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La borsa per la spesa nel bagagliaio, aiuta il pianeta: “Porta la sporta”, sempre

Andiamo a fare rifornimento di generi alimentari (e non) con sporte riutilizzabili. Il pianeta è in riserva e ha bisogno che finalmente ci comportiamo in modo consapevole. “Parti da piccoli gesti quotidiani per modificare stili di vita insostenibili, attingi in modo intelligente alle risorse del pianeta e rifiuta l’usa e getta!” propone la campagna nazionale “Porta la Sporta” (www.portalasporta.it). Perché un sacchetto usa e getta in meno è un aiuto, 24 miliardi sono un numero su cui riflettere seriamente, sapendo che servono almeno 200 anni per la decomposizione di una shopper impiegata non più di mezz’ora, nel tragitto dalla bottega a casa, senza contare la quantità di petrolio necessaria a produrla.

“L’obiettivo primario della campagna  è quello di promuovere un cambiamento verso stili di vita e di consumo meno impattanti, ripensando i gesti quotidiani. Si è scelto di  partire dal sacchetto di plastica in quanto emblema del nostro consumismo, per provocare  un ripensamento sull’uso improprio della plastica e sull’assurdità di sprecare energia e risorse preziose per soddisfare comodità momentanee, compromettendo il futuro delle generazioni a venire” scrivono gli organizzatori della settimana di sensibilizzazione per un uso critico del sacchetto. Scattata sabato, andrà avanti fino a domenica, Giornata Mondiale della Terra. È stata promossa dall’associazione Comuni Virtuosi in collaborazione con WWF, Italia Nostra, Touring Club Italiano e Adiconsum, aderiscono 23 insegne della grande distribuzione organizzata, un centinaio di comuni italiani, 14 province, due centri commerciali (l’8 Gallery-Lingotto di Torino e I Gigli di Campo Bisenzio, in provincia di Firenze), Eataly di Torino. Fra i supermarket: Alì Aliper, Auchan, Billa, Crai, Coop Liguria, Coop Lombardia, Coop Piemonte (Novacoop), Coop Centro Italia, Coop Adriatica, Coop Trentino, Dimar spa (Mercatò, Bigstore, Maxisconto, Famila), Dao Conad, Despar Nordest, Esselunga, Iperdì e SuperDì, NaturaSì, Nordiconad, Tigre e Oasi, Simply Sma, Sogegross con Basko, Unicoop Tirreno e Unes Supermercati.

Dal report “Plastics-the facts 2011” elaborato per il 2010 dalle quattro associazioni europee di settore (PlasticsEurope, EuPC, EuPR e EPRO), si evince che la produzione mondiale di plastiche nel 2010 è cresciuta del 6% rispetto al 2009, raggiungendo un volume complessivo di 265 milioni di tonnellate (+15 milioni rispetto all’anno precedente), 57 milioni dei quali provenienti dall’Europa (+4%) la quale nello stesso anno ha perduto il comando della classifica a vantaggio della Cina che “gongola” con il 23.5% contro il 22% dell’Europa (l’Italia contribuisce per il 2% circa). Analizzando i rifiuti raccolti durante le giornate internazionali di pulizia International Coastal Cleanup organizzate da Ocean Conservancy, la shopper di plastica insieme al cotton fioc, appartiene a una delle 12 tipologie di rifiuto che più comunemente si trovano disperse nell’ambiente. “Noi italiani sprechiamo circa 24 miliardi di sacchetti all’anno per portare la spesa – dice Silvia Ricci, ideatrice e coordinatrice di “Porta la Sporta” – quasi un quarto dell’intera Europa che ne ha fatti circolare circa 100 miliardi. Dopo la messa al bando dell’usa e getta in plastica, il consumo nazionale è sceso di circa il 30%, un dato cui ha contribuito massicciamente la grande distribuzione, mentre nei piccoli negozi e nei mercati poco o niente è cambiato. Anche perché non sono ancora state fissate le sanzioni per i trasgressori, e il settore naviga a vista in un mare di incertezza”.

“Porta la Sporta” è arrivata alla terza edizione. Gli enti che vi hanno aderito stanno promuovendo la cultura della messa al bando dell’usa e getta, scegliendo prodotti fabbricati in maniera sostenibile, che consumino meno energia, a basso impatto di imballaggio e che possano essere facilmente riparati e riciclati. Molti supermercati hanno messo in offerta borse e carrellini, qualche associazione ha organizzato corsi di taglio e cucito per autorealizzare shopping-bags, dal 2009 ad oggi alcuni Comuni ne hanno regalate migliaia ai propri abitanti, organizzando anche un concorso per premiare chi le utilizzava in modo continuativo. “Il problema è culturale, le persone vanno sensibilizzate – conclude Silvia Ricci – Alla fine l’innovazione coincide con il tornare al buonsenso di un tempo, portandosi dietro il proprio contenitore. D’altronde le emergenze climatiche e ambientali possono essere affrontate solo convertendo gli attuali modelli di sviluppo oltranzista in un’ottica sostenibile, che tenga conto delle esigenze di esseri umani e di madre Natura. Di cui si discuterà nel summit internazionale della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile che avrà luogo il prossimo giugno a Rio de Janeiro (RIO+20)”.

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