Nebbiolo Grapes 2011/2: fuori dal Piemonte

Di • 17 nov 2011 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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Il nebbiolo del Piemonte lo conosco molto bene, soprattutto sono troppo amico di molti maestri di vigna e probabilmente non riuscirei a essere obiettivo nel mio giudizio, del tutto “soggettivo”. Ho preferito scrivere qualcosa sul “resto del mondo”, Valtellina e Valle d’Aosta comprese. Conferme, qualche scoperta e anche e – soprattutto – nuove relazioni umane.

STRESA (VB) – Veramente ben organizzato il Nebbiolo Grapes 2011 che si è svolto dal 28 al 30 ottobre in due prestigiosi alberghi di Stresa, nella meravigliosa cornice del Lago Maggiore. La riuscita dell’evento è stata confermata dal continuo peregrinare di produttori da una sala all’altra, alla ricerca di un confronto tra stili e luoghi diversi e di scambi di impressioni. In fondo il vino deve essere comunicazione, partecipazione e amicizia, anche e soprattutto tra i suoi artefici. E le eccellenze della manifestazione sono riuscite perfettamente in questo compito non secondario.

Ovviamente, la mia degustazione è stata, come al solito, poco tecnica e molto emozionale. Non sento, comunque, il bisogno di aumentare il numero di profumi e aromi da associare al vino. Rimangono solo inutili parole. D’altra parte, basterebbe ricordare che i polifenoli del vino sono gli stessi che si trovano nel mondo vegetale. Sarebbe assurdo che non ci fossero profumi di fiori e di frutta. Sentire la violetta nel nebbiolo è un’ovvia banalità, conoscendo i composti aromatici della Natura… Torniamo comunque al vino e alla sua vera essenza.

Sicuramente interessanti i nebbioli della Valtellina, anche se non hanno ancora perso quei caratteri “costruiti” e forzati che sentivo alcuni anni fa. Mi sono accorto che esiste quasi una completa inversione di valori: più autentici, eleganti, diretti al cuore i vini della cosiddetta seconda linea; più artefatti, pesanti, squilibrati i primi attori. Il legno e le pratiche di cantine sembrano ancora primeggiare, pur non mancando alcune eccezioni positive.

Innanzitutto la raffinata eleganza, quasi sfumata come il paesaggio della Gioconda, dei vini di Ar.Pe.Pe. Sempre in perfetto equilibrio tra profumi di controllata evoluzione e vivi ricordi di tannini stemperati dal tempo. Sublimi e riposanti. I blasonati vini di Negri sembrano, invece, riflettere perfettamente quanto detto prima: molto più invitante il Sassella Le Tense che il celeberrimo 5 Stelle, invaso dal legno. Ottima l’interpretazione dello Sforzato nel Corte di Cama di Mamete Prevostini, per me sicuramente il migliore sforzato della manifestazione, attento a non cadere nella marmellata e nella potenza inutile, prediligendo i profumi nobili e autentici del nebbiolo.

Tuttavia, chi mi ha veramente impressionato, riuscendo ad accendere una luce di immediatezza, di vitalità, di semplicità e di equilibrio perfetto è stato il Grumello Ortensio Lando di Luca Faccinelli. Profumi discreti che si aprono la strada verso il naso invadendolo dei sentori balsamici tipici del vero nebbiolo. Un gusto minerale, largo, appagante, denso di sfumature, che non vuole lasciare il palato. I giovanissimi Giovanna e Luca mi hanno fatto conoscere un piccolo grande capolavoro di finezza e misura, emozionante nella sua apparentemente semplice (in realtà ben più complessa) immediatezza. Bravi e simpatici veramente. Al prossimo viaggio in Valtellina non mancherò certo di andare a visitare il loro aperto sorriso e la loro piccola e deliziosa realtà.

Non posso tralasciare i due produttori valdostani, vicini di casa del mio Piemonte. Non trascendenti i nebbioli della Cooperativa di Donnas, inferiori alle aspettative e ai ricordi di qualche anno fa (mancava però il Napoleon). Grande sorpresa positiva, invece, per i vertici raggiunti da La Kiuva. Conoscevo la Cooperativa per la corretta esecuzione dei bianchi e dei rossi, e per la invitante trattoria, ma questa volta ho trovato un marcia in più. Si è sicuramente aperta una nuova strada, legata alla situazione ambientale, senza inutili tentativi di forzature atipiche. Sincero e schietto il Picotendro, così come l’Arnad Montjovet base che promette una ben più ricca storia futura. Meraviglioso e puro nella sua compiaciuta importanza l’Arnad Monjovet Superiore: una vera chicca che sembra seguire in grande la via aperta dai fratelli minori. Sono sicuro che i vini di La Kiuva faranno sicuramente parlare di loro nel prossimo futuro e non mancherò certo di andare presto a trovare una delle anime della cantina, Alberto Capietto, che trasuda volontà e passione. E poi ha promesso di farmi assaggiare il loro nuovo capolavoro di prossima uscita: un passito di quelli veri, da tagliare con il coltello!

Tra un po’ di curiosità e tanta rassegnazione mi sposto verso i nebbioli stranieri. Per adesso nessun pericolo: ancora niente di comparabile con il re dei vini italiano. Tuttavia, non tutto è da scartare e qualche spiraglio si è aperto, soprattutto in Australia. Le colline sono molto simili alle Langhe, anche se il terreno è più antico e diverso. Sorprendenti i nebbioli di Fletcher. Profumi che ricordano il nostro grande vitigno anche se permeati da sentori esotici. Il giovane che li presenta dimostra serietà e passione, oltre che una profonda conoscenza delle caratteristiche peculiari del vitigno. Penso che sia da seguire attentamente.

Altrettanto buoni i nebbioli di Pizzini, di origine italiana. Sincero e nitido il Coronamento del 2004, addirittura commovente il Nebbiolo 2001, che riesce a trasmettermi quei sentori balsamici che solo il vero nebbiolo sa donare. Niente da fare invece per la California, il Sud Africa e il Messico. Sono a volte anche succosi e beverini, ma niente hanno a che vedere con il nebbiolo. Strano e ancora incomprensibile per me il brasiliano Lidio Carraro Singular. Sicuramente “singolare”, di una certa efficacia, in cui non vedo ancora un vero legame con il “nostro” vitigno. Da seguire, comunque.

Che dire? Bella manifestazione, vini interessanti, buoni, a volte ottimi. Tutto ciò, ovviamente e giustamente, legato al mio soggettivissimo approccio personale. Soprattutto, però, un gran calore umano, lunghe chiacchierate, forse nuove amicizie che potrebbero nascere grazie al vino.

Cosa si può volere di più? Punteggi, seriosità, descrizioni didascaliche? No, di fronte al vino sono solo noia…

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