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Valle Isarco: bianchi minerali e montagne da sogno!

Chiusa, Bressanone, Vipiteno, Brennero: quattro punti cardinali che delimitano da sud a nord la Valle Isarco, una delle più belle zone di montagna della nostra penisola. Un territorio vario e affascinante, fresco rifugio e luogo di ristoro per la mente, il fisico e lo stomaco. E’ già, perché nell’eisacktal – la versione del nome in tedesco, che resta pur sempre la prima lingua – gli ingredienti ci sono tutti: l’aria frizzante e la ricca storia dei luoghi, gli innumerevoli sentieri tra fiumi e vette suggestive, prodotti tipici genuini e vini bianchi sapidi e di gran beva. Proprio verso questi ultimi si rivolgevano le mie principali attenzioni, ma sulla strada ho scoperto molto di più, grazie anche al preziosissimo aiuto del locale Consorzio Turistico (www.valleisarco.info – sito web fantastico e ricchissimo di informazioni), con la gentilissima Sabrina che mi ha suggerito itinerari ed escursioni e mi ha supportato per la logistica e gli appuntamenti con i produttori.

Prima di addentrarmi nel cuore della regione vinicola (individuabile nell’areale di Bressanone) ho trascorso qualche giorno più a nord, e precisamente a Casateia, a due passi da Vipiteno (piccola curiosità…è il paese di residenza del discusso campione olimpico di marcia Alex Schwarzer, di cui si può ammirare proprio all’ingresso un bel cartello commemorativo relativo all’impresa di Pechino 2008; mi sono chiesto più volte se dopo il recente scandalo doping qualcuno non abbia avuto voglia di tirarlo giù!). A parte la bellezza dei luoghi è una sosta che consiglio per via della posizione strategica: qui si incontrano le tre valli del comprensorio turistico di Racines, Ridanna e Monte Giovo, con una miriade di alternative sia per famiglie che per escursionisti seri. Un po’ più nord c’è Colle Isarco, porta d’ingresso dell’isolata ed incontaminata Val di Fleres. In appena 45 minuti poi, se uno ha voglia, può varcare il Brennero – magari con sosta al famoso outlet, meta di pellegrinaggio degli appassionati di shopping – e fare una capatina in Austria per una passeggiata a Innsbruck, fermandosi a mangiare una gustosissima torta Sacher tra lo zoo alpino e il museo di Swarovski (attenti alla carta di credito della moglie!). Diversivo interessante per gli appassionati è la Latteria di Vipiteno, quella del famoso yogurt, prodotto col latte delle valli conferito quotidianamente da oltre 500 soci: ogni mattina si organizza una visita guidata agli stabilimenti da cui partono ben 340 milioni di vasetti di yogurt l’anno! (è gratuita ma occorre chiamare il giorno prima perché si accettano al massimo 25 persone).

Prima di addentrarmi nel cuore della regione vinicola (individuabile nell’areale di Bressanone) ho trascorso qualche giorno più a nord, e precisamente a Casateia, a due passi da Vipiteno (piccola curiosità… è il paese di residenza del discusso campione olimpico di marcia Alex Schwarzer, di cui si può ammirare proprio all’ingresso un bel cartello commemorativo relativo all’impresa di Pechino 2008; mi sono chiesto più volte se dopo il recente scandalo doping qualcuno non abbia avuto voglia di tirarlo giù!). A parte la bellezza dei luoghi è una sosta che consiglio per via della posizione strategica: qui si incontrano le tre valli del comprensorio turistico di Racines, Ridanna e Monte Giovo, con una miriade di alternative sia per famiglie che per escursionisti seri. Un po’ più nord c’è Colle Isarco, porta d’ingresso dell’isolata ed incontaminata Val di Fleres. In appena 45 minuti poi, se uno ha voglia, può varcare il Brennero – magari con sosta al famoso outlet, meta di pellegrinaggio degli appassionati di shopping – e fare una capatina in Austria per una passeggiata a Innsbruck, fermandosi a mangiare una gustosissima torta Sacher tra lo zoo alpino e il museo di Swarovski (attenti alla carta di credito della moglie!). Diversivo interessante per gli appassionati è la Latteria di Vipiteno, quella del famoso yogurt, prodotto col latte delle valli conferito quotidianamente da oltre 500 soci: ogni mattina si organizza una visita guidata agli stabilimenti da cui partono ben 340 milioni di vasetti di yogurt l’anno! (è gratuita ma occorre chiamare il giorno prima perché si accettano al massimo 25 persone)

Dopo questo breve periodo di ambientamento mi sono trasferito qualche chilometro più a sud, nella zona di Bressanone. La cittadina merita senz’altro una visita, con il suo curato centro storico. Anche qui, ovviamente, c’è solo l’imbarazzo della scelta per chi ama la natura: la Val Pusteria, la Val di Funescon il parco Puz-Odle assolutamente da non perderepoco più a sud la Val Gardena… luoghi famosi in tutto il mondo per la bellezza struggente dei panorami, con vette dolomitiche tanto belle da non trovare parole adatte a descriverle. Tra un’escursione e l’altra ho così pianificato le visite ai vignaioli locali. Come base di partenza ho scelto il Pacherhof, il maso di uno dei più noti produttori vinicoli della zona. E’ un luogo semplicemente delizioso: le camere, ampie e luminose, sono dotate di tutti i comfort, il personale è cortese e professionale, si mangia da dio e la piscina a bordo vigneto vale da sola il viaggio! Il Pacherhof si trova a poche centinaia di metri da altri due noti produttori della zona – Köfererhof e Strasserhof – e dalla famosa Abbazia di Novacella: a piedi, passando tra i vigneti, si può percorrere in giornata un itinerario enogastronomico fantastico, degustando i vini delle quattro aziende e fermandosi infine a mangiare in uno dei quattro ristoranti annessi. Appena fuori Bressanone ho poi visitato Peter Pliger, dell’azienda Kuenhof, uno dei produttori più originali della regione (non ha sito web, ma questa è la sua mail pliger.kuenhof@rolmail.net), mentre mi sono dovuto arrendere di fronte alle difficoltà di incontro con Manni Nossing, estroverso vignaiolo assai apprezzato dagli enofili ma non facile da contattare.

Andando un po’ più nello specifico dei vini, la Valle Isarco è rinomata per la sua produzione di vini bianchi. E’ una delle zone vinicole più settentrionali e alte d’Italia, con vigneti che si inerpicano oltre gli 800 metri, su pendii ripidi e soleggiati. Le condizioni sono ottimali per vini fruttati e profumati, eleganti e di bella sapidità: i terreni, prevalentemente di origine morenica, sono molto sciolti e drenanti, ricchi di minerali, mentre le forti escursioni termiche fra notte e giorno impreziosiscono il corredo aromatico delle uve. Anche qui il riscaldamento generale del clima si è fatto sentire e negli ultimi anni molti vini hanno dovuto fare i conti con gradazioni alcoliche spesso troppo “generose”, maturazioni spinte e profili fruttati molto accentuati, che possono far storcere il naso agli amanti dei vini più acidi e affilati. Resta il fatto che poche altre zone d’Italia possono vantare una sfilza di bianchi così validi seppur così diversi fra loro: dall’aromatico Gewürztraminer al pepato Gruner veltliner, passando per Sauvignon, Sylvaner, Riesling, Kerner, Muller Thurgau, Pinot Grigio.

Il Sylvaner è il vino più tipico della valle, il primo ad essere stato coltivato insieme al Muller Thurgau: è il vino da pasto per eccellenza, decisamente fruttato ma non aromatico, molto versatile negli accostamenti a tavola. Per molto tempo è stato trascurato e soppiantato da varietà più modaiole e produttive (vedi traminer e kerner), ma negli ultimi anni molti vignaioli si sono accorti delle sue potenzialità e lo stanno recuperando. Quelli che mi sono piaciuti di più sono l’Alte Reben (Vecchie Vigne) 2011 di Pacherof, il 2011 di Strasserhof e quello di Kofererhof. Il primo proviene da vigneti di oltre trent’anni, ha ancora bisogno di un po’ di assestamento ma è già molto elegante al naso, con note vagamente esotiche, di ananas e frutta tropicale; in bocca ha una bella struttura, una gradevole mineralità, un’acidità viva nonostante l’annata complicata. Il secondo mi ha colpito per piacevolezza e snellezza: al naso ha aromi molto delicati, di frutta fresca, invoglia alla beva ed ha un rassicurante equilibrio. Il terzo è la versione base del più noto Sylvaner R (da vigne vecchie anch’esso ma non ancora disponibile perché esce tra qualche mese): al naso profuma di ananas e susina, in bocca è integro, pulito, preciso, quasi salato e molto lungo.

Altro vino storico è invece il Müller Thurgau, considerato il vino da aperitivo per antonomasia. E’ quello più “alpino” di tutti, perché le sue coltivazioni si inerpicano fin quasi ai novecento metri di altitudine. Un vino giocato tutto sulla freschezza e sulla bevibilità: chi è abituato ai Müller scialbi e privi di personalità che si trovano in giro può sorprendersi di fronte all’intensità che si può trovare da queste parti. I più interessanti sono stati quello dell’Abbazia di Novacella e di nuovo Pacherof. Il primo mi è piaciuto per i suoi profumi di mela verde e agrumi, e per uno spiccato retrogusto salino che lo rendeva molto appetitoso. Il secondo aveva profumi freschissimi e molto intensi, di fiori, erba e frutta bianca; in bocca era facile, immediato, semplice ma invitante.

Il kerner è arrivato tardi in Val d’Isarco (piantato sperimentalmente alla fine degli anni Settanta) ma in breve tempo è divenuto il vino più popolare della zona. E’ un vino che piace, facile da lavorare e da vendere, grazie alla sua buona struttura, a una rotondità e a un equilibrio naturale, che lo rendono di approccio immediato e molto trasversale. Il migliore è stato per me il Praepositus 2011 dell’Abbazia, un filo piacione ma non sfacciato, senz’altro elegante e di grande impatto, molto sapido e lungo.

Il Veltliner è il vitigno più diffuso in Austria, giunto qui per naturali confini geografici. Praticamente sconosciuto fuori regione, ha un caratteristico sentore speziato, di pepe bianco e verde; puoi farci un vino semplice e fresco, da aperitivo, ma anche più complesso e profondo, con buona propensione all’invecchiamento. I più buoni mi sono sembrati quelli di Kuenhof e di Kofererhof. Il primo è un vino da bere a secchi, che invita al dialogo e alla beva: odora di zenzero e pepe bianco, ha una mineralità profonda, quasi salina, e una spontaneità coinvolgente. Il secondo è anch’esso molto tipico, più fresco e raffinato, di bella struttura ma sempre con quel bonus di freschezza che lo rende dinamico e scorrevole.

Il Gewurtztraminer è meno legato a questo territorio ma vanta comunque una notevole diffusione, aumentata dopo il successo commerciale degli ultimi anni. E’ un vino solare, ricco, di spiccata aromaticità, che spesso paga dazio ad un’eccessiva grassezza e rotondità che possono appesantirlo e penalizzarlo nel dialogo col cibo (non conosco i grandi Gewurtztraminer del mondo, ma almeno con quelli che mi è capitato di bere non cenerei mai!). I più bravi, nella Valle, cercano di alleggerirlo il più possibile, senza esasperare gli aromi e cercando di preservarne il più possibile la freschezza e la salinità tipiche della zona. Sono così, ad esempio, i vini 2011 di Kuenhof e Köfererhof, i più convincenti per i miei gusti personali.

Sul Riesling mi sento di dire poco perché vale lo stesso discorso che si fa per il pinot nero in Borgogna: è difficile parlare di riesling nostrani quando si hanno come paradigmi i grandi vini di Germania ed Alsazia. Comunque il talento del vitigno è tale che anche in Val d’Isarco i produttori più bravi riescono spesso a tirar fuori alcune chicche. E’ buonissimo, ad esempio, il Riesling Kaiton 2011 di Kuenhof, che, complice un’annata calda, è più aperto e disponibile del solito (più “bravo”, per usare un simpatico termine di Peter Pliger), con aromi molto eleganti e netti di frutta e una progressione gustativa che lascia già ben sperare per il futuro. Vino dritto e minerale, senz’altro una delle migliori versioni in Italia

Per finire due vini poco “valleisarchiani” ma che mi hanno sorpreso molto: il Pinot Grigio 2011 di Köfererhof e il Sauvignon 2011 di Pacherof. Il primo è un bianco affascinante, di grande profondità e carattere, complesso, acido, “masticabile”, senza alcuna concessione a ruffianerie di sorta. Il secondo, prodotto da appena due anni, è un esperimento unico nella zona, con una foglia di pomodoro pura e netta al naso e una bocca piacevole, fluida, priva di ogni eccesso amaro e dotata di un finale di grande piacevolezza.

(P.S. – Alcune immagini sono state fornite dal Consorzio Valle Isarco e dal sito www.profantherhof.com)

One Comment

  • Angelo Cantù ha detto:

    Frequento da qualche decennio quei luoghi e trovo i bianchi della valle Isarco esemplari per carattere e bevibilità ed usualmente più snelli ed eleganti di molti altri altoatesini. Credo che sia doveroso citare la Cooperativa dei Produttori della Valle Isarco che ha avuto un ruolo fondamentale nel successo enologico di questo territorio e realizza una serie di bianchi di alto livello, soprattutto nella linea Aristos, ed a prezzi assolutamente competitivi

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