“Naturale” a Navelli: quando il vino può far rinascere una città

Di • 31 mag 2012 • Rubrica: Attualità e idee
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NAVELLI (AQ) - Navelli è un paesino dell’entroterra abruzzese in provincia dell’Aquila. Molti lo conoscono per il suo zafferano, giustamente ritenuto il migliore al mondo (e se lo dice anche il topolino di Ratatouille dev’essere per forza così!). Per due giorni Navelli però è stato anche il paese del vino “naturale”, grazie alla bella manifestazione organizzata dall’associazione culturale DinamicheBio. Una scommessa – sulla carta azzardata, ma poi rivelatasi più che vincente – di quattro giovani aquilani, che volevano conciliare l’esigenza di far riscoprire questo territorio, bellissimo ma da sempre troppo trascurato, e al contempo di far tornare gente all’Aquila, che da tre anni fa è purtroppo una città fantasma (lo dico da abruzzese e senza voler entrare in polemica, ma il centro storico è moribondo e sopravvivono solo edifici malandati, sorretti da freddi pali e ponteggi).

E allora quale mezzo migliore del vino? E non di un vino qualsiasi, ma di quello più rispettoso della terra e della sua forza generatrice? Ecco quindi che grazie al prezioso e professionale supporto del wine-writer Emanuele Giannone (con un passato recente nella “ciurma” di Porthos) e di Pierluigi Massari della Cantina “Ju Boss” (da anni vera e propria istituzione per la bevuta di qualità nel capoluogo abruzzese) prende forma Naturale, la prima fiera dei vini “naturali” che si è svolta in terra d’Abruzzo.

Ho volutamente virgolettato per due volte il termine “naturale” perché appartengo alla categoria di coloro che non lo sopportano. Insieme ad altri aggettivi sempre più frequenti, come “vero” o “autentico”, è davvero antipatico, perché presuppone che gli “altri” siano tutti “finti”, “falsi”, malevoli alchimisti tenuti in piedi solo dalla stampelle della chimica. Personalmente cerco invece di non avere dei pregiudizi e di giudicare solo da quello che trovo nel bicchiere, andando oltre ideologie o schieramenti di parte. Resto infatti convinto che sulla strada della qualità a far davvero la differenza sia la tensione etica di chi il vino lo produce, indipendentemente dal fatto che lo si possa etichettare come naturale o convenzionale, artigianale o industriale. Quindi non sto qui a dilungarmi sul complesso fenomeno bio-qualcosa e di tutte le sue derive, su cui potrete trovare senz’altro mille dissertazioni più autorevoli della mia, ma voglio solo sottolineare l’importanza per un territorio ferito di un evento come quello appena trascorso.

La cosa più bella di Naturale è stata l’atmosfera che si respirava. Complice un meteo favorevole, già solo la location valeva il viaggio. In questo angolo nascosto d’Abruzzo, ai bordi del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, la gente, i luoghi, le tradizioni trasmettono sensazioni di autenticità e integrità ormai rare ai giorni d’oggi.  Al contrario delle più frequentate regioni confinanti – come la Toscana e l’Umbria, infarcite di paesini (splendidi, per carità!) trasformati in piccole “bomboniere”, spesso sradicate dal territorio, in ossequio ad un turismo di folclore standardizzato  – in Abruzzo, e nella sua zona centrale in particolare, l’isolamento geografico e culturale ha favorito un naturale processo di conservazione.

Gli Abruzzi interni, terra di monti e di boschi, di orsi e di lupi, di briganti ed eremiti, hanno vissuto ai margini i grandi eventi della storia e, negli ultimi decenni, con lo sviluppo in Italia dell’economia legata al turismo, sono rimasti fuori anche da questi circuiti, conservando quindi una cultura fortemente “autoctona” e poco influenzata da suggestioni esterne. Sono luoghi di una bellezza abbagliante. Piccoli borghi – come Navelli, o i vicinissimi Calascio e Santo Stefano di Sessanio – che solo recentemente stanno vivendo una riscoperta turistica e che suggerirei a tutti di visitare. Luoghi del gusto, poi, che in una cerchia di pochi km concentrano prodotti agroalimentari di qualità eccezionale: dal già citato zafferano, ai ceci, alle lenticchie, ai formaggi e per finire ai vini, che nella confinante piana di Ofena hanno trovato un enclave d’eccellenza ormai consolidata.

Ecco, questo contesto ha fatto da sfondo ad una manifestazione che si è svolta in un clima di entusiasmo e di familiarità. Certo, come tutte le prime edizioni non sono mancate le piccole pecche organizzative: sottostima dei partecipanti con lunghe file nelle ore di punta, ritardi nel programma di degustazioni e dibattiti, dislocazione dei banchi d’assaggio un po’ “caotica”. Ma sono lacune abbondantemente compensate dalla qualità dei momenti di approfondimento e dallo spirito del pubblico e dei produttori partecipanti.

Riguardo la sezione scientifica dell’evento – molto ricca e con un parterre di relatori qualificati – ho potuto partecipare solo ad una bellissima degustazione condotta da Giampaolo Gravina di Vini d’Italia dell’Espresso, che con il consueto stile accalorato e partecipe, con mille riferimenti e citazioni mai casuali, ha saputo rivolgersi soprattutto al lato emozionale dell’auditorio, evidenziando come, al di là di ideologie o classificazioni, questi vini spiazzanti e non omologati, prodotti in maniera “artigianale”, su piccola scala, senza chimica in vigna e in cantina, hanno costretto molti critici di settore a ridefinire alcuni dei paradigmi gustativi su cui basavano le proprie scale di merito.

Sulla risposta della gente invece ho notato con piacere (e la cosa mi è stata poi confermata da diversi amici produttori che ho sentito nei giorni successivi) la presenza di tanti giovani, curiosi ed interessati, che domandavano, che volevano conoscere, non capitati lì per caso o solo per farsi la bevuta della domenica.

Insomma, come dicevo in apertura una scommessa vinta, che dimostra come l’Abruzzo abbia ancora “fame” di queste cose e che lascia un messaggio di grande incoraggiamento per le edizioni future. Con la speranza che stavolta le istituzioni dell’Aquila sappiano ascoltarlo e riescano a mettere a disposizione una location idonea che torni a portare un po’ di vita ad una città ferita.

P.S.- Chi volesse saperne di più può visitare il sito dell’evento: www.naturalefieradelvino.it.
Per le foto si ringraziano gli organizzatori e la Confraternita del Grappolo

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