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Dogliani: non chiamatelo solo “dolcetto”

Milano – L’11 ottobre, all’Hotel Michelangelo, 18 tra piccole cantine e aziende medio-grandi consociate nella Bottega del vino di Dogliani, hanno presentato con il supporto di GoWine i loro Dogliani DOCG e Dogliani Superiore DOCG.

Sembrava una cenerentola Dogliani, alcuni anni fa: langhe albesi, colline bellissime ma fuori d’un soffio dalle terre del Barolo (Monforte è solo 7 chilometri a nord). Qua il nebbiolo non dà risultati eclatanti; da secoli però si coltiva un vitigno tipicissimo, dal nome ingannatore: dolcetto. Per chi non lo conosce, può sembrare il nome di un vino da dessert: nulla di più sbagliato. È un rosso, e che rosso, piemontese di razza, con tanto bel colore, tannini ben presenti, sapidità marcata. E un bagaglio, anzi un tesoro aromatico da lasciare di stucco. I profumi del dolcetto fanno innamorare al primo incontro. Non morbidezze speziate, non complessità vertiginose: qua regnano i profumi primari, la vinosità, la frutta, la leggerezza vivace di un vino che prima di tutto è un piacere da condividere in tavola. E che poi, con versioni più concentrate, sa anche stupire per complessità. Mai però in modo pretestuoso. Giovane o invecchiato, si ritrova sempre in lui una vena di schiettezza ammirevole. Come nei suoi vignaioli.

L’uva
Il dolcetto è un’uva assai delicata: risente molto degli eccessi meteorologici, sia del troppo caldo sia delle ondate di freddo; va vinificata con cura a causa dei suoi vinaccioli, che tendono a trasmettere un tannino assai aggressivo; allo stesso tempo, data l’alta concentrazione di polifenoli, necessita di una attenta ossigenazione per evitare sentori riduttivi. Il vino che ne nasce affina molto bene sia in acciaio, sia in botte grande, ma sopporta a fatica i legni piccoli nuovi, che tenderebbero a non integrarsi con la sua purezza fruttata.

I produttori di Dogliani presenti alla serataLe denominazioni
La DOCG è arrivata nel 2005, e ha consentito di differenziare i dolcetti in base alle zone più vocate e alla selezione delle uve in vigna. La recente modifica della DOCG, entrata in vigore dalla vendemmia 2011, ha poi eliminato la dizione “dolcetto di Dogliani” per adottare la formula “Dogliani DOCG” e “Dogliani DOCG Superiore”. Viene quindi abbandonata la menzione del vitigno (che rimane in ogni caso dolcetto 100%) a favore di una maggiore connotazione territoriale incentrata sul borgo di Dogliani.

Le vigne del Dogliani: le cartine dei Cru di Alessandro Masnaghetti
Pare strano, dirlo in epoca iperdigitalizzata: le cartine (di carta) di Alessandro Masnaghetti sono una risorsa insostituibile per conoscere questo territorio e i suoi cru. E per fortuna Masnaghetti ha dedicato al Dogliani non una ma due cartine dettagliatissime, una incentrata su Dogliani e l’altra su Clavesana-Farigliano. Insostituibili per capire la geografia del posto, i confini, i fiumi, i crinali, e soprattutto ricche della paziente, artigianale cura nel riportare, vigna per vigna, produttore per produttore, tutti i cru riconosciuti della zona, ben evidenziati in colore e con una chiara legenda, oltre che raccontati con una analisi dettagliata. È vero, ci saranno ottime applicazioni sul web, strumenti utili e versatili, ma niente come una cartina ben fatta riesce a dare una visione d’insieme di una zona vinicola. Grazie quindi all’opera di Alessandro Masnaghetti gli appassionati hanno a disposizione un preziosissimo strumento in più per scoprire le potenzialità del Dogliani.

 

Alcuni assaggi

dolcetto di doglianiAnna Maria Abbona – Farigliano
Conobbi i vini di Anna Maria Abbona nel 2005, all’evento acquabuonesco di Orizzonti e Vertici dedicato ai vini di Langa e Roero.
I suoi dolcetto mi lasciarono una ottima impressione, di vini solidi, piacevoli e “da ricordare”, senza nessun timore reverenziale nei confronti dei più blasonati nebbioli. Ritrovo quindi con piacere Anna Maria e i suoi vini.

Dogliani DOCG Sorì Dij But 2011
Questo dolcetto “base” nasce da vigne a un’altitudine di 600 metri circa. Ha un bellissimo colore rubino, naso invitante e giovanile. Splendido per bevibilità, si potrebbe definire un vino molto “goloso”. Interessante il prezzo, sugli 8 euro in cantina al dettaglio.

Dogliani Superiore DOCG Maioli 2010
Le uve di questo Superiore provengono da vigne vecchie, vengono vinificate e affinate in acciaio, dove sono rimaste fino al maggio scorso. Il colore è un rubino vellutato e brillante, il naso è tipico, profondo, con un plus di “pensosità” in più rispetto al dolcetto base. In bocca ha la sua cifra più evidente nella sapidità; tannini fini, mai troppo in evidenza. Bel vino.

Dogliani Superiore DOCG Maioli 2009
Basta il sorriso di Anna Maria quando le chiedo com’è stata l’annata 2009 in zona dolcetto, per farmi capire quanto vada fiera di questo Maioli 2009. Rubino intenso, naso di gran classe, morbido e complesso. In bocca è sapido e lungo, un vino pienamente “gastronomico”, grazie ai suoi tannini e alla classica, leggera nota amarognola che sgrassa la bocca. A dirla in due parole, un vino che sa di grande Piemonte.

Dogliani Superiore DOCG Maioli 2007
Il tempo non lo scalfisce minimamente: rubino intenso, naso ricco, compiuto, caldo (ha 14,5 gradi alcolici). In bocca è succoso e scorrevole, rispetto al 2009 mostra un po’ meno corpo, ma guadagna se possibile in bevibilità e felicità del sorso.

Dogliani DOCG San Bernardo 2009
Rispetto ai vini precedenti, il San Bernardo fa affinamento in botte. Rubino intenso e brillante, naso più cupo dei fratelli affinati in acciaio, non però a causa del legno, ma per una interpretazione differente, più giocata sui toni “scuri”. Rotondo, più dolce al palato, ma non banale; sapido e di buona lunghezza.

Dogliani DOCG San Bernardo 2007
Rispetto al pari annata affinato in acciaio, mostra qualche segno del tempo in più, insieme ad un tannino ancora in evidenza.

 

Dogliani DOCG LangheSan Fereolo
Nicoletta Bocca, donna dal carattere forte e dolce allo stesso tempo, produce vini che le assomigliano. Rispetto agli altri Dogliani, i suoi dolcetto hanno una impostazione differente, che punta più sulla longevità che sul frutto, sulla complessità più che sulla immediatezza di beva. La sua è una piccola tenuta che conduce dagli inizi degli anni Novanta, con vigne nel cru San Fereolo di Dogliani, tra i 470 e i 500 metri, a nord-est di Dogliani. Le uve per il suo Superiore provengono da vigne con esposizione a nord. La batteria dei vini proposti partiva da un Dolcetto di Dogliani 2009 per passare poi al Dogliani Superiore San Fereolo nelle annate dalla 2006 fino alla 2001. Un’ottima occasione per sperimentare la capacità di invecchiamento del Dolcetto.

Dogliani Superiore DOCG San Fereolo 2001
Non per sminuire gli altri, ma qui lascio prevalere il lato emozionale del vino che mi ha toccato di più tra quelli di Nicoletta. Il colore è ancora compatto, non concede nulla ancora al passare degli anni; al naso si percepisce una dolcezza matura, un primo instradarsi verso il superamento del suo apice, ma in bocca è incredibile: ha una progressione che lascia esterrefatti, senza altre parole. È questo che commuove di lui: la vita che ha dentro il senso del tempo, la consapevolezza della maturità in uno spirito da combattente. Un vino che ricorderò con affetto, come il sorriso di Nicoletta.

 

tramonto sulle vigne di DoglianiEraldo Revelli
Ancora una donna del dolcetto: a presentare i vini di famiglia, c’è Claudia, la figlia di Eraldo Revelli. Giovane e competente, ha affiancato il padre nella conduzione dell’azienda sulle colline di Farigliano, nell’alto cru Pianbosco (500-600 metri di altitudine), con esposizione a ovest.

Dogliani DOCG Otto Filari 2011
Un paradigma per piacevolezza dei profumi e bevibilità. Questo dolcetto, vinificato e affinato in acciaio, ha un naso pimpante, fruttatissimo, dei più classici e delicati aromi primari del dolcetto, amarasca, mora, lampone. In bocca è invogliante, facile da bere, sapido, con una nota amarognola rinfrescante. Bevibilità allo stato puro, con una gradazione alcolica (12%) finalmente non eccessiva . A 6 euro circa per il privato in cantina.

Dogliani DOCG Autin Lungh 2011 (13%)
Da vigne di 25 anni, vinificato e affinato solo in acciaio, ha un naso espressivo, fruttato. Splendido in bocca il connubio tra il frutto, l’acidità e la sapidità. Ottima anche la lunghezza. Bel vino.

Dogliani Superiore DOCG San Matteo 2010 (14%)
Dal vigneto più vecchio dell’azienda, con età media di 35 anni, ecco questo Superiore dal colore vinoso e unghia ancora violacea. Anche in questo caso il naso è fortemente espressivo, di lamponi e frutti rossi. Sapidità, compattezza, un tannino perfettamente smussato, buona acidità: tutto concorre a farne un ottimo vino da abbinare a carni alla brace.

 

le colline coperte di filari di dolcettoLa Fusina
Dal rinomato cru Santa Lucia di Dogliani (a nord-ovest del paese, attono ai 350 metri), ecco l’azienda di Luigi e Gabriella Abbona, coadiuvati dai figli Massimo e Federica. La Fusina è considerata la quintessenza della tipicità doglianese, con vini che mettono in risalto la freschezza e la piacevolezza del dolcetto.

Dogliani DOCG Gombe 2011 (13%)
Rubino intenso e brillante, con unghia violacea. Questo vino (a chiamarlo “base” gli si fa un torto) fermenta e affina in acciaio; ha un naso fresco, pimpante, con sentori erbacei; sorprende, a dispetto delle caratteristiche olfattive, l’impianto gustativo, che si dimostra ampio, tattile, pienamente avvolgente. Per i privati, il vino si può acquistare in cantina intorno ai 6,20 euro.

Dogliani Superiore DOCG Cavagné 2010 (13,5%)
Da una vigna vecchia di oltre cinquant’anni a circa 270 metri d’altitudine nasce questo Dogliani Superiore dal colore profondissimo e naso ampio, fruttato, con accenni di pepe e una leggerissima e fresca nota erbacea. In bocca è ampio, ricco e al tempo stesso agile, dotato di piacevole acidità, in perfetto equilibrio tra freschezza e ampiezza. Bello e lungo il finale. In cantina lo si può acquistare a 7,5 euro; da segnalare.

 

Autunno. Filari di Dolcetto a DoglianiPecchenino
Altra azienda storica di Dogliani, con sede e vigne nel Bricco Botti, uno dei cru più celebrati del Dogliani, tra 400 e 440 metri di altitudne, il più vicino al comune di Monforte, dove tra l’altro possiede 3 ettari nei cru Bussia e San Giuseppe. Gli ettari vitati a Dolcetto qui a Dogliani sono invece 22, e da essi vengono prodotte tre etichette differenti.

Dogliani DOCG San Luigi 2011 (13%)
Dieci giorni di macerazione sulle bucce per questo Dogliani che fa solo acciaio. Rispetto agli altri Dogliani della stessa annata assaggiati, mostra un naso più complesso; in bocca è molto buono, compatto e sapido.

Dogliani Superiore Bricco Botti 2008 (14%)
Ecco il Dogliani più impegnativo dell’azienda Pecchenino, da uve provenienti da un singolo vigneto, il Bricco Botti, appunto. La macerazione sulle bucce viene protratta a lungo, quasi un mese, e l’affinamento si svolge in botti da 25 ettolitri per due anni. Presenta un color rubino brillante, naso austero, dal passo lungo e meditativo. In bocca si presenta con tratti più fini e discreti rispetto al San Luigi, tannino ancora assai in evidenza. Vino che regge molto bene il tempo.

 

vigne d'autunno a DoglianiIn chiusura di questo resoconto, è doveroso fare i complimenti a GoWine e alla Bottega del vino di Dogliani, per aver organizzato un evento di presentazione perfetto per tempismi, informazioni fornite ai presenti e voglia di far scoprire il territorio. Per chi volesse approfondire l’argomento, segnalo il sito ufficiale della Bottega,
www.ildogliani.it
in cui si possono trovare i nomi e i contatti di tutti i produttori aderenti alla Bottega, e interessanti notizie sul vitigno e il territorio.

Per chi invece voglia scoprire di persona il mondo del Dogliani nei suoi luoghi d’elezione, l’indirizzo da cui partire verso le vigne è: Bottega del vino di Dogliani, Piazza S. Paolo 9, Dogliani (Cuneo).

Per le foto delle vigne di Dogliani, © Gian Andrea Porro e Areagrafica, per gentile concessione di Bottega del vino di Dogliani
Per la foto dei produttori, © Silvia Pezzuto, GoWine

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