Bollicine su Trento: è pioggia che fa bene. Panorama ultime annate/2

Di • 18 apr 2012 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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TRENTO – Proseguiamo qui con la panoramica dedicata alla “vena” spumantistica trentina; una disamina leggera e calibratamente incantata dei protagonisti del territorio e delle loro etichette più significative, queste ultime raccontate attraverso le ultime versioni presenti sul mercato. Per chi fosse interessato agli antefatti e alla prima puntata della panoramica, legga qui.

Cantina Toblino

A una selva di etichette prepotentemente “tranquille” si affianca oggi la selezione in Brut. Dalla struggente Valle dei Laghi ecco qua una proposta figlia di una viticoltura ecosostenibile avente a protagonista lo chardonnay. Ci si aspetterebbe un contrasto più efficace, o una sferzata acida più graffiante, a raccontare quella terra. E invece il nostro pare prediligere toni accomodanti, concedendosi nel verso della morbidezza e della cremosità.

Antares 2007 (100% chardonnay)

Umori di confetto e crosta di pane; tecnica “nell’aere”, perlage generoso, tratto gustativo avvolgente, largo, pacioso, non troppo “scattante”.

Cesarini Sforza Spumanti

E’ un nome questo che mi riporta lesto alla giovinezza. Nelle ricorrenze importanti o durante le feste “comandate” -correvano gli anni ’70 (e come correvano!)- mio padre si concedeva un Cesarini Sforza. E ancora ricordo di quando me ne lasciai sfuggire una bottiglia dalle mani, a un passo da casa, e la festa quella volta finì lì. Venendo al recente passato, la nomea della casata ha ritrovato linfa e deteerminazione dopo l’acquisizione della proprietà da parte della Cantina La Vis, che ha portato in dote un interessante progetto di zonazione viticola e alcuni terroir d’alta collina ben predisposti alle bollicine, soprattutto i poggi della Val di Cembra, da cui provengono le selezioni più ambiziose. Manifattura attenta qui, collaudata potremmo dire, per una complessità tutto sommato ancora in fieri, non pienamente espressa allo stato attuale. Molto interessante il Rosé.

Tridentum 2006 ( chardonnay 85%; pinot nero 15%; vigneti da Masi di Pressano e Val di Cembra)

Menta e metallo, tratto ossuto e nervoso, apparentemente di poca polpa. Fresco e scarno, non stacca il biglietto della complessità.

Tridentum Riserva Extra Brut 2004 ( chardonnay 100%; vigneti sopra i 500 metri slm in Valle di Cembra; dai 48 ai 60 mesi di affinamento sur lies)

Grano, crosta di pane, sottigliezze, buon amalgama, bocca godibile, soltanto un po’ frenata negli allunghi.

Tridentum Rosé (vendemmia base 2005, vigneti in Val di Cembra, 100% pinot nero)

Succo d’ostrica e mineralità, freschezza, ritmo, snellezza e profilatura. Buon equilibrio e buon carattere qui. Niente di scontato, emerge un lato salmastro coinvolgente e ti lascia con una piacevole sensazione di fragoline di bosco. Il più riuscito della gamma.

Concilio

Un bel peso produttivo, non c’è che dire, per la cantina creata oltre 150 anni fa da Angelo Grigolli, autentico commerciante/négociant dell’epoca, andata poi negli anni consolidandosi grazie all’entrata in gioco di soci proprietari di vigne e viticoltori essi stessi. Oggi Concilio controlla 600 e passa ettari di vigna dislocati fra Trento e Rovereto, per tanti appezzamenti e tante situazioni microclimatiche diverse, ciò che consente alla maison di tirare oltre 7 milioni di bottiglie annue spalmandole su una fitta schiera di etichette. Fra gli spumanti, solo uno non viene elaborato secondo il metodo charmat (o charmat lungo),  600 Uno Brut, classico champenoise da uve chardonnay con l’attitudine alla levità, alla leggerezza, alla franca piacevolezza.

600 Uno Brut ( 100% chardonnay; vendemmia base 2009)

Sensazioni di mela verde e crudezze assortite fanno presupporre poca distanza di tempo dalla sboccatura e una maturità di frutto fin troppo “risicata”. In bocca dimostra buon grip, scorrevolezza, sostanziale semplicità d’impianto e tecnica sicura.

Conti Wallenburg

Sulle prime colline di Trento, sulla statale della Valsugana per la precisione, uno spicchio di verde consegna le vigne allo storico maso che appartenne alla nobile casata dei Wallenburg, da una trentina di anni acquisito dalla famiglia Montresor, nome di “peso” nel mondo del vino italiano. Delle due selezioni prodotte, in assaggio solo il millesimato (e non la Riserva), da cui intuisco uno stile che intende riproporre senza scorciatoie la tradizione spumantistica trentina, innestando pochi ammennicoli su una silhouette gustativa netta e senza sbavature.

Corte Imperiale Brut 2007 (70% chardonnay, 30% pinot nero)

Elettrico e nervoso, fresco e ritmato. Senza fronzoli, dai lineamenti scarni ed essenziali, dimostra una certa efficacia in continuità e determinazione. Buona idea di tipicità.

Endrizzi

Particolarmente ispirati da una agronomia pulita e “consapevole”, che ben si riflette sulle metodiche di cantina, Paolo e Christine Endrici (cognome che nel dialetto locale si trasforma in Endrizzi) proseguono con rinnovata vitalità l’antica attività di famiglia. Non domi, si sono concessi pure “divagazioni” enoiche in terra di Toscana, segnatamente nella Maremma grossetana, dove si stanno ritagliando spicchi importanti di credibilità con la loro Serpaia. Tornando al Trentino, e alla loro piccola selezione “bollata”, ecco che si ricorre alle uve raccolte sulle pendici di Castel Monreale, sul conoide verso Faedo (vigne d’altura), per realizzare dei Brut solitamente gentili e sfumati, golosi e diretti, solo in attesa di una più decisa “consacrazione” in termini di complessità.

Endrizzi Riserva 2007 (60% chardonnay, 40% pinot nero)

Umori di alga e ostrica screziano un profilo aromatico “marino”, rendendogli un tratto non particolarmente fine, anche se caratteriale. Frutti a polpa bianca -e maggior ordine- se lo bevi. Solo media ho la tensione, per un finale più svagato delle attese.

Ferrari F.lli Lunelli

Impossibile racchiudere nello spazio di un “cappello” introduttivo il senso e la valenza di una cantina così, di una storia così. Tanto vale non provarci nemmeno. Se non per sottolineare, una volta ancora, come qui i numeri non vadano a detrimento della caratterizzazione, ma concretizzino semmai, ad ampio respiro, uno “stile Ferrari” riconoscibile e individuo, figlio di una sensibilità enologica collaudata e di una reale selezione di uve e masi che stanno alla base (e al cuore) di una produzione importante, che ha letteralmente aperto gli scenari delle bollicine d’autore all’amata montagna trentina, e all’Italia tutta.

Ferrari Perlé Brut 2005 (100% chardonnay dalle colline di Trento, fra i 300 e i 700 metri slm, esposizioni sud est e sud ovest – 5 anni sui lieviti)

Intenso, frutto dolce ed esplicito (esplicativo), buona profilatura gustativa. Non immenso, tende a stringersi nel finale, ma sicuramente ben fatto.

Ferrari Perlé Rosé 2005 ( 80% pinot nero, 20% chardonnay dalle colline di Trento – 5 anni sui lieviti)

Fragrante, ineccepibile, fresco, leggiadro, ancora un po’ di dolcezza sul fondo ma bel Brut, di dettagli preziosi e tensione propositiva.

Ferrari Riserva Lunelli Extra Brut 2004 (100% chardonnay dal Maso Villa Margon, sulle colline di Trento – 8 anni sui lieviti)

Bella complessità, fra mare e balsami, sente ancora il legante del rovere ma la freschezza è importante. Ha struttura, “carne”, solidità, molta grinta e tanta gioventù. Da attendere con fiducia.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001 ( 100% chardonnay dal Maso Pianizza, a 500-600 metri slm – 10 anni sui lieviti)

Grasso, austero, senza concessioni, senza svolazzi. Più che altro, come sa ben fare, “champagneggia”. Non ancora il dettaglio aromatico di cui è capace, non ancora la flessuosità nei movimenti. Dalla sua corpo e personalità, energia sottesa che senti potrà esplodere da un momento all’altro e l’ormai proverbiale “spirito terragno” da rivendicare con orgoglio. Finale dichiaratamente ammandorlato.

Gaierhof

Dagli appezzamenti di collina (e di confine) del Maso Poli, sopra Lavis, la famiglia Togn – in pista da tre generazioni- ci prova con la bollicina. E il nuovo Siris non manca di simpatici appigli, fondati su snellezza, contrasto e linearità: le chiavi di volta per un bere orgogliosamente territoriale.

Siris Brut 2007 (100% chardonnay)

Diritto, dinamico, lineare, sapido e fruttato. Manca ciccia e nel finale cede qualche tono amaricante di troppo. Eppure conserva sostanziale gradevolezza e centratura.

Istituto Agrario di San Michele all’Adige – Fondazione Edmund Mach

Punto di riferimento assoluto, a livello nazionale, per gli studi e la ricerca in campo vitivinicolo, “il San Michele” onora la tradizione spumantistica trentina con una selezione ambiziosa dedicata al padre fondatore dell’istituto. Sotto l’egida di una enologia ovviamente curata (Enrico Paternoster alla consolle) il Riserva del Fondatore ripone le sue ambizioni su un vigneto d’altura ( 700 metri slm) situato al Maso Togn, nella collina di Faedo, e su un pieno registro fruttato che non disperda ariosità aromatica e profondità di trama. Obiettivo quest’ultimo a volte centrato, a volte meno. Ma percorso e stile appaiono propedeutici. D’altronde, scuola docet!

Mach Riserva del Fondatore 2007 (70% chardonnay, 30% pinot nero)

Rarefatto, al limite della timidezza. Svagato, non proprio lineare nei sapori e nella continuità, ad un centro bocca con poco mordente risponde un finale di inattesa e salvifica vitalità. Sul registro morbido e burroso.

Letrari

Leonello Letrari è indubbiamente uno dei personaggi più influenti del mondo del vino trentino, specialmente della spumantistica contemporanea, di cui resta pur sempre uno dei pionieri. La sua storia di viticoltore e di enologo d’altronde non lascia adito a dubbi (do you remember l’esperienza di Equipe 5, ed eravamo appena negli anni ’60?). Ancor oggi, dai suoi vigneti “sparsi” della Vallagarina, coadiuvato dalla famiglia e dalle generazioni nuove, ricava Brut sempre tipici e personali, che nelle migliori edizioni uniscono sapientemente corpo e finezza, rendendo un tratto gustativo riconoscibile e fiero. Pur non presentando quest’oggi il Riserva del Fondatore, la proposta non manca certo di attrattive, anzi sfodera un paio di “esemplari” da far drizzare le papille.

Letrari Dosaggio Zero 2008 (85% chardonnay, 15% pinot nero)

Gradevolmente citrino, secco e grintoso, dal pérlage fine e integrato, “mineraolide”, netto, deciso, continuo: si distingue.

Letrari Riserva 2007 ( 60% chardonnay, 40% pinot nero)

Elegante, espressivo, cremoso, fresco, agrumato, dinamico. Finale sapido e lungo per un vino che si staglia fra i migliori Trentodoc assaggiati quest’oggi. Senza se e senza ma.

Letrari +4 Rosé 2007 ( 65% chardonnay, 35% pinot nero – dedicato alle 4 donne di casa)

Austero, contrastato, umorale, vira sull’amaricante e lascia dubbi.

Maso Martis

Protetti e protesi verso il Monte Calisio, magica montagna di Trento, i vigneti della famiglia Stelzer ( 450 metri slm) non disdegnano “di fare le cose per bene” quando si tratta di dare vita a spumanti Brut. Una sensibilità interpretativa di quelle buone e una fisionomia gustativa che richiama alla mente cure certosine ed artigianali, fanno il resto. La gamma “in Brut” di Maso Martis si consolida così come una delle più affidabili e concrete della regione.

Maso Martis Brut 2008 (70% chardonnay, 30% pinot nero)

Gioioso, da bere, non finissimo ma espressivo e godibile. Un piacere la sua compagnia.

Maso Martis Rosé 2008 ( 100% pinot nero)

Assai fine ai profumi, frutti rossi del bosco, stimoli floreali in sottofondo, fragrante, riuscito. Piacevole al palato, anche se non troppo complesso.

Maso Martis Demi Sec 2007 (70% chardonnay, 30% pinot nero)

Piacevole, morbido, accondiscendente, avvolgente senza picchi e senza ovvietà. Nel guado.

Maso Martis Riserva 2006 ( 70% pinot nero, 30% chardonnay)

Bella finezza qui, carbonica gustosa e integrata, gusto sottile, sfumato, speziato per un vino serio ed elegante. Bel conseguimento.

Metius

Famiglia storica di viticoltori, quella dei Dorigati, che ha dedicato nome aziendale e linea produttiva al vecchio toponimo del paese di origine (Mezzocorona), mentre vita e opere le ha pressoché consegnate a due tipologie principe del Trentino vitivinicolo: Teroldego da una parte e Trentodoc dall’altra. Coadiuvata dall’estro enologico di Enrico Paternoster, coltiva uve chardonnay (poi vinificate in legno) e pinot nero sulle colline pedemontane di Mezzocorona per realizzare un Brut ricercato, importante, solido, strutturato, umorale come certi cavalli di razza.

Methius Riserva 2006 (60% chardonnay, 40% pinot nero)

Odore di fiammifero “scriccato”, rovere “nell’aere”, che impasta e ottunde la fase aromatica. Molto meglio al palato, che ritrova compostezza e un senso di freschezza corroborante e propulsivo. Senza fronzoli, sostenuto, nervoso, diritto, si riprende quel che gli spetta con convincente personalità.

Moser

Nel suo buen retiro della Val di Cembra, su al maso Warth, nei pressi di Gardolo, Francesco Moser, indimenticato campione ciclistico della mia gioventù, continua a pedalare -assieme alla sua famiglia- nel settore vitivinicolo, riscoprendosi sensibile vignaiolo e buon pedalatore “di vigna”. La linea produttiva in bianco, focalizzata com’è su snellezza e profumi, si muove secondo uno stile giocato “in sottrazione”, disegnando così una traiettoria riconoscibile, personale e pure condivisibile (a tal proposito, raccomandabile ed esplicativo il Moscato Giallo secco della casa). Il nome assegnato al Trentodoc intende invece onorare lo storico record dell’ora, quel 51.151 che in molti ricorderanno. Quel che c’è, fin dalle prime avvisaglie, è che anche ‘sto Brut qua pare abbia voglia di farsi ricordare a lungo!

51.151 Brut 2008 ( 90% chardonnay, 10% pinot nero)

“Finto semplice”, tagliente, “verticale”, simpaticamente goloso e balsamico. Una lama di freschezza e di precisione, questo è, schietto e affilato, profilatissimo e sfumato: una bella sorpresa.

Revì

Realtà piuttosto recente del panorama spumantistico trentino, Revì ha una impronta decisamente femminile nell’assetto societario (Carmen Tomasi e Giovanna Bertoldi) e un estro tutto maschile nella elaborazione (l’enologo Paolo Malfer e il giovane figlio Giacomo). Nella qualificata linea Brut tutte le potenzialità del terroir di Aldeno, qui lealmente trasposte in bicchieri ottimamente caratterizzati, fini, netti, precisi, che ti fanno intuire la piena maturità del frutto senza accentuarne i toni con generosi dosaggi od eccessiva morbidezza, bensì incanalandola in una intelaiatura salda ed equilibrata. Da vigneti disposti a 250 metri slm (chardonnay) e 350-500 (pinot nero).

Revì 2007 ( 75% chardonnay, 25% pinot nero)

Buona freschezza fruttata, puntuale, ordinato, ben bevibile, pulito, sapido. Interessante.

Revì Rosé 2007 ( 75% pinot nero, 25% chardonnay)

Fruttato, speziato, bilanciato e piacevole. Buon ritmo e particolare efficacia nel finale, ché non perde tensione distendendosi da par suo.

Puntate precedenti: Bollicine su Trento/1

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