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Barbaresco, le nuove annate: Neive

ALBA (CN) – La lettura, complessa e tutto men che banale, di una annata come la 2009 nella Langa vitivinicola investe a pieno titolo anche Neive. Territorio nel quale, rispetto a Treiso, brilla qualche luce in più, pur restando sostanzialmente gli stessi i “paletti” organolettici già tratteggiati in precedenza (leggi qui). Ossia, in stretta ed ingenerosa sintesi, trame tanniche in assetto “deciso e combattivo”, ingerenza del rovere non sempre delicata e accorta, qualche contrazione di troppo nella distensione e nello sviluppo (perlomeno nelle fasi giovanili in cui questi vini sono stati assaggiati), sensazioni queste ultime dissimulate o aggirate più o meno efficacemente in dipendenza degli estri cantinieri e dei versanti di provenienza dei vini, fino al punto da contemplare autentici e potenziali campioni di compiutezza, disegno e focalizzazione, aspetti che a Neive non sono di certo mancati ( leggi le belle performance dei vini provenienti dall’Albesani/Santo Stefano e dal Gallina, o certi Serraboella….), e che se da un lato rafforzano l’idea di un territorio molto attrezzato in fatto di cru, dall’altro aprono al dibattito sulle effettive potenzialità dell’annata, una annata forse da non rubricare troppo in fretta come eccessiva, calda, intransigente, dai tannini poco maturi. Classico esempio di come non si debba mai fare di tutta un’erba un fascio. La selezione neivese di cui sotto, da questo punto di vista, ne è una testimonianza tangibile. Per tale ragione abbiamo deciso di inquadrarla procedendo per piccoli (piccolissimi) ritratti aziendali, al fine di trasmettere con un briciolo di dettaglio in più la fisionomia dei vini e la filosofia che “li muove”. Non senza renderci conto della forzata sintesi a cui ci obbliga l’ambito circoscritto di un articolo che intenda dichiararsi tale. Non senza renderci conto che queste sono soltanto impressioni personali, ossia nulla di matematicamente inconfutabile.

Gli assaggi, effettuati nel periodo che va da maggio ad agosto 2012, hanno tratto linfa e sostanza sia dal benemerito e irrinunciabile evento maggenco Nebbiolo Prima che dalle ricognizioni estive più complete su tutto lo scibile langarolo. Essi non comprenderanno solo e soltanto l’annata 2009 (e in rarissimi casi la 2008): per tener conto degli stuzzicanti Barbaresco Riserva, saranno presenti millesimi propositivi o grandi come 2007 e 2006.

ADRIANO MARCO E VITTORIO

Sempre inappuntabili ed equilibrati i vini dei fratelli Adriano -22 ettari fra San Rocco Seno d’Elvio e Neive -, bianchi (sì, bianchi) e rossi tipologicamente ben caratterizzati, senza pruriti esibizionisti, valorosi compagni della tavola. Quanto ai Barbaresco, è dalle ripide pendenze del Basarin che se ne esce un fedele traduttore dell’anima riflessiva di questo cru. Aggiungiamo in griglia il Sanadaive, anche se non proviene da Neive bensì da San Rocco Seno d’Elvio, nei pressi della cantina. Il 2009, peraltro, merita attenzioni e rispetto.

Barbaresco Basarin 2009

Naso tanto armonioso quanto austero, minerale e mentolato; souplesse, sobrietà e compostezza alla Basarin, profilo roccioso, sfumato, interessante, solo un po’ rigido nel finale.

Barbaresco Sanadaive 2009

Floreal agrumato, elegante, scattante, ficcante e salino, sottile, “smilzo” ma simpaticissimo.

BARALE FRATELLI

E’ l’anima più tradizionale del nebbiolo ad emergere nella produzione di Sergio Barale, che assieme alle figlie gestisce la storica cantina di famiglia, da oltre cento anni voce attiva del vino di Langa. Bene, oltre alle rigorose selezioni di Barolo, che spaziano dal Bussia al Castellero, per le quali la cantina vanta adeguata nomea fra gli aficionados, nasce qui una delle versioni solitamente più brillanti del Serraboella di Neive, capace di coniugare il tratto sobrio che tanto fa Barale style con la solidità e la vivacità tannica tipica del cru. Le parcelle di Sergio contano quarant’anni di età e insistono su suoli compatti e calcarei.

Barbaresco Serraboella 2009

Arioso, sfaccettato, ben sfumato: di un’eleganza “antica”. Equilibrio, tonicità e fondo sapido ne inquadrano la solida trama, ravvivata da intriganti stimoli pepati. Buon conseguimento.

BATTAGLIO

Nasce alla cascina Serragrilli di Neive l’unico Barbaresco della famiglia Battaglio, che va ad aggiungersi alla fitta schiera degli apprezzabili vini di territorio (comprendenti Arneis e Roero) prodotti da questa cantina di Vezza d’Alba.

Barbaresco 2009

L’eco sottoboscosa-fenolica, tipica del cru, e la generosa spinta gustativa rischiano di essere offuscate dagli esuberi tannici e roverizzati. Il disegno ne risente.

BUSSO PIERO

Pensando all’impostazione rigorosamente familiare data all’azienda, non può che venire in mente la classicità. La cura formale e sostanziale che permea i Barbaresco di Piero Busso ci parla invece di una enologia assolutamente al passo coi tempi. Il che non vuol dire, in questo caso, tarpare le ali alla pura espressività dei singoli cru, che anzi qui ben si distinguono l’un l’altro. Alla base della brillante proposta ci sono alcuni vigneti di Neive (Albesani, Balluri e Gallina) e di Treiso (San Stunet, nel suo versante più assolato), e un percorso stilistico che si snoda negli alvei della tradizione nel caso del Mondino (dal cru Balluri) e del Borgese (dal cru Albesani), con qualche innesto più “modernista” (leggi rovere piccolo) nel Gallina e – parzialmente- nel San Stunet.

Barbaresco Borgese 2009

Fresco, terso, dichiaratamente floreale, agile ed elegante, dal frutto candido e puro, è vino compiuto e di finissima trama tannica. Bella mano e bel conseguimento.

CANTINA DEL GLICINE

Piccolissima -nonché suggestiva- cantina di Neive, condotta da Roberto Bruno con scrupolo artigianale, il Glicine si è fatta artefice di Barbaresco portati per le sfumature, calibrati sul piano estrattivo, con un frutto naturale e senza forzature in primo piano. Prendono vita da quattro ettari di vigna situati nei cru più piccoli  – ma assoltamente raccomandabili- del comprensorio di Neive, Currà e Marcorino.

Barbaresco Marcorino 2009

Polpa di frutto (dai riflessi finanche esotici) e rovere rendono caldo, dolce e avvolgente il tratto aromatico e gustativo. Non soffre di mollezza però: il finale è sostenuto, il tannino grintoso e ben fuso.

CANTINA DEL PINO

Con quartier generale a Ovello, nel comune di Barbaresco, ed appendice vitata agli Albesani, quindi sulla collina di Santo Stefano a Neive, Adriano e Renato Vacca imbottigliano a partire dal 1997. E’ una fisionomia naturalmente fruttata, sinuosa, “accomodante”, non priva di sottigliezze nelle annate propizie, a caratterizzare i loro Barbaresco di stile moderno. Di certo i cru in gioco dicono la loro, ma non è raro che dal semplice “base” arrivino le sorprese più belle.

Barbaresco Albesani 2009

Impianto fresco e balsamico per un sorso “compassato”, lineare nello sviluppo, senza pecche e senza picchi, più ritroso che comunicativo, dalla struttura soda e dagli intriganti chiaroscuro di sapore. Rovere che tende ad emergere con l’aria.

CASCINA LUISIN

Sette ettari di vigneto in tutto, pratiche tradizionali (sui nebbiolo), occhio attento e meticoloso, storia “campagnola” secolare: la cantina di Roberto Minuto incarna alla perfezione la tipica realtà artigianale di Langa. Dal cru Rabajà di Barbaresco, dove ha sede la cantina, e dal Basarin di Neive (Sorì Paolin), provengono gli apprezzabili Barbaresco della gamma, non di rado capaci di prestazioni convincenti, grazie alla solida connotazione tipologica, non priva di sfumature.

Barbaresco Sorì Paolin 2009

Polpa di frutto, di esplicita connotazione esotica. Pieno ma non proprio dinamico al gusto, conserva equilibrio e una piacevolezza un po’ ammiccante.

CASTELLO DI NEIVE

Nome di punta della galassia Barbaresco, la cantina di Italo Stupino non smette di stupi….re. E lo fa puntando dritto alla sostanza, che ci parla di autentici “traduttori del terroir”, ovvero di nebbiolo emblematici per profondità, “sentimento” e rigore espressivo. Il privilegio di “discendere” da vigne (im)portanti della denominazione, come Santo Stefano (Albesani) e Gallina, ne esalta i dettagli, rendendoli riconoscibili e personali, quasi sempre buonissimi, sicuramente da non mancare.

Barbaresco 2009

Umori sottili, leggermente fumé e intimamente minerali, introducono un naso da ascolto attento; singolari note di elicriso ed erbe di macchia a contorno. Nonostante qualche contrazione, non manca di reattività al gusto, e porta in dote una fresca sensazione mentolata.

Barbaresco Gallina 2009

Agrumi, pietra e fior di rosmarino innervano profumi trattenuti ma istintivamente intriganti. Tatto sinuoso, beva conclamata e piacevolissima, raro garbo espressivo.

Barbaresco Santo Stefano 2009

Grande purezza di frutto rosso del bosco, succoso, pieno, classico nei lineamenti, melodioso nel componimento, naturale e leggiadro nello sviluppo. Qui dettaglio, calibro e sottigliezze: vino “libero e liberato”.

Barbaresco Riserva Santo Stefano 2007

Elegante, da cogliere ma intrigante fin dal primo approccio: carnoso, balsamico, speziato, lievemente fumé; l’alcol non è un accessorio, la struttura è solida, la beva piacevole. Ma oggi è la fase aromatica a coinvolgere di più.

CIGLIUTI FRATELLI

Da circa sei ettari di vigna, di cui cinque a Serraboella e poco più di uno al Bricco di Neive, Renato Cigliuti vinifica uve di proprietà dal 1964, realizzando vini “lenti”, umorali, caratterialmente tannici e rugosi, capaci di guizzi d’autore, anche se per la verità, già da qualche anno, fatico a ritrovarci l’antica bellezza. Nel frattempo hanno sposato una filosofia più estrattiva, soprattutto il Serraboella, tant’è che i dettagli del disegno chiedono tempo per illimpidirsi.

Barbaresco Vigne Erte 2009 (dal Bricco di Neive, vigne giovani, botti grandi)

Colore leggermente evoluto e sviluppo alcolico, largo di trama, chiuso con decisione dai tannini e dal rovere. Qualche recrudescenza vegetale sul cammino.

FONTANABIANCA

Fondata quarant’anni fa dai genitori di Aldo Pola e Bruno Ferro, gli attuali proprietari, questa cantina di Neive si è distinta, fin dai tempi ruggenti dei vini “new generation” (anni ’90), grazie alla solenne austerità del Barbaresco Sorì Burdin, oggi divenuto Bordini. Oltre al Bordini si vinifica anche il Serraboella. Quest’ultimo, a differenza del primo, secondo pratiche enologiche tradizionali.

Barbaresco Bordini 2009

Strutturato, austero, dai risvolti evoluti. Catramoso, arcigno, di medio allungo e profondità, porta in dote tannini “affilati” e dominatori. Da smussare.

Barbaresco Serraboella 2009

Lineare, fresco, pulito, caldo, ottimamente equilibrato pur senza il guizzo della differenza.

FRANCONE

Sia pur con gli inevitabili alti e bassi legati alle annate, la produzione della famiglia Francone appare quanto mai propedeutica per comprendere i fondamentali organolettici dei vini albesi, declinati qui con perizia tecnica e sincero rispetto verso le tradizioni dei luoghi. Dalla loro “terra madre”, ossia da Neive, ricavano alcune selezioni di Barbaresco, distribuite su diverse linee produttive, provenienti dai vigneti Tetti, Rondò e Gallina (quest’ultimo confluisce in una etichetta dedicata).

Barbaresco I Patriarchi 2009

Esplicita suggestione floreale ai profumi, alcolico, “cicciotto”, polposo ma senza la profilatura e l’indirizzo attesi: qualcosa che viene a mancare nella diffusione.

LA CONTEA

Tonino Verro, estroverso e notissimo personaggio di Neive, artefice di quel celebre luogo di mangiari e buona compagnia chiamato La Contea, in pieno centro storico, non ha certo rinunciato alla sua personale proposta enoica. Fra i Barbaresco, le cui uve provengono da Serragrilli, San Cristoforo, Starderi, Balluri, oltre ad etichette single vineyard si intende porre l’accento sull’assemblaggio  (qui chiamato Ripa Sorita) in qualità di portavoce più importante della gamma, nel rispetto della tradizione langarola la più classica, che storicamente puntava sull’assemblaggio di uve provenienti da diverse parcelle per rendere più efficace e manifesta la propria idea di caratterizzazione stilistica. I vini della casa, molto curati sul piano tecnico, generosi e fruttati, non sempre sono dotati di un carattere di rilievo, compresso a volte da un uso del rovere un po’ sbarazzino.

Barbaresco Riserva Serragrilli 2007

Buona piacevolezza d’insieme per un vino “docile” e fruttato, supportato dal rovere nell’indirizzo aromatico e nel gusto. Finale con qualche brillio di contrasto tannico in più, a riaccendere interesse.

Barbaresco Riserva Starderi 2006

Intenso e non sgarbato, ha succo e buona materia ma il rovere esubera il suo compito, rendendosi veicolante e prim’attore.

LEQUIO – COLLINA SERRAGRILLI

Quella della famiglia Lequio (da non confondersi con Ugo Lequio) è la classica cantina familiare con storia secolare alle spalle, e con tutto un “vissuto” di vendita di uve e vini sfusi prima di traguardare l’orizzonte dell’imbottigliato, ciò che si concretizza oggi sotto forma di selezioni di Barbaresco provenienti dal Basarin e dal Serragrilli di Neive (quest’ultimo dal suo versante migliore, quello esposto a sud est, dove ha sede la cantina). Lo stile enologico calibratamente “aggiornato” propizia vini bellamente tannici, concreti e senza fronzoli. Anche se non sempre avvezzi alla ribalta che attiene ai migliori esemplari della specie.

Barbaresco Serragrilli 2009

Stazza e solidità più che articolazione e scioltezza. Perlomeno ora, in una fase evolutiva nella quale il rovere intende dire la sua. Al naso, eppure, traspare una buona densità di frutto, “movimentata” da sfumature floreali e speziate. Sì, è vino da attendere.

UGO LEQUIO

Da sceltissimi, e pochissimi, conferitori Ugo Lequio seleziona e vinifica con attenzione maniacale uve nebbiolo (e non solo, ottima la sua Barbera!) provenienti dal vigneto Gallina, esplorando con dovizia di particolari tutta l’ombrosa e seducente personalità di questo cru. Sono vini rigorosi i suoi, prodighi di accenti, stilizzati e concreti, caratterizzati da sfumature terrose e balsamiche e da una silhouette “quadrata” e longilinea, vero e proprio marchio di fabbrica.

Barbaresco Gallina 2009

Note metallico-minerali e tanta menta, intersecate da umori di rosmarino e avvolte da un “velo” delicatamente etereo; bocca continua nello sviluppo, longilinea, lunga e incisiva, tannica e dalla “schiena dritta”, da chiedere tempo, anche per lasciarsi a ricordo le suggestioni del rovere. Non di sfumature vive, ma di tempra decisa e fierissima connotazione territoriale.

Barbaresco Riserva Gallina 2007

Qui c’è intensità aromatica, una forte nota terrosa a instradare, un barlume vegetale a raffreddare gli animi. E una bella consistenza tattile, per un vino tutto men che banale, indirizzato nel solco della linea stilistica della casa grazie alla lineare compostezza, senza che indulga in chissà quali giochi di prestigio, in chissà quali estroverse esibizioni. Al palato senti che spinge. E’ lì, se lo aspetti, che saprà dimostrare continuità e articolazione.

MARCHESI DI BAROLO

E’ un discendente diretto di Emilio Pietro Abbona, colui che alla fine del 1800 acquisì e sviluppò il patrimonio di cultura e vigne della Tenuta Opera Pia di Barolo (che a sua volta aveva raccolto l’eredità dei benemeriti Marchesi Falletti), a dirigere ancor oggi la Marchesi di Barolo. Gestisce oltre cento ettari di vigneti fra cui, fermandoci al nebbiolo, spiccano Sarmassa e Cannubi a Barolo, Serragrilli a Neive. La consapevolezza tecnica è espressa ai massimi livelli: i vini difficilmente difettano di precisione esecutiva e definizione. Ancora del lavoro da fare sulla caratterizzazione.

Barbaresco Serragrilli 2009

Colore assai accentuato, naso un po’ compresso, con i precursori del vitigno solo abbozzati (viola, agrume, menta); bocca succosa, assai tonica, rigogliosa di materia ma non ridondata, avvolgente e voluttuosa: una “boccata” di frutto senza troppi strati di complessità.

MOCCAGATTA

Dalla manifattura “avanguardista” e senza compromessi dei fratelli Minuto (rese bassissime in pianta, uso di rotomaceratori, affinamenti in legni piccoli e in gran parte nuovi), esponenti di spicco di quella che fu chiamata la nouvelle vague langarola negli anni ’90 del secolo scorso, se ne escono Barbaresco assai conosciuti dagli appassionati che, uno per l’altro, perseguono uno stile incentrato sul volume, la materia e la sofficità tattile, non disdegnando generosi avviluppi boisé. Tre etichette all’appello, due dalla zona Barbaresco (Cole e Bric Balin) e una da Neive (Basarin). Le quali, soprattutto se colte in piena gioventù, tendono a sacrificare sull’altare della presenza scenica il “movimento” interno e l’articolazione.

Barbaresco Basarin 2009

Non manca di sapore e di intensità gustativa, i tannini appaiono ben fusi e dolci. Se non fosse per un rovere impiccione e prim’attore.

MONTARIBALDI

Dal 1994 la famiglia Taliano vinifica uve di proprietà. Sul fronte Barbaresco i vigneti di pertinenza stanno sia a Barbaresco (Montaribaldi, Rio Sordo), sia a Treiso (Marcarini), sia a Neive (Palazzina, menzione geografica aggiuntiva Starderi). Il Palazzina traduce in “versione” moderna la potenza degli Starderi, propiziandone connotazioni più dolci e levigate che non sapido-terrose.

Barbaresco Palazzina 2009

Spunti eterei avvolgono i sentori di foglie e tabacco trinciato. Sottobosco umido e sensazione di evoluzione (controllata); bocca pastosa, avvolgente, piena, alcolica, morbida, anche se non troppo diffusiva nella progressione. Qualche freno, e un legno che conta.

NEGRO ANGELO & FIGLI

Precisione e cura del particolare convivono armoniosamente nella variegata produzione di questa importante cantina del Roero, che da qualche anno va cimentandosi anche con i vini della “riva destra” del Tanaro. Per riproporre, secondo uno stile moderno al riparo dai cliché, alcune versioni di Barbaresco sponda Neive (derivate dal Basarin) che intendono evidenziare il lato più comunicativo e colloquiale del blasonato vino-vitigno, puntando sulla verve sfumata e minerale del cru di appartenenza.

Barbaresco Cascinotta 2009

Stimoli esotici ma anche fitta coltre agrumata e coté minerale; bocca esplicitamente fruttata, gioviale, calda, non dettagliatissima, non profondissima. Ma accogliente.

Barbaresco Riserva Basarin 2007

Frutta esotica, agrumi e terra in compendio propositivo; bocca di buona tattilità, piacevole e fresca, capace di mantenere ritmo nonostante una più che latente tendenza alla dolcezza, mutuata dalle “cadenze” esotiche del frutto. Buona fusione tannica.

PAITIN

Da una delle cantine familiari più longeve e ricche di storia della denominazione (primi imbottigliamenti di Sorì Paitin a partire dal 1893), oggi guidata dai fratelli Pasquero-Elia, prendono vita dei Barbaresco dialettici sotto l’egida di uno stile dichiaratamente moderno (se con questa locuzione intendiamo macerazioni brevi e legni nuovi). Molto dotati sul piano della sostanza, scontano qualche rigidità di troppo sul piano della integrazione tannica, ciò che gli fa prediligere tempi adeguati di permanenza in bottiglia. Zona di provenienza: Serraboella.

Barbaresco Sorì Paitin 2009

Interessante l’assetto aromatico nonostante l’intrusione del rovere, ché i toni floreali e agrumati appaiono ben espressi; più rigido delle attese al gusto, un po’ metallico, dalla tattilità non finissima.

Barbaresco Serra 2009

Concentrato, polposo, con il rovere in evidenza; dettagli ed articolazione non sono il suo forte, il tannino nel frattempo si fa abrasivo, a frenarne allunghi e progressione.

PUNSET

Dall’alto del cru San Cristoforo di Neive, culla di vini freschi, tannici e longevi, ci arriva la proposta di Marina Marcarino, anima femmina di Punset, un’azienda che da tempi non sospetti si è distinta per l’approccio biologico alla campagna. I vini di questa cantina, dalla timbrica austera e profondamente minerale, scontano a volte una certa rugosità “giovanile” e un indomito temperamento ribelle, che solo il tempo è capace di piegare verso più armoniose e dettagliate rarefazioni. Recenti verticali aziendali ne hanno dimostrato non solo il valore, quanto l’assoluta riconoscibilità, l’impronta. E tutto questo non è per caso.

Barbaresco Campo Quadro 2008

Tipico quadro alla Punset: grafite e idrocarburi a screziare il frutto di marasca, per un naso severo e arcigno; rigido e poco concessivo al palato, corrucciato dalla irriverente montata tannica.

Barbaresco Riserva 2007

Naso remissivo e quasi silente, bocca più chiara e ordinata, profilata, sapida e longilinea, di naturale spigliatezza, solo in parte frenata dalla forza dei tannini. Da sciogliersi.

RESSIA

Fabrizio Ressia conduce con piglio artigianale questa piccola cantina di Neive, producendo, a partire dal 1997, vini pragmatici, “quadrati”, seriosi, a volte molto riusciti, figli legittimi del crinale ampio e variegato della Canova, disposto su diverse quote altimetriche e su diverse esposizioni proprio ai margini nord orientali della denominazione, prima di sconfinare nei territori dell’Alta Langa. Dal 2005, oltre al Barbaresco omonimo, si produce un Riserva, affinato per lunghi anni sia in botte medio-piccola che grande. Per la complessità, che pure sta nelle corde di questi vini, occorrerà probabilmente attendere la maggiore maturità dei vigneti, rimpolpati da nuovi impianti a partire dal 2001.

Barbaresco Canova Riserva Oro 2005

Non nasconde l’evoluzione: umori di sottobosco, radici e liquirizia ne tracciano la rotta; sviluppo gustativo coeso ma tannini intransigenti a chiudere. Sente il tempo.

RIVETTI MASSIMO

Dalle sottozone Rivetti e Serraboella arrivano le selezioni di Massimo Rivetti: cuore e cantina alla vecchia cascina Froi di Neive, diramazioni al Garassino di Mango e Palazzina di Alba, lì dove vengono coltivati vitigni tradizionali assieme a qualche innesto foresto (dal pinot nero al merlot). I Barbaresco sono vini ben disegnati, senza eccessi dimostrativi, calibratamente moderni nei “modi”.

Barbaresco Froj 2009

Qualche incertezza aromatica su accenti “scuri”, severi e chinati; bocca coerente, impettita e senza svolazzi ma di buona progressione: tenta qualche apertura nel verso della freschezza per poi restare “imbrigliata” dalla montata tannica.

Barbaresco Riserva Serraboella 2007

Anche in questo caso assetto aromatico non ben scandito, con qualche accenno più evoluto; di contro bocca che rivela una buona mano estrattiva, giudizio e calibratura nei toni, solo un leggero deficit di tonicità e freschezza.

RIVETTI DANTE

I Barbaresco di Dante Rivetti non sono mai vini da “passargli accanto” distrattamente. Umorali, a tratti scorbutici, austeri e rocciosi, raccontano con verace concretezza il modo rispettoso di vinificare nebbiolo da parte di questa famiglia e nel contempo la solida, terragna consistenza di cru quali Rivetti, Bricco di Neive e Bric Micca, dei quali sanno farsi validi interpreti.

Barbaresco Bric Micca 2009

Terra, agrumi e riflessi balsamici annunciano un sorso di buon carattere, solo piuttosto “diradato” e asciutto nella grana tannica, a indicare una certa evoluzione. Stile apprezzabile, ma potrebbe far meglio in termini di rifinitura e cesello.

SOTTIMANO

Circa la presentazione aziendale leggi qui. Quanto alle “sorti espressive” del Cottà, proveniente da uno dei versanti più reputati di Neive, praticamente da casa Sottimano, lo stile estrattivo storicamente imposto dalla cantina va trovando una leggera rimodulazione nelle ultime tornate di assaggi, e i dettagli un tempo solo sottesi appaiono oggi più nitidi.

Barbaresco Cottà 2009

Buon fondo balsamico e speziato (pepe) per un frutto turgido e rosso, piacevole da odorare; sviluppo ampio e “potenzialmente” melodioso, se non fosse per quella pervasiva dolcezza roverizzata che si infiltra fra le maglie, ad acquietarne la spinta e ad uniformarne il tratto gustativo.

VIGIN

Davide Viglino , a partire dal 2002 (quindi da ieri), vinifica le uve dei cinque ettari di proprietà apportando concretezza e visibilità alla piccola realtà agricola fondata dal nonno paterno nel secondo dopoguerra. Dalle prime avvisaglie stilistiche pieno risalto alla morbidezza, alla levigatezza tattile e alla croccantezza del frutto, doti queste che trovano evidenza nel Noemy, l’etichetta di punta, le cui uve provengono dalla “galassia” variegata e composita, per esposizioni ed altimetrie, del Montersino di Treiso. Non mancano però appigli neivesi, da cui viene ricavato oggi un vino-dedica all’iniziatore della storia.

Barbaresco NonnOrlando 2009

Intrigante per l’allure di erbe aromatiche, meno per l’afflato dell’alcol e l’impronta dei legni. Bocca solida ma un po’ sfocata nelle trame, con il rovere che si riaffaccia nel finale, comprimendone gli allunghi.

Puntate precedenti: Barbaresco 2009 e Riserva di Treiso

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