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Il cuore rosso di Scanzo al BBeQ Restaurant, con omaggio al Friuli

Il merito è come sempre delle persone che lavorano nel mondo del vino e in quello della gastronomia con passione, professionalità e qualità. I nomi sono quelli di due famiglie di viticoltori bravi e tenaci, ma sopratutto impegnati nella tutela di valori territoriali attraverso i loro prodotti, che siano frutto della tradizione o dell’innovazione: la famiglia Pievani di Scanzorosciate (BG) e la famiglia Cantarutti Alfieri dalla provincia di Udine. Poi c’è una terza famiglia, quella dei fratelli Tanoni (Carlo e Tiziana) animatori del BBeQ Restaurant che ormai mi hanno adottato nelle mie scorribande enogastronomiche.

Mi corre inoltre l’obbligo di ringraziare pubblicamente un personaggio che ricalca in pieno i connotati di passione e qualità che più m’intrigano: Giancarlo De Rosa. Giancarlo è titolare della Levitus Italia, una realtà che si occupa di formazione professionale nel campo della pasticceria e particolarmente della lievitazione; molto attento agli scenari internazionali, è attivo nella collaborazione con vari chef internazionali, tra cui Yukio Ishizaki di Tokyo (chef personale per alcuni eventi dell’Imperatore del Giappone).

Riparto proprio da Giancarlo perché è lui che mi ha fatto conoscere questa “perla rossa” che è il Moscato di Scanzo. Si tratta di un vino passito ottenuto esclusivamente dalla vinificazione delle uve provenienti dall’omonimo vitigno autoctono, la cui coltivazione sembra risalire a tempi antichissimi. Da qualche anno questo vino si fregia della Docg e si caratterizza per avere la più piccola zona di produzione d’Italia (fra le Docg), limitata a una porzione del Comune di Scanzorosciate. Esiste un Consorzio di tutela che annovera praticamente tutti i piccoli produttori (33 su 39) e, proprio tra gli aderenti, troviamo La Rodola della famiglia Pievani, che gentilmente mi ha concesso qualche dettaglio in più oltre a una preziosa bottiglia che ho immediatamente deciso di provare e raccontare.

Per fare questo, serviva una cena che precedesse il dessert e il Moscato, nonché del vino che l’accompagnasse; neanche a dirlo, ho trovato al BBeQ tutta la collaborazione e l’entusiasmo che sempre supportano queste iniziative. Per accompagnare degnamente le pietanze e avere ulteriori etichette da raccontare, ho attinto a piene mani alla mia campionatura di rossi dell’amica Antonella Cantarutti e, fatalmente, ho trovato due gioielli che hanno gratificato la scelta: il Refosco dal Peduncolo Rosso e il Merlot Terre di Rosazzo Scacco al Re. Fatte le dovute premesse, entro nel dettaglio dei sapori e degli aromi che ancora una volta i prodotti, frutto dell’estro creativo dell’uomo e della natura, hanno saputo regalarci.

Tortino di patate con cuore caldo e porro croccante su fonduta con Refosco dal Peduncolo Rosso 2007 (Cantarutti)

Dopo il benvenuto dello chef (mini-sauté di cozze in barattolino) mi accosto al Refosco di Cantarutti con un tortino di patate che Carlo Tanoni sa sempre reinventare in modo diverso ed efficace; l’anima di questa delizia privilegia il formaggio, che ne riscalda il cuore e lo accoglie su un letto di fonduta. Morbido e cremoso, saporito e al tempo stesso vagamente dolce, sposa il Refosco in modo egregio. Venendo al vino, non serve raccontare ancora la storia dell’azienda vinicola friulana che, più volte, abbiamo incrociato per effetto di una disponibilità al confronto e a mettersi in gioco sempre apprezzabile. Il Refosco dal Peduncolo Rosso è un’uva di antica origine che rappresenta al meglio il carattere di una terra difficile e profonda, per quanto vocata e reattiva.

La degustazione di questa versione, che Antonella e Fabrizio hanno curato con la stessa passione che riversano in tutto il loro lavoro, ha rivelato un vino assolutamente vivo, pieno e complesso. Al naso le sfumature di bosco si sono intrecciate a quelle vegetali con un riverbero balsamico. Al palato il gusto è stato ricco di viraggi: un approccio dal giusto tenore acido fatto di bacche nere e china, una masticazione costruita su un tannino gallico dal peso specifico contenuto e liquirizia amara, infine un ritorno officinale con una lunga pai dalle fragranze speziate di rabarbaro, pepe nero e polvere di caffè. Un prodotto di assoluto livello, cui l’uso del legno conferisce un tono che sembra austero e invece conquista.

 

Rib eye di Manzo argentino con Merlot Terre di Rosazzo Scacco al Re 2007 (Cantarutti)

Di fronte a questo taglio di carne, perfetto nelle dimensioni e nella cottura, che avevo richiesto media, trovo doveroso fare i complimenti al “maestro fuochista” che ha gestito griglia e brace. Poco da dire se non che è stata scelta con cura, che presentava le giuste venature grasse a dare succulenza e gusto in più e che è stata servita con del sale marino integrale di Trapani Supréme di Valle Reale e olio extravergine di oliva Lepinium di Filiberto Lucarelli. Avevo optato per il Merlot “di punta” con l’idea che ci volesse qualcosa di speciale per una pietanza tutto sommato impegnativa, ma ho voluto inizialmente riprovare il Refosco anche in questo abbinamento. Beh, il confronto è stato una vera sorpresa, amalgama perfetta ed equilibrio gustativo … Antonella, ne prenoto una cassa!

Il Merlot ha rivelato poi tutto il carattere della sottozona di Rosazzo, il timbro delle sue marne calcaree e gli effetti di un microclima ideale abbinato ad una lavorazione di eccellenza. Naso evoluto, aperto, profondo, carico di frutta nera come mora e prugna matura, intessuto di trame speziate che ricordano il pepe rosa e la cannella. In bocca si apprezzano freschezza, morbidezza e finezza a caratterizzare una struttura e un corpo importanti; gusto polposo, giustamente tannico, ma docile, ghiotto e armonico, con spunto fruttato e lunga persistenza che restituisce sentori di tabacco, cioccolato e un soffio vanigliato. Matrimonio perfetto a supporto di una carne succosa e abbacinante, in un’esperienza sensoriale tutta da godere.

 Cantucci al cacao con Moscato di Scanso 2006 (La Rodola)

Ed eccoci al principe della serata, la piccola e preziosa bottiglia che ha stimolato e dato vita a questa occasione, un vero regalo di Natale per le papille di chiunque. Non avendo mai incrociato questo piccolo produttore, ho raccolto qualche battuta da Cristina Pievani che, assieme ai fratelli Walter e Mauro, rappresenta la quarta generazione di una famiglia dedita alla coltivazione e vinificazione dell’antica “uva merera”. E’ papà Angelo, però, che negli anni ’90 ha fatto il grande passo di acquisire un ettaro da dedicare interamente al Moscato. Oggi La Rodola produce circa mille bottiglie tra Moscato di Scanzo e altri vini da tavola (da terreni in affitto); numeri molto contenuti che rivelano però la passione di chi vi si dedica e il senso profondo di appartenenza a una terra che si lega a doppio nodo con la sua gente. Le uve vengono lasciate appassire per almeno tre settimane prima di essere vinificate, rigorosamente in acciaio o vetro per un’incompatibilità naturale con il legno, con un periodo di riposo di almeno due anni in cantina prima della commercializzazione.

Di Giancarlo ho già detto, suo il merito di questo incontro, suoi i cantucci al cacao biologico sudamericano con nocciole di Viterbo. Ammetto che il confronto è stato un po’ squilibrato, il Moscato ha un carattere forte e incisivo, così un tortino caldo al cioccolato o un dolce al cucchiaio forse avrebbero retto meglio al palato, ma la fragranza e il gusto dei cantucci meritavano un’attenzione speciale e, nel complesso, ci sono stati alla grande.

Il vino si è rivelato una “poesia” fatta di rime aromatiche e versi sensoriali: subito profumi evocativi di un sottobosco rigoglioso, fatto di bacche e foglie umide, di viole appassite e riflessi speziati. Al palato è esplosa l’amarena sotto spirito, con un incipit pungente subito smorzato da un abbraccio di caramello, ma non smielato o stucchevole, tutt’altro. La deglutizione ha spostato il gusto verso una visciola dolcemente aspra e ha regalato un ritorno fragrante di mandorla e mosto cotto. Cosa dire di più? Avevo un’idea della gente del bergamasco “tagliata col coltello grosso” come dice il mio amico Christian, ma questo vino sposa un’altra sua frase – “ci mettiamo un po’ a dare confidenza, ma se ci entri nel cuore, per uscirne …” – Ecco questo vino entra nel cuore e, insieme a lui, automaticamente le persone che lo animano e che vivono una terra così dura e generosa.

In ultimo un apprezzamento per la cornice artistica, ancora una volta accogliente e coinvolgente, con la collezione di acquerelli “Frammenti Pontini” di Franco Brandi, ispirata ai colori del mediterraneo e degli scenari del territorio pontino, fatti di sfumature, chiaroscuri luminosi, riflessi, ombre e dettagli, immagini ed emozioni che ripropongono schegge di un passato che si integra nel nostro tempo e che non sfugge all’occhio dell’artista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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