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Lorenzo Filomusi Guelfi: alle radici del montepulciano

lorenzo filomusi<<I vini che Lorenzo Filomusi Guelfi produce ed affina nella piccola cantina al centro del paese di Tocco Casauria, in provincia di Pescara, sono tra i più personali e riconoscibili della regione. Stilisticamente possono talvolta destare qualche perplessità, ma spesso sono proprio queste piccole imperfezioni a renderli più naturali, interessanti e alla fine anche didattici. Chi vuole conoscere e capire l’anima del vero e tradizionale montepulciano d’Abruzzo dovrebbe mettersi davanti una batteria dei suoi vini e prendere appunti>>. Così scrivevo qualche tempo fa, dopo gli assaggi “guidaioli”. A rileggerlo oggi mi rendo conto che, pur esprimendo a pieno un giudizio positivo, ho utilizzato alcuni termini un po’ “infelici” o quanto meno ambigui. Ecco allora che un incontro col produttore della provincia pescarese – di fronte ad una batteria di montepulciano d’Abruzzo dal 1990 ad oggi – mi offre l’occasione per far chiarezza e per raccontare di un uomo serio, talvolta un po’ permaloso e polemico (“…Lorè, almeno questo lo posso scrivere?”), ma interprete onesto ed orgoglioso di questo grande rosso d’Italia.

L’azienda appartiene alla famiglia Filomusi Guelfi dalla prima metà del Settecento. A quei tempi già esisteva la storica cantina, situata in pieno centro storico del paese di Tocco Casauria (protetta dal Ministero dei beni Culturali), recentemente ristrutturata per renderla più funzionale alla produzione di vino. E’ un luogo affascinante, che trasuda storia e che, da solo, giustifica il viaggio. Lorenzo inizia a vinificare a metà degli anni Ottanta, riprendendo l’attività di famiglia abbandonata dal padre negli anni Sessanta, quando con la crisi dei mercati del Nord Italia e della Svizzera (Trento e Bolzano attingevano da queste parti “camionate” di vino, soprattutto rosato) la coltivazione dell’uva divenne non più redditizia. A quell’epoca gran parte dei vigneti furono espiantati o convertiti a forme di allevamento più produttive ma meno qualitative, come la “famigerata” pergola abruzzese. Di tutti i possedimenti della famiglia Filomusi Guelfi solo poco più di un paio d’ettari furono preservati con le vecchie vigne a “spalliera”, e da questi oggi prende vita il rosso Fonte Dei, il cru più rappresentativo dell’azienda.

Nel tempo Lorenzo acquista e reimpianta nuovi appezzamenti, introducendo anche un mix di vitigni autoctoni e alloctoni a bacca bianca (sauvignon, cococciola, pecorino, chardonnay) tra cui mi piace segnalare una delle poche malvasie interessanti prodotte in terra d’Abruzzo: vino che viene un po’ trascurato (nel senso che si capisce che il “figlio prediletto” è il rosso) ma che nelle annate migliori ha freschezza e piacevolezza da vendere.

montepulciano base filomusiTornando alla scheda iniziale, quando parlavo di “perplessità” e “piccole imperfezioni” intendevo riferirmi all’effetto che i vini di Filomusi Guelfi possono talvolta destare nel consumatore poco esperto. Sono prodotti vinificati con uno stile tradizionale, rigoroso ed attento, ma che hanno (per fortuna!) una componente umana non trascurabile. E come le persone sono vini “umorali”, che possono talvolta presentarsi in maniera brusca, un po’ introversa, poco conciliante, e che quindi richiedono una “disponibilità all’ascolto” un po’ superiore alla media. Un modello e uno stile di vino dettati dal buon senso, da una pratica antica che non si impara a scuola ma che si affina negli anni, grazie all’esperienza, e che non abbracciano alcuna ideologia (Lorenzo non vede di buon occhio i fautori del naturale a tutti costi, né tanto meno i “costruttori” di vini sempre uguali negli anni e nei gusti). Vini che, piacciano o meno, sono molto riconoscibili e “montepulcianosi” fino al midollo.

Ritengo da tempo che il vino cosidetto “base” di Filomusi Guelfi (quello che in etichetta non porta alcuna altra dicitura) sia uno dei migliori della categoria. E’ un montepulciano franco, di stile tradizionale, senza fronzoli, con una longevità insospettabile (vedi note alla fine) e dal costo contenuto (esce franco cantina a 7-8€). Non gode a mio avviso del successo commerciale che meriterebbe (anche se in regione non manca mai nelle carte dei ristoratori ed enotecari più avveduti) e spesso lo preferisco al più ambizioso Fonte Dei, che si differenzia in parte per le uve (provenienti dal già citato cru omonimo) e soprattutto per un prolungato passaggio in legno (almeno due anni in botte grande) che gli da una maggior complessità ed amalgama, ma che in alcune annate meno vocate lo lascia più contratto e statico.

fonte deiConcludo con qualche breve nota sulla verticale cui accennavo all’inizio, segnalando la sorprendente longevità del Montepulciano 1990, che a 22 anni dalla vendemmia è ancora integro e, seppur con un profilo smagrito e un po’ diluito, conserva una bevibilità invidiabile. Eccezionale poi il Montepulciano Fonte Dei 2000, campione di eleganza e complessità: toni di grafite, cacao, radice, speziatura da legno buono, con un tannino perfettamente maturo ed una beva succosa e persistente. Se la batte, sul mio podio ideale, col Montepulciano 2001, che è un filino meno complesso e ricco, ma è il prototipo del montepulciano d’Abruzzo maturo e ben fatto, con un mix di note fruttate e “carnose”, ed una beva lineare e piacevole in ogni fase. Tra le annate più recenti, di ottimo livello sia il Montepulciano 2006 che il 2008, ancora un po’ scorbutico ma senz’altro ben impostato e molto promettente. E poi a quel prezzo è un affare sicuro!

(P.S. – La bella foto d’apertura è presa dal sito norvegese www.dn.no)

One Comment

  • lorenzo filomusi guelfi ha detto:

    ooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo ! ! ! ! e mo’ si che ragioniamo!

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