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“Non è il vino dell’enologo”, recensione del libro di Corrado Dottori

libro dottoriI suoi Verdicchio sono buoni ed originali. Ho letto recensioni molto positive da parte di colleghi che stimo e che seguo sempre con piacere. Le due prefazioni sono a firma di Jonathan Nossiter e Giampaolo Gravina, esperti e amanti del vino dallo spirito critico mai scontato o banale. Sono queste per me tre ragioni più che sufficienti per rivolgere l’attenzione al nuovo libro di Corrado Dottori, “Non è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente”, Deriveapprodi editore.

Corrado è un vignaiolo marchigiano che a Cupramontana, in provincia di Ancona, produce verdicchio da vigneti ereditati dal nonno paterno. Come spesso accade, Corrado torna alla terra dopo un “salto generazionale” (il padre si trasferisce per lavoro a Milano e porta con se la famiglia) e una breve parentesi nella finanza (è laureato in Economia e Commercio). Forse è proprio il cinismo e l’asetticità di quel mondo, dove i numeri e i rendimenti vengono prima di qualunque regola o morale, che lo spinge per “reazione” a cercare un altro tipo di vita, fondata su valori più autentici. Da qui la scelta della campagna e del lavoro della terra, un’attività in cui ci si mette in gioco e si è responsabili in prima persona di ogni singola scelta, dal momento in cui potare in vigna alla strategia commerciale per vendere il proprio prodotto in un mercato sempre più globale. Quella di Corrado, come si apprende da interviste ed articoli che circolano in rete, è soprattutto una scelta “politica”, una riflessione più ampia su ciò che può essere una prospettiva di sviluppo nuova, che vede nel lavoro etico della terra una speranza per un cambiamento e per un rinnovamento.

<<Il cibo, e con esso il vino, da grande patrimonio culturale che è sempre stato sta diventando sempre più un mero “supporto” per vivere, seguendo dei modelli come quello anglosassone o americano dove la qualità del cibo si misura in numero di calorie […] La cosa è evidente nelle dinamiche di acquisto che si hanno nelle grandi città, con pranzi sempre più brevi in contesti dove non è quasi mai il cibo al centro ma altri fattori, come la velocità o il prezzo conveniente […] Molti dei vini in circolazione sono sempre più “manipolati” usando prodotti chimici e additivi, che sono sì legali, ma che sono anche “distorcenti” rispetto al prodotto originario. Si è diffuso un gusto standardizzato e uniforme, con consumatori poco critici che comprano solo prodotti “rassicuranti”, e produttori che, dall’altra parte, fanno vini tutti gli anni uguali, eliminando la diversità e il rischio che il consumatore potrebbe non riconoscerli […] Ecco che quindi siamo in una fase di grande battaglia “ideologica” con una nuova generazione di vignaioli “naturali” schierata ed agguerrita, ma anche frammentata e poco coesa>>.

Da questi concetti è chiaro il punto di vista di Corrado (evidente d’altronde fin dal titolo), che nel libro è espresso con un linguaggio scorrevole ed efficace, con alcune parti (come quella che racconta l’esigenza di ricongiungimento con la figura paterna dopo la morte) di grande intimità e coinvolgimento. Insomma, schieramenti a parte, è un volumetto (piccolo solo nelle dimensioni) che si legge con piacere e che consigliamo senza indugi!

Corrado Dottori
“Non è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente”
Deriveapprodi editore, 2012
136 pp – 13,00€

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