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Liguria Wine focus/1: Vermentino 2011

RIVIERA LIGURE DI PONENTE

Un’annata come la 2011, che ha rimarcato in tante occasioni e in tanti distretti vitivinicoli il carattere “selettivo” da millesimo caldo e intransigente, ce l’ha messa tutta per ribadire il concetto anche a queste latitudini, tentando di incidere in modo più o meno sostanziale sulla tipica fragranza e sui delicati equilibri dei Vermentino liguri. Ne è disceso un chiaroscuro espressivo che da Ponente a Levante si è tradotto in una qualità a macchia di leopardo, e che assieme a vini non propriamente sintonizzati sulle frequenze della freschezza e del contrasto gustativo, anzi piuttosto larghi e paciocconi, ha visto di contro scendere in campo esemplari dalla silhouette più tonica e risolta, assai insensibili alle “minacce” del torrido millesimo. Una variabilità di risultati alla quale hanno di certo contribuito i terroir, le scelte vendemmiali e gli estri cantinieri, ma che non fa che confermare una volta di più l’eclettica e mai scontata diversità delle situazioni pedoclimatiche e microclimatiche, caratteristica fondante del vigneto Italia.

Così, immancabili e definitivi, i “bicchieri d’Imperia” ci raccontano ad esempio un Vermentino 2011 di Maria Donata Bianchi in grado di esprimere tutta la sussurrata eleganza delle migliori etichette ponentine. Attenti, è un vino da cogliere sotto il profilo aromatico, perché è tutto men che esplicito, ma in filigrana conserva la seduzione di profumi ben indirizzati e la purezza di una trama portata al dettaglio.

Sempre nell’imperiese poi, quest’anno, dettano legge alcune etichette quanto mai brillanti ed espressive di Poggio dei Gorleri, finalmente misurate nei toni, senza indulgere in opulenza e potenza estrattiva, ben determinate a rendere il tratto gustativo agile e sinuoso, e questo sia nel Vermentino 2011 che nell’ancor più ispirato Vermentino Vigna Sorì pari annata.

Ma il Ponente ligure annovera altri conseguimenti interessanti, godibili e personali: come l’intrigante Vermentino 2011 di Marina Berta (Fontanacota), un bianco solitamente da attendere nel bicchiere ma dai lineamenti armoniosi. Modulato nella progressione, è prodigo di vibrazioni sapide e speziate.

E se il Vermentino 2011 di Lupi appare incerto nella focalizzazione dei profumi ma assai ritmato nello sviluppo, ci pensa il Vermentino Serre 2010 dello stesso produttore -austero e nocciolato, rigoroso e “quadrato”- a dire la sua sul versante del carattere. Mentre, sia pure piacevole, ci è parso assai distante dalla complessità dei buonissimi vini a base pigato della casa (di cui parleremo) il Vermentino 2011 di Cascina delle Terre Rosse.

Dalle parti di Dolceacqua invece, il buon Vermentino 2011 di Terre Bianche (tonico, altero, impettito, non propriamente sciolto ma assai fresco) deve fare i conti più che altro con la luminosa prova offerta dal Pigato pari annata dello stesso autore (di cui parleremo nella prossima puntata), che inevitabilmente lo pone in ombra, mentre al  Vermentino 2011 dei fratelli Gajaudo manca un po’ di grinta, anche se è quanto mai didattico per la tipologia.

Un mondo a parte il Bianco 2011 di Antonio Perrino “Testalonga”, da uve vermentino, la cui cifra stilistica si incanala, senza pedisseque scimmiottature, in quella dei vini di più genuina matrice artigianale, lievemente macerati, “bucciosi”, umorali, dal fascino antico. A volte un po’ “liberi” nella grammatica enologica, ma di sincera naturalezza espressiva. Di più, ad alta vocazione gastronomica.

Spostandosi nel savonese, primeggia il carattere schietto e solare del Vermentino Aimone 2011 di BioVio, che somiglia molto al suo autore, Giobatta Vio, detto Aimone. Qui i vini sono declinati nel verso della veracità più che della sottigliezza, ma il deficit in finezza viene ripagato con gli interessi da una fibra calda e generosa, accogliente e “amica”: la riconoscibilità è assicurata.

PASSAGGIO A OVEST: TIGULLIO, COLLI DI LEVANTO E COLLI DI LUNI

Passando al Tigullio, ovvero alla sponda genovese dello scacchiere enoico regionale, ci accorgiamo che il proverbiale dinamismo e la verve sottile del Golfo del Tigullio-Portofino Vermentino Intrigoso 2011 di Piero Lugano/Bisson scontano in parte l’annata insidiosa, mentre “l’uvoso” Golfo del Tigullio-Portofino Vermentino Segesta 2011 delle Cantine Bregante – le cui uve provengono dall’entroterra di Castiglione Chiavarese – resta un bianco affascinante e sincero, perché il “piglio artigianale” e la polposa consistenza fruttata gli consentono di mantenere a debita distanza i rassicuranti lidi di una manifattura fin troppo tecnica e sorvegliata, che in annate come questa potrebbe prendere il sopravvento, con piena soddisfazione del lato più verace e “comunicativo” della tipologia.

Spostandoci ancora ad ovest, nel levantese, pur mancando l’acuto dei cru della Cantina Vallata di Levanto e dei Vermentino della saga “Ing” di Maria Mornata e Gianni Cogo (Valdiscalve) provenienti dalle alture di Bonassola, non possiamo non parlare, nel primo caso, della compostezza e della definizione del Colline di Levanto Lievantu Costa de Legna’ 2011, e nel secondo caso dell’esordio del nuovo Colli di Levanto Verment Ing Costa di Macinara 2011, un bianco impattante, senza troppe sfumature, “uvoso”, caldo, generoso, magari poco rifinito: un vino a trazione anteriore insomma, eppure intenso e volenteroso (era assente quest’anno il Reggimonti, solitamente prodigo di vibrazioni più sottili).

E se l’areale delle Cinque Terre lo dobbiamo sostanzialmente saltare dal momento in cui i bianchi da quelle parti sono dei blend di uve (fra cui ovviamente il vermentino), è pur sempre dalle Cinque Terre (e dalla Lunigiana) che prende vita la fisionomia umorale e “bucciosa” di Carlaz, il vermentino macerato sulle bucce di Prima Terra, cantina fondata una decina di anni fa da Walter De Batté assieme a una piccola cordata di amici-collaboratori. Ebbene stavolta, nella versione 2010, assistiamo ad una provvidenziale smorzatura nei toni, a delineare un vino più contrastato, più equilibrato e più risolto del solito, ossia meno debitore della pratica della macerazione, a volte apportatrice di un tannino fin troppo in rilievo e di profumi sostanzialmente appiattiti su pochi registri espressivi. Bene, il 2010 non incorre in questo rischio, a tutto vantaggio della complessità e della gradevolezza .

Approdando ai confini con la Toscana, ossia nei Colli di Luni spezzini, possiamo dire che l’annata 2011 ne ha smorzato i picchi, rendendo gli intensi bianchi di queste colline meno reattivi e infiltranti del solito, anche se per la verità la debacle annunciata da più parti francamente non l’abbiamo registrata. Qualche allentamento di tensione, qualche deficit in  profondità, quelli sì, ma la consapevolezza raggiunta dai vignaioli vecchi e nuovi della denominazione ha comunque consentito di partorire dei vini interessanti, piuttosto equilibrati sul fronte alcolico e poco intaccati nella loro cifra più autentica e riconoscibile, che ci parla di dettaglio aromatico e grinta sapida. Solo in qualche caso infatti è stata messa a repentaglio dall’insidioso millesimo, che ha semmai fatto breccia sull’acidità tipicamente poco accentuata di questi vini.

E così come il roccioso, solido e intenso Vermentino Costa Marina 2011 di Ottaviano Lambruschi, in barba all’annata così e così, disegna una prestazione lusinghiera in termini di definizione, personalità e grip gustativo (magari con un pizzico di scioltezza e di ariosità in meno rispetto ai suoi standard, ma sono questioni di lana caprina), Roberto Petacchi (Giacomelli) ritrova la giusta ispirazione per realizzare Vermentino equilibrati e sfaccettati. A cominciare dal cru Boboli 2011, ricavato dai vecchissimi ceppi disposti alle porte di Castelnuovo Magra: sia pur assaggiato a stretto ridosso dell’imbottigliamento conserva in filigrana le sfumature dei migliori Vermentino, grazie al ricamo agrumato e al contorno di erbe aromatiche, grazie alla droiture e all’assenza di fronzoli, risultando meno glicerico del solito. Un carattere questo ben riproposto anche dal propedeutico Vermentino 2011 “base”, davvero invidiabile per tipicità ed equilibrio .

E le altitudini del vigneto Sarticola hanno sicuramente perorato la causa del Vermentino omonimo prodotto da Baia del Sole-Federici: il Sarticola 2011 di Giulio Federici riannoda infatti i fili di un legame più stretto con il territorio, trovando nei salvifici innesti sapidi la vivacità gustativa che sola attiene ai cru più reputati, riuscendo così nell’intento di equilibrare gli impulsi maturi di un frutto alquanto rigoglioso e presenzialista.

E a proposito di estri, in questo caso artigiani, il Vermentino Solarancio 2011 de La Pietra del Focolare, uno dei bianchi di maggior temperamento della provincia di La Spezia, se da un lato non trova l’affondo e la profondità delle migliori edizioni, dall’altro si offre aromaticamente accattivante, con profumi ben scanditi fondati su registri espressivi che mai come in questo caso, grazie ad una enologia poco interventista, risentono degli influssi dell’annata: ecco quindi spuntare nuance di pesca ad accompagnare le note di elicriso, di macchia mediterranea e di spezie in un affresco che ti fa dimenticare le incertezze del gusto, meno propenso ad articolarsi e più portato ad una tenera avvolgenza tattile. E non manca di ritmo, e di una espressione aromatica tutta sua, il fratello Villa Linda 2011, piuttosto robusto nella intelaiatura, vivacemente screziato da risvolti sapidi e speziati.

E mentre i Vermentino delle Cantine Lunae-Bosoni continuano imperterriti a percorrere i crinali di una visione alquanto “esotica” (leggi Cavagino ed Etichetta Nera), pur risultando sempre e comunque piacevoli e tecnicamente ineccepibili (ma qui l’annata in gioco ha influito su energia e forza motrice), non si può certo dire che manchi di eclettismo la produzione in bianco dei fratelli Neri, ovvero Il Monticello. Il Vermentino 2011 intanto non trova l’allungo e la tonicità delle annate migliori, mentre il Vermentino Poggio Paterno 2010 fonda il suo fascino “obliquo” su una fisionomia da “vendemmia tardiva”, schiacciando l’acceleratore su una aromaticità spiccata di matrice floreal-speziata, che trova continuità e coerenza in una bocca grassa, morbida, piacevole anche se non particolarmente profonda.

Sulla stessa lunghezza d’onda si muove il Vermentino Stemma 2011 di Picedi Benettini/Il Chioso, dall’avvolgente coté aromatico, intenso e maturo. Sia pur compresso al momento dell’assaggio, ben promette il Vermentino Il Chioso 2011, più tipico nella composizione aromatica rispetto a Stemma, con una bella scorta di sale da giocarsi per il futuro. Infine, da Mortedo, presso Santo Stefano Magra, la produzione della famiglia Zangani trova quest’anno un portavoce ispirato nel Vermentino Boceda 2011, un bianco caldo e avvolgente (ma non molle), fruttato e speziato, di istintiva piacevolezza.

Ultima concessione al quadro d’insieme per un paio di Colli di Luni prodotti per la verità in terra di Toscana, ma ovviamente del tutto assimilabili alla medesima famiglia lunense: il Vermentino Fosso di Corsano 2011 di Terenzuola, uno dei bianchi più personali e importanti della denominazione, in cui l’influenza dell’annata calda si fa sentire soprattutto ai profumi, connotati su una impronta fruttata calda e matura, ma che ritrova al palato la verve sapido-minerale che solitamente gli appartiene, riuscendo nel complesso piacevole e rifinito. E poi il Vermentino 2011 del Podere Lavandaro, dal buon tono aromatico in odor di mandorla e lieviti fini, assai contratto e brevilineo nello sviluppo gustativo ma di tipica fierezza nei modi e negli accenti.

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