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Nel ventre profondo del Chianti Classico, da Brancaia

Chianti Classico sarà pure sinonimo di vigne e vino, ma una volta oltrepassato il comprensorio di Greve e puntando verso Radda il paesaggio sembra inabissarsi, e par di entrare in una sorta di ventre profondo dove le viti spesso sono una eccezione, un punto, pochi filari incastonati nel bosco fra pendii anche scoscesi. Poi, il panorama si riapre all’improvviso regalando ampi anfiteatri, come quello che si vede affacciandosi, dalla cantina di Brancaia, in località Poppi, non lontano da Castellina.

Ma i dieci ettari vitati che stanno qui intorno sono in realtà il frutto di una seconda acquisizione avvenuta nel 1989, perché la coppia svizzera composta da Brigitte e Bruno Widmer era in realtà approdata una decina di anni prima un po’ più in là, fra Castellina e Poggibonsi, al Podere Brancaia che avrebbe poi dato nome e brand alla azienda. Si innamorò del luogo e, in modo non previsto, della decina di ettari di vigneto da cui ebbe origine un Chianti Classico 1982 amatoriale ma di grande successo. E vino fu.

La storia continua con la prima annata del vino (supertuscan) di punta, Il Blu, l’acquisizione appunto del Podere I Poppi, due eventi che furono il preludio dei grandi successi degli anni ’90, ottenuti anche grazie alla fondamentale collaborazione con Carlo Ferrini, e suggellati poi da Brancaia in Maremma, altri quaranta ettari, efficace serbatoio di uve ed espressione dell’altro vino importante, l’Ilatraia.

Oggi Brancaia è una realtà che va avanti grazie alla bravura di Barbara Widmer, enologa e figlia di quella coppia svizzera che arrivò in Toscana, di Martin Kronenberg, già suo compagno nella vita ed ora validissimo collaboratore di eccezionale bravura nello “spingere” i vini nei mercati europei, e di un nutrito team che comprende, fra gli altri, l’enologo interno Fabrizio Benedetti, e l’efficacissimo responsabile per il mercato italiano, Giampiero Lubino.

In cantina colpisce i binario in alto su cui scorrono le uve per poi cadere nelle vasche; il legno (600 fra barrique e tonneau qui in Chianti Classico, un migliaio in Maremma) viene dosato con cura, usandolo fino al quinto passaggio. I vini: il Brancaia Bianco ha esordito nel 2009 con le viti sopravvissute all’espianto dopo un fallito tentativo di produrre un Sauternes toscano, ed è stato “confermato” grazie a nuovi vigneti per le annate successive. È ottenuto da un 90% di sauvignon con saldo di gewürztraminer e sémillon, cinque mesi con i lieviti, niente fermentazione malolattica. Intenso sulle note floreali e di frutta gialla, si avverte fresco e penetrante al palato, e di buona ariosità verso il finale.

Il Tre 2009 (ha sostituito il Chianti Classico come vino “entry level”, ottenuto da sangiovese oltre ad un 20% fra cabernet sauvignon e merlot, un anno di tonneaux) prende il grosso delle uve dai vigneti maremmani ed esprime un naso pungente di caramella di ciliegia, non è particolarmente complesso ma di bella piacevolezza, e colpisce per la grande freschezza ed ampiezza finale.

Il vino “di denominazione” è il Chianti Classico Riserva che nell’annata 2008 mostra naso fine, dove oltre alle note floreali si affaccia un delicato frutto nero; segue al palato una trama larga, tanta succosità in una beva buona e suadente. Il Blu 2008 (sangiovese 45%, merlot 40% e saldo di cabernet sauvignon) è profondo e persistente al naso, la sua beva è scorrevole e dinamica, suggellata da un discreto finale. L’Ilatraia è il vino di punta della azienda maremmana, la cui etichetta è stata ridisegnata uniformandola allo stile grafico della “casa madre” chiantigiana. L’annata 2009 ha frutto rosso maturo e profondo, a tratti anche confetturato e candito, ma punteggiato in bocca da viva acidità.

Brancaia
Località Poppi – 53017 Radda In Chianti (SI)
Tel. 0577 742007
www.brancaia.it

Nella terza immagine, Fabrizio Benedetti

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