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Guide de L’Espresso 2013, la presentazione di Firenze

FIRENZE – La presentazione delle Guide de L’Espresso, che da diversi anni ormai si svolge a Firenze, alla Stazione Leopolda prima, al mercato di San Lorenzo poi, si è guadagnata pian piano lo status di evento. E questo non perché lo abbia deciso l’editore o il comunicato di un ufficio stampa, ma perché è così, lo si vede ad occhio nudo guardando chi c’è fra protagonisti ed osservatori (pressoché tutti i grandi chef italiani, tanti operatori del vino e della ristorazione, stampa, quest’anno anche politici…), e dalla atmosfera elettrica che vi si respira. E l’evento è doppio: per la guida de I Vini d’Italia, giunta quest’anno alla dodicesima edizione (la decima per gli attuali curatori Ernesto Gentili e Fabio Rizzari), parlano i bicchieri con le etichette che hanno meritato l’eccellenza in libera degustazione; per quella dei ristoranti (prima edizione nel lontano 1979) ci si concentra sulla presenza scenica degli chef-superstar che arrivano diligentemente da tutta Italia.

Come ha ancora una volta assicurato Ernesto Gentili, per la (ristretta) commissione che anche quest’anno ha assaggiato circa 25mila vini, segnalandone 2000 per il loro positivo rapporto qualità-prezzo (qui tutti i dettagli), conta solo il valore del bicchiere; e c’è da crederci, visto che quest’anno, a causa proprio dei risultati del bicchiere, Tenuta dell’Ornellaia ha perso la terza stella per una performance non al top di Ornellaia e Masseto (dovuta peraltro ad una annata siccitosa: i vini, tutti i vini, vanno positivamente “umanizzati”) e la stessa sorte è toccata a Gaja, la qual cosa facendo guadagnare alla guida una intera pagina su La Stampa, con tanto di difesa d’ufficio di Antonio Galloni, delfino di Robert Parker. Come contraltare, premiati vini fino a poco tempo fa considerati minori come Grignolino, Rossese di Dolceacqua, Santa Maddalena, Cesanese

Da rilevare che è sempre più importante, nel “protocollo di degustazione” seguito per emettere i giudizi, la fase del riassaggio “del giorno dopo” delle bottiglie aperte , sia per scoprire i bluff dei vini appariscenti appena stappati e poi rapidamente svuotati, o pieni solo di legno; e perché ormai molti vignaioli, specie quelli dall’approccio “naturaleggiante”,  lavorano “in riduzione” e i vini spesso sono inizialmente chiusi o scorbutici, ma con la dovuta ossigenazione acquistano il loro vero valore.

La guida dei ristoranti di anni ne invece ha oltre trenta, dunque una anzianità ragguardevole e una struttura piramidale che vede il curatore, Enzo Vizzari, i coordinatori regionali e poi i collaboratori, i “Marco Polo che girano l’Italia con la forchetta fra i denti”, come si leggeva nell’introduzione alla prima edizione. Quest’anno si registra il consolidamento e/o la definitiva ufficializzazione della presenza di una “nuova cucina italiana” che ha raccolto la migliore eredità dell’esperienza spagnola in fatto di tecniche ed inventiva, e che si confronta ad armi pari con la Francia, con l’ondata scandinava e con la sempre importante lezione orientale. Una nuova cucina portata avanti da una robusta pattuglia di quaranta-cinquantenni che hanno definitivamente archiviato (parole di Vizzari) la lezione del Gualtiero Marchesi, sopraffino autore -a suo tempo- di una fondamentale opera di maquillage delle nostre cucine regionali.

Fra le novità di quest’anno, piacevole la nuova grafica, positivo l’alleggerimento del volume grazie alla copertina semirigida “olandese”; e all’interno scompaiono i ritratti “d’autore” dei ristoranti, che dopo la bella idea di coinvolgere uno Stefano Bonilli in rotta con il Gambero Rosso, erano apparsi negli anni successivi piuttosto superflui. E guardando, come si fa di solito anche se magari un po’ superficialmente, solo al top della classifica, si osserva la conferma dell’”uomo solo al comando”: Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena, che ha meritato anche quest’anno 19.75/20, un niente dalla perfezione.

Per il resto, più progressi che arretramenti: i primi riguardano ad esempio il Casadonna-Ristorante Reale dell’abruzzese Niko Romito e il Combal.Zero di Davide Scabin che passano da 18,5 a 19 (dove stanno anche Uliassi di Senigallia, Piazza Duomo di Alba e Vissani di Baschi) e dei siciliani Duomo di Ragusa e La Madia di Licata, entrambi promossi da 17,5 a 18; un mostro sacro come Vissani scende appunto a 19 da 19,5, dove rimangono Heinz Beck de La Pergola del Hotel Rome Cavalieri e Massimiliano Alajmo de Le Calandre di Rubano.

Per il resto, tanti bravi lavoratori che ogni giorno aprono il loro locale, si impegnano e faticano per far star bene il cliente, resistendo in questa durissima interminabile crisi, meritando di anno in anno il mezzo punto in più ed emergendo magari dopo una lunga gavetta, che peraltro stride un po’ con la generosità dei punteggi di qualche esordio, che ha prevalso su una sempre doverosa prudenza.

I Tre Cappelli de I Ristoranti d’Italia 2013

19,75/20
Osteria Francescana – Modena

19,5/20
La Pergola – Roma
Le Calandre – Rubano (PD)

19/20
Casadonna, Ristorante Reale Castel di Sangro (AQ)
Combal.Zero Rivoli (TO)
Piazza Duomo Alba (CN)
Uliassi Senigallia (AN)
Vissani Baschi (TR)

Giorgio Pinchiorri e Anne Feolde, 50 anni di Enoteca Pinchiorri

18,5/20
Cracco Milano
Dal Pescatore Canneto sull’Oglio (MN)
Duomo Ragusa
Enoteca Pinchiorri Firenze
La Madia Licata (AG)
Villa Crespi Orta San Giulio (NO)

18/20
Antica Corona Reale Da Renzo Cervere (CN)
Colline Ciociare Acuto (FR)
Il Canto Siena (SI)
Hotel Devero/Enrico Bartolini Cavenago di Brianza (MB)
La Peca Lonigo (VI)
Madonnina del Pescatore Senigallia (AN)
Osteria del Povero Diavolo Torriana (RN)
Perbellini Isola Rizza (VR)
Torre del Saracino Vico Equense (NA)

Dagli assaggi delle “Cinque Bottiglie”

Il “20/20”, il Brunello di Montalcino Riserva 2006 di Poggio di Sotto (premiato quest’anno anche con il Brunello 2007 e con il Rosso 2009) si conferma il vino monumentale che avevamo sentito a Febbraio, bello esteriormente con le trasparenze nel suo colore, una grande sintesi di forza e leggerezza, con un andamento di beva perfetto, armonico e lunghissimo nel finale.

Grande continuità nelle prestazioni confermata dal Trento Brut Riserva del Fondatore Giulio Ferrari di Ferrari-Fratelli Lunelli, che in questo 2002 appare di colore giallo luminoso e sfoggia naso intenso, penetrante e agrumato, grande freschezza e un lungo retrogusto che sa di frutta secca. Altra bollicina “montanara”, il Trento Brut Riserva Cuvée dell’Abate 2007 di Abate Nero, che gioca le sue carte sulla potenza e sull’opulenza dell’agrume maturo e dei fiori gialli che si ripresentano in un finale di grande carattere e potenza. Assai diverso il metodo classico siciliano Extra Brut 2006 di Barone Scammacca del Murgo: minerale, pietroso, un naso peculiare e di gran carattere, confermato da una beva speziata.

Fra i bianchi aromaticamente più espressivi il Valle d’Aosta Muscat Petit Grain 2011 di Lo Triolet-Marco Martin, con il suo agrume (limone e pompelmo) “scolpito” al naso, ed intensissimo anche in bocca, compatto e dal finale di impressionante forza. Dal Piemonte bella la prestazione del Riesling “langarolo” di G. D. Vajra, il Pétracine 2011, che si distende bene mettendo in mostra le classiche note di idrocarburo, esposte con più discrezione nel finale di beva dal Riesling Castel Juval Windbichel 2010 di Unterortl-Aurich, dalla Val Venosta, di naso compatto e potente, minerale e agrumoso; ancora potenza e lunghezza interminabile. Il Kerner 2011 di Manfred Nössing-Hoandlhof, dalla Valle Isarco, sfoggia un grande corredo di frutta bianca “caramellosa” (pera soprattutto) e grande carattere e gagliardia di beva.  Il Kaplja 2008 di Damijan Podversic (chardonnay, tocai e malvasia) ha colore quasi ambrato ed esprime sensazioni di agrumi maturi ed albicocca; al di là di qualche spigolosità, sfoggia ampiezza e forza quasi dirompenti. Il Pinot Grigio Gris 2010 di Lis Neris, dall’Isonzo friulano, ha naso “astratto” e minerale, mentre in bocca cambia carattere esponendo un frutto polposo e denso.

Bello il doppio colpo toscano messo a segno da Montenidoli, con la Vernaccia di San Gimignano Montenidoli Fiore 2010, che colpisce per l’attacco di bocca imperioso, marcato da sensazioni di tè e tisane, e che prosegue potente ed espressivo, e con la Vernaccia di San Gimignano Montenidoli Carato 2008, stavolta floreale, speziata, elegantissima e di impressionante struttura. Spiccatamete minerale e “pietroso” il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Plenio 2009 di Umani Ronchi; il Grecomusc’ 2010 di Lonardo-Contrade di Taurasi non colpisce tanto per le sue belle note di fieno, ma per l’andamento della beva che parte scattante per proseguire suadente e terminare con un finale di bell’impatto. Il Fiano di Avellino 2010 di Ciro Picariello ha bella mineralità e un ricco corredo di fiori e frutta bianca; saporito e delicato, è molto piacevole in una beva decisa e lunga. Ancora due Fiano notevoli: il Fiano di Avellino 2011 di Pietracupa, connotato al naso da fiori gialli e tè, compattissimo e di bell’impatto, e il Cometa 2011 di Planeta, ampio, intenso e persistente e marcato da qualche nota asprigna. Positive dolcezze, anche perché abbinate a freschezza e alla tensione di un finale lunghissimo, caratterizzano il Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno 2002 di Alberto Lusignani.

***

Ampia, per iniziare il versante “rosso”, la pagina piemontese. Il Barolo Monprivato in Castiglione Falletto 2007 di Mascarello Giuseppe e Figlio ha naso magari non esplosivo, ma al palato ingrana una marcia potentissima, è saporito in un finale interminabile; l’altro vino eccellente, il Barolo Monprivato Cà d’Morissio Riserva 2004, ha olfatto più estroverso, mostra qualche irruenza giovanile in bocca e sfoggia un finale impreziosito da acuti minerali. Non perde un colpo Massolino-Vigna Rionda che con il Barolo Margheria 2008 riesce ancora una volta a coniugare profondità a facilità (non superficialità) in un vino espressivo ed elegante e in un naso di persistenza prodigiosa. La beva, amplissima, è un riuscito contrappunto di maturità e freschezza. Delicato e quasi estenuato è il Barolo La Serra 2008 di Marcarini, che colpisce però anche per una notevole potenza nella beva; e un carattere “femminile” è anche quello del Barolo Bussia 2008 di Giacomo Fenocchio, delicato e floreale, poi pieno e morbido ma anche di grande bevibilità, ampio e saporito nel finale

Magnifico trittico, quello di Roagna-I Paglieri: il Barolo La Pira Vecchie Vigne 2007, non travolgente al naso, ha grande forza in bocca, è compatto, con una progressione che fa paura; il Barbaresco Asili Vecchie Vigne 2007 è più ampio, succoso, invade largo la bocca più che attraversarla con decisione. Mirabile sintesi dei due caratteri nel Barbaresco Montefico Vecchie Vigne 2007, intenso, profumato, in bocca ampio e percussivo, impressionante per la sua beva trascinante. Bello il respiro del frutto rosso nel Barbaresco Rabajà 2009 di Giuseppe Cortese, che gioca le sue carte su delicatezza e bevibilità, e sulla grande ampiezza del finale. Il nebbiolo “di montagna” Carema Etichetta Bianca 2008 di Ferrando e C. è ampio, pungente ed erboso all’olfatto, ha grande freschezza e trama larga in bocca, fragrante nel finale mentolato. Il Gattinara San Francesco 2008 di Antoniolo sfoggia un naso molto pepato, ha trama larga, è succoso, di beva tesa e freschissima. La Barbera d’Asti La Crena 2009 di Vietti ha un frutto esposto in modo elegante, di grande fragranza: un vino di rara vitalità. Ed anche il “minore” Grignolino del Monferrato Casalese Bricco del Bosco Vecchie Vigne 2007 di Accornero Giulio & Figli stupisce per una insospettabile forza nella beva che viene pian piano fuori, ingentilita comunque da sensazioni di caramella al rabarbaro.

Importanti conferme dai vini di Ar.Pe.Pe: il Valtellina Superiore Sassella Ultimi Raggi 2005 ha naso di grande generosità, maturo, intenso, al quale segue un palato saporito e ancora maturo; il Valtellina Superiore Sassella Riserva Rocce Rosse 2001 incanta con le sue note agrumose (cedro) in un naso affascinante e intensissimo. Buona compattezza in una beva saporita.

Bello il Lagrein Riserva Abtei 2009 di Muri-Gries, quasi stordente la sua intensità di frutto, grande l’ampiezza e assai persistente il finale. Ma anche un vino rosso “leggero” dell’Alto Adige come il Santa Maddalena Classico 2011 di Untermoserhof-Georg Ramoser mette a segno un bel successo con il suo naso caramellato e accattivante, di grande piacevolezza e di insospettata forza nella beva saporita. E il Teroldego Rotaliano Sangue di Drago 2010 di Marco Donati, di bel colore viola, colpisce per il frutto elegante e croccante, è pieno di sensazioni balsamiche e mentose; scorrevole e di bella consistenza anche se di limitata ampiezza al palato.

L’Amarone della Valpolicella Riserva Cent’anni 1907 Alberto Trabucchi 2004 di Trabucchi ha naso segnato dal frutto dolce ma anche pimpante e vivo, seguito da sensazioni di erbe aromatiche; beva matura ma anche mossa e finale saporitissimo. Un altro bel veneto viene dai Colli Euganei, il Rosso Villa Capodilista 2009 di Emo Capodilista-La Montecchia, dal frutto maturo imperioso al naso e con una beva di trama larga e di andamento sicuro, di piacevole mentosità, molto sfaccettata e di grande larghezza nel finale. Piacevolezza fragrante ma anche eleganza e profondità nel Lambrusco di Sorbara Frizzante Secco di Villa di Corlo.

Colpisce il campano Sabbie di Sopra il Bosco 2010 di Nanni Cope’ (un Terre del Volturno Igt realizzato a partire da pallagrello nero, aglianico, casavecchia), ampio ed elegante al naso, di trama larga, bevibilissimo e succoso, aiutato nella sua freschezza da sensazioni mentolate e da un finale che si insinua e si espande. Dalla Puglia il Majara 2008 di Mille Una, bella maturità e dolcezza al naso e beva non ingombrante, condita di erbe aromatiche fresche che preludono ad un ritorno finale dal frutto profondo. Di Agricole Vallone premiato invece il Brindisi Rosso Vigna Flaminio Riserva 2008, intensamente pirico, succoso, forse perde un po’ di consistenza per la strada ma termina lunghissimo. Singolare e spiazzante, fra la voglia di abbinarlo e di berselo da solo, il Primitivo di Manduria Dolce Naturale Il Sava 2007 di Vinicola Savese, di dolcezza spiccata ma gentile, e dalla spina dorsale ben profilata. Infine, il Carignano del Sulcis Giba 2010 di 6Mura ha naso bello e generoso, aperto ed “amichevole”. Attacco maturo nella beva, tanta frutta, nessuna insistenza dolce, finale dritto e lungo.

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