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Guida ai Vini d’Italia Bio 2013, curatore Pierpaolo Rastelli

guida-vini-bio-2013Che negli ultimi tempi vi sia una crescente attenzione verso tutto ciò che è “biologico” se ne sono accorti tutti. Il fenomeno è vasto e complesso: alimentato dalla paura e diffidenza di una crescente fetta di popolazione verso la produzione industriale di massa (con tutti gli scandali da sofisticazioni alimentari a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi) ha impatto sempre maggiore sulla sfera agricola, alimentare e sulle nostre abitudini sociali e di spesa. Il “bio-qualcosa” insomma tira sempre di più, e gli interessi economici in gioco sono proporzionali alla confusione dei regolamenti e delle certificazioni.

Recensire una guida dedicata ai vini bio sembra oggi logico e scontato allo stesso tempo. Però, a fugare il dubbio che Pierpaolo Rastelli sia solo uno dei tanti “megafoni” della ultim’ora, basta il fatto che questa guida (edita da Tecniche Nuove) è giunta ormai alla XVI edizione e quindi può essere considerata uno dei testi “pionieristici” nel settore.

Solo da pochi mesi, dopo decenni di dibattiti, la Commissione Europea ha emanato un regolamento che permette di applicare anche al vino la normativa comunitaria sulla produzione biologica, su tutta la filiera, dal vigneto alla bottiglia  (prima erano solo le uve a poter provenire da agricoltura biologica). Ma al di là di poter apporre il marchio biologico europeo sulla bottiglia, tanti sono i dubbi sull’efficacia ed applicabilità delle certificazioni. Restano poi gravi lacune, tra cui quella inspiegabile (o forse troppo “spiegabile”) di vietare l’indicazione degli “ingredienti” del vino in etichetta.

Tutto questo mentre il movimento vive uno straordinario successo di crescita e affermazione tra i consumatori, con gli immancabili eccessi che portano gli aficionados più estremi ad esaltare vini con evidenti difettiorganolettici, in nome di una presunta, ritrovata naturalità e salubrità.

La guida cerca allora, come ogni buon testo del genere dovrebbe fare, di accompagnare il lettore verso una scelta di consumo consapevole, fissando alcuni paletti: intanto prende in esame solo aziende effettivamente certificate biologiche o biodinamiche (tralasciando ovviamente diversi nomi importanti, la cui fama non ha bisogno di “bollini”, ma per lo meno fissando un criterio chiaro); i vini recensiti sono poi solo quelli che hanno superato l’esame organolettico dei degustatori, tutti di comprovata sensibilità ed esperienza. Le etichette non hanno punteggi, ma le migliori, insieme alle aziende che si sono distinte per costanza qualitativa, sono messe in evidenza con il simbolo della “corona 2013”.  

Il quadro che ne emerge racconta un fenomeno in evidente crescita quantitativa e qualitativa, anche se con diverse “involuzioni”: accanto a preziosi “gioielli” che raccontano il proprio territorio – rispettando la materia prima, l’ambiente da cui hanno origine e le persone che li berranno –  sono ancora molti i prodotti incerti o prematuri, che hanno bisogno di ricerca e sperimentazione per trovare finalmente una piena dimensione.

La speranza è, come ha dichiarato il curatore “[…] che ogni anno ci siano sempre più  aziende capaci di testimoniare qualità, territorialità, intenzioni rette nel perseguire una viticoltura sempre meno omologata e sempre più capace di distillare emozioni nel bicchiere.”

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