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Union des Grands Crus de Bordeaux: la tappa milanese per presentare i Bordeaux 2009

Milano, 7 novembre 2011. Dopo la partecipazione al Merano Wine Festival del 5 e 6 novembre, l’Union des Grands Crus de Bordeaux fa tappa a Milano per presentare la sua annata 2009, sia per i vini rossi, sia per i bianchi che per i vini dolci. Stupisce, per un profano che si avvicini a questo mondo, quanto a Bordeaux le cose funzionino in modo preciso e coordinato. All’appuntamento milanese, nella conferenza stampa introduttiva, davanti a una quarantina di operatori e giornalisti, si paravano, dietro la guida della Presidentessa dell’Union Sylvie Cazes, settanta -dico settanta- produttori dei migliori crus bordolesi. Vederli in piedi, schierati come una pacifica legione, in rappresentanza di chateaux con alle spalle onori e storie ineguagliabili… faceva sicuramente un certo effetto. Coordinatissimi in tutto: ogni chateaux presente con un solo vino, il premier vin, e una stessa annata, il 2009.

L’Union des Grands Crus de Bordeaux

L’Union riunisce 132 produttori con terreni in altrettanti grands crus. Per dare un’idea di che cosa sia l’Union all’interno del più vasto mondo delle appellations bordolesi: la regione di Bordeaux ha 120.000 ettari vitati, con una produzione media annua di 5.300.000 ettolitri, divisi su 57 appellations. L’Union des grands Crus si situa al top della produzione, e tocca solo le appellations di: Graves, Pessac-Léognan, Listrac, Moulis, Haut Médoc, Médoc, Margaux, Saint Julien, Pauillac, Saint Estèphe (rive gauche, ovvero alla sinistra della Gironda, vicini alla città di Bordeaux), Saint Emilion e Pomerol (rive droite, a destra della Gironda, nello specifico a destra del Dordogne), Sauternes, Barsac (vini dolci della parte sud della denominazione). Le rese medie per ettaro, a fronte dei 60-62 ettolitri per l’intera regione, nei grands crus scende verso 42-46 ettolitri, con punte dei 20 ovviamente nel Sauternais.

A Bordeaux l’Union, oltre a guidare la settimana delle degustazioni en primeur dedicata alla stampa e agli operatori (di cui gli articoli di Fernando Pardini hanno dato ampio resoconto), organizza anche un evento più “turistico” per appassionati e consumatori, il Weekend des grands crus, sempre in primavera, che il prossimo anno si svolgerà il 12-13 maggio (in quella occasione ogni chateau presenterà due vini, ovvero l’ultima annata e un’annata vecchia).

La trasferta italiana rientra nella strategia di comunicazione a livello mondiale che l’Union è impegnata a portare avanti; si tratta di circa 50 eventi all’anno, e per quanto riguarda l’Italia è in via di definizione il programma per i prossimi anni che prevede, oltre alla partecipazione a Merano con 40 produttori, un evento come quello presente, da alternare annualmente tra Roma e Milano.

La geografia

Il vigneto bordolese è un’estesissima zona nei pressi dell’estuario della Gironda, intorno alla città di Bordeaux. L’orografia è assai regolare, con terreni a poche decine di metri sul livello del mare e vigne prevalentemente su terreni pianeggianti o con dolci declivi. Il fiume divide il bordolese in due macroaree: la cosiddetta rive gauche (la sponda a sinistra del fiume) e la rive droite. Nella prima, dove tradizionalmente prevale il taglio tra cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot, si dispongono da nord a sud: Médoc, Saint-Estèphe, Pauillac, Saint-Julien, Haut-Médoc, Listras, Moulis, Margaux (tutti a nord del capoluogo), Pessac-Léognan, Graves, Barsac e Sauternes (a sud di Bordeaux, con questi ultimi due a prevalenza di vini dolci). A est di Bordeaux, più verso l’interno, oltre il fiume Dordogne, le due appellations di Pomerol e Saint-Émilion, che si differenziano per un più accentuato uso del merlot nei loro uvaggi.

L’annata 2009

Rossi

Patrick Maroteaux, co-proprietario dello Château Branaire-Ducru, illustra le caratteristiche dell’annata relativamente ai vini rossi. Un millesimo splendido, da antologia come il successivo 2010 (mentre il 2011 appena vinificato viene definito interessante, ma non al pari delle due precedenti annate). Per il 2009 le condizioni meteo sono state perfette, con fioritura e invaiatura precoci, un’estate equilibrata, calda ma senza eccessi, e una pluviometria favorevole, con agosto e settembre particolarmente secchi. Questo ha portato a rossi con una bella presenza di frutto, grande precisione, profondità, freschezza, potenza ed equilibrio.

Bianchi secchi

Tocca a Tristan Kressmann (Château LaTour-Martillac) parlare dei bianchi secchi, che sono circa un 10% della produzione a Bordeaux e si concentrano nella zona delle Graves. Qui il sauvignon è assai precoce, garantendo una vendemmia intorno all’ultima settimana di agosto, in condizioni climatiche perfette. Spesso in questa regione le annate mediocri per i rossi (ad esempio la 2007) sono state grandi annate per i bianchi. Per il 2009 il caldo equilibrato in luglio-agosto ha dato vini dotati di buona acidità e concentrazione. Per il 2011 le piogge di metà luglio e lo splendido agosto fanno sperare in un vino di buon equilibrio.

Dolci

Michel Garat, dello Château Bastor-Lamontagne, presenta infine le appellations dolci, ovvero Sauternes e Barsac. Anche per i vini dolci il 2009 è stata una grande annata, paragonabile a millesimi quali il 2001 e 2007. Anzi per gli ultimi tre anni (2009-10-11) si può parlare di una trilogia eccezionale, come quella che si presentò nei millesimi 1988-89-90, con tre grandi vini dotati ciascuno di stili differenti. L’insediamento della Botrytis (la muffa nobile che sta alla base della produzione dei Sauternes) è avvenuto tra fine settembre e ottobre, con vendemmia assai precoce, dalla metà di settembre alla metà di ottobre, ma ormai questa è una costante degli ultimi anni. I vini che ne nascono sono quindi potenti, ricchi di frutto e di acidità.

Gli assaggi

È il caso di fare una premessa: le mie saranno note di un approccio più emotivo che non una descrizione sistematica. Di sicuro è stata una sfida, un gioco a cercare di carpire, se non tutto, almeno una parte, un lampo di meraviglia in vini che tra l’altro sono ancora in fase davvero giovanile. Va detto che il livello generale dei campioni era senza dubbio eccezionale, senza nessuna sbavatura, senza indecisioni. Va anche detto della cortese discrezione dei produttori bordolesi, inclini a far conoscere i vini più con l’assaggio diretto che con le parole. Mi ha colpito la completa disponibilità a dichiarare senza problemi l’esatta percentuale dei vitigni all’interno del taglio dell’annata (cosa che non davo del tutto per scontata, mannaggia la mania italica di voler sempre sapere i vitigni…).
Gli assaggi (per limiti oggettivi di… tolleranza alcolica) si limitano ai rossi. (per i Sauternes, segnalo le recenti note di Fiorenzo Sartore su Intravino riguardo gli ultimi assaggi meranesi.) Utilissimi, per conoscere i vini bordolesi, gli articoli di Fernando Pardini qui su L’Acquabuona (dove si parla dell’annata 2010 en primeur) e gli scritti di Rizzari e Gentili, sul blog vinoso dell’Espresso.

Domaine de Chevalier 2009 (Pessac-Léognan, Cru Classé)
65% cabernet sauvignon, 30% merlot, 3% petit verdot, 2% cabernet franc

Il suo rubino intenso lancia grassi strali violacei, il naso è complesso, signorile, di grande equilibrio tra la frutta e la componente speziata. La bocca è viva e leggiadra, si potrebbe dire “in levare”, non giocata sulla potenza ma sull’equilibrio. La sua è una levità simpaticamente ingannevole, perché qui abbiamo davanti un signor vino, sfaccettatissimo e lunghissimo. Con un grande futuro davanti (e non è un augurio, è una certezza).

Château La Gaffelière 2009 (Saint Emilion, Premier Grand Cru Classé) (14,5% alc)
90% merlot, 10% cabernet franc

La preponderanza del merlot in questo vino è più che esplicita, ed è destinata a crescere negli anni (in azienda dichiarano che l’indirizzo è quello di arrivare a un 100% di merlot). Questo 2009 è giovanile nel colore, con un naso dotato di grande classe, sobrietà e controllo. La sua è una ricchezza non urlata: in bocca è elegantissimo e discreto, il frutto è esplicito e sereno, e invoglia a bere e ribere. Un vino che si potrebbe dire intellettuale e sportivo, scattante e pensoso allo stesso tempo. Grande davvero.

Château La Tour Figeac (Saint Emilion Grand Cru Classé)
(14% alc)
65% merlot, 35% cabernet franc

Colore impenetrabile, naso animale, con qualche irruenza alcolica da domare, e un bel frutto in sottofondo. In bocca è largo, masticabile, con note balsamiche ad alleggerirlo. Di buona lunghezza il finale, con tannini ancora da smussare. Da attendere.

Château La Croix de Gay 2009 (Pomerol) 13,5% alc
95% merlot, 5% cabernet franc

Il suo rubino è intenso, naso scattante che si divide tra note vegetali e note complesse che richiamano la lacca. Bellissima progressione in bocca, anche se il finale appare leggermente asciutto. Un vino che alla potenza preferisce scatti, lampi di personalità. Sicuramente interessantissimo, da riassaggiare quando il tempo gli avrà dato maturità.

Château Maucaillou 2009 (Moulis-en-Medoc)
51% cabernet sauvignon, 42% merlot, 7% petit verdot

Dall’area di Moulis-en-Medoc, poco più a nord di Margaux, questo vino da 300.000 bottiglie di produzione (lo chateau conta circa 90 ettari) si presenta caldo, speziato, con in sottofondo note balsamiche e fumé. Forse l’alcol ha ancora qualche acuto da mettere a posto. In bocca è ricco, vivace, e rispetto alle sensazioni olfattive è più dinamico. Lungo il finale, con bei tannini già vellutati. Un bel viaggio.

Château Chasse-Spleen 2009 (Moulis-en-Medoc)
55% cabernet sauvignon, 40% merlot 5% petit verdot

Naso che “urla” già all’avvicinarsi al bicchiere: una boccata d’aria felice: concreto, fruttato, ricco e ampiamente sfaccettato, tra alternanze animali e fruttate. In bocca è sapidissimo, vivo e godibile. Solo un po’ da attendere, ma vorrei incontrarlo tra 15 anni!

Château Belgrave 2009 (Haut-Médoc)
46% merlot, 46% cabernet sauvignon, 4% cabernet franc, 4% petit verdot

Parto dalla bocca, che qui è l’elemento preponderante: dolce e sapida allo stesso tempo, vivace e piacevolissima, davvero bevibile. Naso più tranquillo con note di gioventù alcolica ancora da aspettare.

Château Kirwan 2009 (Margaux)
45% cabernet sauvignon, 30% merlot, 15% cabernet franc, 10% petit verdot

Dall’areale di Margaux, una delle perle dell’Haut Medoc, riva sinistra della Gironda, un vino vestito di rosso porpora intenso, il cui naso riporta direttamente ai frutti rossi (lampone, mora). La bocca sconvolge per la concretezza fruttata e la densità dell’impressione: forte, potente, per certi aspetti anche piccante. Un gran vino, da attendere assolutamente.

Château Beychevelle 2009 (Saint-Julien, Cru Classé)
62% cabernet sauvignon, 31% merlot, 5% cabernet franc, 2% petit verdot

Riva sinistra girondina, a nord di Margaux e proprio prima di Pauillac, ecco la zona di Saint-Julien: un’area molto ristretta, ma fitta di chateaux di altissimo livello. Il vino mi viene presentato direttamente da Philippe Blanc, direttore di questo chateau che fa parte di una società per azioni bordolese, la Grands Millésimes de France. Il rubino di questo vino è intenso e giovanissimo, e lancia strali violacei. Negli appunti ho scritto: “Naso soave, punto.” Nient’altro da aggiungere, perché qui i frutti e le vaniglie vanno a farsi benedire. È un vino eccezionale e basta. Scorre come seta in bocca, è una carezza che rasserena l’animo. Non chiedetemi altro, qui io sono fuori scala.

Château Lagrange 2009 (Saint-Julien, Grand Cru Classé)
65% cabernet sauvignon, 28% merlot, 7% petit verdot

Una realtà da 117 ettari e 300.000 bottiglie l’anno, questo chateau classificato 3ème grand cru nella classificazione del 1855. Molto giovane, sia alla vista che al naso (ancora poco decifrabile), ma in bocca è ottimo, fruttato, ficcante grazie alla sua notevole sapidità. Piacevole e lungo, per adesso la nota alcolica lo affatica un po’.

Château Léoville Barton (Saint-Julien, Cru Classé)
74% cabernet sauvignon, 23% merlot, 3% cabernet franc

La famiglia Barton vanta due aziende a Saint-Julien: Château Langoa Barton e Château Léoville Barton. Il Léoville Barton, nato da terreni ghiaiosi con substrato d’argilla, è il vino che nella degustazione si è rivelato più reattivo, meno riconducibile a paradigmi fissi. Denso nel bicchiere, di un porpora pieno, al naso denuncia subito la sua gioventù e si presenta con un po’ di ritrosia. Ne esce una bella nota fruttata, leggermente offuscata dall’alcol. In bocca dà il meglio di sé. È vivace, si direbbe irruento, piccante, sapido, scattante, di grande lunghezza. Lasciato a ossigenare nel bicchiere, le sue sfaccettature e la sua godibilità aumentano ulteriormente. Chissà in una fase evolutiva più matura! Dovendolo sintetizzare in due parole, io direi: forza e intelligenza.

Château Pichon-Longueville Comtesse de Lalande 2009 (Pauillac, Cru Classé)
45% cabernet sauvignon, 35% merlot, 12% cabernet franc, 8% petit verdot

Dal cuore delle appellations bordolesi, Pauillac, ecco questa azienda, fresca acquisizione da parte della maison di champagne Louis Roederer. Naso ricco e sfaccettato, un vino di coerenza e di gran classe, fine, fresco e bevibile. Molto lungo al palato.

Château de Pez 2009 (Saint-Estèphe)
47% cabernet sauvignon, 44% merlot, 3% cabernet franc, 3% petit verdot

Dalla zona a nord di Pauillac, Saint-Estèphe, anche questa azienda è (dal 1995) di proprietà della Louis Roederer. Naso complesso giocato sul versante cupo e ombroso, con sentori animali e in lontananza note balsamiche. Bello anche in bocca, ma di sicuro sarà più interessante fra alcuni anni.

Château Cos Labory 2009 (Saint-Estèphe Cru Classé)
60% cabernet sauvignon, 35% merlot, 5% cabernet franc

Tre parole: fine, fine, fine. Denso e piacevole, vellutato al palato, carezzevole e di gran classe al naso… gli mancano solo alcuni anni d’invecchiamento per farne un capolavoro.

 

Nelle foto:
Sylvie Cazes, presidentessa dell’Union des Grands Crus de Bordeaux e direttrice generale dello Châtheau de Pez
Patrick Maroteaux, presidente e co-proprietario dello Château Branaire-Ducru
Michel Garat, amministratore dello Château Bastor-Lamontagne

Union des Grands Crus de Bordeaux   www.ugcb.net

 

 

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