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Il vino dei sogni. La cantina Il Quadrifoglio di Doganella di Ninfa

Il quadrifoglio è un’anomalia floreale del trifoglio bianco che, per la sua relativa rarità, in molte culture, si associa al buon auspicio. Una credenza popolare recita che metterne uno sotto il cuscino propizi bei sogni. Un’altra attribuisce a ogni foglia un significato speciale: la prima è per la speranza, la seconda per la fede, la terza per l’amore e la quarta fortuna.

vigna_chardonnayMolti legami intrecciano il nome e l’anima di questa cantina, che caratterizza ormai da anni la realtà vitivinicola dell’agro pontino, particolarmente nell’area di Doganella di Ninfa, che rimanda l’immaginario al suggestivo e vicino scenario degli storici Giardini monumentali.

Il Quadrifoglio è un’azienda agricola che nasce proprio da un sogno, quello dei fratelli Andrea e Francesco De Gregorio che, in un contesto ambientale ricco di storia e fascino, hanno voluto intraprendere l’arte del fare vino forti di un patrimonio vitifero non banale, a metà strada tra i Monti Lepini e il mare, i cui grappoli la famiglia aveva sempre conferito, fin dal 1937, alle cantine sociali. Altri ingredienti base, per una ricetta che ha portato l’azienda a produrre etichette di ottimo livello, sono proprio l’amore per la propria tessa e l’impegno nel valorizzare i vigneti attraverso pratiche agronomiche innovative. Impegno e poi fede, che si sono riversati anche in cantina, dove la collaborazione con l’enologo Andrea Fiacco, ha contribuito all’amalgama di tutti gli ingredienti e alla condivisione di un progetto che ha tradotto in realtà la speranza iniziale di raggiungere risultati significativi.

cantinaHo passato una piacevolissima giornata tra le vigne e la cantina del Quadrifoglio, insieme a un gruppo di appassionati visitatori, tutti irretiti dalle spiegazioni, dalle descrizioni e dai test di degustazione che Andrea Fiacco ha dispensato con grande competenza e magnetismo. A dire il vero anche l’appetitoso barbecue allestito ha contribuito allo sviluppo di sinergie positive, così come le spillature di botte che ci hanno incuriosito sulle varie sperimentazioni in atto. E’ una persona molto schietta Andrea, appassionato del suo lavoro, della sua terra, di questa azienda e del suo progetto, che condivide con la famiglia De Gregorio, ma a cui purtroppo Francesco non partecipa più da qualche anno, prematuramente scomparso proprio quando il suo sogno si consacrava.

andrea_mesceLa filosofia che anima il fare vino perseguito oggi da Andrea Fiacco e Andrea De Gregorio è vincolata al profondo rispetto per la natura, rispetto che si concretizza proprio nelle sperimentazioni, volte a comprendere al meglio le potenzialità del territorio, valorizzando ogni parcella per quelle che sono le sue caratteristiche pedoclimatiche. Questo credo si trasferisce in cantina, dove le uve vengono trattate in modo tale da non alterare mai la loro personalità e ciò che del terroir hanno acquisito, dalla fase vegetativa alla raccolta. Tanta attenzione, cura e dedizione hanno portato a risultati davvero incoraggianti e già appaganti; l’Ottavione, cru di montepulciano vinificato in purezza e, caso unico in azienda, affinato in barrique, rappresenta una punta di eccellenza. Di contro, lo Chardonnay Pezze di Ninfa è ormai un riferimento per l’intero areale e non solo; mentre il blend di montepulciano e cabernet sauvignon, il Muro Pecoraro, si propone con un rapporto qualità/prezzo da fare invidia. Poi c’è il syrah, che trova in purezza o assemblaggio, nel Perazzeto, regala fragranze riconoscibili di un’identità. Ultima, ma solo in ordine di apparizione, la piccola di casa, una Falanghina che è stata curata e coccolata fino a trovare il giusto equilibrio e portarla in produzione con una bevibilità a dir poco trascinante. Ma veniamo agli appunti di degustazione, che risalgono, unitamente alla giornata in cantina, a qualche mese fa.

falanghinaFalanghina Doganella 2011

Iniziamo proprio dalla Falanghina, che al momento della degustazione non era ancora commercializzata, voluta nel 2001 su terreni tufacei, che dopo circa un decennio sboccia con caratteristiche tutte sue e intriganti. Profumi aperti, dal timbro floreale di biancospino nitido e fresco, con cenni fruttati di mela e una vaga nota iodata. Al palato è un piacere, una preziosa spalla acida sostiene una beva agile, la trama fruttata ricorda ancora la mela, ma anche la pera e la pesca bianca. Il sorso è ampio e lascia un gradevole riscontro sapido accompagnato da note minerali di tutto rispetto.

pezzeChardonnay Pezze di Ninfa 2011

Questo Chardonnay è il frutto del perfetto adattamento al microclima e al terreno di composizione argillo-calcareo, nonché di un’attenta vinificazione, sempre e rigorosamente in acciaio. E’ il vino del territorio che non manca mai nella mia cantina (ma la falangina presto lo affiancherà), un’espressione del vitigno francese che ha gusto e fascino tutti italiani… anzi, pontini. Aromi complessi che fanno della sostanza un carattere distintivo: frutta tropicale, camomilla e una traccia di zagara che si libera in un finale vagamente vanigliato. In bocca è notevole, incalzante, ma leggero; l’ananas e l’albicocca, matura spostano il registro acido verso toni più dolci, ma equilibrati. Il finale è elegante, la scia minerale ricorda la pietra focaia, ma si lega a un riverbero di frutta secca che intriga e aggiunge un ulteriore tassello all’articolazione gusto-olfattiva.

syrahSyrah 2010

Anche le vigne di Syrah sono esposte a sud-est su terreno argilloso-calcareo, restituendo un vino pronto e di notevole impatto. La peculiare adattabilità del syrah lo rende infatti produttivo ed espressivo sia in zone di freddo temperato, come la culla del Rodano, sia in zone molto calde, come il Sudafrica o la Sicilia. Si tratta di un’uva generosa che necessita di attenzioni per contenere tanta vigoria e sviluppare le sue caratteristiche di grande concentrazione, morbidezza e riscontro organolettico. La versione “purista” del Quadrifoglio raggiunge la giusta armonia fra la densità del tannino e la complessità degli aromi che, con grande coerenza, si dipanano sia al naso, sia al palato, fra note di sottobosco e humus, fragranze di prugna croccante e mora e sentori di spezie come pepe nero e liquirizia.

perazzetoPerazzeto 2010

Ecco ancora il syrah, in un taglio quasi classico, quasi perché questo vitigno è utilizzato in tutto il mondo in assemblaggio, particolarmente con cabernet sauvignon o merlot, stemperandone il carattere un po’ selvatico. Il Perazzeto che ho degustato assembla il syrah col petit verdot, vitigno piuttosto tardivo che si giova del clima mite dell’agro pontino, regalando una amalgama dai piacevoli riscontri sensoriali. L’incipit che offre al naso è incisivo e invitante, con toni fruttati, cenni vegetali di rovo e riverberi floreali di viola; una trama che si chiude con un alito speziato piuttosto chiuso, ma tendenzialmente pepato. L’assaggio rivela un carattere nervoso ma imbrigliato, con tannini appena “polverosi” che danno nerbo, in appoggio alla spalla acida; ciliegia, prugna nera e ribes accompagnano il sorso verso la deglutizione, che lascia un piacevole e prolungato velo di cacao amaro e caffè in polvere.

muro_pecoraroMuro Pecoraro 2010

Eccoci al montepulciano d’Abruzzo, un vitigno che conosco bene in tutte le sue declinazioni d’origine, per lunghi trascorsi su degustazioni e approfondimenti strettamente legati alla doc abruzzese e anche alla docg Colline Teramane. È incline all’abbondanza, di resa e di sostanza estrattiva, ma anche in questo caso la prerogativa dell’equilibrio e del miglior affiatamento con il territorio è stata più che rispettata. I profumi sono profondi e variegati: bacche di mirto e visciole in confettura si legano a sentori di rosa e a una soffusa speziatura. In bocca entra deciso per poi sottendere a toni più miti, su un binario tannico lineare e morbido, ma presente; ritroviamo le bacche a cui si aggiunge una polpa più carnosa, con un gusto pieno e caldo che si arricchisce, in post beva, di balsamici ritorni aromatici e di una gradevole scia sapida.

ottavioneOttavione 2010

Questo è il vino di punta dell’azienda, un rosso importante che però si avvale di un apprezzabile rapporto qualità/prezzo. Ancora montepulciano, proveniente da una specifica parcella impiantata nel ’99; vinificato in acciaio, fruisce di una maturazione in barriques di 12 mesi con un successivo affinamento in bottiglia di 8 mesi. Il vino si presenta cupo e concentrato, particolarmente aggrappato alle pareti del calice, rivelando un discreto tenore glicerico. L’approccio olfattivo è significativo, subito importante, con note di frutta rossa matura, poi il naso coglie la viola lievemente appassita e si bea di un finale ricco di spezie come la cannella, il pepe rosa e tracce di cacao. Al palato l’Ottavione si dimostra cavallo di razza: amarena e ciliegia si amalgamo riversando sulle papille un gusto avvolgente e ghiotto; i tannini sono levigati e conferiscono alla beva uno spessore che lascia il segno. La deglutizione affonda il colpo e regala una lunga persistenza, che restituisce un complesso aromatico arricchito da sentori di tabacco, cuoio e liquirizia.

Azienda Agricola Il Quadrifoglio
Via Alessandro III, 5 – 04010 Doganella di Ninfa (LT)
Tel. 06 9601530 – Fax 06 9601497
email: info@cantinailquadrifoglio.it

 

 

2 Comments

  • Renato ha detto:

    Come sempre un racconto avvincente … conosco il Pezze di Ninfa ed è un fuoriclasse, ma in commercio non trovo il Doganella … colpa mia???
    Saluti Renato

  • sonia del monte ha detto:

    Molto interessante e coinvolgente,mi è venuta voglia di visitare il Quadrifoglio e degustare i vini,se poi trovassi anche un piccolo quadrifoglio…..sarebbe il massimo..sonia

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