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Tasteumbria 2012: un tuffo nel cuore verde (bianco e rosso) d’Italia

SPOLETO (PG) – Cinque cuori battono forte per il proprio territorio, cinque produttori di vino si sono associati per valorizzare il cuore verde d’Italia, quella bellissima regione che è l’Umbria. Con una maratona tra cantine e paesaggi mozzafiato, in tre giorni (19-21 ottobre) ci hanno mostrato alcune delle principali attrattive della zona tra Spoleto ed il lago Trasimeno. Antano, Madrevite, Roccafiore, Tabarrini e Villa Mongalli sono le aziende promotrici di questo evento. Un evento che in origine doveva avere un programma diverso da quello svolto, ovvero, oltre al giro delle cantine, un assaggio centrato su le dieci annate precedenti di Sagrantino invece della degustazione in seguito descritta. Per ragioni ai più incomprensibili, certi produttori hanno preferito non aderire al progetto: niente di strano, siamo in Italia e la storia insegna come sia stato difficile arrivare all’unità, tuttora più sulla carta che di fatto.

Come prima tappa ci siamo fermati da Roccafiore a Chioano di Todi, azienda piuttosto giovane (2000), biologica e ben strutturata con tanto di resort e wellness centre. I vini sono incentrati sui vitigni autoctoni (grechetto, trebbiano spolentino, sangiovese, montepulciano, sagrantino), un po’ di merlot e di moscato giallo completano il quadro. La mano “nordica” di Hartmann Donà si fa sentire specialmente nella percezione dei profumi, sempre ben presenti e delineati. Piacevoli i vini base, deciso il Fiorfiore 2010, un grechetto corposo e strutturato dalle note di fiori e frutta gialla. Il legno è ancora piuttosto marcato ma avrà modo di attenuarsi nel tempo visto che lo classificherei tra i bianchi da “invecchiamento”. Il Prova d’autore 2005 riesce a domare i tre vitigni rossi della zona, ben assemblati regalano un vino asciutto, dal buon ritmo e con una nota speziata intrigante; ottimo su piatti importanti. Per concludere il passito di moscato giallo Collina d’Oro 2005 si mette in mostra con un’ampiezza di profumi ben corrisposta al palato, ma un pizzico di acidità in più avrebbe stemperato la considerevole dolcezza agevolandone maggiormente la beva.

Di buon mattino, arrivo a Villa Mongalli e, dati i tempi stretti del programma giornaliero, si parte subito con la degustazione. Il terreno peculiare, siliceo, dona un carattere particolare a tutti i vini, tanto da essere il trebbiano spolentino Calicanto 2011 quello che mi emoziona di più. Giallo carico, si apre su ricordi di sauvignon articolando sentori floreali e agrumati con note terrose e minerali fino a sfumature di miele. Si conferma in bocca svelando una buona struttura, un’apprezzabile vena acida e una discreta lunghezza. Sul fronte dei rossi il podio se lo aggiudica l’austero Sagrantino Della Cima 2006 che si evidenzia per dei tannini fini e fitti, frutta rossa matura e leggera speziatura corredata da un legno corretto.

Continuiamo il tour con sosta alla cantina Madrevite, sulla sponda a sud-est del lago Trasimeno. La famiglia Chiucchiurlotto conduce l’azienda da tre generazioni, la cantina da poco ristrutturata lavora il frutto di 6 ettari di vigne posate su suolo argilloso e ben esposte sui crinali vicini. Il trebbiano spolentino Reminore 2011 – re minore poiché è l’ultimo arrivato – sfrutta appieno la potenzialità dimostrandosi vino di buona complessità sia al naso che in bocca, finale persistente grazie ad un discreto nerbo acido. La Bisbetica Rosé 2011 da gamay del Trasimeno (uno dei tanti nomi del grenache) se dal lato dei profumi mi convince, non mi persuade nel tenore alcolico (14,5%) ben percepibile, specialmente se il vino sale di temperatura. Il Glanio 2010, assemblaggio di sangiovese, gamay e merlot, gioca morbido tra frutta rossa e leggera speziatura; di buona lunghezza denuncia un moderato ritorno alcolico sul finale. Interessante il Che Syrah Sarà 2008, dove la frutta rossa, il mirtillo e ricordi di rosolio sono rifiniti da una delicata speziatura. Il legno si fa ben sentire e i tannini sono sempre vivi, tuttavia esprime una certa eleganza.

Piccola parentesi gastronomica per spiegare due prodotti tipici assaggiati durante il pranzo in azienda. Sotto un meraviglioso sole quasi estivo è stato allestito un fuoco per la preparazione del “Brustico”, un piatto estremamente semplice che mangiavano i pescatori al rientro: preparavano il fuoco, vi poggiavano sopra i pesci interi lasciandoli cuocere direttamente sulla fiamma viva nel mentre che finivano altri lavori. Quindi i pesci, completamente abbrustoliti, puliti della parte bruciata ed eviscerati, conditi con limone, sale e olio erano pronti per essere mangiati. Prodotto tipico di notevole interesse è stata poi la “Fagiolina del Trasimeno”, Presidio Slow Food, una varietà di legume di cui si producono solo 90 kg, ottima nella zuppa fredda con luccio preparata per l’occasione. Due piatti che, vi garantisco, si possono mangiare in quantità industriali.

A seguire Milziade Antano Fattoria Colleallodole. Questa piccola realtà a due passi di Bevagna, condotta dal “verace” Francesco, si distingue dalle altre cantine per la vinificazione estremamente naturale dei propri vini. Ne ottiene vini per certi versi scorbutici, magari non perfettamente equilibrati, ma dall’indubbio carattere. Una stilistica che spesso finisce col dividere i consumatori tra chi li ama e chi, non dico li odia, ma preferisce altro. Il Bianco di Milziade 2011, assemblaggio di chardonnay, pinot grigio, tocai e trebbiano spolentino, si presenta come vino “tosto”, colpiscono i sentori di nespola e crosta di pane oltre i floreale e fruttato gialli, in bocca decisa vena metallica e finale amarognolo.

Bel compromesso il Montefalco Rosso Riserva 2009, dove la durezza del sangiovese e sagrantino sono bilanciati da merlot e cabernet sauvignon, un vino corposo e armonico, dalla buona beva e complessità. Banalmente dei sagrantini in purezza ho preferito il Sagrantino Colleallodole 2008, vera essenza del vitigno. Naso di frutta rossa e nera matura, prugna specialmente, oltre una vena balsamica e note di tabacco e cuoio sullo sfondo; in bocca risulta elegante e dalla decisa ma fine trama tannica. Molto interessante la spillatura da botte del Sagrantino Passito 2009, un passito “tranquillo” con soli 80 gr/l di zucchero e 95 di solforosa. Moderata l’esuberanza giovanile con il dovuto affinamento, avremo un vino buono con dolci (secchi) e la tipica “rocciata” ma anche da provare assolutamente con piccione ripieno o un bell’agnello.

Per concludere siamo stati ospitati dal vulcanico Giampaolo Tabarrini nell’omonima azienda di Montefalco. La cantina dispone di ben 22 ettari, di cui 11 dedicati al sagrantino, e produce otto tipologie di vino per una produzione totale di circa 70.000 bottiglie. L’Adarmando 2007, trebbiano spolentino, si presenta di un bel dorato dai riflessi addirittura verdognoli; al naso la frutta gialla, anche tropicale, ben si armonizza a sentori di miele e lievissime nouance di yogurt. In bocca è parimenti complesso, vivo e sapido, e lunghissimo.

Il Sagrantino Colle Grimaldesco 2002 e il cru Sagrantino Campo alla Cerqua 2007, accendono i riflettori su un vitigno che qui raggiunge espressioni molto valide e, nell’occasione, apprezzabile nelle diverse sfumature. Elegante, austero e di stile classico il primo, il secondo, dal taglio più moderno, colpisce per la potenza e la sapidità (quasi marina), con profumi che ricordano un assemblaggio tra Amarone e Primitivo e un ritmo incalzante in bocca. Al palato i tannini non deludono per continuità e finezza anche nel più giovane ed entrambi risultano corposi, ben strutturati e molto persistenti. In definitiva i Sagrantino di Giampaolo forse saranno meno varietali e radicali di altri ma riescono ad esprimere una piacevolezza mai banale (o internazionale), tale da permetterne una beva più spassionata.

La degustazione alla cieca è stata divertente e molto apprezzata da tutti i presenti, vuoi perché i vini presenti erano tutti notevoli, vuoi per la presenza di tanti produttori venuti da tutta Italia, vuoi perché, in parecchi casi, gli stessi non riuscivano a riconoscere il proprio “figlio”! Nel mio personalissimo taccuino non sono mancate delle sorprese: qualche delusione di grandi vini (poche per fortuna) e qualche scambio di produttori delle stesse zone; ma questo è il bello della “cieca”. Di seguito la lista dei vini ma prima devo fare un plauso a Maddalena Mazzeschi (e alla collaboratrice Paola) per l’ottima organizzazione e per come è riuscita a “comandare” l’allegra brigata internazionale nei vari spostamenti e non solo.


 



 

 

 

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