M** BUN! MAC BUN MAC BUN MAC BUN

Di • 19 lug 2012 • Rubrica: Affari di gola, diCibi 4 commenti
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MAC BUN, prima e unica AGRIHAMBURGHERIANon sarò certo il primo a parlare di M**BUN: “la prima e unica agrihamburgheria slow fast food di tradizione piemontese”. Ma essere a Rivoli e non passarci equivarrebbe a cinismo.

La storia è breve: a fine 2009 Graziano Scaglia, nuova leva di una famiglia di allevatori, e Francesco Bianco, aprono a Rivoli -due passi da Torino- una hamburgheria che potremmo definire etica. Prodotti locali, coltivazioni biologiche, minimo uso di imballaggi (e i pochi biodegradabili), ma sopratutto la carne “vera” dagli allevamenti della famiglia Scaglia, razza piemontese.

Non fanno in tempo a depositare il marchio che BigMac fa causa per l’assonanza col Mc di Donald. L’assonanza è certa, ma meraviglia che qualcuno possa dare ragione alla multinazionale (ho una amico che ha soprannome Mac, avviserò anche lui del pericolo). Comunque sia, e nonostante Mac Bun stia per “solo buono” in piemontese, a Rivoli corrono ai ripari, e il logo diventa M**BUN, con gli asterischi come sulle parolacce (e io li vendico, con tutti i MAC del titolo!). Marchio cambiato e tanta pubblicità grazie alla causa multinazionale, l’affluenza decolla, e dopo non molto M** figlia a Torino (ma non si parli ancora di catena, impossibile se si vuole mantenere il legame col territorio e la freschezza dei prodotti).

Eccoci dunque a Rivoli, dove una muccona tricolore avvisa della presenza dell’hamburgheria che si trova nella principale via Susa a due passi dal centro, ma leggermente scostata dalla strada. Arredamento moderno, tanti tavoli, seggioloni e banconi per i consumatori solitari come me, banco con personale in divisa… insomma, quasi un fast food. E fast è anche il servizio, ma non così tanto, perché certo i panini non stanno a rammollirsi sulle slitte, ma vengono preparati all’istante. Un fast non così veloce quindi, ma nessun pericolo, si può attendere seduti con un occhio al cicalino cercapersone che viene subito consegnato insieme alle bevande, e che ci avviserà che il nostro ordine è pronto.

Panino mac bun e patatineMartedì sera, poca gente, vengo servito veramente in un istante, non faccio quasi in tempo a sedermi, e sto già pensando che “ovviamente non è gremito come un McDonald” quando un flusso ininterrotto di persone riempe in pochi minuti il locale. Era solamente presto.

Cosa si prende la prima volta che si va da M**BUN? Beh, intanto si può chiedere al personale, che sembra meno alienato rispetto a un FF qualsiasi e che infatti risponde e consiglia: “una MacBun ovviamente, cottura al sangue così lo puoi gustare senza salse”. Aggiudicato, insieme a patatine e mezzo litro di birra.

Cosa c’è di diverso rispetto alla “concorrenza”? Beh, partendo dalle sciocchezze, l’hamburger è quadrato. Proseguendo coi fatti, la carne è buona, l’insalata è fresca così come il pomodoro e il pane croccante. Forse un McAddict avrebbe da dire sulla sapidità, senza salse (necessarie a deglutire il simil cartoncino dei McHamburger) il sapore è quello, ottimo, della carne. Succosa e morbida, ma certo bisogna avere il palato ancora sano per godere della delicatezza dei sapori. Proseguendo nel confronto, possiamo solo dire che per le patatine non c’è confronto! Ottime chips da patate fresche, spariscono troppo presto!

MAc Bun, lo scontrinoSu tutto, per questa volta, una birra bionda, anch’essa locale, non pastorizzata, MACBIUNDA, per rimanere nello scherzo dell’uso del dialetto (FRICIULA per le patate).

Altre differenze? Se non bastasse, un buon profumo di cibo che pervade il locale a differenza del vago sentore di frittaccio che aleggia dentro e fuori i vari FF USA-style.

Il menù è ovviamente assai più ampio di quanto provato, vari sono i panini e poi zuppe, insalate, flan, robiola al forno, dolci e una bella serie di stuzzichini tutti ben basati sulle tradizioni piemontesi, senza dimenticare naturalmente la carne cruda! E non solo birra, ma vino (da due aziende locali), succhi di frutta, le bibite Lurisia e LATTE FRESCO, per fare gli americani sul serio. Insomma, un sacco di buoni stimoli per ritornare.

Tutto bene quindi? Beh, il messaggio è chiaro è forte, si può vivere meglio mangiando meglio, e per mangiare meglio bisogna aver essenzialmente rispetto e buon senso. Vivere meglio, e anche  FAR vivere meglio, distribuendo utili localmente e pesando meno possibile sull’ecosistema. Ma quel che in fondo mi piace di più della radicalità di scelte di M**BUN è l’assenza di fronzoli e paraventi. Vero, le mucche le trattano bene ma alla fine c’è poco da fare, le macellano! Siamo onnivori, dominatori e anche un po’ bastardi, ma prima di essere tutti convertiti al veganesimo almeno tentiamo di fare le cose bene.

Una radicalità ben fondata sulla razionalità, con tanto di brevetti per la cottura della carne e un chiaro senso commerciale dietro all’impresa, naturale esito della verticalizzazione della produzione, che parte dalla coltivazione del frumento e finisce nei panini passando per l’allevamento e la macellazione.

Le pareti di M**BUN sono coperte di scritte: KMZERO, biologico, rispetto dei tempi… Può sembrare moda ma invece è solo un’espressione moderna del buon senso contadino senza alcuna deriva spirituale,  non si guarda all’oroscopo né si preparano pozioni magiche (ogni riferimento a stupidate quali biodinamica e simili è fortemente voluto) bensì si crea valore rispettando il territorio e rieducando le persone ai sapori: non è poco!

M**BUN
Via Susa, 22E
Rivoli (TO)
www.mbun.it

 

 

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4 commenti »

  1. articolo perfetto! Bravo Luca…

  2. provato a settembre dell’anno scorso , a me è piaciuto molto !!!

  3. articolo ok.
    manca solo il modico prezzo…
    ciao

  4. Grazie Enzo.

    Siamo d’accordo Ivan!

    Ciao Giorgio, il prezzo si vede dalla foto dello scontrino. 11 euro per un M**BUN, le patatine e mezzo litro di bionda. Non è pochissimo ma dovremmo veramente abituarci di nuovo a spendere di più. Comprare una maglietta che ha fatto il giro del mondo a soli 5 euro, un trapano elettrico a 15, un chilo di salmone (http://www.acquabuona.it/2011/11/cena-a-salmone-perfetto-cafone/) a 8 euro o meno… è qualcosa che ci dovrebbe far pensare. Sotto c’è il trucco, è non è neppure così nascosto: costi ambientali, sociali e ripercussioni sulla salute.

    Spendere di più a capo/porzione/oggetto naturalmente, poi aggiungiamo un “consumare meno” e in totale si ottiene “spendere meno e vivere meglio!”

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