Il ristorante Mithos, a Roma

Di • 1 Mar 2012 • Rubrica: diLuoghi, Mangiare bere uomo donna
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Finalmente! Finalmente ho gustato Roma in modo diverso dal solito, lontana da affollati siti archeologici, non inserita per caso negli scatti di turisti nelle usuali rotte gastronomiche trasteverine!

In Ponte Lungo, negli anni ’60 del secolo scorso considerata zona periferica e popolare, ma oggi, grazie allo sviluppo urbanistico,  abbastanza centrale della città, la Roma dei turisti si ferma per dare ossigeno a quella più vera, di tutti giorni, fatta di un tradizionale pranzo domenicale in trattoria con famiglia o amici. E se hai amici romani ti puoi scordare ristoranti dai menù scontati per assaggiare una città più vera e dai gusti che non si limitano alla, seppur buona, coda alla vaccinara.

Il ristorante Mithos è proprio uno di questi. Innanzitutto, chiamarlo solo ristorante è un po’ limitativo. Sulla scia di termini modaioli che descrivono con concept store tutti quei negozi che offrono una pluralità di tipologie di prodotto, così Mithos potremmo definirlo un concept restaurant. Perché? Per il semplice motivo che, oltre ad essere il tradizionale ristorante e bar, per chi desidera gustare un po’ di sana cucina con piccoli assaggi, lì è possibile anche crogiolarsi in un aperitivo, e se proprio non si vuole rinunciare al gusto anche a casa, comprare uno dei tanti prodotti di qualità sugli scaffali.

Ma torniamo al pasto principale: il pranzo della domenica. Innanzitutto, partiamo dal locale. Siamo stati accolti da un ambiente che combinava il design moderno con oggetti di recupero come i tavoli o le sedie di un vecchio cinema. Il che conferiva un tocco vintage tanto apprezzato ultimamente, senza però eccedere nel richiamo a giogionismi retrò. Fortunatamente le ampie vetrate e la posizione lo rendevano luminoso ed accogliente, senza però dare l’impressione di mangiare in piazza, che alle volte blocca le mandibole ancora prima dello spirito.

L’attenzione alla stagionalità del prodotto già si notava dal menù del pranzo non molto ampio, ma studiato per venire incontro ai gusti più diversi, offrendo piatti di pesce, pietanze tipiche romane, oppure provenienti dalle cucine di tutta Italia e anche internazionali. E’ stato perciò divertente assaggiare un po’ di tutto un po’, per curiosità e magari per innata diffidenza. Fra gli antipasti, con accordo comune, è stata scelta un’insalata di cozze, dal sapore delicato e accompagnata da un pane leggermente tostato da bagnare nel guazzetto. Fra i primi abbiamo potuto assaggiare una terrina di cavolo nero con sopra un perfetto uovo all’occhio di bue dove  il brodo di cottura bagnava il pane alla base insieme al cavolo e alle carote. Lo chef  ci ha poi detto che l’uovo viene cotto a parte e aggiunto all’ultimo momento. Si poteva poi insaporire il tutto con del pecorino romano, ma non è obbligatorio, soprattutto visto che il piatto è molto saporito per conto proprio senza essere eccessivamente aggressivo. Un po’ più dolce e ammiccante verso i gusti nordici la polenta gialla condita con una semplice salsa al pomodoro fresco e delle polpettine di carne sì saporite, ma sicuramente più adatte a chi non ama i sapori troppo forti o speziati.

Sui secondo ci siamo sbizzarriti un po’ di più. Ci sono stati serviti degli aliciotti con indivia. Nel piatto, cotto al forno su una base di patate, si amalgamavano ed equilibravano gli ingredienti più vari tra cui quello portante, le alici, l’indivia, l’uvetta e il pangrattato che creava una sottile crosticina. Da notare che il sapore del pesce, stemperato dalla presenza delle patate, veniva fuori bene senza invadere la bocca. Siamo poi passati a un esotico pollo al curry con riso basmati, pietanza che mi aveva incuriosito proprio per la sua estraneità al resto del menù. Naturalmente il dosaggio delle spezie e la cottura del riso sono fondamentali per renderlo veramente buono per evitare alla bocca di sentirsi impastata e che i sentori del curry si ripropongano anche al caffè. E il test, seppur difficile è stato ben superato. Naturalmente ho apprezzato anche il fatto che proponessero un piatto così al di fuori di un tipico menù prettamente romano o italiano perché fa notare un’estrema attenzione alla possibile diversità degli avventori di un locale, venendo incontro ai gusti più disparati.

Dall’Oriente, però, siamo poi tornati alle specialità autoctone con un contorno che parla romanesco: cicoria saltata. Sicuramente è uno dei piatti più usuali delle case e dei ristoranti della capitale, soprattutto a causa della facile reperibilità del prodotto. La pietanza però è difficile da affrontare, non è per tutti a causa della sua estrema amarezza che mi ha fatto più volte strizzare gli occhi. Tuttavia, la cottura era impeccabile.

In tutto questo, naturalmente, non si può non parlare dei vini. Da apprezzare la possibilità che manca in molti ristoranti di poter scegliere anche solo un bicchiere di vino invece di un’intera bottiglia. E per chi viene dalla Toscana, dove spesso nei ristoranti è difficile uscire enologicamente dalla propria regione, è davvero piacevole scegliere tra vini provenienti da tutta Italia. Ben in evidenza sugli scaffali infatti si ergevano, ad esempio, un Petit Verdot in purezza di Casale del Giglio, del Lazio, un Chianti Classico Borgo Scopeto 2008, toscano, o anche un Lagrein in purezza dell’Abbazia di Novacella, dal più lontano Alto Adige, e poi molti altri.

Infine passiamo allo chef, o meglio, ALLA chef. Sì perché i nostri piatti sono stati preparati dalle abili mani di Valentina Bellomo, 28 anni, cuoca per tradizione. In una veloce conversazione mi ha spiegato che la cucina e la ristorazione sono una tradizione di famiglia. Il locale, infatti, per quanto sia aperto da soli quattro mesi, è gestito dai proprietari di un altro ristorante che si trovava dalla parte opposta della piazza. E come vuole la vecchia tradizione dei cuochi, la sua formazione è stata fatta sul campo, o meglio in cucina con i genitori, iniziando a pelare patate. Lei però si occupa solo del pranzo, mentre la sera il testimone passa al fratello, cuoco diplomato e professionista. Ma in futuro si prevedono corsi e diplomi di cucina anche per lei.

Cos’altro dire? Ah sì, il prezzo del pasto completo di caffè, ma escluso dolce, va sui 20,00 €, cifra che, anche in tempi di crisi, fa veramente piacere spendere ogni tanto.

 

Mithos
Piazza Scipione Ammirato 7
tel. 06 7840034
e-mail: info@mithostaverna.it
www.mithostaverna.it
facebook: Mithos Taverna dell’Allegria
Chiuso il lunedì

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