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Il bianco seducente dell’Agriturismo Traversa di Neive

di Francesca Ciuffi

Pasqua 2012, Agriturismo Traversa a Neive, nel cuore delle Langhe, a pochi chilometri da Alba, provincia di Cuneo.

fratelli traversa 1La patria dei grandi vini rossi, di spessore, austeri, corposi, impegnativi per il palato e talvolta anche per il portafoglio: Barolo, il re, Barbaresco, il fante, Nebbiolo, il giullare, Dolcetto, il musico: una vera corte reale. E invece, qui dai fratelli Traversa, estrosi proprietari dell’agriturismo omonimo e appassionati produttori, proprio nel giorno di Pasqua Flavio, il più anziano, ci fa una sorpresa. Infatti, al nostro risveglio non ci attende la usuale colazione a base di pane e marmellata, ma niente di meno che un bel calice di vino bianco.

Sembra un’eresia! Mi ci avvicino con circospezione… dentro di me echeggiano le note dei forti vini rossi delle Langhe, di cui ho sentito tanto parlare ed iniziare la mia giornata così, mi stona un po’…. Però… sia io che il mio compagno Dino e nostra figlia Viola che ha solo 7 anni non ci tiriamo indietro e non tradiamo la fiducia accordataci: Dino ne beve un bicchiere quasi d’un fiato chiacchierando con l’oste, io ci vado piano sorseggiandolo lentamente e Viola si bagna la bocca al mio calice, tutta contenta di poter fare un brindisi con noi adulti. E così la prima mattinata va avanti  sorseggiando assieme agli altri ospiti dell’agriturismo una, anzi due bottiglie di questo bianco: che si è rivelato essere un Arneis 2004, di produzione propria.

Dopo tale estrosa colazione, ci viene fame e lasciamo il gruppo in cerca di un’osteria. La troviamo nel paese di La Morra, poco distante da Neive, si chiama More e Macine, è un bel locale incastonato nella roccia, con angoli zeppi di casse e bottiglie di vino. L’ostessa è una donna sciolta e, diciamolo pure, molto tollerante. Ottima soluzione e buon cibo: gustiamo acciughe al verde per me, tajarin all’uovo con tartufo per Dino e senza tartufo per Viola e naturalmente questa volta la tavola è annaffiata da un signor Barolo (il Barolo Cannubi 2008 dell’azienda Fenocchio Giacomo, da cinque generazioni autrice di un Barolo secondo tradizione), che con la sua “ingombranza” (passatemi il termine) ci lascia senza fiato… Alla fine la proprietaria ci concede persino di rimanere fuori tempo massimo appoggiandoci sul tavolo una bottiglia di Barolo chinato (anch’esso una rivelazione).

Ma nonostante una tale ipnosi dei sensi, un’intrigante eco risuona dentro di noi… e il giorno dopo, infatti, avremmo ancora voglia di svegliarci con il profumo nel naso del vino bianco dei fratelli Traversa, l’Arneis 2004 e Flavio non si oppone di certo alla richiesta… Questa volta ci soffermiamo un po’ di più con il gentile oste; ci racconta la storia dell’Agriturismo, che affonda le sue radici già nei primi dell’800 ed è sempre stato gestito a livello famigliare…. Flavio beve con noi, mentre ci racconta… e dato che lo stomaco è vuoto, prima di vederci barcollare, prosciugando sorso dopo sorso la bottiglia del suo Arneis, ci offre del salame saporitissimo tagliato a mano e del pane casalingo da una grande forma messa su un tagliere di legno con un coltellone a fianco… Proprio il pane che piace a me, sia perché gustoso, sia perché più “vero” da un punto di vista nutrizionale, che i classici panini dorati, leggeri e magari pure conditi. A proposito, uno dei consigli più utili che mi sento di dare relativamente al benessere alimentare (e anche al gusto, concedetemelo), sta nel saper riconoscere un buon pane, un buon olio e una buona cantina, attribuendo già così ad un luogo il nostro “bollino” di qualità, che penso possa essere confrontato con giusto merito a quello suggerito dai colossi dell’enogastronomia. Perché la buona pubblicità ad un luogo la fanno soprattutto i suoi fruitori…. non credete?

Detto ciò, invito tutti a recarsi in queste dolci colline piemontesi, ricche di suggestioni per gli occhi e per il palato, facendo visita ai fratelli Traversa e lasciandosi conquistare dal seducente Arneis di Flavio e Franco…. e magari sorseggiandolo… assaggiate pure il loro “panone”, anche solo con un poco d’olio, se come me, la carne di maiale non è troppo nelle vostre corde….

una mela all’occhiello (nota da nutrizionista)

fratelli traversa 2Mi permetto di spendere due ulteriori parole sulla qualità del pane, che deve necessariamente accompagnarsi a quella dei piatti cucinati e dei vini in una tavola. Ho parlato di “panone” nell’articolo suddetto, usando una sorta di esagerazione voluta, in opposizione alla croccantezza e alla leggerezza (apparente) di varie tipologie di pane servite in alcuni locali o che popolano anche molte cucine di casa. Vi suggerisco due punti di vista interessanti.

I grassi (vedi l’olio e così il burro), hanno un peso specifico più basso dell’acqua, cioè sono più leggeri, per cui dato che il pane è fatto in primis di acqua e farina, traete voi le opportune conclusioni riguardo alla concentrazione di grassi in pani più o meno leggeri. Chi ne avrà di più? Il panino, il grissino o il panone casalingo?

Secondo, un pane rustico, di grande pezzatura e con un certo peso, è sinonimo di lievitazione naturale, rispettosa della integrità della farina. Ciò, inoltre, esclude la presenza di miglioratori della lievitazione, il cui uso oggi è sfortunatamente fin troppo ricorrente.

Via Pellisseri, 12 – Neive (CN)
Tel. 0173.67279 / 0173.67698
E-mail: info@agriturismotraversa.it
www.agriturismotraversa.it

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