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Rispetto del vigneto: il paradigma di casa Conterno. Barolo Cascina Francia in verticale

Roberto ConternoChe una serata in compagnia di Roberto Conterno, erede di una delle casate simbolo del vino italiano, la Giacomo Conterno, possa pericolosamente avvicinarsi ad una esperienza definitiva è un attimo. Sei lì, in cima al cocuzzolo della considerazione e della venerazione transnazionale, in compagnia di vini ai quali senti di dovere tanto e ai quali senti di non dover chiedere niente; lì, con un mare di domande in testa e la bocca impastata per l’emozione: rese per ettaro, esposizioni, suoli, cru, metodi cantinieri, stili, primogeniture, ispirazioni, maestri…… un frullatore di domande, appunto. Che irrimediabilmente si inceppano fra stomaco e faringe. Non ce la fai proprio a tirarle fuori. Dettagli futili, penserai. Ovvietà. Troppo grande l’aura di unicità che si respira stasera.

Quasi che i Conterno non avessero più bisogno di domande o di sollecitazioni. Quasi che la loro storia, con la nobile statura di quei vini, passasse al disopra di ogni ingenua velleità da commentatore. Come se qualsiasi cosa potessi chiedere loro per sfamare la tua curiosità rischiasse di assumere le fattezze di un vezzo puerile, senza capacità di approfondimento o di pungolo critico. Sì, sei fragile e nudo di fronte ai Barolo della Cascina Francia. Eppure, in cuor tuo sai che l’istinto da reporter non dovrebbe essere ricacciato indietro da nessuna circostanza “avversa”. Sai che non c’è storia o blasone che dir si voglia tale da poter arrestare il flusso virtuoso della curiosità. Ma in quel momento, vattelappesca perché, ti viene più facile ascoltare in silenzio i pensieri di Roberto, i Barolo di Roberto. E così farai. I silenzi colmeranno le parole non dette.

ConternoG_2Nel frattempo, è cosa risaputa che i Barolo della casa abbiano abbattuto ogni confine geografico possibile immaginabile grazie alla notorietà acquisita in tanti anni di storia e di significato. Ebbene, così come senza confini appare la loro fama, decisamente confinabile è la loro personalità: sono i granitici alfieri della Cascina Francia, quintessenza di Serralunga. L’imprinting della celebre sottozona è un marchio indelebile: saldezza strutturale, poche moine, grande grip, tridimensionale statura tannica, mineralità e flemmatica compostezza. E una capacità di evolvere magnificamente nel tempo; quasi a segnarlo, quel tempo. Perciò Monfortino (anzi, IL Monfortino) e Cascina Francia incarnano alla perfezione gli archetipi non solamente enoici ma finanche culturali della Langa che conta e di un modo stesso di “progettare” il vino.

E così quella sera, calati in un’atmosfera tanto gravida di aspettative, hanno rischiato di passare in subordine notizie ed informazioni di per se piuttosto interessanti: come quella che la Cascina Francia, disposta alla sommità di un versante “angelico” fra i più meridionali di Serralunga, prevalentemente esposto a sud ovest e caratterizzato da altitudini medie importanti (sopra i 400 metri slm), fu acquisita e piantata a vite dai Conterno nel 1974. E che nel 1978 uscì la prima etichetta del Barolo omonimo.

O come quella che ci dice che la sottovarietà di nebbiolo prevalentemente impiegata in vigna è il Lampia. E che oltre ai superbi Barolo della casa (sì, da allora il Monfortino nasce alla Cascina Francia) si produce lì una Barbera coi fiocchi, dai tratti “nebbioleggianti”. E, in fondo, che è stata proprio una bella impresa riuscire a portare in Toscana nientepopodimenoche il produttore in persona. E di questo va dato merito alla dinamicissima delegazione Fisar di Livorno.

Roberto Conterno in cantinaFra le sottolineature (e le spigolature) colte qua e là, ho in testa la preminenza del vigneto, vero e proprio leit motiv nella presentazione di Roberto Conterno, l’unica via maestra da cui far dipendere il mestiere tutto del vignaiolo: fare vino rispettando unicamente quel mandato, ascoltandone la voce. Poi c’è la gestione della macerazione, la fase enologica a suo dire fondamentale, ben più che il metodo di affinamento adottato. E poi ci sono i “lieviti indigeni selezionati”. No, non si tratta di un ossimoro, ma del risultato di una impegnativa ricerca sviluppata negli anni dalla Conterno per selezionare i ceppi di lieviti migliori, eliminando quelli inutili o addirittura dannosi. E poi ancora c’è la nonchalance con cui il produttore spadroneggia gli argomenti più à la page e pruriginosi del momento, lasciando chiaramente  intendere che le “etichette” e le “religioni” gli vanno strette. E che se fra cinquant’anni (non prima però) qualcuno gli avrà dimostrato che c’è qualcosa di più sicuro e funzionale di un tappo di sughero per la chiusuara delle sue bottiglie, ci farà un pensierino sopra.

ConternoG_4Ma l’infinità di racconti che occheggiano fra le maglie di una storia tanto importante finiscono giocoforza per naufragare nei cinque bicchieri di una sera. Quale sintesi forzata di un qualcosa di “insintetizzabile”, i bicchieri di Barolo Cascina Francia, cinque per cinque annate, hanno tentato una risposta. E l’hanno messa sul piatto dei ragionamenti: riprendere il filo del discorso, riempire di curiosità un’altra valigia e puntare dritto alla volta delle Langhe. Per capire come mai esistono posti che marcano così profondamente la differenza. Per ripartire da lì. Per imparare da lì.

Barolo Cascina Francia 1998

Di carezzevole e struggente ritrosia. All’aria se ne esce prepotente il coté marnoso, vero e proprio lascito del terroir, accompagnato da note di tabacco. Molto fine al gusto, sfumato, composto e calibratamente austero, capace di sciogliersi in un abbraccio confortevole, tutto purezza e mineralità.

Barolo Cascina Francia 2000

Humus e sottobosco, grip, forza motrice, solidità, compostezza senza mai scadere nella rigidità: Serralunga in un bicchiere. Le note di arancia sanguinella annunciano freschezza, la struggente sapidità dei suoi tannini allieta un sorso lungo, lievemente accarezzato da umori più evoluti.

Barolo Cascina Francia 2003

Un filo di carrube e tabacco, mineralità decisa, bella souplesse: è vino avvolgente senza risultare statico o “pacioso”. Calore moderato e buona sensazione di freschezza. Davvero piacevole e bilanciato per essere un 2003.

Barolo Cascina Francia 2006

Quasi in fasce, senti il ribes, la rosellina selvatica e una fremente reattività tutta giovanile, da risolversi ancora in dettagli più sottili. E una bella dolcezza di frutto a connotarlo nel verso della immediatezza, senza quel chiaroscuro di complessità di cui il tempo si fa esclusivo garante. Però bella la fusione tannica. Mi mancano semmai le sfaccettature tipiche dell’età adulta. Ma è vino lento, sicuro di sé, da attendere con fiducia.

Barolo Cascina Francia 2007

Fragranza, tonicità, florealità, contrasto e invidiabile naturalezza espressiva: va da dio, sciolto e puro. Piuttosto aperto e concessivo, berlo ora è già una delizia. Domani pure. In quella annata non è stato prodotto il Monfortino.

Degustazione effettuata a Livorno nel mese di gennaio 2013.

La foto di Roberto Conterno in cantina è stata estratta dal sito : http://soyouwanttobeasommelier.blogspot.it/2012/06/giacomo-conterno.html

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