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Valle del Rodano focus/1: Rodano del Nord – Côte Rotie

di Claudio Corrieri

Introduzione

L’occasione per approfondire la conoscenza dei vini della Valle del Rodano, per di più in loco, è arrivata grazie all’invito dei valenti organizzatori di un evento molto importante ormai giunto alla sua sesta edizione: “Découvertes en Vallée du Rhone”. Durante sei giorni (tanto dura la manifestazione!) abbiamo avuto così l’opportunità di assaggiare la totalità delle denominazioni vinicole esistenti nel vasto areale geografico rappresentato dalla valle del Rodano. Da Avignone fino a nord di Vienne, abbiamo percorso centinaia di chilometri approfittando dei vari saloni in cui si tenevano le degustazioni. Nel bel mezzo, il piacere di poter conoscere di persona produttori appassionati e uno spaccato di realtà rurali e contadine molto affascinante.

Il Rodano in effetti si estende su di un’area enorme, per un totale di 16 denominazioni di Crus, 17 Côtes du Rhone Village su 95 comuni, 171 Côtes du Rhone regionali su 6 dipartimenti più varie appellation Aoc della Valle del Rodano e due appellation di vini dolci. Un vero e proprio ginepraio, nel quale sono riuscito a divincolarmi solo dopo essermi lasciato alle spalle numerosi assaggi (circa 800 su 4000 etichette in degustazione), assaggi emblematici ed esaustivi a dimostrazione della reale potenzialità espressiva dei vini Sud della Francia. Una zona questa il cui patrimonio ampelografico può contare su tantissime specifiche interessanti, di notevole caratterizzazione territoriale, e su una età media del vigneto molto significativa (non è una rarità incontrare vigne centenarie). Esposizioni estreme e pendenze anche del 50% per i vigneti storici (i vari lieux dit) rappresentano inoltre gli ulteriori motivi di attrazione per denominazioni blasonate come Hermitage o Côte Rotie.

Insomma, se capitate da queste parti c’è davvero di che divertirsi. E poi si possono fare acquisti interessanti visto che, eccetto alcuni casi di vignaioli “incontournables” i cui vini sono acquistabili solo a suon di bigliettoni pesanti, tanti piccoli gioielli si possono comprare spuntando prezzi onestissimi.

Il Rodano del Nord

Fra le città di Vienne e Valence si estendono -soprattutto sulla destra del Rodano e in parte anche sulla sponda sinistra, intorno a Tain l’Hermitage- i vigneti che danno origine alle denominazioni Côte-Rotie, Condrieu, Château Grillet, Saint Joseph, Hermitage, Crozes-Hermitage, Cornas e Saint-Peray, quasi tutte caratterizzate da vini rossi e bianchi.

Côte-Rotie

L’A.o.c. Côte-Rotie prevede, nella sua palette costitutiva, l’impiego di syrah per un minimo dell’80%, con saldo di viognier fino a un massimo del 20%. La forma di allevamento per il syrah è l’alberello, in una sorta di piramide con 2 piante legate su 2 sostegni accoppiati, per il viogner “l’arcon”o guyot, con soli due occhi per pianta. Il territorio conta su una superficie di 253 ha per una produzione totale di 10630hl (resa media pari a 42 hl/ettaro). In genere si distinguono due macrozone: Côte Brune e Côte Blonde, ovvero zona nord e zona sud della denominazione. La Côte Brune poggia su suoli resi scuri dalle ossidazioni ferrose e dalla presenza di manganese e argille. In genere, dalle migliori esposizioni (vedi La Landonne, La Turque o Les Grandes Places) se ne escono vini potenti e generosi, ricchi in polifenoli e tannini e per questo ben (pre)disposti a lunghi invecchiamenti. La Côte Blonde, che si estende a sud di Ampuis su terreni maggiormente calcarei e silicei, offre in genere rossi più morbidi e vellutati, più femminili. Queste differenze sussistono oltre che per la conformazione geologica e per l’esposizione dei rispettivi lieux dits, anche perché storicamente diversi produttori aggiungono nelle cuvée finali una bella quota di viogner (uva a bacca bianca), conferendo al blend un respiro floreale e una connotazione aromatica più “leggiadra”. I rossi in genere svolgono fermentazioni di 2 o 3 settimane e invecchiano in fusti di legno per almeno 18 mesi fino a un massimo di 3 anni. Stiamo parlando di una denominazione top del Rodano, una delle più ricercate e una di quelle che sconta i prezzi più alti.

Rimasta un po’ in ombra per diverso tempo, dagli anni ‘80 del secolo scorso  ha ripreso vigore grazie all’impulso di nuovi giovani produttori e al grande intuito commerciale di Marcel Guigal, con diffusi reimpianti di vigneti abbandonati e miglioramenti dei sesti di impianto nei vigneti preesistenti. Alcuni vignaioli, affascinati dalle tecniche enologiche più recenti, hanno seguito una strada interpretativa in chiave moderna, estrattiva, con ricerca di colori profondi e aromi intensi e prolungati. Altri -in genere gli eredi di alcune storiche famiglie dei luoghi- non hanno abbandonato la tradizione, puntando su estrazioni soffici e calibrate sulla base delle annate e dei cru a disposizione. Altri ancora hanno fuso le due tendenze mediando tecniche innovative in un ottica di tradizionale rispetto dei concetti contadini tipici, sia per l’approccio alla vigna che alla cantina.

I produttori hanno presentato l’annata 2008, non proprio la migliore degli ultimi anni, sia pur con la sua intima piacevolezza fondata su una fresca bevibilità in contrappasso a una struttura non proprio poderosa e con intuibile scarsa propensione all’invecchiamento.

La 2007 invece è stata una ottima annata, calda, che ha garantito vini corposi, strutturati, carichi e -come dicono i francesi- “à garder”, cioè da conservare senza timore in cantina per anni.

La 2009, per quello che si riesce a capire dai primi assemblaggi, sarà una annata molto buona.

Nel dettaglio che segue i produttori ( i vini) che a nostro giudizio sono emersi durante le degustazioni, senza per questo avere la presunzione di una panoramica esaustiva ma semplicemente offrendo note indicative (e suggestioni personali).

I grandi

E.Guigal e Château d’Ampuis

La straordinaria avventura commerciale di Marcel Guigal, oggi “sostituito” dal figlio Philippe alla guida della celebre maison, ha consentito di sviluppare un’azienda enorme dove, fra vigneti di proprietà (fra cui i mitici cru La Landonne,La Turque e Le Mouline) e attività di négoce, si muovono sul mercato 5,5 milioni di bottiglie all’anno. Tanta la qualità e tanta la bevibilità nelle varie linee produttive, con vini inarrivabili in annate eccezionali, fra Côte Rotie La Landonne o Hermitage ex Voto. Certo non tutto si può avere, e francamente a certi prezzi è davvero dura (dai 300 euro a bottiglia).

Mi sono però felicemente accontentato di questi assaggi:

Côte-Rotie 2007– Pepe, spezie, fieno; attacco di media intensità e vigore, finale continuo ma lievemente asciugato.

Côte-Rotie Château d’Ampuis 2007 – Scuro ma non “oscurato”. Profumi classici di viola e spezie, tocco ematico. Frutto ben integrato ai legni nuovi e aromatici. Appena amaricante nel finale, una sensazione apportata dai tannini del rovere, importanti quanto ingombranti in questa fase evolutiva. Da ” lunga gittata”.

Côte-Rotie La Turque 2007 – Mirtilloso, profondo, estrazione poderosa; un volume imponente e un finale lunghissimo quanto equilibrato. Il volume domina la scena relegando il dettaglio a un futuro radioso ma non imminente. Una trama tannica fitta e setosa arricchisce il quadro ad un vino voluttuoso e importante. Da regalare ai figli.

Jamet

I vini di Jamet, molto ricercati dagli appassionati e sempre più introvabili, si offrono spontanei e naturali anche ai palati più esigenti. Fondano il loro fascino su equilibri sottili e sulla grazia espressiva, su volumi calibrati e registri aromatici di grande finezza: insomma, l’anima tradizionale della Côte Rotie maritata al buon senso. Le uve non vengono diraspate, o ciò può avvenire in parte, a seconda della maturità dell’annata (la vigna vecchia permette questo e altro!!).

Côte-Rotie 2010 (campione di botte) – Per quello che riusciamo a comprendere, scavalcando le riduzioni, si preannuncia una gran bella materia e una grazia superiore.

Côte-Rotie 2009 (appena imbottigliato) – Equilibrato e succoso, maturo e di grande profondità, si distende in un finale fresco e floreale, fra viola e mentuccia. Sapido, anzi salato.

Côte-Rotie 2008 – Da un’annata difficile sapientemente interpretata, Jamet ha ridotto le rese scegliendo bene ciò che era davvero buono e prolungando al massimo la maturità con ulteriori selezioni al banco di cernita. Forse il miglior 2008 presentato in questo contesto. Ovviamente meno supporto acido ma godibile succosità e prontezza di beva.

Côte-Rotie 1995 – Da una grande annata ecco il miglior vino della giornata. Sottobosco, viola, spezie, pepe, grafite, liquerizia dolce per un dettaglio aromatico ancora nitido e integro. Bocca in equilibrio e finale profondamente succoso. Tannini leggiadri e fitti. Qui si coglie tutta la capacità d’invecchiamento dei suoi vini e la raffinatezza espressiva di un Syrah importante.

I tradizionali

Domaine Barge

Da una famiglia di vignaioli nel mestiere “solo” dal 1860, Gilles Barge è l’ultimo rappresentante della specie. Possiede alcuni fra i migliori terroir della Côte Brune. Ha recentemente rinnovato le cantine e da un paio di vendemmie i figli collaborano con lui in azienda.

Côte-Rotie Le Combard 2008 – Un vino solo apparentemente più semplice degli altri, eppure dettagliato, ispirato, lungo, dal finale fresco e sapido che ti invita alla beva.

Côte-Rotie Cuvée du Plessy 2008 – Emerge una maggior definizione aromatica, fra viola e rosa, accompagnata da note terrose ed ematiche tanto contrastanti quanto seducenti.

Côte-Rotie Côte Brune 2008: in questa fase risulta ostico e duro. Al naso è ridotto e lentamente affiorano precursori di terra e tapenade. Chiede tempo.

Domaine Jasmin

Patrick Jasmin è un corpulento e simpatico produttore che rappresenta la quarta generazione di vignaioli di questa storica famiglia, proprietario di 5,5 ettari coltivati per il 95% a syrah e per il 5% a viogner. Undici parcelle diverse su 8 lieux-dits; terreni scistosi, calcareo argillosi, sabbiosi con sassi granitici. Due sole cuvée di assemblaggio, ovvero un vino di “pays” semplice le cui uve ci arrivano da vigne giovani, e un Côte-Rotie dalle parcelle migliori (95% syrah e 5% viogner). Diraspato al 100%, quest’ultimo, dopo circa 20 giorni di fermentazioni in “cuve”, viene posto in barrique nuove al 25 % o in tonneaux (600 lt) per 18 – 24 mesi a seconda dell’annata. Estrazioni leggere e veloci regalano vini di buona maturità fenolica e discreta carica antocianica.

Côte-Rotie 2008 – Colore scarico, classico aspetto da vino non filtrato; al naso è scorbutico e reticente, con le tipiche note di pasta di oliva, viola e pepe. Finale di media profondità ma continuo nella progressione. La cartina di tornasole dell’annata.

Côte-Rotie 2009 (campione di botte) – Piacevolmente dettagliato al naso, di buona intensità e complessità, è intrigante e piacevole con continui rimandi succosi e un finale in spolvero. Ampio e profondo.

Gli outsider

Segnaliamo alcuni vignaioli per l’ottimo livello della loro produzione.

Domaine Garon : azienda di impostazione moderna, vini di buona espressività, estrazioni calibrate e integrate fra polpa e tannino (fra tutti spicca il Côte Rotie Les Racines 2009)

Domaine Niero: sicuramente un produttore che chiede ai suoi vini presenza scenica e carattere, con estrazioni importanti. Il tempo solitamente ne ingentilisce le trame (fra tutti il Côte Rotie Vires de Serine 2007).

Didier Gerin: simpatico viticoltore che solo da poco imbottiglia la produzione a suo nome; propone vini rustici ma seri e piacevoli, di floreale espressività, fra l’altro con un rapporto qualità prezzo unico per la zona (se si chiude un occhio pregiudiziale sulla volatile si beve a 30 euro un gran 2009). Il Beppe “citrico” Rinaldi dell’alto Rodano.

Stephan Michel: ex tecnico di maison Guigal, ha rispolverato il vecchio syrah a grappolo piccolo chiamato “Serine”, che va ad aggiungere in percentuali significative alle principali cuvée, fra le quali emerge un fantastico Côte Rotie Coteaux du Tupin, dove la Serine è al 100%; un vino di incredibile profondità in cui roccia e grafite letteralmente si “aggrappano” a una polpa meravigliosa.

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