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La Garfagnana del vino all’esame di maturità: Podere Concori e il suo Melograno. Verticale storica

100_0752Una volta tanto lo posso dire: sì, di averlo visto crescere! Gabriele Da Prato, conosciuto e apprezzato nella sua vecchia (ma mai dimenticata) veste di oste, nel 1999 muoveva i primi passi verso quella che apparentemente poteva sembrare una scommessa eccentrica figlia dell’ostinato orgoglio di appartenenza, uno strenuo radicamento verso i valori fondanti e prepotentemente contadini che la cultura dei luoghi gli aveva impresso nel Dna. C’è chi lo chiama rispetto. Erano gli anni in cui, fra i tavoli “santi” della sua Osteria al Vecchio Platano, a un passo da Castelvecchio Pascoli, o al bancone del Vecchio Mulino di Castelnuovo Garfagnana, in provincia di Lucca,  andavano maturando nuove idee fra le giovani menti di una Garfagnana sonnacchiosa, rimasta troppo a lungo come fossilizzata nel tempo, segnata tanto nelle coscienze quanto nelle pieghe delle sue montagne da una storia sofferta fatta (anche) di rinunce e di emigrazione. Fra queste idee, la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio cultural-gastronomico di questa terra di frontiera, aspra e bellissima, culla di giacimenti fin troppo in fretta dimenticati o colpevolmente taciuti, come i cereali, i legumi, l’arte norcina e casearia, la castagna. Il tutto tradotto secondo una visione artigianale, nel rispetto e nel ricordo di ciò che industriale non fu mai. Bene, a Gabriele e a un manipolo di altri volenterosi si deve una piccola, preziosa rivoluzione di idee e progettualità, spesso sfociata in qualcosa di buono, di buono nel profondo, prima ancora che al gusto.

Vigna Piezza e fiumeFu durante questo ambaradan che Gabriele, fra nascenti presidi Slow Food e viaggi all’insegna dell’entusiasmo per aprire al mondo i “mangiari” garfagnini, accompagnato e “custodito” (o forse era il contrario?) dall’amico di una vita Andrea Bertucci, covò in silenzio l’idea di vestire i panni del vignaiolo. Complici un gruzzolo di vigne pendenti affacciate sul Serchio, il fiume che “anseggia” placido dalle parti di Fiattone, nel comune di Gallicano -non propriamente il centro del mondo-, lì dove è nato e ancora vive, al Podere Còncori. Un gruzzolo di vigne quali testimoni speciali di un qualcosa che la Garfagnana lucchese aveva dimenticato da tempo: la viticoltura. Un gruzzolo di vigne salvate dall’oblio con alla base uve dai nomi misconosciuti: carrarese, colombana, probabilmente ciliegiolo. A cui si andrà ad aggiungere da lì a poco l’investimento nuovo, a base di syrah e pinot nero, per portare la dote vitata fino ai 3 ettari attuali.

Gabriele Da Prato e il suo tromboneEbbene, quello speciale microclima, fresco da sembrare già montagna, equilibrato alla bisogna dagli effetti mitiganti del fiume, è stato complice e “galeotto” di un miracolo che ha preso le sembianze di un vino apparentemente quotidiano, ma che negli anni, con l’accresciuta sensibilità interpretativa, ha assunto le doti salvifiche di un vino di tutto rispetto: identità e fiera diversità organolettica, checchennedica il tasso di complessità. Un traguardo importante, un percorso ancora in itinere, che alla luce di certe svolte nuove abbisognava di una riprova tanto insidiosa quanto emozionante: una verticale storica che riassumesse in undici calici la storia di un piccolo-grande rosso montanaro chiamato Melograno. Per fare il punto e mettere un segno sulle tappe di avvicinamento di quella che è andata trasformandosi in una scelta di vita sentita e radicale, instradata da un approccio alla campagna sempre più sensibile alle ragioni di una agronomia pulita (Gabriele ha abbracciato da diversi anni il protocollo biodinamico) e da pratiche cantiniere poco interventiste, nel tentativo di tradurre in purezza e trasparenza espressiva, finanche in ingenuità espressiva, le potenziali virtù di uno sconosciuto cru di alta collina.

Melograno Rosso_bottIl sorprendente excursus di un giorno ci ha fatto comprendere come, oltre alla affusolata silhouette, alla fisionomia fresca e delicata, alla beva istintiva e traditrice, ai cromatismi aromatici che sempre hanno caratterizzato Melograno, nel tempo si siano aggiunti ben altri tasselli qualitativi, come una trama più profonda e diffusiva, sensibilmente veicolata dall’uva syrah, che in maniera assai più convincente rispetto allo scorbutico pinot nero sembra aver trovato qui il luogo ideale per esprimere qualcosa di non semplicemente ascrivibile entro le coordinate organolettiche classiche della celebre varietà rodaniana. E se il filotto delle ultime annate prodotte (dalla 2006 alla 2011) ci mostra una continuità di rendimento encomiabile, sono i campioni da vasca del 2012, e prima ancora il sorprendente nuovo vino da uve Syrah proveniente dalla vigna storica aziendale, Vigna Piezza (quella che conserva gli antichi vitigni ispiratori di questa storia), ad inscrivere di diritto questa piccola realtà artigianale fra le sorprese più interessanti della Toscana vitivinicola. La limpidezza fruttata, il candore e la nettezza che si respirano nelle ultime edizioni lasciano lampeggiare un disegno ancor più armonioso di un tempo. Con il conforto di annate propizie tutto questo non potrà non tradursi in qualcosa di realmente compiuto, maturo, definitivo. Insomma, da questa giornata una consapevolezza nuova, che spazza via le proverbiali incertezze insite in una avventura giocata sempre al limite: quella terra ha compreso la caparbietà e la passione, e va ripagando gli sforzi con frutti individui. Questo è. Da oggi, da domani, la mappa del vino toscano che conta ha (avrà)  una nuova. minuscola appendice, la cui esistenza non è il caso di tacere. Non più.

bottiglie Melograno_verticaleMelograno Rosso 2000 (solo vitigni radicati)

Lievi screziature fungine incidono un quadro aromatico orgogliosamente terziarizzato, rarefatto e cangiante. L’aria lo tramuta in fretta, rivelandone un’indole vivace, per nulla sopita, e un finale più asciutto, pragmatico, in odor di frutta secca. Onore e rispetto al primo Melograno della storia. Qui una evoluzione nel segno della semplicità se vuoi, senza troppi dettagli, per un vino ancora “resistente”.

Melograno Rosso 2001 (solo vitigni radicati)

Note di caramello, cuoio e sottobosco instradano un sorso di buona linearità gustativa, profilato e terroso quanto basta per svicolare da una latente mancanza di sfumature. Note fungine a frenare le immedesimazioni, stimoli sapidi ad allungare la trama, severità controllata e disegno così e così.

Melograno Rosso 2002 (entrano in gioco i giovani impianti di syrah e pinot nero; a compendio i vitigni radicati)

Note floreal-rabarbarose e tatto carezzevole, felpato, speziato. Umori di incenso in questo bicchiere, un bicchiere che “si muove” e rilancia, dimostrando di non soffrire più di tanto l’imprinting di un’annata tribolata e difficile.

Melograno Rosso 2004

Polposo, ricco, fragrante: una pienezza garbata e intimamente “syraheggiante” la sua. Nuance di cioccolato, liquirizia e terra, con una bella coda speziata, vivacizzano il quadro gustativo, svelando nuove potenzialità rispetto alle annate precedenti. Si sale.

Melograno Rosso 2005

Affilato e un po’ vegetale al naso, non ho qui la piena maturazione, quella no, ma dinamismo, vitalità e ritmo non mancano affatto. Su note di humus e sottobosco.

Melograno Rosso 2006 (ultima annata ad annoverare il pinot nero nella palette costitutiva)

Per le sfumature “prego ripassare domani”, ma in fatto di pienezza ed integrità non cede di una virgola. Dietro gli umori terrosi si celano una distintiva scia speziata e una sincera profondità di intenti. Un pelo di tannini in sovrappiù (questioni di lana caprina) ma vino da ascolto attento.

Gabriele che spillaMelograno Rosso 2007 (da qui in avanti ancor più netta la prevalenza del syrah; a compendio i vitigni radicati del Piezza)

Bella nitidezza, candore e pulizia (che non significa chirurgia estetica bensì nitidezza, candore e pulizia). Pieno e intrigante, frutto maturo al punto giusto, bella stoffa e compiutezza. Ottima la fusione tannica, assicurata la bevibilità. Altro traguardo qui, nel nome della trasparenza espressiva e della proverbiale sua nonchalance da vino “finto-semplice”.

Melograno Rosso 2008

Naso “aereo” e coinvolgente di visciole e violetta; fragrante, fruttato e floreale, di grande piacevolezza ed amalgama, è un bel conseguimento, dove purezza e luminosità convivono in corrispondenza euritmica.

Melograno Rosso 2009

Polpa, frutto, nitidezza, seducente speziatura: molto syrah-style, molto elegante. Si mantiene in quota, ed è un bel vedere.

Melograno Rosso 2010

Acido e ossuto, la “ciccia” delle stagioni migliori non lo assiste ma una provvidenziale tonicità ne regge le sorti. Potrà migliorare, ma già adesso è fedele garante delle ragioni della tavola, il posto migliore per dimostrare un volta di più l’assoluta sua versatilità. Elettiva speziatura.

Melograno Rosso 2011

Ciliegioso, maturo, piacevolmente speziato, pepato e floreale al palato. Pacioso & avvolgente, ben sfumato da tannini per nulla mordaci, non fa della profondità la sua bandiera ma mantiene dritta la barra dell’equilibrio.

Zar custode della vignaGuest: Vigna Piezza 2011 (Syrah 100%, selezione di vigna)

Bella suggestione aromatica, dai coinvolgenti rimandi “rodaniani”: sono frutto e spezie in compendio armonioso; bella tessitura al palato, lì dove riesce ad assumere un passo e una complessità tanto dichiarati quanto inattesi. Cremoso, croccante, ritmato, ha la stoffa del vino della festa. Nel frattempo la progressione si fa convincente, il gusto arioso, la densità sensuale e delicata al contempo, l’orizzonte tutto nuovo.

Degustazione effettuata in azienda nel marzo 2013, in compagnia di amici, come il rigatino 120 giorni di stagionatura di Michelangelo Masoni, le torte di riso alla regola dell’arte, la polenta VERA da grano ottofile VERO.

Foto (in ordine di apparizione): il vigneto attorno al Podere; vista del Serchio dalla Vigna Piezza; Gabriele Da Prato e il suo amato trombone (rememberin’ JJ Johnson); etichetta Melograno; bottiglie verticale; Gabriele che spilla; il cane Zar, custode della vigna.

Podere Concori – Località Fiattone – Gallicano (Lucca)

 

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