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Ossobuco Day contro la falsa cucina italiana

Il tam tam in difesa della tradizione culinaria del Belpaese parte dalla rete e sceglie l’ossobuco in gremolada per dire no alle imitazioni, sventolando in alto l’orgoglio di un’autentica cucina made in Italy. Martedì 17 gennaio il piatto milanese sarà il simbolo della V Giornata Internazionale delle Cucine Italiane (IDIC – International day of Italian Cuisines) ed esprimerà il meglio di sé negli appuntamenti che si avvicenderanno tutto attorno il globo, culminando a Mosca negli oscar dell’enogastronomia italiana nel mondo: i Grana Padana Italian Cuisine Worldwide Awards.

Ieri in collegamento tra Milano, New York e Mosca, c’è stata la presentazione dell’evento. Durante la giornata di festa sono stati annunciati i nomi di quei personaggi che nel corso del 2011 o nella loro carriera si sono distinti per la promozione o la difesa all’estero della nostra cultura a tavola. Si tratta di Silvia Bernardini (Messico), Umberto Bombana (Hong Kong), Donato De Santis (Buenos Aires), John Mariani (Usa) e Andrey Kovalev (Russia), di cui scriviamo alla fine dell’articolo. Inoltre è stato assegnato un premio speciale alla carriera a Mario Caramella, chef del ristorante Forlino di Singapore, che ha ricevuto un alto numero di voti favorevoli.

Quest’anno dunque, sarà l’ossobuco in gremolada (quest’ultima è costituita da un abbondante trito di odori ed aromi) a raccontare la nostra storia nel piatto perché è una delle ricette italiane più conosciute all’estero. Se infatti proviamo a cercare su Google notizie sul taglio bovino che dà vita a uno dei piatti meneghini più tipici, solo in inglese produce quasi 2 milioni di risultati in mezzo secondo. Ciò rende bene l’idea della sua popolarità ma anche del perché sia tanto imitato a qualsiasi latitudine. Ottimo motivo per far sì che il 17 gennaio migliaia di cuochi, ristoratori e food lover si cimentino, all’unisono, in questo gustoso piatto seguendone la ricetta autentica. Sarà una mobilitazione di massa contro i taroccamenti cui sono quotidianamente sottoposti la nostra cucina e i nostri prodotti, ma anche un riflettore acceso sui cuochi e i ristoratori di cucina italiana che nel mondo si battono per la sua autenticità. Un settore, quello della gastronomia nazionale esportata oltre confine, che coinvolge almeno 70mila punti di ristoro, con oltre 800mila addetti di cui poco più di 1/3 di origine tricolore. Promotore e coordinatore: itchefs-gvci.com, network di oltre 1800 cuochi, ristoratori e culinary professional che lavorano in 70 paesi del mondo e che, quotidianamente, si ritrovano nel Forum del GVCI (Gruppo Virtuale Cuochi Italiani).

“E’ fondamentale in tempi di crisi come questo, mantenere la competitività dell’Italia sui mercati internazionali. Ciò si ottiene solo con eventi che irrobustiscono l’immagine e la cultura che accompagna i nostri prodotti, soprattutto quelli agroalimentari”, dice Rosario Scarpato, direttore della IDIC 2012 e co-fondatore del GVCI.

Il lancio dell’appuntamento è stato occasione per una festa corale che da New York, sotto la regia di Cesare Casella, noto chef di origini italiane leader di itchefs-GVCI negli Usa e direttore degli Italian Studies all’International Culinary Center, ha visto esibirsi talentuosi colleghi capeggiati da Gennaro Esposito (Taverna del Saracino, Vico Equense) e Pino Cuttaia (La Madia, Licata). Tra questi: Gianluca Fusto (grande pasticcere italiano), Pietro Zito (esperto di pasta fatta a mano), Simone Fracassi (mastro salumiere toscano) e Domenico Crolla (autore di pizza di qualità). Tutto questo in collegamento video tra le tre metropoli coinvolte (New York, Mosca e Milano), mentre Matteo Scibilia, cuoco lombardo doc, preparava un autentico ossobuco in gremolada.

Chi sono i vincitori dei Grana Padana Italian Cuisine Worldwide Awards:

Silvia Bernardini: insegnante, ricercatrice gastronomica e cuoca, originaria di Milano, ha un ristorante (Línvito) a Veracruz, in precedenza a San Miguel de Allende. Silvia educa all’autentica cucina italiana e ai valori di Slow Food. Veracruz è una delle città più tormentate dalla lotta tra bande narcos messicane. Il 2011 è stato un anno difficile per il suo ristorante a causa del contesto di violenza, ma lei è riuscita a tenerlo aperto, oasi di pace e piacere. È riuscita anche a pubblicare un libro (“La cocina italiana con ingredientes criollos”, in collaborazione con la madre, la scrittrice Lidia Vigliardi Paravia) proprio per avvicinare il grande pubblico messicano alla cucina italiana.

Umberto Bombana: nel 2011 Umberto, a coronamento di una carriera finora eccellente, ha ricevuto una serie di prestigiosi riconoscimenti. Tra questi: la terza stella Michelin per il suo ristorante italiano di Hong Kong (unico cuoco italiano fuori dell’Italia ad ottenerla con un ristorante italiano), è stato votato Chef degli Chefs (Premio Miele).

Donato De Santis: il cuoco milanese (di origini pugliesi) Donato De Santis si è confermato nel 2011 il più efficace comunicatore di cucina italiana, non solo in Argentina, ma in tutto il Sudamerica di lingua spagnola, grazie ai sui libri e soprattutto ai seguitissimi programmi del Canale El Gourmet. Il suo Cucina Paradiso è stato incoronato miglior ristorante italiano dell’Argentina 2011 (Guia Oleo). Donato ha ricevuto il numero più elevato di nominations. http://www.dadonato.com/

Andrey Kovalev: imprenditore russo, vive a Mosca. La sua passione lo ha guidato a pubblicare la rivista in russo “Buona Italia”, dedicata esclusivamente all’enogastronomia italiana. Un progetto unico nel quale ha investito non solo in termini economici ma anche culturali.

John Mariani: giornalista enogastrnomico, collaboratore di prestigiose testate, autore di libri, ma molto altro ancora, nel 2011 ha pubblicato “How Italian Food Conquered the World” un eccezionale libro che è già un classico per chi si occupa di enogastronomia italiana nel mondo. La tesi di fondo è che la cucina italiana ha cambiato la maniera di mangiare di molte nazioni del mondo.

 

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