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Serrapetrona Vernaccia Nera doc Morò 2006 – Fontezoppa

Sottozona/Cru: Serrapetrona (Macerata)

Vitigni: vernaccia nera

Data assaggi: settembre 2011

Il commento:

Il rubino qui intende sfidare tenacemente il tempo, concedendosi persino tonalità scure “in odor di melanzana”; annunciano un naso affascinante, sfaccettato, arioso, viscerale, di meditata e coinvolgente evoluzione: prugna, mora, cannella, pierre à fusil, pepe (tanto pepe) e viola; spunti terziari di tabacco, terra e rabarbaro. Di sensuale selvatichezza. Facile perdersi.

Al palato è morbido e setoso, ricco e levigato. Un palato sapientemente “consapevole”, dove le voci gustative disciplinatamente si fondono in un affresco equilibrato, quasi un contrappasso rispetto all’intensità veemente di quel naso. Eppure è scattante, sapidissimo e reattivo, dalla lunga scia speziata. L’effetto è addirittura rinfrescante, l’alcol c’è ma non lo senti: un gioiellino di forte espressività e caratterizzazione varietale.

Checchennedica il prezzo ambizioso (sui 50 euro nelle enoteche d’Italì) non ho saputo sfuggire (non ho voluto sfuggire) alla seducente provocazione dei suoi profumi, alla carnosa consistenza della sua bocca. E’ Vernaccia Nera. Tutta roba buona per il futuro.

La chiosa:

Ritorno dopo tanti anni ai Colli Maceratesi e alla Vernaccia Nera. Di più, ritrovo Serrapetrona stampigliata in fiera evidenza sopra una etichetta. Segno buono. Segno che c’è qualcuno che ci ha creduto. Non solo quindi l’indimenticata Pianetta di Càgnore della famiglia Ottavi, non solo la generosa Vernaccia della famiglia Quacquarini: da oggi c’è anche Morò a segnare la strada. Strada buona per andare.

Certo il progetto Fontezoppa poggia su fondamenta solide. E su molteplici direttrici varietali. Forse son quasi troppe le etichette in gioco, ma la voglia di provare e sperimentare appare insopprimibile. Vivaddio, con una decisa volontà a ben caratterizzare il raccolto, senza sfiorare ovvietà. Solo pura forza comunicativa. Per vini decisi, ficcanti, pieni, polposi eppure oltremodo contrastati e dinamici. E’ padronanza tecnica che non spadroneggia, ma solo accompagna -senza opprimerla- un’espressività fin quasi selvatica.

Ritorno dopo tanti anni ai Colli Maceratesi. Ed è un bel vedere.

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