipica nobiltà.

Barolo Rocche dell’Annunziata 2007

Buona accordatura aromatica, fra veracità e candore. Frutto bello e puro, per un 2007 che vivaddio non intende “risolvere i giochi” su alcol o legni. Una classe superiore, quella c’è. Di calibro, giustezza e misura. Il tutto espresso con una nonchalance incredibile. Aura classica, struggente, con quel lato maturo nel frutto che nulla toglie alla profilatura della trama e all’equilibrio gustativo. Chiude lunghissimo, su rivoli di spezie dagli accenti orientaleggianti. E su una incalzante sapidità.

Barolo Riserva Rocche 2004

Floreale, carnoso, nature, caleidoscopico. Terra, menta, goudron, cocco, liquirizia, iodio…… Una spinta decisa nel segno della mineralità e un approdo in distensione su tannini “increspati” ne fanno un vino sobrio e altero, schietto e monumentale, flemmatico e rigoroso. Chiede ancora tempo. Conviene concederglielo.

STROPPIANA DARIO

Da questa piccola cantina familiare che sta di casa a Rivalta, “the dark side of La Morra”, Dario e Stefania Stroppiana intendono esaltare le virtù storicamente sottostimate di questo fresco versante langarolo. Li muove una passione che istintiva traspare dai gesti e dai modi, ciò che li ha portati a “crescere” un paio di etichette le quali, nelle annate giuste, sono in grado di maritare dolcezza di frutto e agilità. Anche se la voce del rovere, a volte, tende ad alzare fin troppo i toni del confronto. Nel contempo, dalla Bussia di Monforte, da qualche anno vanno producendo un interessante Gabutti Bussia di cui sentiremo riparlare.

Barolo Vigna San Giacomo 2007

Colore assai “vispo”; impronta piritico/caffeosa in evidenza su leggero fondo affumicato. Non si nasconde rivoli vegetali. Sviluppo gustativo deciso ma “stretto” e poco espansivo. Il rovere tende a chiudere i pertugi in un finale mentolato contrappuntato da un tannino niente male, ciò che lascia ben sperare.

Barolo 2007

Anche qui un sottile ma percepibile sentore affumicato, poi frutto dolce, liquirizia e terra; coté gessoso e rovere da rintuzzare. Di lui mi piacciono il senso di freschezza e la croccantezza tannica. Un po’ meno le movenze, piuttosto farraginose.

VEGLIO MAURO

Importante esponente del fronte “modernista”, Mauro Veglio è autore di Barolo che raramente difettano di piacevolezza e compiutezza, anche se a volte il rovere non si scansa di lato e i toni esotici del frutto si fanno primattori e  “svolazzanti”. L’aria e il tempo fanno bene a questi vini, questo è certo e comprovato. L’annata 2007 intanto ne esalta la prontezza, i toni morbidi, il frutto. Senza toccare picchi di complessità, una gradevole compagnia.

Barolo Vigneto Gattera 2007

Cordialmente fruttato, generoso, polposo, piacevole, solo poco espansivo e dallo sviluppo limitato, da quando ti accorgi soffrire fin troppo le velleità del rovere. Buono, ma in debito di complessità.

Barolo Vigneto Arborina 2007

Vive di equilibri sottili, fra note evolute ed appigli più tonici e vitali (agrumi). Non un monumento, ma buon garbo espositivo. Soprattutto ritmo, ecco che c’è, ciò che allunga la trama incurante di certe asciuttezze tanniche. Sul potenziale di longevità qualche dubbio lo nutrirei. Sulla simpatia no: fin da adesso manifesta.

Barolo Rocche dell’Annunziata 2007

Buon “sentimento” qui, con le sue belle trasparenze (non solo cromatiche): accogliente, garbato -alcol in esubero e qualche incertezza olfattiva- eppure quanto mai intrigante per discrezione e savoir faire.

ERALDO VIBERTI

One man band per vocazione e “sostanza” (circa 6 ettari fra proprietà ed affitto), Eraldo Viberti è la voce più importante dell’appartato versante di Santa Maria, dalle cui vigne ricava un Barolo (senza nome) capace spesso di dire la sua nell’ambito dei vini di La Morra, soprattutto quelli ispirati da un approccio enologico “modernista”. Un Barolo soltanto dicevamo, finché, a partire dal 2006, non ci si è decisi a vinificare le uve del Rocchettevino, con risultati confortanti sul piano della ricchezza e della polpa fruttata. Da svilupparsi ulteriormente invece sul piano della profondità.

Barolo Rocchettevino 2007

Terra arsa. Alcol che brucia. E’ vino ricco, speziato, deciso, con un rovere fresco da smaltire e una discreta forza di penetrazione da regalare.

Barolo 2007

“Accomodante”, alcolico, stimoli esotici nel frutto, lacca & menta, morbido, più largo che teso, finale dai toni più evoluti.

VIETTI

Luca Currado e Marco Cordero firmano vini di sostanza, spesso e volentieri di eccellente materia prima, perseguendo uno stile calibratamente moderno. La fisionomia coriacea ed estrattiva dei loro Barolo chiede tempo per smussare gli spigoli giovanili. Conviene concederglielo. L’essenza dei vari  terroir di provenienza non tarderà a rivelarsi. Così è per il Brunate 2007, vino apparentemente grosso e “pacioso” ma che a guardar meglio se ne esce ben più guizzante e dinamico delle attese.

Barolo Brunate 2007

Compattezza, calore alcolico, maturità e dolcezza, certo il rovere non scherza ma una adeguata ossigenazione rivela di già le sfumature che ti aspetti: soprattutto una freschezza (inattesa) e una flessuosità nei movimenti che ne rilanciano appieno la vocazione gastronomica.

VOERZIO ALBERTO

Primissime apparizioni sulla scena per questo giovane vigneron di La Morra. Un gruzzolo di ettari vitati nel cru La Serra e una sensibilità dichiarata verso un’enologia poco interventista (lieviti autoctoni, nessun filtraggio) sono qui al servizio di vini a cui non fa difetto la grinta. Sono le prime avvisaglie. Il quadro non può essere ancora chiaro, almeno per me. Da seguire.

Barolo La Serra 2007

Terra arsa, “ruggine” e sottobosco per un profilo deciso e umorale. Leggermente evoluto nei toni, rivendica un bel caratterino e una finezza così e così.

Precedenti puntate: Barolo Monforte 2007, Barolo La Morra 2007-prima parte

 

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