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Tè verdi dal mondo

Il tè verde che più comunemente consumiamo in Italia è cinese, ed è il classico Gunpowder (il nome originale è Zhu Cha). Ve ne sono anche altri, sempre cinesi, che godono – a ragione – di una certa notorietà, primo tra tutti il gustosissimo Lung Chin. Molto rinomata è anche la famiglia dei tè verdi giapponesi: Sencha, Gyokuro e Matcha, i quali però, dopo il disastro nucleare di Fukushima e il conseguente fall-out radioattivo su buona parte del territorio dell’arcipelago, non godono certo di buona fortuna (vedi a questo proposito un mio precedente articolo su questo argomento).

Ciò che non è molto noto  è che anche in altre zone dell’Asia vengono prodotti dei tè verdi, alcuni dei quali sicuramente in grado di competere con i più blasonati cugini cinesi e giapponesi, ma tutti comunque degni di interesse.

Partiamo dall’India. La regione del Darjeeling è famosa per la produzione del tè nero che porta lo stesso nome; il primo dei tè verdi che vogliamo recensire viene proprio di là. Si tratta dello Steinthal: gusto delicato, infusione limpida, aroma gradevole. Devo però ammettere che non ho trovato in esso nessuna nota particolare che si imponga e che lo caratterizzi; potremmo dire che non ha una grande personalità. A seconda di cosa si richiede a un tè questo non è necessariamente un difetto; Steinthal è un tè che si può gustare al mattino come nel tardo pomeriggio; se preparato nel modo corretto (come moltissimi verdi l’acqua non deve essere troppo calda, massimo 70 gradi, ed è richiesto un primo risciacquo delle foglie), lascia una sensazione gradevole.

Rimanendo sempre dalle parti del subcontinente indiano, un tè interessante proveniente dall’isola di Ceylon è Idulgashinna. Forse qualcuno dei lettori conosce un tè nero che porta lo stesso nome; di fatto le piantagioni di origine sono le stesse, quello che cambia tra il tè verde e quello nero è – come è noto – la lavorazione. Come il Darjeeling, anche lo Sri Lanka ha una tradizione sulla produzione di tè neri molto noti e rinomati, ma non sui verdi. In effetti, anche in questo caso, come per Steinthal, non si ravvisa alcun difetto ma neanche un carattere forte che si imponga per qualche particolare caratteristica. Idulgashinna richiede una particolare preparazione che lo distingue da tutti gli altri tè verdi. Oltre a non avere bisogno del risciacquo delle foglie, questo tè vuole l’acqua estremamente calda, addirittura 100 gradi. D’altronde, guardando la foglia grande e robusta, si capisce come essa non tema una temperatura così elevata.

Passiamo infine al Kanchanjangha, un tè verde dal Nepal, abbastanza raro e con un carattere decisamente più forte rispetto a quelli visti sopra. La preparazione è quella tipica della maggior parte dei verdi (risciacquo delle foglie e acqua non troppo calda), l’aroma è intenso e il gusto dolce ed erbaceo si avvicina a quello dei più rinomati tè verdi cinesi. Kanchanjangha ha sicuramente una certa forza, ed è quindi adatto per accompagnare la prima colazione, ma non è fuori luogo in altri momenti della giornata. C’è da dire che anche in questo caso, come nei precedenti, si tratta in un certo senso di una anomalia essendo la produzione del Nepal più consolidata sui neri (abbastanza noti sono il Fikkal e il Maloom); di fatto il Kanchanjangha è l’unico tè verde di una certa importanza che viene da quella regione.

Oltre a un prezzo ragionevole, Steinthal, Idulgashinna e Kanchanjangha condividono un’altra importante caratteristica: il fatto che siano disponibili produzioni da agricoltura biologica, una cosa da considerarsi senz’altro positiva. Infine, rinnoviamo il consiglio che accompagna ogni recensione, vale a dire quello di assaggiare questi tè per sperimentare di persona tutte le loro grandi o piccole potenzialità.

(Foto: foglie di Idulgashinna – fonte: teaway.it)

One Comment

  • annamaria ha detto:

    Bello, grazie mille. Sono alla ricerca di un buon the verde, su sorgentenatura ho visto che ne esistono di tante varietà e non essendo esperta in materia mi sono sentita un po’ confusa sulla scelta. Interessanti anche le indicazioni sulla temperatura dell’acqua e il risciacquo/non risciacquo delle foglie, non conoscevo queste accortezze nella preparazione del the verde, forse per è per questo che quello comprato al supermercato mi veniva sempre un po’ amaro?

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