Voglia di rinnovamento in Calabria: l’Azienda Serracavallo e la nuova Doc Terre di Cosenza

Di • 23 mag 2012 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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A caccia di vino calabrese e stimolata dal neo riconoscimento della nuova Doc Terre di Cosenza (18 ottobre 2011), non ho resistito alla tentazione di sentire che aria tira e registrare lo stato d’animo dei produttori, nella speranza di capire cosa bolle in pentola.

Prima tappa la cantina Serracavallo di Bisignano (CS). L’idea è quella di sfruttare la visita in azienda per incontrare il dott. Demetrio Stancati, titolare dell’azienda e presidente del Consorzio Citra, promotore assoluto della nuova denominazione.

Prima informazione: è imminente il passaggio al Consorzio di tutela Terre di Cosenza Doc. L’ente sarà ufficializzato nei prossimi mesi e sarà operativo a partire dalla prossima vendemmia. Il nuovo consorzio conterà almeno cinquanta imbottigliatori della provincia, già aderenti a Citra dal 2002, anno della sua fondazione. La creazione di Citra consentì allora di accedere a venti milioni di euro di finanziamento pubblico per la realizzazione di cinquanta nuove cantine nel territorio cosentino. In quegli anni la Calabria del vino era praticamente inesistente, fatta eccezione per le storiche aziende di Cirò. Fino all’800 Cosenza era l’area di maggior produzione vinicola e tuttora vanta la superficie vitata più estesa, ben 7000 ettari. Poi il nulla, l’abbandono totale, l’assenza di imbottigliatori e la cultura dell’autoconsumo, fenomeno tuttora molto radicato nella provincia.

Ce lo racconta il dott. Stancati ripensando con orgoglio alla strada fatta dal 1995, anno in cui decide di ristrutturare la tenuta del nonno per intraprendere un percorso ludico, la voglia semplicemente di dedicarsi alla terra per divertimento. Ma la selezione di Magliocco dolce, il vitigno autoctono per eccellenza da queste parti, realizzata con la collaborazione del prof. Attilio Scienza, lascia subito intendere che siamo di fronte a potenzialità interessanti e le prime vendemmie di Serracavallo entrano immediatamente nelle guide.

Poi l’entusiasmo ha il sopravvento e, insieme alla moglie Flaviana responsabile commerciale e comunicazione, scatta la voglia di mettersi in gioco per promuovere la produzione vinicola della provincia di Cosenza, creare il consorzio Citra, dare la spinta verso il riconoscimento della Doc e il nuovo disciplinare. Spariscono così tutte le vecchie denominazioni che diventano le sottozone Condoleo, Donnici, Esaro, Pollino, San Vito di Luzzi, Colline del Crati, Verbicaro.

Stancati cavalca l’onda della novità enologica cosentina e fonda anche l’Accademia del Magliocco dolce, nata per la divulgazione e la valorizzazione dell’autoctono principe della nuova Doc. E allora voglio conoscerlo da vicino questo Magliocco, figlio di un Dio minore perché sopraffatto dalla notorietà del Gaglioppo e da quella del Cirò. È il momento di fare un giro tra i vigneti, un salto sul cassone dell’Ape (per fortuna metto sempre jeans e scarpe basse) e finalmente entriamo nel vivo della faccenda. In piedi sul piccolo veicolo che si arrampica tra le vigne ci guardiamo intorno e all’improvviso i 600 metri di altitudine, che regalano alle uve un’escursione termica ottimale, li vedo adesso sotto i miei occhi offrendo alla vista tutta la Valle del Crati, fino al Pollino. Un incredibile caldo di inizio maggio ci picchia in faccia, quasi 35 gradi, e mi fa dimenticare che siamo in primavera e che è presto per vedere i grappoli tra i filari.

Siamo sulla Strada del vino e dei Sapori del Bruzio, i vigneti si susseguono agli oliveti, le colline esplodono di macchia mediterranea. Incontriamo cespugli di ginestre in piena fioritura, profumi e colori di piante tipiche di questi luoghi, arbusti intatti che circondano i vigneti perché secondo la filosofia della fitocenosi interagiscono con le viti rilasciando proprietà e nutrimento: “È importante il fatto di vivere insieme e di mangiare insieme”. I terreni sono assai poveri e sabbiosi al 90%, regalando equilibrio a discapito della quantità. Qui non è mai stato fatto un intervento di vendemmia verde.

Come previsto dal nuovo disciplinare accanto al Magliocco Dolce, da cui nasce il cru Vigna Savuco, nei 32 ettari vitati dell’azienda vengono coltivati alcuni vitigni internazionali per il taglio dei vini base: Riesling renano, Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon. Uno di questi blend è il Settechiese, 50% Magliocco e 50% Cabernet, chiamato così perché in passato il vino di Serracavallo era l’unico con cui i preti dei sette quartieri del paese volevano dire Messa. E poi ancora autoctoni come il Pecorello vinificato in purezza.

Quello che rimane dopo le ore trascorse a Serracavallo, ascoltando gli sforzi fatti per far riemergere il vino di Cosenza da un secolo di silenzio, è la sensazione che grandi passi avanti siano stati fatti: la costruzione di nuove cantine, la valorizzazione delle specie autoctone e lo spirito di collaborazione tra produttori che hanno capito che solo facendo rete possono dare voce e forza ai vini di questa terra, finalmente riuniti sotto un’unica Doc. Dal debutto al Vinitaly 2012 in poi le Terre di Cosenza si stanno facendo spazio in un panorama che le vede ancora realtà vinicole molto giovani e con tanta strada da fare, ma con grande attenzione alla qualità produttiva e alla salvaguardia del paesaggio naturale. E alle novità: a novembre entrerà nel disciplinare un Terre di Cosenza mosso, un metodo classico che solletica la curiosità e la voglia di tornare.

Azienda Agricola Serracavallo
C.da Serracavallo
87043 Bisignano (Cosenza)

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