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Che cavolo!!… a L’Armanda di Castelnuovo Magra

di Francesca Ciuffi

logoarmandaUn bel cagnone si presenta alla porta nel varcare la soglia di questa interessante trattoria a Castelnuovo Magra, l’Armanda, ed è già un buon invito a sostare qua per le prossime due ore circa, dato che amiamo goderci le prelibatezze ordinate, con molta calma. Sulla porta un sacco di adesivi: Gambero Rosso, Tripadvisor, guida Michelin… ecc. ecc….. Un vero puzzle di riconoscimenti, ma a me interessa apprezzare ciò che il locale mi trasmette emozionalmente, a parte gli accademismi… e così ho fatto.

E’ un lunedì e sono le 12,45. Ci siamo concessi un diversivo straordinario dal lavoro, per il compleanno di Dino. La scelta viene apprezzata dal proprietario del locale, il signor Valerio, figlio della cuoca, che ci conferma che il lunedì è forse il giorno migliore per apprezzare cibo e coccole del servizio. Infatti, soprattutto d’inverno, è un giorno di maggiore relax per i ristoratori. E questa calda accoglienza arriva, ma sono certa che la qualità di ciò che abbiamo mangiato, coccole o no, sarebbe rimasta la stessa.

Un primo sguardo va al menu, un elenco intrigante di cibi con una matrice tradizionale, alla quale si aggiungono rivisitazioni personali e vivaci. L’uso di ingredienti selezionati, mescolati in una favolosa alchimia che anche solo su carta crea indecisione nella scelta. Poi ognuno di noi segue il suo istinto e di lì in poi la tavola diventa una tavolozza di sapori, colori, aromi, da far invidia ai pittori impressionisti…. e infatti, tutto ciò che ci viene portato è un’ impressione, una suggestione, una pennellata di gusto che ci lascia meravigliati…

armanda-castelnuovo-magraIo opto per un singolare tris di baccalà: il fegato su pane tostato, mai sentito in vita mia, la trippa di baccalà (che vista la mia passione per questo pesce, mi fa superare l’avversione sfrenata per la parola trippa….) e il trancio al forno su foglia di cavolo Lavagnino….poi vi dirò di questo magico cavolo… Dino sceglie l’icona di questo locale: il brodo di lattughe ripiene, un leggero consommé vegetale dove in modo coreografico “nuotano” sottili foglioline di lattuga ripiene di carne e… (segreto di chef). Ottime! Così dice.

E la piccola Viola panigacci al pesto… d’altronde come visitare la Lunigiana e perdersi i panigacci… questa volta, però, non li troviamo abbinati a salumi e formaggi, ma conditi con un profumato pesto. Il piatto si presenta con dei rotoli di un bel colore nocciola, come fossero di farina integra, che si abbina benissimo al verde del pesto. E Viola, passato il primo momento di dubbio legato all’abitudine a mangiare bavette, penne o farfalle, li degusta incuriosita apprezzandoli man mano che ne riconosce la sensazione… ma alla fine è aiutata da Dino a finire il piatto abbondante, e ancora un volta si lecca i baffi.

E poi.. divina la vellutata di zucca con le acciughe… e che dire dei dolcetti? Per me, come sempre, la scelta è limitata dalla presenza di derivati del latte, ma fra la pasticceria secca (rigorosamente fatta in casa) riesco a spiluccare un biscotto bruttino alla vista, ma di gran valore, fatto solo con albume d’uovo, zucchero e nocciole (quest’ultime acquistate da un produttore piemontese, e come non essere d’accordo) e ad assaggiare due cucchiaini del sorbetto alla mela verde (vero).

Ma non è finita, sempre nella filosofia delle coccole del lunedì, Viola e Dino vengono presi letteralmente per la gola e gli viene offerto un bicchierino di panna cotta casalinga con crema di nocciole e qui rimangono “folgorati”! Io mi rifaccio con un passito di Vermentino (Persichino della cantina Giacomelli, prodotto con uve vermentino, malvasia, trebbiano- cUrIoSiTà: un vino che ha partecipato con merito anche alla Biennale Enogastronomica Fiorentina, tenutasi dal 3 al 18 Novembre 2008, accompagnando la degustazione di cioccolatini e pasticceria secca di maestri pasticceri), per rimanere in tema con il vino del pranzo, e Dino mi segue a ruota…. Il sapore è così piacevole che decidiamo di saltare anche il caffè e lasciare l’Armanda con questa piacevole sensazione organolettica.

Ed ecco che passiamo al secondo riguardo: appunto il vino che ha accompagnato i nostri piatti. Un vermentino.

E voi direte: che novità! In Lunigiana come in buona parte della Liguria il Vermentino la fa da padrone ed è talora la scelta più ovvia….ma questa volta la novità giunge meravigliosamente….e ci avvolge…. Un Vermentino intenso a partire dal colore…un giallo brillante nei suoi 13 gradi e mezzo che può far le scarpe anche ad un rosso di struttura… ne rimaniamo super contenti e anche l’oste appare felice per il nostro apprezzamento, forse perché rientra nelle sue preferenze. Si tratta del Vermentino 2011 di Ottaviano Lambruschi, vigneto “Il maggiore”, che merita di essere sorseggiato con rispetto. E così è stato e le due ore del pranzo sono diventate due ore abbondanti di vero piacere.

Una mela all’occhiello (nota da nutrizionista): il terzo riguardo va al cavolo Lavagnino. Per la prima volta assaggio questa varietà: un colore verde intenso e un sapore delicato, nulla a che fare col cavolo nero di cultura toscana.. Mi dice il signor Valerio che è un cavolo che cresce quasi esclusivamente nell’intorno di Lavagna e solo nel periodo a cavallo tra Gennaio e Febbraio. È legato al suo territorio di cui ricorda tutti i sentori; nel suo intenso radicamento, assomiglia un po’ agli ossi di seppia, descritti dal grande poeta Eugenio Montale, anche lui di origini liguri e che di questa terra declama la passionale liaison tra la gente e la terra, una secolare radice di appartenenza. Un cavolo che a vederlo dal colore è pure ricchissimo di anti ossidanti e minerali, per cui da apprezzare persino nel suo valore nutrizionale, utile nel contrastare i danni dei radicali liberi, sempre più aggressivi nell’alimentazione moderna di matrice industriale….. Un motivo in più per venire all’Armanda!

L’ermetico osserva-mondo (nota di viaggiatrice) (nota che si ispira al Dio Hermes o Mercurio – mitologico protettore dei viaggi e dei viaggiatori – ed è in questo senso che lo voglio erigere a simbolo della seconda appendice da apporre talora a qualche articolo, oltre a ritrovare, in tali righe, la più franca accezione della parola ermetico, cioè ridotto all’essenziale – uno spazio dove stimolare l’attenzione dei lettori sull’intorno del luogo recensito, giustappunto… in modo essenziale)

In questo caso un particolare apprezzamento va al paese medievale di Castelnuovo Magra, col suo bel castello nel cuore del centro, nella zona detta “Il Borghetto”(castello voluto dal vescovo di Luni Enrico da Fucecchio, sul finire del XIII secolo – oggi è visitabile ed è anche sede di molte manifestazioni culturali che rievocano fatti della storia medievale), e le sue viuzze con scorci suggestivi, e con punti panoramici sull’intera Val di Vara.

E in più, curiosando qua e là, facciamo anche un’altra ludica scoperta: se si vuol bere un aperitivo, infatti, prima dell’ora del pranzo alla trattoria Armanda, si può visitare il simpatico bar nella parte alta del paese, un bar che assomiglia ad un vecchio circolo come si trovano frequentemente in Toscana, nel fiorentino, dove giocare ad un gioco in scatola e bere ottimi vini del luogo (fra cui ancora Vermentini di Giacomelli) e in estate ascoltare musica dal vivo: del resto la Lunigiana è una terra che attira molti musicisti accolti nelle varie piazzette ad allietare le calde serate sotto le stelle. Nel 2009, per esempio, un jazz festival si è svolto proprio qua a Castelnuovo Magra. Ospite, l’apprezzatissimo Stefano Bollani. E magari, recandosi al bar del paese, qualche assiduo avventore ci fornirà informazioni per eventi simili.

L’immagine del brodo di lattughe ripiene è tratto dal sito cucchiaio.it

One Comment

  • Angelo Cantù ha detto:

    Gentile Francesca, essendo stato un paio di settimane fa a Castelnuovo Magra mi permetto di aggiungere due suggerimenti per chi si trovasse a visitare questo grazioso borgo della Lunigiana. Per gli amanti del vino ligure imperdibile una puntata all’ Enoteca Regionale, assai interessante per la ricca scelta di etichette di Levante e di Ponente (qualche critica sull’organizzazione ampiamente migliorabile; manca ad esempio un elenco dei vini in vendita ed i prezzi non sono segnalati…). Il secondo suggerimento è un’autentica chicca per gli amanti dell’arte e non solo: nella chiesa principale del paese è custodita una magnifica “Crocifissione” di Pieter Bruegel il Giovane che abbiamo scoperto per puro caso grazie alla segnalazione di una gentile signora (l’Italia è una perenne fonte di sorprese!).

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