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Quando un’Ape Piaggio mette le ali al cibo, rischi di creare un business

Mozza&Co di Street Food MobileCacciate dalle strade perché ricordavano povertà e fatica del lavoro manuale, ricompaiono vestite a festa nei luoghi più chic delle nostre città. Agghindate, colorate, cariche di ghiottonerie (poche, selezionate e di qualità) si piazzano nelle vie dello shopping e nelle piazze meglio frequentate, dispensando gelato artigianale (un po’ come il vecchio carretto munito di trombetta), frittura, sushi, panini con lampredotto (ma di mare), offrendo flessibilità nel servizio, negli orari, nei luoghi. Con consegna nel giardino di casa, piuttosto che davanti alla facoltà per feste e ricorrenze.

aperitivo di V. RussoFlò è uno di questi furgoncini scanzonati, arriva dalla Resti di Terranuova Bracciolini (Ar), pronta a conquistare il mercato con le carapine, fa da apripista ad altri progetti, pensando anche a mezzi sempre meno impattanti per l’ambiente. L’investimento iniziale si aggira sui 40mila euro, dipende dall’allestimento, per questo fa gola a molti giovani, ma anche a persone che un lavoro lo hanno perso e se lo devono reinventare. E vuoi mettere quel senso di libertà che incarna, piazzata su tre (l’Ape Piaggio) oppure quattro ruote (il Porter), simbolo di un’Italia di stile, che piace. Dal gusto retrò.

grille di Street Food MobileLa tendenza è ormai affermata negli Stati Uniti da dove è partita una decina di anni fa. Approdata in Europa attraverso il Regno Unito dove oggi sta spopolando, ha recentemente conquistato la Francia. “L’Italia, il paese dove nascono questi mini shop su ruote – dice Andrea Carletti, architetto toscano, ideatore della Street Food Mobile, azienda specializzata nel rifare il maquillage ai food truck – in realtà è ancora in dietro. E pensare che abbiamo tante specialità gastronomiche invidiate dagli stranieri”.

Nel nostro Paese l’Ape agghindata a festa è ancora avanguardistica? Allora Carletti la esporta. Come altre ditte similari, ad esempio la vicentina Sperotto che guarda ad Africa, Russia, Caucaso, Arabia (dove richiedono truck monolitici, con tanto di aria condizionata, dispensatori di frutta e verdura in una sorta di vecchio porta a porta). Flò di resti ad ArezzoCarletti però guarda al Vecchio Continente e insiste a proporre i suoi calessini a motore nel Belpaese. Così all’idea vincente del “Gurmetti”, piazzato a Londra, dove fanno la coda per un “tomito” (burrito con tonno del Chianti di Dario Cecchini), a Milano una signora americana risponde vendendo pane e dolci sulla “California Bakery”, mentre “ApeBistrot” stappa champagne e dischiude ostriche. E ancora: “Pizza e Mortazza” porta la merenda agli universitari romani di Tor Vergata, a Napoli il primo brindisi dopo un matrimonio si fa sul sagrato della chiesa con “Aperitivo”.

California Bakery di Street Food MobileQuest’ultima è un’idea dello chef trentenne Vincenzo Russo, e funziona. Per i prossimi giorni ha in carnet diversi catering e feste. “All’epoca mi occupavo di banqueting. Mancava un’alternativa simpatica per festeggiare con pochi soldi – racconta il giovane – et voilà vidi il sito di Carletti e pensai di creare Ape…ritivo, ossia il primo brindisi itinerante. L’investimento è basso se paragonato a quello di un ristorante o un bar.

L’unico ostacolo sono i permessi, la burocrazia italiana è pachidermica, ma con caparbietà li ho ottenuti. In pratica è un negozio senza affitto. aperitivo di vincenzo russoI costi di gestione sono a buon mercato (assicurazione, garage e contributi Inps). Se esco guadagno, se non esco non perdo, e dici poco…”. Segno distintivo, la tipicità degli stuzzichini serviti in abbinamento al calice: cicoli e ricotta, tarallo sugna e pepe, trippa, menù ad hoc. “L’impatto sulle persone ha dell’incredibili – commenta Vincenzo Russo – C’è voglia di accorciare le distanze e di una cucina che ci appartenga, che riconosciamo emotivamente. E poi il vero lusso secondo me sta nella semplicità. La cucina migliore è quella senza fronzoli, da cui è possibile riconoscere i sapori di quando eravamo bambini. Un po’ come nel finale del film Ratatouille. Sì, un’esperienza che consiglio vivamente a chi abbia idee e voglia di mettersi in gioco”.

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