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Addio a Franco Biondi Santi, grande custode del Brunello di Montalcino

biondi-santi-4La scomparsa di Franco Biondi Santi è come non mai un lutto per l’intero vino italiano. E per la storia del vino italiano. Egli è stato, infatti, degno membro di una famiglia che ha avuto per esso (il vino) e per essa (la storia) un ruolo fondamentale.

Come è successo in altri casi (vedi il legame Incisa della Rocchetta-Della Gherardesca a Bolgheri), quando una famiglia che vanta uomini di ingegno (i Santi furono farmacisti, naturalisti, agronomi) si lega a chi possiede la terra nei posti giusti, possono nascere grandi cose. In questo caso, quando Maria Tamanti sposò Clemente Santi, scoccò la scintilla magica, la famiglia di ingegno ebbe la base su cui lavorare. La figlia di Clemente, Caterina, sposò Jacopo Biondi, medico fiorentino e da lì iniziò il tanto famoso doppio cognome Biondi Santi e nacque Ferruccio, che ebbe fede assoluta nel sangiovese di Montalcino. Ma non in un sangiovese qualsiasi, bensì una tipologia chiamata Brunello dal colore scuro degli acini che l’agronomo intelligente seppe riconoscere e diffondere con caparbietà, in modo decisivo quando la fillossera distrusse la viticoltura di Montalcino basata sul Moscadello e le impresse la grande svolta. Perché così nacque il Brunello.

Ma Franco? Egli seppe mantenere saldo il timone dell’azienda che nacque nel 1926 con il nome “Cantina Biondi Santi & Compagni”. Il suo rimanere fedele ad una tradizione forte lo ha riparato dai pericolosi sbandamenti e dai “venti di rinnovamento” che hanno spazzato negli anni scorsi il borgo, ma di decisione e di polso fermo ce ne devono essere voluti. Garantiti forse da quella sicurezza e tranquillità d’animo che traspariva da quest’uomo alto, elegante, dal profilo che più toscano non si poteva.

Un profilo severo, ma che si rilassava spesso nel sorriso e nell’ironia, come si vede nel filmato che riproponiamo sotto, un piccolo discorso che fece durante un pranzo in onore dei suoi 90 anni. E quando, non senza tremiti, gli chiedemmo una registrazione video nella sua villa Il Greppo in occasione della presentazione del libro “Questa è la mia terra”  di Maurizio Boldrini, Andrea Cappelli e Bruno Bruchi (una bella e preziosa fonte di informazioni), si appassionò tanto che dovette arrivare la moglie a richiamarlo ai suoi doveri di ospite.

In una Nazione che sempre meno riesce a trovare fiducia in sé stessa, nella sua storia e nei suoi patrimoni, Franco Biondi Santi dovrà servire da esempio per tutti.

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