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Terre di Toscana 2012. Ritratti/2: Maremma, Montecucco… Insomma, il grossetano

Continua con la provincia di Grosseto e con la sua salvifica articolazione in terroir distinti e distintivi la galleria di ritratti dedicati ai protagonisti del prossimo Terre di Toscana. Non c’è da morir di noia, proprio no, se solo scorriamo le referenze. E non ci sarà da sorprendersi se ci troveremo di fronte a vini ottimamente caratterizzati, spesso e volentieri figli legittimi della loro terra. Dalle alture del Montecucco alla Maremma Morelliniana, fino ad incrociare il Monteregio di Massa Marittima, sarà bello apprezzare le differenze di stile, sarà bello apprendere le diverse sensibilità interpretative in gioco.

No, non si muore di noia. Anzi, ci sarà da rivedere alcuni luoghi comuni, che ancora echeggiano qua e là nei discorsi annoiati dei salotti demodé, ma forse non trovano poi più tanta ragion d’esistere se solo stiamo ai progressi effettuati in questi ultimi anni dalle emergenze qualitative del territorio. Se solo stiamo ai processi innescati dalle coscienze critiche migliori. Ci sono diversi indirizzi stilistici in gioco, è vero. Tutti comprensibili, tutti giustificabili. Quel che c’è di nuovo è la misura, è il calbiro, è il buon senso. Come quello di ripensare a un percorso e sforzarsi casomai di migliorarlo, qualora ce ne fosse bisogno, fino a quando l’idealità non collimi con la prassi. Ecco, fra i produttori grossetani presenti a Terre di Toscana ci sembra di respirare un’aria così, ci sembra di cogliere il salvifico sforzo di far “coincidere” i vini con le persone che li fanno. Ed è tutta un’altra storia!

Alberese

Un progetto di salvaguardia ambientale tutto da scoprire, e da vedere, quello che la Regione Toscana ha inteso realizzare in questo lembo affascinante di Maremma. Fra i vari indirizzi agrozootecnici brilla per continuità e sincerità espressiva la proposta vinicola. Grazie soprattutto a Morellino tipologicamente ben connotati, fragranti e senza pruriti da prim’attore. Proposti perdipiù a prezzi calibrati.

Ampeleia

Dalle alture di Roccatederighi una proposta maremmana che va assumendo una fisionomia tutta sua. La composita combinazione varietale si traduce in vini che non giocano le loro carte su potenza, calore e frutto, bensì su compostezza, profondità e dettaglio, grazie al particolare microclima dei luoghi. C’è lo zampino della vignaiola trentina Elisabetta Foradori nel progetto: l’approccio biologico alla campagna va estendendosi sempre più.

Casavyc

Realtà recente ed ambiziosa quella di Viviana Filocamo, che dalle alture di Poggioferro, nei pressi di Scansano, va caratterizzandosi con Morellino aggraziati nelle forme e particolarmente ispirati sul piano del fraseggio aromatico. Ai classici del territorio si uniscono due vini-vitigno che intendono testimoniare la passione della proprietà verso le rispettive tipologie: Pinot Nero e Syrah. Due vini-vitigno che non passeranno di certo inosservati.

Castello di Potentino

Un posto incantato nella pedemontana Seggiano, sotto l’influsso del Monte Amiata. E una particolare sensibilità espressiva. Nascono a Potentino vini evocativi, che fanno della schiettezza, delle sfumature di sapore e della leggiadria le armi pacifiche di un privilegio. Charlotte Horton coltiva qui, con cure amorevoli, 4 ettari di vigneto a dominante sangiovese, alicante e pinot nero. I rossi della casa hanno un tratto gustativo riconoscibile, e traducono fedelmente le potenzialità di un luogo magico e antico.

Col di Bacche

Una manifattura sicura e un terroir particolare come quello di Cupi, nei pressi di Montiano, contribuiscono a realizzare vini di polpa e struttura, solari e avvolgenti, dotati di una “corrente” sapido-minerale che è poi la loro cifra. Dalla famiglia Carnasciali Morellino d’autore e un distintivo Merlot.

ColleMassari

Ottanta ettari di vigneti dislocati nelle zone più vocate della doc (ora docg) Montecucco, una cantina di grande funzionalità e un approccio biologico alla campagna costituiscono i solidi pilastri sui quali Claudio Tipa va costruendo la personalità dei propri vini, inappuntabili sul piano tecnico e anno dopo anno sempre più “sensibili” alle ragioni del terroir. Produzione sia in bianco che in rosso qui, dalla quale emergono le selezioni Montecucco Riserva e Lombrone (sangiovese in purezza).

Fattoria Le Pupille

Nome bandiera della “nuova” enologia maremmana, vero e proprio punto di riferimento per una idea più attualizzata del Morellino d’autore, la cantina di Elisabetta Geppetti, a oltre trent’anni dagli esordi, continua a “macinare” vini super curati, di ottima materia prima, sinuosi e sensuali che è tutto dire. Oltre ai rinomati Saffredi e Poggio Valente, menzione di merito vada al Morellino “base”: un vino di incrollabile affidabilità.

Montauto

Davvero eclettica e particolare la proposta di Riccardo Lepri, dal momento in cui qui si punta decisamente sui vini bianchi, pur trovandosi in provincia di Grosseto. Le altitudini e le esposizioni propiziano infatti inusuali doti di freschezza nelle selezioni di Sauvignon della casa, che hanno pochi eguali in Italia centrale. Al loro fianco un Vermentino, uno Chardonnay e un Bianco di Pitigliano di assoluta credibilità.

Poggio Argentiera

Dopo aver esplorato le “frontiere della modernità” con i suoi celebri Morellino, Gianpaolo Paglia è andato progressivamente rivisitando l’approccio alla campagna (biologico) e alla cantina (alleggerimento estrattivo, legni grandi). I suoi vini (non solo i Morellino, ma per esempio anche i sorprendenti Ciliegiolo prodotti insieme al suo braccio destro e collaboratore Antonio Camillo), sembrano respirare un’aria nuova. E se l’affidabilità e la precisione esecutiva non hanno mai fatto difetto, ora è il carattere ad affacciarsi con decisione nella produzione tutta. Bel viatico.

Salustri

La voce più autorevole della galassia Montecucco. A Poggi del Sasso vecchi appezzamenti piantati tanti anni addietro con un clone speciale di sangiovese, e riportati a piena vita con cure amorevoli dal vignaiolo Leonardo Salustri, crescono uve speciali per vini speciali. Concetti come carattere e complessità non sono un mistero da queste parti. Santa Marta e Grotte Rosse i due alfieri di una vocazione. In crescita le credenziali del bianco, da uve vermentino. Ineludibile l’incontro.

Tenuta di Montecucco

Forte di un parco vigneti disposto sui declivi più validi e promettenti dell’area Montecucco, la vasta tenuta che dà il nome alla denominazione, da qualche anno di proprietà di Claudio Tipa (ColleMassari, Grattamacco, e ora anche Poggio di Sotto), si muove e bene nel segno della caratterizzazione, soprattutto in tema sangiovese, piazzandosi non di rado ai vertici della tipologia grazie alle selezioni Le Coste (fisionomia più classica) e Rigomoro (fisionomia più “moderna”). Ma l’intera produzione sembra stimolata da impulsi tutti nuovi, tanto che anche dai vini cadetti ci si può attendere ben più di una mera e rassicurante affidabilità. In crescita.

Tenuta PoggioVerrano

Francesco Bolla, figlio d’arte (vi dice niente il nome Bolla collegato magari al Soave?), aveva un progetto in testa e l’ha realizzato. Correva l’anno 2000. Non un progetto facile, sia ben chiaro, da che l’obiettivo ha inteso valorizzare l’enclave di PoggioVerrano, nella campagna grossetana di Montiano, ricca di terreni calcareo-argillosi. Dapprima declinandone le potenzialità attraverso un classico Supertuscan (Dròmos), quanto meno se stiamo alle apparenze varietali, poi cimentandosi addirittura con il sangiovese in purezza (Dròmos L’Altro). Il percorso intrapreso ha già offerto stimoli interessanti e stilisticamente non scontati. Nel frattempo alla piccola schiera si sono uniti Chance, di più dichiarata matrice bordolese, e il peperino PoggioVerrano 3, rosso entry level di guizzante dinamismo e simpatia.

Tenuta Rocca di Montemassi

La dépendance maremmana della famiglia Zonin sta facendo passi commisurati alle sue gambe, a tutto vantaggio della credibilità. A distanza di qualche anno dalla nascita la produzione può contare oggi su una serie di etichette ben calibrate nella forma e nei prezzi, da cui emergono un caratteriale viognier (Astraio) e uno scanzonato sangiovese fresco e “compagnone” (Le Focaie). E se il Monteregio di Massa Marittima ricalca fedelmente la tipica solarità e avvolgenza dei rossi di matrice mediterranea, con il nuovo vino omonimo (Rocca di Montemassi) si è inteso alzare il tiro sul fronte della personalità. Già dalle prime avvisaglie, l’enclave di Gavorrano sembra aver trovato il suo cru.

Villa Patrizia

A proprio agio sia con la produzione di Morellino di Scansano che di Montecucco, la famiglia Bruni onora le aspirazioni e le intuizioni che furono del capostipite Romeo, che tanto ha contribuito alla rinascita in chiave qualitativa di queste terre. Oggi Villa Patrizia è artefice di vini curati ed espressivi, tipologicamente connotati e in grado di dire la loro con autorevolezza nell’ambito delle rispettive categorie. Lorneta, Istrico, Valentane e Orto di Boccio sono i nomi di etichette “rifugio” per chi è alla ricerca di schiettezza e personalità, per di più offerte a prezzi molto calibrati. Chiude la fila un bianco distintivo, Sciamareti, alla cui singolarità contribuiscono solo e soltanto vitigni radicati toscani. Bene così!

 

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