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Montalcino in verticale/4: Le Chiuse

MONTALCINO (SI) – Alle Chiuse, felicemente incastonate fra Montosoli e Canalicchio, proprio sotto il paese di Montalcino, si respira aria da Grand Cru. I vini di questo lembo di terra -terra rossa di tufi ferrosi, ma anche di galestri, marne e argille- ci parlano di eleganza ed aristocratico portamento. La freschezza acida, particolarmente spiccata su questo versante, e la tempra pregiata dei tannini (tannini vividi e profondi), concorrono a scolpirne il profilo con chiarezza: sono rossi dalle proporzioni perfette, riconoscibili e orgogliosamente tipici, con la dote dell’equilibrio. Nelle annate propizie sono razza pura.

D’altronde, per vini tanto solidi e rigorosi, niente di meglio che le sane attenzioni -in vigna e in cantina- di Niccolò Magnelli, Simonetta Valiani e del figlio Lorenzo (giovane enologo, neo acquisto aziendale), vignaioli, anzi persone, di rara sensibilità e pacatezza. Un rispetto ossequioso il loro, dimostrato fin dai primi passi mossi nel mestiere (1990), stimolato forse dalla bellezza del contesto ambientale (peraltro accondiscesa con pratiche biologiche in campagna) e dalla istintiva soggezione verso l’importante pregresso, dal momento in cui la vigna avuta in dote da Simonetta apparteneva a suo zio, un certo Franco Biondi Santi, nientepopodimenoche. Dalle Chiuse, dai vecchi ceppi piantati da Franco con cloni derivanti da selezioni massali di sangiovese, traevano linfa infatti i ricercatissimi Brunello Riserva della Tenuta Il Greppo. Insomma, né più né meno la storia del Brunello.

Grazie alla recente verticale effettuata in azienda, abbiamo avuto l’opportunità di svelare l’anima più nascosta dei Brunello della casa, quella di cui si fa garante il tempo. Per sorprenderci a più riprese di fronte all’innata capacità di questi vini di “sciogliersi” in qualcosa di più tenero e “accogliente”. Da quando ti accorgi che l’austera impalcatura tannica, piuttosto spigolosa nelle prime fasi di evoluzione in bottiglia, non di rado si trasforma in una stratificazione gustativa più complessa e articolata, dalle cui intimità fioriscono dettagli, ariosità e sale. Da quando ti accorgi che l’impettita fierezza, dalla timbrica solenne, può tramutarsi in un “soffio” più leggero, in un ricamo più delicato, in una trama più distesa. Per svelarne, di quei vini, il lato più incantato, di rara eleganza.

Ed è proprio l’affascinante dinamica evolutiva a lasciare il segno più profondo. Perché sono vini che ripagano chi saprà pazientare; vini per i quali, una volta tanto, la parola territorio non è tanto per dire. Nell’attesa, non rimarrete certamente delusi dal Rosso di Montalcino, che nel ribadire la brillante caratterizzazione del “fratello maggiore” in termini di naturalezza espressiva, è solito offrirsi con sincera disponibilità, tutta virata nel verso della freschezza e delle rifiniture di pregio.

Brunello

Brunello di Montalcino 2007

Arioso e concessivo ai profumi, sono agrumi, frutti esotici, rintocchi minerali. Polposo, di media articolazione ma di grande equilibrio e salvifica freschezza, traduce la generosità di una annata calda in un disegno di calibrata solarità espressiva.

Brunello di Montalcino 2006

Intensità di frutto trattenuta, epperò fremente, “croccante”, dai risvolti balsamici e minerali. Immensa scorrevolezza al palato, che non ti lascia apprezzare – che bello! – il gradino tannico. Sapido e lunghissimo, di sublime scioltezza rispetto alle ritrosie tipiche della prima gioventù, si sdilinquisce in un fraseggio seducente e aggraziato, che altri non è se non coinvolgente armonia gustativa. Grande vino.

Brunello di Montalcino 2001

Buono ma meno complesso del Riserva pari annata. Attacca bene: puro, rigoroso, determinato. Poi si irrigidisce su una “montata” tannica in leggero esubero.

Brunello di Montalcino 1998

Bei profumi per un vino fragrante e carnoso. C’è eleganza di forma e sostanza, ci sono purezza e candore, tenerezza e sfumature. Da bere a secchi. Sorprendente!

Brunello Riserva

Brunello Riserva 2006

Frutto maturo al punto giusto, agrume, florealità d’accompagno: è un naso di temperamento, intenso e dichiaratamente fresco. Tannino più vivo e presente rispetto al “base”, ampiezza e portamento da vino che conta, succoso, tonico, di interminabile progressione, dal futuro assicurato.

Brunello Riserva 2004

Nobilmente trattenuto, c’è una punta di austerità a rendere profondo, e al contempo come sospeso, il profilo di questo rosso succoso, affascinante, vellutato, ancora giovane.

Brunello Riserva 2001

Un “soffio” di incontenibile finezza, fresco, “sollevato”, di grande forza interiore, vibrante e dinamico. Conclamata la capacità di dettaglio, interminabile la scia mineral-speziata.

Brunello Riserva 1999

Evoluzione cerosa e floreale, tratto gustativo carnoso ed avvolgente, tannini saporiti e bella dignità.

Brunello Riserva 1997

Terroso e balsamico, su ricordi di caffé. Bocca piena ma non statica, ottima la “dimensione” del frutto, ancora tonico e sfaccettato. Bella riuscita per il millesimo, non c’è che dire.

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